Rex Stout.
...
.
...
Il presidente  scomparso.
...
.
...
Titolo originale: The President Vanishes.
1969. Arnoldo Mondadori Editore, MILANO.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Presentazione.
...
.
...
Washington, primi anni '30. Il mondo  impegnato in una guerra terribile. Stanley, il presidente americano,  tra due fuochi: gli interventisti, fomentati dallo spietato Lincoln Lee, e il Congresso, moderatamente isolazionista. In un'America in cui le tensioni montano sempre di pi, il Presidente  deciso a non cedere alla scelta bellica. Ma poco prima del suo discorso al Congresso, mentre si trova nel giardino della Casa Bianca, scompare nel nulla. Un thriller a tutt'oggi sinistramente profetico.
...
.
...
L'AUTORE.
...
.
...
Rex Stout (Noblesville, 1 dicembre 1886. Danbury, 27 ottobre 1975)  stato uno scrittore statunitense, capace di unificare due fra i generi, tradizionalmente separati, della narrativa poliziesca: il giallo d'azione americano e il giallo all'inglese, pi intellettuale. Questi due aspetti si incarnano nei suoi personaggi pi famosi, Archie Goodwin e Nero Wolfe.
...
.
...
Il presidente  scomparso.
...
.
...
Indice.
...
.
...
Luned: il panorama della situazione.
Marted: l'attesa.
Mercoled: la confusione.
Gioved: punto morto
Venerd: il sipario.
...
.
...
Fine Indice.
...
.
...
Luned: il panorama della situazione.
...
.
...
Capitolo 1.
...
.
...
Erano le otto passate di quel luned sera e con un ultimo gesto automatico, prima di uscire di casa, Chick Moffat pos la mano sul termosifone. Era freddo. Ma non importava poi molto visto che ormai si era alla fine di aprile e a Washington la maggior parte delle missioni locali erano state portate a termine ed ora ci sarebbero state cose pi grosse a cui pensare.
Aveva posato la mano sul termosifone per forza d'abitudine, senza quasi neppur rendersi conto che era freddo. Non importava. Aveva gi provveduto alle cose importanti; se n'era appena occupato per ben tre ore di fila. In piedi accanto alla finestra, comp un giro d'ispezione della stanza ruotando il capo. Una stanza comune ma niente affatto spiacevole. Non c'era il minimo dubbio che fosse comoda. I mobili erano i suoi: sia nel soggiorno, che nella piccola camera da letto, alla quale si accedeva attraverso la porta sulla destra, cos pure nel bagno e nel cucinino dove spesso si faceva da mangiare.
Le poltrone erano di giunco con i sedili di pelle blu; il tappeto era marrone senza la minima macchia e tanto grande da andare quasi da parete a parete. I cinque quadri alle pareti erano stampe a colori in cornici d'argento. Una per era in bianco e nero. Si trattava di un ingrandimento fotografico, autografato, del Presidente degli Stati Uniti. Era appeso proprio sopra la scrivania di fronte alla porta di accesso nel soggiorno.
Chick mormor a mezza voce:
"Mi pare proprio che non ci sia nulla di cui mi debba vergognare!"
Eran sei anni che viveva in quell'appartamentino e s'era comprato i mobili in occasione della promozione al Servizio Speciale del Dipartimento di Stato e s'era ostinato a rimanerci anche tre anni pi tardi quando era stato scelto per occupare un posto vacante nella squadra della Casa Bianca. Il Capo del Bureau gli aveva fatto capire pi di una volta che un'abitazione cos lontana e in un quartiere tanto poco residenziale non era certo la pi adatta per un agente impiegato niente di meno che alla Casa Bianca. Ma Chick aveva sempre fatto finta di niente. Detestava vivere in una di quelle impersonali camere ammobigliate, per quanto lussuose fossero, ed aveva fatto sapere al Capo in persona che piuttosto che andare a vivere in una di esse si sarebbe trasferito ad Alexandria a fare il pollicultore. Questo era avvenuto tre anni prima. Viveva ancora nel suo appartamentino e faceva ancora parte della squadra della Casa Bianca.
Complet col capo il lento semicerchio. Tutto era in ordine. Ma prima di andare, ed era ormai tempo, c'era un'ultima cosa da fare. Aveva aspettato fino ad allora ma non poteva rimandare oltre. Con un sospiro si avvicin alla scrivania, alz il ricevitore, lo port all'orecchio e diede il numero alla centralinista. Si sedette sul bordo della scrivania; muoveva nervosamente la punta del piede.
Una voce gli disse pronto.
"Pronto" rispose. "Senti, Alma... Certo, non riconosci la mia voce? Senti, Alma, non posso venire."
Avrebbe voluto prendersi a calci. Guarda un po' se doveva essere cos brusco. Gli faceva sempre un certo effetto sentire la voce di lei...
Stava ora dicendo.
"No? Mi dispiace."
"Davvero?"
"Davvero che?"
"Ti dispiace."
"Certo. Non sono affranta al di l d'ogni speranza, ma dispiaciuta... certo. In particolar modo visto che questa parrebbe la serata pi turbolenta che Washington abbia conosciuto in quest'ultimo secolo, con questa sarabanda di voci contrastanti... e speravo che tu mi avresti fatta qualche indiscrezione. Da parte femminile non c' stato nulla di interessante. Una giornata noiosa."
Chick Moffat, il ricevitore schiacciato contro l'orecchio, fissava accigliato un angolo della scrivania.
"Beh, non posso dire lo stesso. N posso dire che sia stata neppure una notte monotona... proprio cos, chi? Voglio dire... Senti, Alma. Certo che non posso parlare, dannazione, non ci riesco mai con te. Non posso venire. Sono di servizio."
"Ma non eri di servizio oggi?"
"S, ma devo... Beh, non posso venire. Pensavo di poter fare un salto da te per un'oretta, se eri d'accordo, invece di andare al cinema, ma non posso nemmeno questo. Sai come fanno i soldati prima di partire per la guerra, che consegnano alla fidanzata qualcosa da tenere? Pensavo di portarti la mia cravatta preferita..."
"Chick!" la sua voce era eccitata. " la guerra?"
"No. Come vuoi che lo sappia? Non lo sa nessuno. Cosa vuoi che venga detto ad un can da guardia oltre che di far silenzio quando abbaia? Non lo sa che il Presidente, e forse neppure lui. Posso mandarti la cravatta per posta?"
"Tienila da parte per la tua fidanzata. Dimmi, Chick,  la guerra?"
Chick lanci un'occhiata all'orologio da polso.
"Alma, ti prego... Stammi a sentire, Alma, devo andare..."
"Va bene. Me ne star qui a far la calza. Ciao."
E Alma pos il ricevitore. Con un sospiro anche Chick pos. Si alz ed apr un cassetto della scrivania. Ne tir fuori una pistola automatica che si mise in tasca. Attravers la stanza e fece per prendere il cappello che per gli scivol di mano e cadde a terra.
Lui sbott furioso a fior di labbra:
"Forza, adesso innervosisciti anche, mio eroe!" e afferr il cappello piegandosi con un gesto brusco e se lo calc in testa. Quindi usc.
...
.
...
Capitolo 2.
...
.
...
Nel momento stesso in cui Chick Moffat stava ispezionando la propria stanza, Sally Voorman diceva a Mrs. William Robert Brown:
"Puoi immaginare una scalogna pi scalogna? Sarebbe la chiusura definitiva della stagione, non ti pare? E visto che siamo cos avanti, quasi maggio, avevo presa ogni precauzione. Un ambasciatore, e sono riuscita ad accalappiarmi il giapponese. Tre dei migliori senatori e sono riuscita ad averli. L'unico generale a Washington che sia capace di ridere senza diventar rosso in faccia, Sam Agnew, e lui da solo  gi un trionfo, da quando  cominciata la stagione del golf e non si gioca pi a poker. E cos via. Ti dico proprio che non sarebbe stato possibile far di meglio. E guarda un po', guardati attorno e osserva chi arriva?... Hai mai visto niente di peggio? Sono stata due ore al telefono pregando... ci crederesti?... pregando a destra e a sinistra per cercare di riempire i vuoti ed ecco quel che sono riuscita a rimediare! Quel vecchio matto di Blanchard, per esempio. Se vuoi saperlo, Mabel, sono proprio convinta che il Presidente ha deciso di presentare al Congresso la sua dichiarazione di guerra marted ventinove perch sapeva che io avrei dato questa cena il luned ventotto e che quella sarebbe stata l'unica cosa al mondo che avrebbe potuto mandarmela a monte. Perch, mi domando, perch non avrebbe potuto..."
Mrs. Brown conosceva il tono di voce adatto per interrompere Mrs. Voorman e quando qualcosa le interessava sapeva anche servirsene. Disse:
"Sally... hai detto dichiarazione di guerra?"
L'altra donna, esile e graziosa, la fiss con i suoi occhioni blu.
"Certo. Non si tratta di questo?"
"Io non lo so. E tu?"
"Beh... si tratta della guerra.  quel che volevo dire."
"Ah." Mrs. Brown strinse le labbra ma le riapr subito per aggiungere: "Gi, si tratta della guerra: spero, con tutto il cuore, che sia contro la guerra. Immagino che anche tu la penserai cos".
Sally Voorman scroll le spalle.
"Penso che lo sarei, se ne sapessi qualcosa. Lo so, Mabel, che tu sei una persona seria, ma le uniche speranze che ho avuto a cuore oggi riguardavano questa cena e guarda cosa ne  venuto fuori! Io non so niente di politica, non ne ho mai saputo niente."
"La guerra non  politica, cara. In effetti,  l'unica attivit umana pi marcia della politica."
"Santo cielo!" esclam Sally sorridendo. "Allora  meglio che me ne stia alla larga... Sono le otto e venti ed  ora di sfamare i miei ospiti. Ed ecco che arriva il tuo uomo... Prega per me, cara."
Scivol via.
Tre ore pi tardi, nell'atrio spazioso della sua casa, Sally Voorman se ne stava di fronte ad un uomo ben pi alto di lei. Era uno dei "tre migliori senatori" e l'unico che aveva mantenuto fede all'impegno. Aveva i capelli castani, grigi alle tempie, e il viso segnato dello statista veterano ma di calibro inferiore, e in quel momento guardava la donna davanti a s con occhi che avrebbero voluto restituirle il sorriso.
Una parte degli ospiti se n'era gi andata. Coloro che erano ancora rimasti, si erano divisi in due gruppi. Uno ballava nel salone e l'altro giocava a bridge al piano superiore. Il senatore e la donna erano soli nell'atrio.
"Desideravo parlarle." Gli occhi blu fissavano il senatore.
Il senatore riusc ad abbozzare un sorriso.
"Mia cara bambina, grazie per la bella serata e per la cena. Davvero splendida!"
"No...  stato invece un disastro! Tutti quei discorsi e discussioni! Per un momento ho temuto che la guerra stesse per aver inizio a tavola. Avrei dovuto dire a Barton di servire delle pistole invece che le posate!"
Il senatore acconsent col capo.
"Siamo tutti un po' nervosi e non fa meraviglia. Lei  troppo giovane, mia cara. Non si rende conto..."
"Forse. Ma, mi dica,  la guerra?"
"Vorrei proprio saperlo anch'io."
Sally insistette.
"Voglio dire... il Presidente. Non riguardava questo la telefonata? Cosa dir il Congresso?"
"Non lo so. La telefonata riguardava... riguardava una riunione. Ed  l che mi reco."
Lei acconsent col capo.
"Lo so. Dal senatore Allen. E nel tempo che impiegher ad arrivare a casa sua, dovr decidere da che parte mettersi."
"Ah..." mormor il senatore senza nemmeno pi tentare di sorridere. Aveva lo sguardo stanco. "E cos se ne parla di gi nei salotti!"
"Non lo so. Ma  importante?" Sally Voorman allung la sua bella mano a raddrizzare il bavero del cappotto del senatore e la trattenne quindi in quella posizione. I suoi occhi erano adesso fermi in quelli del senatore. " importante invece che lei possa partecipare a quella riunione, se lei vuole. Era di questo che volevo parlarle. Forse sono una testa vuota come dice Mabel Brown, ma se  cos, mi consolo perch faccio parte della maggioranza. Siamo in molti, infatti, e noi sappiamo da che parte stare. Detestiamo la guerra, naturalmente, ma sappiamo che vi sono alcune cose ancor peggiori.  cos che la pensiamo noi teste vuote e quel che ci rende perplessi  vedere uno dei nostri leader, un leader veramente provato... beh, quando lo vediamo esitare. Non si vergogna, davvero... di render noi povere teste vuote, cos incerte?" Le sue dita candide scossero lievemente il bavero del senatore. "Non si vergogna?"
Il senatore la fiss perplesso qualche istante e poi, a labbra strette, mormor:
"Anche lei, mia cara bambina,  una povera fanatica?"
"Non vedo perch dovremmo insultarci, no?" ribatt lei seccata.
"Gi..." disse con voce strascicante il senatore. Poi, mormorando qualche parola di scusa circa il suo ritardo all'appuntamento, si avvi verso la porta. Si ferm con la mano sulla maniglia e si volt. Aveva la voce bassa ma esplosiva:
"Stia bene a sentire, Mrs. Voorman. Questo  uno sporco affare gi cos come : se ne resti lontana, dia retta a me. C' una cosa che deve dire a suo marito... suppongo che sia ancora su a giocare a bridge. A giocare a bridge! Gli dica che questa  la mia opinione per aver immischiato lei in tutto ci, gli dica che di tutte le sudicerie..."
Il senatore si arrest improvvisamente. Fiss per qualche istante Sally muovendo le labbra ma senza dir parola. Dopo un momento riusc a mormorare:
"Santo Dio! cosa sto mai dicendo?" Diede alla donna un ultimo sguardo, e con voce alta e retorica esclam prima di uscire:
"Mia cara bambina!"
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Verso le nove di sera, all'incirca mentre gli ospiti di Sally Voorman stavano affrontando l'arrosto, un uomo in piedi su di una piccola auto scoperta con la capota abbassata, gridava con quanta voce aveva in gola. Ci avveniva all'angolo fra la Decima Strada e la Strada C, a sud-est, a non pi di un miglio dal Campidoglio stesso. Un altro uomo stava seduto al volante, il piede pronto sul pulsante dello starter. Si guardava in giro incessantemente scrutando la via attorno illuminata dai lampioni. La folla che si era radunata attorno alla macchina non era grande e si teneva ad una certa distanza. Ogni tanto qualcuno spariva per allontanarsi e qualche nuovo passante si fermava ad ascoltare.
L'oratore gridava con quanta voce aveva.
" il sangue dei lavoratori che vogliono! Siamo noi, voi ed io, che dovremo versare il nostro sangue! Proprio cos!  il Congresso per cui abbiamo votato che lo vuole! Sono i tizi che abbiamo mandato a sedere in Campidoglio che vogliono incastrarci. E il Presidente. S, il Presidente! Potrete mugugnare quanto vorrete, ma sarete voi a prendervi le fucilate. Certo, lo so anch'io che al Presidente gli andrebbe di fare la persona per bene e sarebbe un'ottima persona se si trattasse di sorbire il t in un salotto! Ma qui non si tratta di starsene seduti in un salotto a bere il t! Qui si tratta di fare una guerra... lo capite s o no? La guerra! Domani a mezzogiorno, fra quindici ore, il Presidente si presenter al Congresso. Dir che  proprio un vero peccato ma bisogna fare la guerra. O forse dir di no. Supponiamo che dica di no. Io non lo credo, ma supponiamolo. Cosa accadr allora?"
L'oratore si interruppe e toss. Il suo compagno seduto al volante lo tir per una manica e lui si abbass per ascoltare quel che gli diceva all'orecchio. L'oratore fece di s col capo, si raddrizz e riprese a gridare:
"Cosa accadr allora? Ve lo dico subito. Il Congresso gli dir di andare al diavolo e voter la guerra per proteggere il nostro onore. Il mio onore... il vostro onore. Al diavolo! Il mio sangue e il vostro sangue! Stan preparando un nuovo cocktail in Europa.  un anno che lo stanno preparando. "Crme de sang", lo chiamano.  in francese. Crema di sangue! Sangue cremoso! Sangue tedesco, e sangue inglese, italiano, francese, russo, giapponese e polacco... Ne riempiono i fiumi e gli oceani! Ed ora voglion aggiungervi anche il vostro e il Congresso si riunisce domani a mezzogiorno e senza tener conto di quel che dice il Presidente voter la guerra. Vi rendete conto di cosa ci significa? Faranno fare la guerra a noi, ai lavoratori. A voi e a me! Sangue cremoso! Crema rossa, ecco quel che noi siamo! Ma forse ci non avverr se sapremo far presenti le nostre intenzioni. Forse no, compagni! E va bene, storcete il naso voi! Certo, io sono un comunista. Vengo da Boston nel Massachusetts e mi pare che anche quella citt sia in America, no? Siamo venuti in questa citt in circa un migliaio e siamo tutti comunisti e siamo tutti lavoratori ed abbiamo dei diritti e del sangue nelle vene! E non vogliamo perdere n i nostri diritti, n il nostro sangue. E voi? Mi sembra questa una domanda che qualcuno deve pur porre: voi volete perderli? Se la risposta  no, dovete venire con noi! Venite con noi domani a mezzogiorno, al Campidoglio,  l che andremo e faremo cos sentire che siamo vivi e vivi vogliamo rimanere. Ma non aspettate fino a mezzogiorno! Venite prima! Non ci sar nessuna violenza. Dovremo solo riunirci e far s che ci vedano. Sono dei codardi. Se saremo in numero sufficiente, baster a far cambiare loro idea. Compagni! Venite con noi, cominciate..."
Un forte strattone al braccio dell'oratore lo fece seder gi; intanto il motore s'era messo in moto e l'autista stava gridando ad un paio di tizi di togliersi di fronte. Un sussurro attraverso la folla:
"La polizia, battiamocela... la polizia..." e la folla cominci a sparpagliarsi e ad allontanarsi di fretta.
Ma in quel momento, prima che la vettura si avviasse e mentre il poliziotto, che stava sopraggiungendo di corsa, era ancora ad una trentina di passi, un altro avvenimento ebbe luogo.
Giunta improvvisamente dalle strade laterali, una mezza dozzina, forse pi, di uomini era comparsa correndo e gridando, a mo' di grido di battaglia, "Unione!" Continuarono a lanciare quel grido mentre tiravan fuori con la forza l'autista, lo buttavano a terra e cominciavano a tartassarlo di calci. Il poliziotto avanzava con meno sollecitudine e soffiava a pi non posso nel suo fischietto. L'oratore s'era tirato in piedi brandendo un pezzo di tubo di ferro lungo un mezzo metro. Il suo primo colpo and a vuoto e non pot vibrarne un secondo. Venne tirato gi anche lui dall'auto e un tremendo calcio al basso ventre lo fece finire a terra piegato in due. Nel frattempo anche il poliziotto era finito nel mondo dei sogni, mandatoci da un colpo del suo stesso manganello.
Uno degli aggressori era salito sull'auto ed aveva innestato la marcia, ma un altro gli grid:
"Scendi gi, idiota! Andiamo! Unione... Unione!"
Il tizio salt gi e, ripetendo il loro grido, quei forsennati si allontanarono di corsa. Visti cos sembravano tutti uguali perch non indossavano giacca ed avevano tutti una camicia grigia.
Scomparvero nelle strade laterali con la stessa rapidit con cui erano apparsi mentre si sentivano sempre pi vicini i fischi degli agenti. L'oratore si muoveva per terra lamentandosi, mentre il suo compagno e il poliziotto erano immobili.
La folla, che aveva cominciato a disperdersi al primo sopraggiungere del poliziotto, era svanita come d'incanto all'arrivo delle camicie grigie. Due tizi che avevano assistito alla scena e se l'erano battuta in tempo, stavano ora seduti davanti ad un chiosco a qualche isolato di distanza intenti a mangiare dei dolci. Pareva che nessuno dei due avesse voglia di discutere la faccenda, ma uno alla fine mormor a fior di labbra:
"Comunque, a quello l che si lamentava steso per terra, le camicie grigie un favore gliel'han fatto: puoi star sicuro che lui la guerra non andr pi a farla!"
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
" completamente privo di senso" sbott l'uomo dai capelli grigi. "Avrei potuto benissimo restarmene a New York e dormire nel mio letto."
L'uomo pi giovane che gli stava davanti in piedi sembrava imbarazzato.
"Mi dispiace" rispose. "Non avevo la pi pallida idea che non volesse riceverti."
I quattro uomini riuniti in quella stanza erano gi di per s abbastanza "caratteristici", ma la stanza stessa li sopravanzava di gran lunga. Era, a dir poco, di un lusso nauseabondo in cui emergeva anche un certo gusto moderno ma su cui l'ostentazione della ricchezza imperava. Dietro ai vetri scorrevoli della libreria si scorgevano i dorsi di volumi riccamente rilegati. Due dei quattro, uno di mezza et, il naso aquilino e il cranio pelato, l'altro vecchio e bianco, ne guardavano i titoli, stando seduti ad un'estremit del grande tavolo; quello dai capelli grigi se ne stava seduto comodamente in una poltrona vicino alla finestra. In mano stringeva un bicchiere. Era corpulento ma non aveva l'aspetto disordinato. L'altro, il pi giovane rispetto al grassone, gli stava davanti in piedi in maniera deferenziale.
"Mi dispiace" insisteva il pi giovane "ma se posso dire la mia opinione, ne  valsa la pena che tu sia venuto a Washington. Pensavo che avresti potuto vedere il Presidente e fargli cambiare opinione e sono davvero sorpreso che non ti voglia aver ricevuto. Rollins mi aveva assicurato a mezzogiorno per telefono che sarebbe stato possibile. Ma il Presidente forse non ha proprio potuto... Non so cosa dire. In questi ultimi due mesi ho fatto tutto il possibile sul mio giornale perch gli venisse offerta un'alternativa... L'avrai visto, no?"
Il tizio dai capelli grigi borbott:
"Io non leggo mai i giornali."
"Ah. E fai bene. Io devo, dal momento che ne pubblico uno. Ma il punto  questo: non dobbiamo tener conto di Stanley. Il nostro obiettivo, che Dio ci aiuti, dev'essere quell'orda di anormali che eufemisticamente definiamo il nostro Congresso. Qualsiasi cosa Stanley dica domani, essi dovranno votare per la guerra.  per questo che dico che ne  valsa la pena del tuo viaggio. Corcoran sta per venir qui a incontrarsi con te, gliel'ho chiesto io. Dovrebbe arrivare fra un'ora. E baster che la notizia della tua presenza circoli un po' per dare effetti positivi." Ridacchi compiaciuto. "Sono lieto che non leggi i giornali. Il pezzo forte sul mio giornale di questa mattina  un disconoscimento dell'influenza dei banchieri internazionali. Mi dispiacerebbe che tu dovessi leggerlo proprio sul mio giornale."
Una voce vecchia, arcigna e maligna, si lev dall'estremit del tavolo.
"E cos sei riuscito a costringere Corcoran a venire qui, eh? Che ... rimbambito anche lui come me?"
Il tipo corpulento dai capelli grigi, che aveva bevuto un sorso dal suo bicchiere, lo pos per ridacchiare.
"Che? Tu rimbambito, George? Tu riuscirai a farla in barba anche alla morte... Ma, senti, Grinnell. Cos' 'sta faccenda di Corcoran?"
"Viene qui per parlare con te, ecco tutto. Alle dieci. Non voleva, ma io ho insistito."
"Ti dispiacerebbe dirmi perch?"
"Perch? Mi domandi perch?" L'editore, Grinnell, era confuso.
Il tipo corpulento sospir disgustato.
"Dannazione, perch s! Vi sono un paio di cose che dovresti sapere. Hai trascinato Corcoran qui. Dei nove che guidano il Senato, ve ne sono tre che sono intoccabili. Li rispetto per questo e non auguro loro niente di peggio che un decente funerale. Tilney  un asino sentimentale ma  pericoloso. Gli altri cinque sono definitivamente legati mani e piedi. Non lo sapevi? Immagino di no. Il lavoro di Corcoran, questa sera,  con Tilney e non con me. E tu l'hai trascinato via. Se sai il perch, ti dispiacerebbe spiegarmelo?"
Grinnell, rosso in faccia, disse:
"Tilney  ad una cena da Sally Voorman."
"Sally chi?"
"La moglie di D. L. Voorman. L'uomo di Allentown nella Lega dell'Acciaio. A Tilney piace sua moglie."
"C' anche Corcoran a quella cena?"
"No. Alle sei  andato alla Casa Bianca e c' rimasto una mezz'ora. Vedr Tilney, naturalmente, alla riunione da Allen alle undici."
Il tipo corpulento prese su il bicchiere. Bevve un lungo sorso fino a svuotarlo e lo pos quindi, con una smorfia, sul tavolinetto a lato della poltrona.
Sbott:
"Chiacchiere. Non le tue, Grinnell, buon Dio, no... Il presidente  tagliato fuori, lo  almeno da una settimana. Io lo sapevo gi da allora, tu lo sai adesso e lui lo sapr domani. Qualsiasi cosa egli dica e nonostante la popolarit di cui gode, la Camera voter la guerra cinque a uno. Il Senato  altrettanto sicuro, con un margine appena pi basso. Sicuro... per quanto la sicurezza possa entrare nei calcoli pratici. In ogni caso, non c' niente che io possa fare n che io voglia fare. Non credere, Grinnell, non credere che io sia venuto qui a Washington per far pressione ai tuoi dannati parlamentari."
Si alz sulla persona, tir un sospiro e si scosse.
"Ma son venuto. S, sono venuto." Si mosse e a passi lunghi raggiunse l'estremit del tavolo dove erano seduti gli altri due. Riprese a parlare con un tono di voce meno aggressivo. "Sono venuto a Washington per vedere te, George. Sono lieto che Grinnell m'abbia detto che eri qui, altrimenti non sarei venuto. Sei contento di essere venuto a trovare tuo genero?"
Il vecchio dai capelli bianchi alz gli occhi dal grosso volume.
"Grazie, Martin. Sono davvero contento. Ed ora te ne puoi tornare a casa."
Il tipo massiccio ridacchi.
"Sono stato invitato per la notte.  bello il libro che stai leggendo?"
"Non c' male." Il vecchio richiuse il grosso libro. "Vuoi parlare, Martin?  un libro discreto. Senz'altro migliore..." inghiott la saliva "migliore della conversazione che ho ascoltato."
"Non ti  piaciuta?"
"La mia osservazione non si basava sulle mie preferenze ma piuttosto su di un'analisi oggettiva. Non  il caso di discuterla. Non c' bisogno che ti si dica quanto sei stupido; lo sai benissimo ed altrettanto bene lo ignori. Questa  la tua unica forza."
Martin Drew fece un mezzo tentativo di ridacchiare ma non ci riusc. Ribatt:
"Non mai quanto te, George. Forse hai proprio ragione a dire che sei rimbambito." Gir il capo. "Grinnell. C' una stanza, suppongo, dove tuo suocero ed io possiamo scambiare due chiacchiere?"
"Certo." L'editore era ansioso. "Vi lasciamo qui. Non ti dispiace, vero, Tom?" aggiunse rivolto al tizio pelato con il naso aquilino.
"No di certo" rispose questi alzandosi dalla sua sedia. Esit quindi un attimo e mormor: "Comunque, ci sarebbe una cosa che vorrei chiedere a Mr. Drew... dirgli che sarebbe meglio...".
Martin Drew lo interruppe.
" cosa breve?"
Il tizio pelato lo fissava in silenzio. All'improvviso, senza alcuna ragione apparente, si mise a sorridere come se fosse davvero divertito e giratosi si allontan mormorando:
"Oh, non importa... Non ne vale la pena!"
Non appena la porta si fu rinchiusa alle spalle dei due, Martin Drew prese una sedia e si accomod vicino al vecchio. Tir fuori un sigaro.
Fu l'altro a parlare.
"Quel tizio col naso a becco  un idealista e ciononostante sa pi di me sugli in quarto del diciottesimo secolo." Qualsiasi cosa il vecchio dicesse, il tono della sua voce era sempre lo stesso: preciso, acuto e sorprendentemente maligno. "Un altro dei trucchi asinini della natura."
Martin Drew s'era acceso il sigaro.
"George. Oltre i tuoi, di chi sono i soldi dietro alle Camicie Grigie?"
Le labbra grinzose del vecchio si sollevarono in un abbozzo di sorriso.
"I tuoi, forse?"
"Senti, George. Il senatore Corcoran sar qui fra una ventina di minuti. Sar meglio lasciar stare le frecciate e le divagazioni. Di chi sono?"
"Non pare che tu ne indossi una."
"E tu?"
"Che? Le Camicie Grigie? Un fermento della feccia, una momentanea ripresa dell'industria dell'abbigliamento."
"Ah, s?" Martin Drew soffi una boccata densa di fumo. "Oggi vi sono state delle sommosse ad Atlanta, Boston e Cleveland. Dimostrazioni per la pace sono state disperse in una dozzina di citt. Quattro donne sono state uccise a Dayton. In ogni circostanza si  trattato della Camicie Grigie. In alcuni casi pochi individui, in altri in numero considerevole. Il loro capo, il tizio che si fa chiamare Lincoln Lee, si trova a Washington. I comunisti che si stavano avvicinando oggi a Washington, sono stati attaccati nei sobborghi della citt. La polizia  riuscita a mettere le mani solo sui feriti."
"Beh, Martin, credevo che tu non leggessi i giornali."
"E non li leggo, infatti."
"Se quel tizio, Lincoln Lee, si trova a Washington, perch la polizia non l'arresta?"
"Lo farebbe se tu dicessi loro dove si trova."
"Bah." Sembrava che il vecchio quasi si divertisse. "Te l'ho detto: fermento della feccia."
"Ah, s? Mi vuoi dire, allora, cosa ci fai tu a Washington?"
"Non ce n' bisogno, Martin. Lo hai gi detto tu stesso: sono venuto a trovare mio genero."
Martin Drew mastic nervosamente il sigaro.
"Stammi a sentire, George. Hai detto che sono stupido.  meglio che tu tenga l'etichetta per te stesso. Sono venuto qui da solo, ma sappi che non sono solo. Abbiamo tenuto una piccola riunione oggi a mezzogiorno a New York. Sai bene chi sono quelli del gruppo, ma c'erano anche degli altri. Dubito che anche tu possa ignorarlo. Ci siamo trovati d'accordo su tutto. Non ho bisogno di dire proprio a te quale e quanta sia l'urgenza di entrare in guerra e conosci benissimo la situazione in Europa ed in Siberia. So bene che tu eri contrario ai prestiti ai Russi per prima cosa e forse avevi ragione, ma adesso dobbiamo sostenerli fino in fondo, sovietici o non sovietici. In ogni caso, questa  una parte soltanto della faccenda e col Giappone  peggio. O dichiariamo la guerra questa settimana stessa, o che Dio ci aiuti. Domani  la giornata buona; pu esser fatto e sar fatto. Stanley ne  fuori, ma il Congresso  sicuro. Ci sono solo una o due cose che potrebbero creare degli ostacoli; una potrebbero essere proprio le Camicie Grigie. Cercano di impaurire gente che non ne ha bisogno. Ma dannazione, non vagli la psicologia della cosa? Il Congresso  patriottico, grazie a Dio. Non c' bisogno di far paura ai parlamentari, non pi. Se qualche comunista sar presente domani a gridare per la pace, chi gli far caso? Ti ho detto che faccio parte di un gruppo e di questo gruppo espongo le decisioni. Domani e mercoled e gioved... Fino a che la guerra non sar stata votata, non dovranno esserci pi Camicie Grigie per le strade di Washington, n di nessun'altra citt. Hai qualcosa in contrario?"
La testa bianca del vecchio sussultava, gli occhi chiusi. Martin Drew grid quasi:
"Dannazione, stai dormendo?"
La voce acuta rispose pronta:
"No certo, Martin; sto ridendo."
Drew sbott al colmo della sopportazione:
"Brutto, vecchio pirata!"
"Grazie, Martin." I suoi occhi erano ora socchiusi. "Ma non fraintendermi. Non sto ridendo delle Camicie Grigie: non commetterei mai 'sto sbaglio, come certe persone han fatto in Germania una volta ridendo delle Camicie Brune. Rido di te e del tuo gruppo. Avete trascurato un mucchio di cose."
"Per esempio?"
"Non so proprio da che parte cominciare... Ma la cosa pi importante di tutte, forse,  l'enorme popolarit del presidente Stanley e il fatto che sia un oratore estremamente persuasivo."
Drew scosse il capo.
"Non pu modificare le decisioni."
"Forse. Ma  anche estremamente ingegnoso. Cosa succederebbe, per esempio, se decidesse di entrare in guerra ma chiedesse, fornendo i motivi e ve ne sono parecchi, di limitarla al fronte del Pacifico?"
Drew lo fiss per un attimo in silenzio e poi balz in piedi.
"Santo Dio!"
"Stupidi?" La voce del vecchio era adesso feroce. "Siete pi che stupidi tu e il tuo gruppo. Non vi  nemmeno passata per il cervello un'ipotesi del genere, vero? Voi sottovalutate grossolanamente il presidente Stanley. Non dimenticate che  un sangue misto... Ah! quel gesto ti tradisce. Voi siete sempre un po' sentimentali e non sapete mai valutare i fatti. Ed  un fatto che il Presidente non sia un sangue puro e che quelli come lui non siano mai completamente prevenibili  un altro fatto. Non ci si pu fidare di quelli come lui. Sono spesso mendicanti e vagabondi, ma ben di rado sono dei geni e in ogni caso non ci si pu mai fidare di loro. Son pronti a sottomettersi ad ogni degradazione o... e credo che il nostro presidente Stanley faccia parte di questo secondo gruppo... sono capaci di visioni o introspezioni illuminanti troppo rapide per quelli come te."
Drew si era di nuovo seduto dopo aver schiacciato il mozzicone del sigaro in un posacenere.
"E che altro?"
"Beh... ne vuoi ancora?"
"No. E cosa possono farci le tue Camicie Grigie?"
"Ti prego di smetterla con tale assunto, Martin. Rende le cose pi facili. Se avr qualcosa da dirti, te la dir. Ma non uscir mai una sola parola dalle mie labbra che possa tornare utile a quel tuo gruppo di idioti. Mettitelo bene in testa. E ora addio; pu darsi che ci si riveda prima o poi."
"Mi domando..." mormor Drew accigliato. "Mi domando se non sia anche tu un vecchio rimbecillito."
"Io sono George Milton." La voce del vecchio s'era fatta tagliente. "Mi hai chiesto cosa ci faccio a Washington. Sono qui,  tutto.  da una settimana che sono qui. Sono stato occupato. Dopotutto,  il Congresso a votare. Ma, a commento del tuo puerile assunto che il programma  stato definitivamente stabilito e che il ritornello si susseguir nell'ordine stabilito, ti dir che per quanto mi concerne, stabilisco di ora in ora cosa fare il momento successivo. Ma andate avanti, tu e il tuo gruppo; molto probabilmente farete pi bene che male. Dopotutto, stiam tutti dietro allo stesso pesce, ma io ho idee diverse circa gli ami e le esche... e i compagni a cui legarmi."
"Hai visto Stanley?"
"No. Non servirebbe a niente fino a che non sia possibile disarmarlo."
"Cercher di dissuaderci, domani?"
"Non lo so. Certo  probabile."
"Se lo far, c' qualche probabilit che il Congresso vacilli?"
"La Camera, a meno di un qualche fuggi-fuggi, regger. Il Senato  pi incerto, ma anche qui non si possono fare previsioni: solo il voto dar una risposta certa. Se sar contro di noi, la giusta pressione al momento giusto, potrebbe far riconsiderare le cose. La notte ci dir qualcosa di nuovo e il mattino ancor pi. Ho un telefono sempre a portata di mano a fianco del letto. Riponimi le stesse domande domattina all'ora di colazione."
Drew tir fuori un altro sigaro e ne stacc coi denti un'estremit. Era accigliato. Dopo un attimo apr le labbra per parlare ma in quel momento la porta si apr e lui tacque. Grinnell, sulla soglia, esit un attimo prima di annunciare:
"C' il senatore Corcoran."
Drew guard con fare interrogativo George Milton. Il vecchio gli fece un cenno col capo e Drew disse allora a Grinnell:
"Fallo entrare."
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Mrs. Burton si port una mano alla bocca per nascondere lo sbadiglio.
"Scusate..." mormor e sbadigli di nuovo. "Credo che se stessi alzata tutte le sere fino alle undici e mezza mi ci abituerei prima o dopo... ma non sarebbe comunque possibile con Harry che si deve alzare alle sei e mezza. Mi scusi, Mrs. Brenner. S, non c' dubbio, lei ha pienamente ragione, se i Giapponesi vincono la guerra, la prima cosa che faranno sar di occupare la California ed il Nebraska ed  proprio da l che vengono le nostre provviste alimentari. Posso dirlo con sicurezza visto che mio marito possiede una drogheria. Sareste sorprese davvero a vedere sulle etichette tutti nomi di quelle citt...  davvero sorprendente. Non puoi fare a meno di essere d'accordo con questo, mia cara Marion: dobbiamo proteggere le nostre provviste alimentari!"
Marion Vawter ribatt:
"Storie! Son certa che le nostre provviste alimentari non sarebbero esaurite. Io continuo a dire che dovremmo tenerci fuori dalla guerra. Ecco tutto."
"Lasciamo perdere" Una nuova voce si era intromessa ora nella conversazione. " cos che Charles dice sempre ai ragazzi quando tornano a casa da scuola e si mettono a discutere della guerra. Dice: "Lasciate perdere". E poi dice che quando l'avranno dichiarata ce lo faranno sapere e che non serve a niente discuterne tanto prima. Mi sembra che sia giusto, no? Sapete, Charles ha fatto l'ispettore di seggio nelle ultime votazioni, quando stavamo a Richmond. In ogni caso, non vengo a queste riunioni per parlare della guerra.  un Club delle Madri questo, o cos'?"
Fu la presidenza a rispondere alla domanda. La presidenza nella persona della moglie del farmacista, Mrs. Viola Delling. Erano cinque anni che Mrs. Delling era la presidentessa del Club delle Madri di Acker Street e qualcuna delle socie cominciava a dubitare che si trattasse di una presidenza a vita, ma nessuna aveva mai avuto la sfrontatezza di porre apertamente la questione.
"Ma cara Kitty!" Anche nei casi in cui era necessaria una certa autorit, Mrs. Delling sapeva usare sempre un tono mellifluamente amichevole. "Non credi che sia bene parlarne, invece? Non credi che Betsy Ross parlasse della guerra con le sue amiche mentre cuciva la bandiera, la nostra prima Stars and Stripes? Non credi che Martha Washington discutesse delle attivit di suo marito, il Padre del nostro paese, quando intratteneva le sue amiche a Mount Vernon? Credo che anche Mrs. Abraham Lincoln..."
Si sent qualcuno che ridacchiava nelle ultime file ed una voce giovanile esclam:
"Sarebbe davvero divertente: parliamo delle attivit dei nostri mariti, intenti a vendere beni immobiliari e ad impacchettare scatolette e a preparare ricette..."
Pi di una delle donne presenti si mise a ridacchiare ma nessuna rise apertamente. Rispettavano la loro presidentessa e non avrebbero saputo dire perch avevano risposto cos prontamente alla battuta maligna di Harriet Green. Viola Selling sorrise con tolleranza.
"Beh, Harriet, nessuno si aspetta che tu sia seria, ma la guerra lo ,  molto seria. Naturalmente noi dovremo parteciparvi; il nostro dovere e la nostra missione, sono chiari." Sospir. " un vero peccato che il nostro Presidente sia riluttante di fronte al dovere."
Ma forse quest'ultima affermazione era stata un po' forte. Un vero errore tattico. Un coro di proteste l'assal:
"Il Presidente non  riluttante!"
"Il Presidente Stanley sa quel che fa!"
"Perch non aspetti a vedere quel che dir?"
"Ha dei diritti, no?  affar suo vedere quel che..."
"Viola! Critichi il Presidente!"
"Se forse ce ne fossero tanti di riluttanti come lui..."
E cos via. Viola Delling sorrideva scuotendo il capo a fare intendere che in effetti non esisteva nessuna controversia. Al momento giusto alz una mano per chiedere silenzio e fu pronta a intervenire.
"Ma mie care! Certo. Certo! Il Presidente  l'arbitro dei nostri destini. Ho la pi assoluta fiducia in lui. Chiunque attacchi il Presidente, attacca il nostro paese e sapete tutte quanto io sia ben lungi dal fare una cosa simile. Credo di non aver bisogno di difendermi in merito. Non  la prima volta che venite in casa mia e tutte avete veduto la nostra bandiera stesa al posto d'onore sopra il mio letto. Ma oggi ci troviamo di fronte alla guerra!" La sua voce si fece vibrante. "Si tratta del nostro dovere e del nostro onore; si tratta di difendere le nostre case! Non possiamo lasciar questo ad altri, ad altre madri e ad altri figli!"
Un mormorio si lev da Marion Vawter:
"Quando saranno vicini alle nostre case, ci sar ancora tempo sufficiente per difenderle."
"Ah!" La presidentessa del club sorrise. "Allora sar troppo tardi."
"Hai ragione, Viola." Una donna grassoccia ed anziana scuoteva il capo in approvazione. "Alcune di voi sono troppo giovani per ricordare l'ultima guerra. Io ricordo fin troppo bene... i giornali e le foto e tutte le altre cose... il mio fratello pi giovane ci and... ora sta a Norfolk. Quel che non hanno fatto i Tedeschi! E cosa non avrebbero fatto se noi gli avessimo permesso di vincere. Quella guerra ci ha dimostrato quel che sono i Tedeschi: bestie! E farebbero a noi quel che hanno fatto in Belgio se solo gliene dessimo l'occasione. Ho visto una fotografia..."
"Certo..." Viola Delling stava cercando di farla tacere. Ripet il suo "certo" per ben tre volte, ma la donna filava ormai a ruota libera.
"Ho vista una fotografia che non doveva essere fatta vedere a nessuno... me la mostr il cassiere della banca... avevamo ancora il negozio di ferramenta ed andavo tutti i giorni a fare i versamenti. Nella foto c'erano alcuni soldati tedeschi e un neonato e due bambini ed i soldati tenevan su alcuni pezzi... ehi, perch mi hai dato quel pizzicotto?"
Viola Delling approfitt subito dell'interruzione.
"Gertrude. S,  stato terribile. Ma questa volta i Tedeschi sono dalla nostra parte... i nostri alleati saranno coloro che hanno i nostri stessi ideali. Sono certa che i Tedeschi non hanno che rimorso per il passato ed  meglio dimenticare."
La maggior parte acconsentirono e non fu presa alcuna nota delle poche dissenzienti. Ma intanto la donna grassoccia ed anziana aveva ripreso fiato:
"A me non importa proprio; non mi fider mai dei Tedeschi. Voi potete fare quel che volete, ma io non mi fider mai dei Tedeschi. Guardate un po' il loro nuovo re, Hitler. Ho visto una sua fotografia. Beh! Ma in ogni caso, qualsiasi cosa succeda, io sono con il Presidente. Qualsiasi cosa succeda, ricordate!" Guard con sfida la presidentessa. "Sono nella posizione migliore per sapere che razza di uomo . Mio figlio Val, che lavora per Callahan, porta tutte le mattine col camion le provviste alla Casa Bianca. Prima aveva un lavoro migliore, ma io gli dico sempre che non c' nulla da vergognarsi in un lavoro purch sia onesto. Va tutte le mattine alla Casa Bianca e pi di una volta ha visto il Presidente passeggiare nel giardino. Spesso sorride al mio Val e parecchie volte gli ha anche parlato. Dovreste sentire quando Val descrive la sua voce e il suo portamento. Quindi, come potete ben vedere, ho buone ragioni di dire quel che dico. Io sono con il Presidente sia che mi fidi dei Tedeschi o no."
Le socie del Club delle Madri di Acker Street acconsentirono per compiacenza ma non erano per niente impressionate. Non era la prima volta che sentivano raccontare di Val Orcutt e del Presidente. Mrs. Brenner, che aveva precedentemente mostrata la propria preoccupazione circa le provviste alimentari, prese ora la parola.
"Quel che non capisco  questo: La guerra  in corso da un anno. L'Inghilterra e la Francia e la Germania e la Russia stanno combattendo ed ammazzandosi, ma non possono arrecarci alcun danno perch sono troppo occupate. Perch non mandiamo il nostro esercito in California? Se i Giapponesi si faran vivi, non ci rester altro che toglierli di mezzo. Mi sembra che l sia la nostra vera minaccia. Perch dobbiamo dichiarar guerra a tutti quanti in un sol colpo?"
Pi di una approv le parole di Mrs. Brenner. Harriet Green disse:
"Questa s che  un'idea."
Ma Viola Delling sorrise di nuovo col suo fare tollerante.
"Te lo dico io il perch, Freda. Non sarebbe onorevole. Dobbiamo prenderci la nostra parte della soma, il buono e il cattivo. Credo che noi tutte sappiamo cosa ci significhi, tutte le madri lo sanno. Chi di noi sarebbe disposta a sacrificare l'onore per la felicit? Non ci  quindi difficile vedere che l'onore del nostro Presidente, ossia del nostro paese, dovrebbe esserci tanto prezioso quanto il nostro stesso. Non credete voi tutte che..."
Ci fu una doppia interruzione. Suon il campanello e una donnetta magra dai capelli neri, che se ne era stata seduta tranquilla fino a quel momento, era balzata in piedi e s'era buttata in avanti verso la presidentessa gridando come una forsennata.
"Mi fai venire il voltastomaco! Mi hai sentita? Viola Delling, hai sentito cosa ti ho detto? Sei una vecchia scrofa! Parli del nostro onore e dei nostri figli, ma io mi vergognerei ad esser figlia tua! Me ne sono stata qui a sentire in silenzio e intanto mi ripetevo "Faresti meglio a tornartene a casa" e..."
Pi di una mano l'afferr. Il campanello squill di nuovo e Mrs. Burton, mormorando che qualcuno doveva andare ad aprire, lasci la stanza. Viola Delling mantenne il pi assoluto controllo di s.
"Mrs. Tice... Mi dispiace. Sappiamo che ha perso due figli nella Guerra Mondiale e sappiamo di quell'unico che le  rimasto e ce ne dispiace. Personalmente sono anche dispiaciuta che ritenga necessario tingersi i capelli, visto che non vi  nulla di pi onorevole di avere i capelli bianchi per un dolore come il suo. Nessun servizio pi grande potrebbe esser reso..."
La donna dai capelli neri si liber dalla stretta delle mani e grid con quanto fiato aveva:
"Taci! Taci!"
Rimase quindi immobile scossa da un tremito. Ma si riprese subito, si volt e si allontan. Harriet Green si alz e la segu. Alla porta, che conduceva all'atrio, dovettero farsi strette per passare a fianco di Mrs. Burton che stava entrando con il nuovo arrivato.
Prima che qualcuna potesse fare un qualche commento, Mrs. Burton era entrata nella stanza. Al suo fianco aveva un giovanotto, alto, il viso brutto e rosso, ma con due begli occhi. Se ne stava impalato col cappello in mano, le mascelle strette per non ridere.
Mrs. Orcutt, la tizia grassoccia, quella della foto, si alz e si diresse verso il giovane.
"Val, sei di nuovo in ritardo! Ti avevo detto di venire alle dieci e trenta." Poi rivolta alle altre, aggiunse: "Val passa sempre a prendere sua madre". Ovviamente tutte lo sapevano.
Val Orcutt scosse il capo.
"S, so che sono in ritardo. Non ho potuto far prima." Aggiunse poi, come se gli fossero state chieste delle scuse. "Non volevo entrare;  stata Mrs. Burton..."
Mrs. Burton, dopo un ennesimo sbadiglio, disse:
"Ho pensato che avrebbe potuto dirci le ultime notizie sui disordini."
La maggior parte delle donne intanto s'era alzata.
"S, ci dica le ultime notizie" chiese un coro di voci.
"Non ci sono stati disordini." Val sembrava annoiato. "Ci sono stati alcuni scontri. Gli agenti fan circolare tutti. Niente di grave."
Viola Delling lo guard sorridendo.
"Ma  vero che Washington, la nostra capitale,  invasa dai comunisti?"
"Non lo so. Io, comunque, non ne ho incontrati."
La presidentessa avrebbe voluto non lasciar cadere l'argomento ma sapeva quand'era il momento di chiudere una riunione. Alcune delle donne davano gi chiari segni di stanchezza. Cos Viola Delling guid le amiche nella camera da letto perch potessero prendere i loro cappotti e borsette.
Mentre si avviavano verso casa, Mrs. Orcutt chiese al figlio che la teneva a braccetto:
"Come mai sei arrivato in ritardo, Val?"
Val Orcutt toss. Sebbene avesse ventisei anni e fosse sano e vivace e niente affatto uno stupido, era vero che, al riguardo di cose serie, non aveva mai detto una bugia alla madre.
"Oh... niente di interessante. Beh, forse interessante... Stammi a sentire, mamma. Sai che so sempre bene quel che faccio. Ora ti prego di non stare a farmi delle domande."
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
La biblioteca, sebbene fosse in una casa di Pittsburgh, avrebbe potuto essere quasi dovunque... cio, in una qualsiasi casa di una qualsiasi grossa citt americana. Mancava inesorabilmente del tocco della cultura genuina che, nella biblioteca di Grinnell a Washington, era stato dato dalla mano esperta della figlia di George Milton. Tocco sufficiente a ricoprire la fonte volgare della sua esistenza. Questa, invece, era una comune sala di lettura, arredata con gusto pesante. Sul massiccio tavolo di legno brasiliano, fra un assortimento di carte e accessori, campeggiavano quattro telefoni di diverso colore. Quello bianco era una linea privata con Washington; quello blu, era una linea privata con gli uffici esecutivi della Federal Steel Corporation, la compagnia degli acciai; quello marrone era un'ulteriore linea privata con la Penn Trust Corporation. Il quarto ed ultimo telefono era un semplice telefono. L'uomo di mezza et dall'aspetto massiccio e la mascella quadrata seduto davanti al camino, e che avrebbe potuto sembrare un importante capitano d'industria, era il pastore della Prima Chiesa Presbiteriana. Quello seduto davanti alla scrivania, pi o meno della stessa et, ma con un'aria assai meno florida, era il presidente del Consiglio di Amministrazione della Federal Steel Corporation. Il suo segretario, la terza persona in quello studio biblioteca, si trovava in piedi accanto alla scrivania e stava parlando al telefono nero ma tutto quel che diceva era un "s" ad intervalli regolari.
Infine pos il ricevitore e si volse verso il suo datore di lavoro.
"Va bene" disse. "Me l'ha letto. Non  un capolavoro, ma va bene."
L'uomo degli acciai fece di s col capo. Il pastore sorrise, divertito, e osserv:
"Tanto per la libert di stampa."
L'uomo degli acciai sembrava arrabbiato.
"Suppongo che sappia che quel giornale  della mia banca."
"S, in certo qual modo lo sapevo. A priori. Non empiricamente."
"Mi stia a sentire, Prewitt. Non creda di farmi impressione per il semplice motivo che si serve di parole che io non userei mai." Si rivolse al suo segretario. "Cosa ti succede? Sei pallido come uno straccio. Siediti." Schiacci un pulsante in una bottoniera sulla scrivania.
Il segretario mormor.
"Sto benissimo."
"Un corno. Guardati un po'! Siediti." Rivolto al pastore aggiunse: "Kilbourn ed io abbiamo avuto una giornata campale". Butt un'occhiata all'orologio elettrico alla parete. " gi passata mezzanotte. Presto sar finita... o meglio si incomincer." Si volt all'aprirsi di una porta. Un uomo era immobile sulla soglia. "Ferris, porta del porto per Mr. Kilbourn. Per me un bicchiere di latte. E lei, Prewitt?"
"Beh, un bicchiere di latte anch'io."
"Ferris, una caraffa e due bicchieri, allora. Ma prima porta il porto. Ben, ti vuoi sedere s o no?"
Ben Kilbourn era in piedi con le mani appoggiate alla scrivania. Aveva il volto estremamente pallido e sembrava, dal modo in cui guardava il suo principale, che avesse la vista annebbiata. Cerc di mormorare qualche parola senza riuscirci. Ci prov una seconda volta e riusc a mormorare:
"Mr. Cullen, volevo dirle che do le dimissioni, lascio il mio lavoro."
"Figuriamoci! Adesso siediti e poi darai le dimissioni." L'uomo degli acciai aveva preso il proprio segretario per un braccio obbligandolo a girarsi. "Vuoi che ti porti in braccio? Prewitt, mi faccia la cortesia di girare quella poltrona."
Le proteste del segretario erano deboli. Lo fecero sedere nella poltrona. Quando arriv il maggiordomo, Cullen prese la bottiglia del porto, ne riemp un bicchiere e costrinse Kilbourn a berlo.
"Non appena comincerai a riprendere il colore, ne potrai bere un altro" gli disse. "E poi sar meglio che te ne vada a letto a riposare. Potrai dare le dimissioni domani, non c' fretta." Si volt verso il pastore. "Ha subito un brutto choc per lo spostamento d'aria di una bomba durante l'ultima guerra. Quest'ultima settimana l'ho fatto lavorare un po' troppo e alla fine gli han mollato i nervi."
Il pastore comment:
"Non  davvero da buon cristiano spingere un uomo sull'orlo dell'esaurimento nervoso."
"Eh? Io non sono cristiano."
"Beh, Cullen, non dimentichi che io sono il suo pastore."
" il suo mestiere. Io son cristiano quanto lo potrebbe essere un'aquila predatrice... ma se crede che me ne dia pensiero. Ti senti meglio, Ben?"
"Molto meglio..." mormor il segretario inghiottendo saliva per combattere il senso di nausea che gli aveva provocato il vino. Il volto cominciava a colorirsi e gli occhi a farsi pi vivi. "Sapevo che sarebbe successo qualcosa del genere. Ne berrei un altro goccio."
Cullen gli riemp di nuovo il bicchiere e glielo porse.
"Grazie." Butt gi il vino di un sol fiato senza alcun rispetto per i suoi anni di invecchiamento. "Lei ha certo dei momenti di creanza, non c' dubbio."
Cullen raramente sorrideva, ma il fuoco, la concentrazione nei suoi occhi, poteva rilassarsi per qualche istante per una battuta di spirito.
"Nel dar le dimissioni mi dai il buon servito, eh?" Kilbourn fece di s col capo.
"La veda pure cos, se vuole. Io non glielo chieder, comunque. Non lo meriterei."
"Tu te ne vai a letto e ti fai una bella dormita. Dormirai anche tutto domani. Abbiamo finito ora. Se vuoi..."
"Finito?" Il segretario si mise a ridere nervosamente. "Vuol dire che abbiamo appena cominciato. Abbiamo dato una mano a iniziare. Devo essere ammalato, lo so. Devo esserlo. Non sono di solito un debole, sono duro quanto lei. Suppongo che siano i postumi di quel dannato choc, ma in ogni caso sono malato e non servo pi.  buffo, non mi son reso conto fino a questa sera di quel che stavamo facendo. Non biasimo n lei, n nessun altro. Continui pure coi suoi giornali e i suoi films e le sue corruzioni e la sua radio per convincere quei fessi a farsi ammazzare in una guerra solo per fare in modo che le sue acciaierie possano produrre a tutto spiano;  il suo gioco e chi pu impedirle di continuarlo? Anch'io ho contribuito al suo gioco. Solo che questa sera me n' venuto il voltastomaco. Domani si voter e tutto  ormai fatto, improrogabilmente, ed io me ne sono reso conto solo ora. Non alludo soltanto agli orrori della guerra ma al fatto stesso che tutto  cos stupido. Forse alludo proprio e soltanto agli orrori della guerra, ma non lo so neppur io cosa voglio dire perch non mi sento bene."
Si dovette fermare per mandar gi la saliva e quando riprese a parlare fu soltanto per chiedere un altro bicchiere di vino.
Cullen, mentre gli versava nuovamente del vino, lo guardava con comprensione e gli disse:
"Ben, hai bisogno soltanto di riposare, riposare... Eccoti il vino, ma poi non te ne do pi perch altrimenti non ti lascer dormire..."
In quel momento si sent il trillo attutito di un telefono. Kilbourn, per forza d'abitudine, fece il gesto di alzarsi per prendere il microfono, ma Cullen gli fece segno di restare seduto ed alz il ricevitore del telefono bianco.
Il pastore pos la mano sulla mano di Kilbourn e rimase silenziosamente accanto al segretario ad ascoltare.
"...No, sono Cullen... Voorman?... Vada avanti... Bene... Bene... Non ne sono sorpreso, per cosa crede che la paghiamo?... Tilney non avrebbe potuto, in ogni caso, mutare le sorti..."
E la conversazione continu per una decina di minuti e quando pos il ricevitore, il suo sguardo era di nuovo pregno di quel fuoco.
"Che Dio benedica il nostro paese" e Kilbourn ingoll in un sol fiato il vino del suo bicchiere.
Il pastore aveva ora le mascelle contratte.
" la guerra?"
Cullen fece di s.
"Domani." Guard l'orologio. "Oggi."
Il pastore sospir a lungo.
"Siamo allora nelle mani del Signore." Inghiott la saliva e si raschi in gola. " venuto per me il momento, Cullen, di fare la mia orazione. Non credo che sar all'altezza di quella di Mr. Kilbourn, non ne ha il retroscena." La sua voce si era fatta esile.
Cullen sbott:
"Deve fare un'orazione, Prewitt? C' il suo latte pronto: le converr berlo prima."
"No, grazie. O... s, lo prendo. Mi sar pi difficile atteggiarmi ad eroe con un bicchiere di latte in mano. Sono passato questa sera per dirle una cosa che non m' stato possibile dirle in precedenza." Bevve un sorso di latte. "Lei sa, naturalmente, che nelle scorse cinque domeniche ho fatto la mia predica contro la guerra. Lei sa che io l'aborrisco."
Cullen fece di s col capo.
" affar suo. Forse che ha influenzato il mio assegno per la Chiesa?"
"No. Ha influenzato quello di alcuni, ma non il suo. Lei  un uomo. E cos son io.  proprio per questo che ho voluto parlarle questa sera. Se domani verr dichiarata la guerra... cio, oggi, data l'ora... so bene cosa la mia congregazione, e lei stesso, si aspetter da me. Si aspetter che io domenica prossima scopra che Dio ha cambiato idea. Beh, Dio non ha cambiato idea, n l'ho cambiata io, n la cambier. Ero, sono e sempre sar contro la guerra e continuer a ripeterlo."
Cullen mormor: "S? La toglieremo di mezzo."
"Continuer a ripeterlo."
"Forse. Da qui a domenica ci sono sei giorni. Sciocchezze, Prewitt: sarebbe un suicidio."
"Certo. Ma ecco la mia confessione: la mia difficolt non  d'ordine spirituale, e neppure emotiva.  intellettuale. Mr. Kilbourn l'ha appena detto: tutto  cos stupido. La mia scelta non  fra vita e morte, ma fra suicidio intellettuale e corporeo. Io sono contro la guerra in ogni caso. Volevo dirle solo questo, Cullen, e volevo anche avvertirla che non sono solo. Forse si trover ad affrontare un maggior numero di guai di quel che lei crede.  grande il coraggio che anima molte persone, io ho solo il mio piccolo contributo da offrire, e lei potrebbe trovarsi nei guai." Cullen lo fiss.
"Non  coraggio, ma vigliaccheria. Lei mi piace, Prewitt, ma non pu mollarci. Sar meglio che ci dorma sopra. Torni domani. Sar occupato, ma venga a cena. Mia moglie le telefoner." Si rivolse quindi al suo segretario. "Anche tu hai bisogno di dormire, Ben. Vattene su e mettiti a letto. Far a meno di te domani. Sar meglio che aspetti a dare le dimissioni quando la guerra sar finita... Venga, Prewitt, l'accompagno alla porta. Sono stanco."
"Non c' bisogno che io venga da lei domani, Cullen; ho preso la mia decisione."
"Va bene, vedremo. Andiamo. Buonanotte, Ben."
L'uomo degli acciai ed il pastore lasciarono la stanza e Ben Kilbourn rimase solo. Rimase seduto a fissare il bicchiere nella sua mano. Not che la mano ora non tremava pi. Ne rimase stupito. Continu a fissarla e infine riprese a tremare lentamente. Con uno scatto repentino, Ben Kilbourn tir indietro il braccio e scagli il bicchiere con quanta forza aveva contro la grande fotografia del Comitato Direttivo della Federal Steel Corporation.
Guard se la mano gli tremava ancora e mormor:
"Credo proprio di essere ammalato."
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Il Maryland Avenue Garage era una delle autorimesse pi moderne ed efficienti di Washington. Era a quattro piani, aveva delle rampe in cemento armato, un montacarichi, le pompe per la benzina color rosso vivace ed un ufficio sempre attivo. Tutte le sere a mezzanotte i quattro piani erano gremiti di mostri a quattro ruote che bevevano benzina ed eran sempre pronti a scattare ai comandi dei loro padroni. Anche quel luned notte, come ogni altra notte, le vetture erano allineate in file precise nel grande garage. Vi erano anche, oltre alle automobili, i camion di alcune grosse ditte del centro; fra di essi spiccavano i cinque camion rossi della Callahan. Di quei cinque, uno era stato parcheggiato nel suo stretto spazio, con mano esperta, da Val Orcutt quella sera alle sei dopo che il giovane aveva ultimato il suo giro di consegne.
A mezzanotte vi era ancora movimento. Una grossa decappotabile con un uomo al volante imbocc le rampe e sal fino al terzo piano. L'uomo ne scese, salut il guardiano notturno e si avvi per scendere in strada. Una grossa berlina blu scuro, con sulla portiera lo stemma della repubblica francese, sal al primo piano guidata da uno chaffeur in divisa. Una grossa berlina nera, piuttosto ordinaria, sal fin su al quarto piano. Non si arrest a cercare un posto ma procedette fino in fondo e si arrest contro il muro. L'uomo al volante ne scese e torn sui suoi passi per andare incontro al guardiano notturno che stava sopraggiungendo. Fu l'autista a dire in tono sommesso: "Unione". Il guardiano del piano fu pronto a rispondere: "Unione". L'autista si affrett a tornare accanto alla vettura, apr la portiera posteriore e disse:
"Tutto a posto."
Ne scesero quattro individui. Due indossavano dei feltri dalla tesa abbassata sulla fronte, gli altri due dei berretti. Tutti avevano il bavero della giacca sollevato. Uno di essi fece strada in mezzo alle vetture seguito dagli altri. Si arrestarono davanti ad un muro. Quello che guidava il gruppo cerc un pulsante nella penombra e, trovatolo, lo schiacci. Una porta si apr davanti a lui e nella fessura apparve il volto di un uomo.
"Unione" disse il capofila e la porta si apr completamente. I quattro uomini entrarono.
C'era almeno una trentina di persone in quella stanza. Erano tutti sotto la mezza et; alcuni eran poco pi che dei ragazzi. Si erano tolti tutti la giacca ed il cappello e portavano il colletto della loro camicia grigia slacciato. Alcuni erano seduti attorno ad un tavolo al centro della stanza; gli altri, riuniti in gruppetti sparsi per la stanza, erano in piedi. Una lampadina spenzolava nuda dal centro del soffitto. Le pareti erano ricoperte di sughero per isolare i rumori e la porta era rivestita ai lati di una banda di gomma per impedire alla luce di trapelare.
Quando i nuovi sopraggiunti entrarono nella stanza, un coro di "Unione!" li accolse e tutti scattarono sull'attenti. L'uomo che aveva guidato il gruppetto dei nuovi arrivati, tarchiato, i capelli castano chiari e la bocca stretta, un angolo un po' abbassato, ispezion la stanza con un rapido giro di occhi. Uno di quelli seduti al tavolo si alz e si affrett ad avvicinarglisi. Poi si volt verso gli altri ed esclam:
"Ecco!  lui!"
Ci fu un mormorio ma il tizio tarchiato non ci bad. Si avvicin invece al tavolo, scostando con un calcio una sedia che gli ingombrava il passo, e batt con le nocche sul ricevitore del telefono che faceva bella mostra di s.
"Cos' questo?" domand. "Un elemento decorativo?" Uno che gli era accanto si affrett a rispondere:
" stato messo la settimana scorsa..."
"Non vorrete dirmi che  allacciato?"
L'altro resse il suo sguardo e con un tono un po' risentito rispose:
"Ma certo."
"Certo che? Una trappola sicura, eh!? Domani toglietelo. No. Non domani. Lasciatelo stare, ma non usatelo. Se squilla, che nessuno risponda."
L'altro insistette.
"Ma non vedo come..."
"Io s. E dovresti anche tu." Si volt verso gli altri. "Unione! Uomini, siate voi a dirglielo. Io dico che questo telefono presenta un grosso pericolo. Chi  d'accordo con me, alzi la mano." Un mucchio di mani si alz. Il tizio tarchiato non perse tempo ad aspettare i ritardatari. "Chi non  d'accordo con me, alzi ora la mano." Nessuno la alz. "Da questo momento, torni nei ranghi" disse quindi rivolto al colpevole. "Vedremo poi chi prender il tuo posto. Beh?"
L'altro non esit. Sollev la mano destra e se la pos sul cuore; disse quindi con voce ferma:
"Unione!"
"Bene. Le Camicie Grigie dell'Unione non temono il pericolo, gli danno il benvenuto e l'abbracciano, ma non si faranno tradire dalla stupidit." Si rivolse di nuovo a tutti gli astanti. "Uomini! riunitevi davanti a me."
Si affrettarono tutti ad obbedirgli senza staccargli gli occhi di dosso mentre egli saliva in piedi su di una sedia. Non alz la voce.
"Uomini, io sono Lincoln Lee. Ho incontrato gi alcuni di voi a Detroit o a Memphis; ma la maggior parte di voi mi vede per la prima volta. Questo  il mio ingresso a Washington, ma non sar il mio ultimo. Un giorno non molto lontano vi entrer per rimanervi, come Mussolini entr a Roma e Hitler a Berlino. Non che io imiter le loro idee, o i loro metodi. Questi sono gli Stati Uniti d'America e solo gli Americani ne guideranno le sorti, solo gli Americani indicheranno la via da seguire, solo gli Americani ci accompagneranno alla meta. Cosa dite, uomini?"
Fu un coro unanime di voci a rispondergli con zelo:
"Unione! Unione!"
"S, unione. Unione del sangue e degli ideali di cui l'America ha bisogno e che l'America deve avere. Per tutti gli altri, disprezzo e distruzione. Sapete a chi alludo e chiunque di voi potrebbe enumerarli: gli sporchi Ebrei, i traditori ingannevoli baciapile seguaci del papa, i rossi, gli anarchici, gli sporchi comunisti. Conoscete tutti il nemico. Non siamo nemici dei buoni Americani che non hanno accettato ancora la nostra guida. Vorremmo solo poter dimostrar loro che noi siamo i capi, io sono il capo, che stanno aspettando e subito entrerebbero nei nostri ranghi. Ora mi danno la caccia e mi odiano.  il mio orgoglio del momento,  il primo gradino della scala che salir per giungere alla mia futura gloria, alla vostra futura gloria, da cui emerger l'autentica grandezza dell'America. Uomini, salirete con me quella scala?"
"Unione!"
"Ora l'America ha altri nemici da annientare. I gialli del Giappone, che non sono nemmeno esseri umani; gli inglesi che vogliono la terra e sapranno che c' qualcuno che pu insegnar loro a stare al mondo quando avremo rovesciato sottosopra nell'Oceano le loro isolette fangose; i Francesi, quei mangiatori di rane, che nell'ultima guerra si son fatti finanziare da noi e si son poi ben guardati di restituire un sol dollaro! Son tutti nemici dell'America e devon essere distrutti. Abbiamo una donnicciola alla Casa Bianca, un debole con acqua al posto del sangue, ma suo malgrado, l'America deve mettere a posto i suoi nemici e se lui cercher di interferire, avr quel che si merita. Nulla ci pu arrestare! Una cosa viene avanti a tutto: colui che intralcia la via gloriosa della nostra America deve essere spazzato via! Noi siamo inflessibili, e inflessibili siamo soprattutto con i traditori!"
Fece una pausa per permettere al coro di gridare:
"Unione! Unione!"
"Siamo inflessibili e pazienti. Coloro che mancano di pazienza spariranno dai nostri ranghi. Nei giorni che ci aspettano, per la distruzione dei nostri nemici fuori del nostro paese, dovremo separarci e ritardare la nostra azione interna. Non so quando vi vedr di nuovo. I miei luogotenenti sono i vostri comandanti; obbediteli. Colui che non sar giudicato all'altezza delle vostre aspettative, pagher senza fallo il fio delle sue colpe. Coloro di cui io mi fido, saranno coloro di cui voi dovrete fidarvi. Ovunque vi troverete, sui campi di battaglia dell'Europa, al fronte con i nostri alleati in Siberia, sul ponte di una nave a caccia delle scimmie gialle, ricordate che noi siamo inflessibili, non dimentichiamo e viviamo soltanto per i giorni futuri di gloria che attendono l'America."
Lincoln Lee fece una pausa. Riprese quasi subito con un tono quasi feroce.
"Uomini! Le mie parole sono grandi! Io sono grande! Unione!"
Non si ud alcun rumore nella stanza: la sua voce li aveva completamente galvanizzati. Sembrava quasi che non respirassero neppure. Li guard uno ad uno ed infine aggiunse con tono diverso:
" tutto. Non andatevene, sia che abbiate le vostre istruzioni per domani, sia che non le abbiate ancora. Usate le giacche come cuscino e se vi riesce cercate di dormire un po' sul pavimento. Potrebbe esserci un mutamento nei piani." Salt gi con movimenti agili dalla sedia. "Grier! Fallon! Rivediamo alcune cose. Dove sono le vostre liste? Mettete per terra quel telefono e che qualcuno pensi a legarlo con dello spago."
Uno si avvicin subito al telefono per fissarne il ricevitore; un altro si fece avanti con una busta dalla quale tir fuori dei fogli; un terzo spieg una carta di Washington sulla scrivania. Lincoln Lee si pieg sulla carta.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Quando Alma Cronin si alz per andarsene a casa, erano gi le dodici e mezza. Dopo la telefonata di Chick Moffat c'era rimasta un po' male, ma non aveva avuto il coraggio di ammetterlo a se stessa. Era una ragazza intelligente e sapeva di non essere riuscita ancora ad orientare Chick nella direzione dei suoi sentimenti.
Era passato un anno da quando l'aveva incontrato la prima volta. Era stato in un corridoio della Casa Bianca. Lei era nuova e nello scorgere passare quell'uomo senza cappello, sicuro di s, lo aveva fermato per chiedergli:
"Se vado sempre diritta arrivo all'ufficio del Presidente?" Lui l'aveva guardata con un mezzo sorriso.
"Certo, signorina, se svolter al momento giusto e se nessuno la fermer."
"La ringrazio per l'incoraggiamento. Mrs. Stanley mi ha chiesto di portare al Presidente il suo orologio." Gli mostr l'orologio facendolo ciondolare dal cinturino. "Dice che si  dimenticato di metterlo e che senza  un uomo perso."
"E io stavo proprio andando a prenderlo." Lui aveva allungato una mano verso di lei. "Vuol darlo a me? Sono Chick... Charles A. Moffat del Servizio Segreto."
"Grazie. Io sono Alma Cronin, Assistente Segretaria." Lui s'era gi voltato ma era poi tornato a girarsi verso di lei.
"Non vuole venire anche lei, cos vede la strada e le sar utile per una prossima volta?"
Lei l'aveva seguito.
E cos lui l'aveva invitata ad uscire con lui. E dopo quella volta ce n'era stata un'altra e cos via, senza che n lui, n lei sembrava avessero l'intenzione di lasciar cadere la cosa. Alma sapeva benissimo che quei loro incontri non avrebbero potuto approdare a niente. Lei era un'intellettuale, era a conoscenza delle varie tendenze politiche e di ogni fermento, faceva parte della Lega delle Donne per la Pace, mentre Chick Moffat... beh, leggeva il "Collier's Weekly" e giocava a poker con dei giornalisti. Considerata la loro profonda diversit di interessi, le sembrava strano ritrovare sempre un maggior interesse nel passeggiare con lui in Rock Creek Park o, nelle serate invernali, starlo ad ascoltare per ore mentre lui se ne stava seduto nella poltrona pi comoda del suo soggiorno... fino a che non le pass nella mente una semplice spiegazione: Chick le piaceva. Tale spiegazione le era bastata a tranquillizzarla. Ma col passare dell'inverno e il sopraggiungere della primavera, accorgendosi di diventare sempre pi indifferente alle amiche ed amici che non conoscevano Chick o che non lo consideravano importante, un improvviso allarme squill nel suo sistema di difesa: la semplice spiegazione che Chick le piaceva non era poi tanto semplice. Vi erano molti sintomi che l'avevano allarmata: per esempio, essersi accorta improvvisamente di cantare mentre affettava le cipolle e il prosciutto. Appena uscita d'ufficio si era affrettata a fare la spesa ed era corsa a casa per mettersi al lavoro. Voleva preparare dei sandwiches per Chick al loro ritorno da un concerto di violino. Con la birra. Non le andavano le cipolle e faceva volentieri a meno della birra. E con gli occhi pieni di lacrime per le cipolle, cantava! Aveva lasciato cadere il coltello sul tavolo ed era corsa in bagno; si era asciugati gli occhi e s'era guardata il volto nello specchio. Pens, se questi fatti inesorabili sono interpretabili in due modi diversi, vorrei proprio sapere qual  l'altro. Com' vero che c' il buon Dio, sto cercando di prendere un uomo per la gola, per mostrargli cosa perderebbe, in ogni caso. Disse quindi ad alta voce:
"Alma Cronin, ti stai compromettendo e con delle cipolle!"
E mentre ultimava di preparare i sandwiches, le venne da pensare che Chick amava il violino perlomeno quanto lei amava le cipolle e la birra: ed era stato lui a comprare i biglietti. Entrambi facevano cose aliene alla loro cultura, solo per mostrare... Decise che una guerra era l'unica scusa decente che lei conoscesse per quella situazione: Chick Moffat sarebbe stato richiamato e quella storia fra di loro sarebbe cos finita. Ma a quel pensiero, prov come una fitta all'altezza del cuore e port con gesto automatico la mano al petto. Era un sentimento totalmente diverso da quello che spesso l'aveva assalita parlando di guerra al Club della Lega delle Donne per la Pace. Ne era rimasta come impaurita e sconvolta e, per la prima volta dalla pubert, incerta dell'ora successiva e del domani.
Ma al suo arrivo, Chick Moffat non aveva avuto modo di intuire nemmeno lontanamente i suoi sentimenti.
Nulla era successo nelle settimane successive. Da una parte, sembrava che Chick non volesse andar oltre la pura e semplice amicizia; da un'altra, il suo senso dell'umorismo era ostinatamente geloso delle sue prerogative; e da un'altra ancora, la controversia sulla guerra stava raggiungendo una crisi e Alma era accesa nella lotta. La sua posizione alla Casa Bianca era di poca importanza; era la segretaria di Mrs. Robbins, che era a sua volta segretaria di Mrs. Stanley, che era la moglie del Presidente. Ma Mrs. Stanley era amichevole, democratica, occupata, curiosa e indiscreta; cos Alma aveva avuto modo di apprendere un mucchio di cose che una segretaria di segretaria non avrebbe dovuto normalmente apprendere. Scriveva, sotto dettatura, lettere a sorelle di capitalisti e a mogli di deputati, lettere che, per un'ipotetica catastrofe, se fossero rimaste unico documento del nostro tempo per illuminare i nostri posteri, avrebbero convinto i futuri storiografi che gli Stati Uniti d'America erano retti, nel ventesimo secolo, da un matriarcato. Alma era talmente impegnata nella discussione sulla guerra, che aveva accantonato la sua crisi personale per un momento pi adatto.
Cos, quando Chick le telefon quel luned sera per dirle che non avrebbe potuto vederla, lei non volle ammettere a se stessa di esserci rimasta male, anche se le sarebbe proprio piaciuto passare con lui quella serata, la vigilia della sconfitta o della vittoria. Si era domandata se il fatto che l'avessero richiamato alla Casa Bianca dopo che c'era gi stato tutto il giorno non avesse potuto significare qualche nuovo sviluppo dopo che lei se n'era andata alle sei, ma lui s'era limitato a dire che doveva rientrare in servizio. Forse da qualche altra parte? Molto probabilmente le dimostrazioni per strada si erano fatte pi violente. Rientrando a casa aveva veduto due volte dei poliziotti disperdere un gruppo di persone. Aveva letto per un'oretta e poi non tollerando pi di restare in casa sola, telefon ai Lindquist che la invitarono da loro.
Per tre ore se ne era restata dai Lindquist ad ascoltare la conversazione degli altri e bevendo limonata fresca. Vi era sempre un via vai di gente in quella casa: dei politicanti idealisti, musicisti, un deputato o due, segretari di ministero, impiegati dell'ambasciata russa. Carl Lindquist, che aveva ereditato una cartiera nel Minnesota, non aveva bisogno di lavorare ma era un intellettuale che aveva scelto come residenza ideale per la sua attivit di studioso, Washington. Ad Alma piaceva molto sua moglie anche se lui non le era molto simpatico.
Quella sera si trattenne fino a tardi, oltre la mezzanotte. Solo quattro o cinque persone erano rimaste, sedute comodamente nelle poltrone. Un tizio che Alma non conosceva, le era parso che si chiamasse Birch o Bartsch, stava discutendo l'unico argomento di tutta quella serata: la guerra.
"Le ragioni per cui Stanley non pu farci niente, sono pi di una" stava dicendo loro. "Se decider di non entrare in guerra, se ne ritrover una qui, in casa. Non dico questo sulla base dei torbidi avvenuti in questi ultimi giorni per le strade; forse questo  un aspetto legato strettamente ai fatti immediati, se entrare o no in guerra. Dico che si tratta di una legge fisica, deve esplodere... Non avete idea, e neppur io ce l'ho in modo completo, quanto le teorie della violenza e le dottrine dell'odio abbiano permeato di s ogni strato della nostra struttura socioeconomica. Volete sapere cosa ho sentito oggi, per esempio?  incredibile! Mi  stato detto da fonte sicura, che nella squadra del Servizio Segreto addetta alla Casa Bianca, ci sono due Camicie Grigie. Nella squadra che protegge il nostro Presidente, capite?"
Si vede che ormai i presenti erano saturi di notizie perch nessuno fece molto caso alle parole del tizio. Carl Lindquist ci scherz addirittura su.
"In ogni caso" disse rivolto a Alma "spero che il suo amico Chick Moffat non sia uno di quei due. O invece lo  proprio e magari la nostra Alma gli ha cucito la sua bella camicia grigia, eh?"
Alma rispose tanto per rispondere. Un poco pi tardi, visto che erano gi le dodici e mezza e che era stanca ed annoiata, si alz, salut tutti e se ne and a casa. Mentre camminava nella sera tiepida d'aprile, la sua casa era a pochi isolati di distanza, si sentiva in un profondo disagio. Quello scherzo di Lindquist non poteva esserne certo la causa. Le venne da chiedersi se nel periodo che era stata fuori Chick non potesse aver ritelefonato. Era la prima volta che disdiceva un appuntamento.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Alle due del mattino c'erano ancora cinque persone nell'ufficio del senatore Allen. Si trattava, per la verit, di una stanza nel palazzo degli Uffici del Senato, stanza che era stata assegnata al comitato d'inchiesta sulla propaganda delle armi; ma datoch Allen era il presidente della commissione, si poteva dire che quella stanza fosse la sua. L'aria era densa di fumo e regnava il disordine, ma era il minimo che ci si potesse aspettare considerando che una quarantina di persone almeno erano entrate ed uscite da quella stanza quella sera. In quelle due ultime ore, il senatore Tilney aveva aperto ripetutamente una finestra e ripetutamente, dopo un breve lasso di tempo, il suo collega Wilcox l'aveva richiusa. I cinque erano tutti senatori: Reid, magro e piccolo, sempre all'erta, il volto accigliato, se ne stava seduto in una poltroncina; Corcoran, alto e dinoccolato, in abito da sera, era seduto sulla sponda del lungo tavolo e sbadigliava; Tilney era vicino ad una finestra con le spalle rivolte agli altri e con occhi stanchi guardava fuori nella notte di aprile cercando forse di trovarvi quel che non era riuscito a trovare negli occhi blu di Sally Voorman; Allen, grande e grosso, vestito elegantemente, passeggiava avanti e indietro canterellando fra s e s; Wilcox, un westerner, il pi giovane dei cinque, che aveva dato prova durante quel suo primo periodo di Senato di saper ubbidire ed aspettava ora il suo momento di comandare, se ne stava in piedi di fronte a Corcoran al quale si rivolse col tono di un parigrado.
"Andiamocene a casa, per Dio!"
Corcoran rispose debolmente.
"Non fino a quando Tilney ce l'avr detto. Dobbiamo dargli tutto quel che vuole."
"Ma v'ho detto che non abbiamo bisogno di lui" sbott Wilcox. "Abbiamo bisogno di dormire, non di lui."
Reid parl senza muoversi dalla sua poltrona; la sua voce era attenta, priva di stanchezza, come il suo aspetto.
"Si dice ad uno che non si ha bisogno di lui quando si vuole bluffare, ma non  il caso con Tilney. Sa bene quel che abbiamo in mano; non hai afferrato il punto della situazione." Si rivolse alla persona vicino alla finestra. "Tilney, conosci tutti gli argomenti bene quanto noi. Potresti appoggiare sia una parte che l'altra. Vuoi dirci da che parte stai?  tutto qui. Ci risparmier una lotta ai ferri corti. Dicci ora la tua decisione. Io sono sicuro che sarai dalla nostra al momento del voto, ma noi vorremmo saperlo ora. Ti chiediamo di dircelo senza alcun pregiudizio per gli argomenti sui quali prevedi che sarai in disaccordo con noi."
Tilney si era girato. Aveva gli occhi stanchi; sbatt ripetutamente le palpebre per via del fumo. Attravers la stanza e, senza far caso a Reid, si arrest davanti a Corcoran e disse:
"Wilcox ha ragione. Abbiamo bisogno di dormire. Io me ne vado a casa. Il tuo blocco favorevole alla guerra, Jim, mi sembra abbastanza forte. Credo che ce la farete." Corcoran si alz dal tavolo. Era alto pi di sei piedi, qualche pollice in pi di Tilney che non era certo piccolo.
"Mettiti con noi, Bronnie." C'erano tre sole persone a Washington che chiamavano Bronson Tilney "Bronnie". "Dannazione, di che si tratta? Lealt a Stanley? Lui non s'aspetta niente del genere. Odio per la guerra? Forse credi che io ne sia entusiasta? Reid e Wilcox lo sono e lascia che lo siano. Io la odio. Durante questi vent'anni a Washington credo che tu ed io abbiamo imparato a soffocare l'odio. Che cos', dunque? Credi di poter arrestare la corrente? Non c' la minima possibilit. Cos', allora?"
"Ho il mal di pancia, Jim." Tilney allung una mano e la batt sulla spalla dell'altro. "Ho semplicemente il mal di pancia,  tutto." Si volse quindi a guardare gli altri tre, Wilcox, Allen e Reid.
"Signori. Non decider cosa dire sulla vostra guerra fino a quando non avr sentito il Presidente, domani. E questa  la mia decisione definitiva. Avrei dovuto essere cos categorico gi due ore fa. Ora come ora, nessuno sa quel che il Presidente dir. Se dopo che il Presidente avr parlato la mia coscienza me lo permetter, sar pronto a mandar gi l'amaro nello stesso modo in cui voi sarete lieti di brindare col fiele."
Wilcox sbott:
"Bene. Adesso  chiaro."
Reid disse con voce fredda ma amichevole:
"Non cercare di lottare contro di noi, Tilney."
Allen fu sarcastico e niente affatto amichevole.
"Lascia la tua coscienza a casa. Ti sar cos pi facile." Tilney, senza far loro caso, stava mormorando qualcosa a Corcoran il quale scuoteva il capo.
"No" disse quando Tilney ebbe finito "non possiamo farlo. Deve essere prima dell'aggiornamento di domani. Di oggi, data l'ora. Ci siamo impegnati. Vieni dalla nostra, Bronnie. Prenditi il tempo che vuoi. Posso stare ad aspettare qui anche tutta la notte per te."
Tilney, senza neppur pi preoccuparsi di rispondere no, si allontan.
"Buonanotte, Jim."
Salut gli altri con un gesto del capo, raggiunse la porta lentamente e con passo incerto, apr la porta ed usc lasciandosela aperta alle spalle.
Wilcox mormor:
" morto in piedi."
"Ma non lo sar pi a mezzogiorno" ribatt Reid tirandosi in piedi. "Fai la mia strada, Jim?"
Corcoran s'era avvicinato al tavolo e si era fermato di fronte ad Allen e lo stava fissando. La sua voce s'era fatta velenosa.
"Se un giorno ti sentirai oppresso dai rimorsi, sepolto sotto il peso della coscienza di Bronson Tilney, non chiedere aiuto a me."
Fu Reid a rispondere.
"Non pensarci nemmeno. Siamo tutti seduti sullo stesso barile di polvere. Ed ora sar meglio andare a dormire."
...
.
...
Marted: l'attesa.
...
.
...
Capitolo 1.
...
.
...
Nei giorni in cui il Presidente appare davanti alle Camere congiunte, Washington, sul pigro fiume Potomac, assume, non senza un tono di civetteria, l'aspetto della capitale del mondo.
Di tutte le citt di questo mondo, Washington  quella che meno s' sviluppata naturalmente, costruita come  stata da violenti self-made men; ma, in via ordinaria, si accontenta del suo ruolo di magione celestiale delle orde il cui paradiso sono i ministeri e la cui salvazione  rappresentata dallo stipendio statale.
Ma in certe occasioni, alza il capo consapevole del suo ruolo di una fra le poche pi importanti citt del mondo. Ed una di tali occasioni  il quadriennale Giorno dell'Inaugurazione; un'altra , per oscure e indefinibili ragioni, il Primo dell'Anno; un'altra, anche se in tono minore,  quando il Presidente parla al Congresso.
Le prove visibili della differenza con un qualsiasi altro giorno sono appena percettibili: un maggior numero di poliziotti in Pennsylvania Avenue, pi persone sui marciapiedi e un maggior numero di lussuose vetture dirette al Campidoglio; ma la differenza  pi apprezzabile nel tono psicologico degli abitanti. L'aria non  cos carica di elettricit come a Cleveland o a St. Louis alla prima partita di baseball della stagione, ma vi sono delle scintille e delle scariche che in quelle citt di solito mancano.
Quel marted in particolare, aveva qualcosa poi, fin dal mattino, che lo rendeva unico. Eran le dieci del mattino; il maggior generale Francis Cunningham guardava in piedi fuori della finestra nell'ufficio del Segretario della Guerra e sbott, senza girarsi, al funzionario:
"Ma che diavolo crede che stia succedendo questa citt, il cambio del Gabinetto a Parigi?"
Il Segretario, allungando una mano per sollevare un ricevitore, non gli rispose. La polizia teneva la situazione sotto controllo, ma ad ogni buon conto, l'esercito era pronto. La situazione era sempre fluida. Il primo scontro aveva avuto luogo poco dopo l'alba allorch un gruppo di comunisti, forte di cinquecento elementi, si era riunito nelle vicinanze della Caserma della Marina avviandosi poi per la Virginia Avenue e un capitano, che aveva letto la vita di Napoleone e non teneva in gran conto le istruzioni ricevute, aveva deciso per conto suo che i rossi non avrebbero dovuto passare. Alcuni dei dimostranti erano rimasti contusi ma, peggio, la loro marcia ordinata si era trasformata ben presto in un fuggi-fuggi caotico. Ovviamente il capitano aveva ricevuto quel che si meritava: una solenne lavata di capo. In seguito, dal tetto di un palazzo vicino al Parco di Garfield, erano volati sulla testa dei rossi mattoni e pietre. Alcuni dei dimostranti avevano cercato di rispondere tirando dei sassi, ma i loro capi avevan dato ordine di mettersi al riparo, cosa che tutti fecero non appena caricati i feriti su di un camion perch venissero trasportati all'ospedale. La polizia era corsa sul tetto ed era riuscita a mettere le mani su tre sole Camicie Grigie. Le altre se l'erano gi squagliata.
Nel mattino presto vi erano state alcune altre schermaglie minori in varie parti della citt. Dopo uno scontro avvenuto nella Second Street nel quale tutti i contendenti erano scomparsi all'arrivo della polizia, era stata trovata una Camicia Grigia a terra con la testa sfracellata. Era stato l'unico morto fino a quel momento; sembrava che per il momento i contendenti non avessero intenzione di uccidersi ma solo di fare allenamento. Tutte le notizie venivano subito trasmesse dai centri di polizia al Segretario della Guerra, in attesa del momento in cui l'esercito avrebbe dovuto subentrare.
Quando il Segretario ebbe finito di telefonare, il maggior generale Cunningham gli domand: "Beh, cosa dice il nostro Presidente cuore d'oro?".
"Sta a me decidere." Il Segretario si strofin l'orecchio. "Buffo. Star a me decidere se e quando sar necessario l'intervento dell'esercito. Non ho parlato con il Presidente, ma Brownell mi ha detto che  la decisione definitiva del Presidente. Mi far pervenire l'ordine per scritto."
"Allora?"
Il Segretario scosse il capo.
"Aspettiamo di sentire nuove da Tanner."
Tanner, il Capo della Polizia, si trovava nel suo ufficio ed aveva un guaio per capello. Detestava i cani. Furti e violazioni del codice stradale ed anche un qualche assassinio di tanto in tanto non eran guai; erano il suo pane quotidiano. Ma i comunisti e le Camicie Grigie e quel genere di gente l, la cui attivit per lui era pienamente criminosa, avevano radici che si infiltravano profonde in molti interstizi del sottosuolo politico a tal punto che era necessario trattarli quasi come se fossero comuni cittadini. Ci non solo creava confusione, ma anche, ed era il peggio, creava guai. E quelli non erano i soli. Aveva appena riattaccato il telefono dopo aver parlato con un tenente che gli aveva riferito di come all'angolo fra la Quattordicesima Strada e la New York Avenue, un gruppo di donne, un centinaio o forse pi, chiedevano il permesso di marciare per Pennsylvania Avenue fino al Campidoglio. Facevano parte della Lega delle Donne per la Pace, aveva detto il tenente. Ben vestite, decise, portavano degli stendardi grossi come lenzuola con su delle scritte contro la guerra. Quando il Capo della Polizia aveva ordinato al tenente di dire a quelle donne di tornarsene a casa, il tenente aveva replicato che ci sarebbe voluta un'intera squadra per occuparsi di loro; il Capo aveva allora gridato nel telefono: "E allora lascia che quelle dannate cretine facciano la loro dannata marcia!"
Un'altra domanda analoga che giunse verso le undici fu troppo per lui; ordin al capitano che gli aveva telefonato di chiedere direttamente del Segretario della Guerra. Al Ministero della Guerra la telefonata fu passata al Segretario in persona. Cunningham si trovava ancora nel suo ufficio. Il Segretario ascolt il capitano, gli fece una domanda o due e gli disse poi di attendere. Si rivolse al generale:
"Ecco una bella storia per lei. Trecento Camicie Grigie si trovano in una strada fra la Dodicesima Strada e la Pennsylvania Avenue. Il loro capo dice che vogliono marciare sul Campidoglio. Il capitano della polizia gli ha detto di no. E vuol sapere allora cosa  successo? Il capo delle Camicie Grigie ha tirato fuori un permesso firmato dal commissario Forrest!"
Cunningham lo fissava ad occhi spalancati.
"No!"
"S."
" un falso."
"Il capitano dice che conosce la firma. Forrest ha il diritto legale di firmare un permesso del genere?"
"Credo di s. Non lo so. Chi  il capo delle Camicie Grigie? Lincoln Lee?"
"No. Uno alto coi capelli neri."
Cunningham sbott:
"Lo faccia arrestare e faccia disperdere gli altri."
"Per cosa lo faccio arrestare?"
"Per non essere Lincoln Lee. Che importanza ha il motivo? In ogni caso non si deve permettere loro di sfilare. Li faccia disperdere."
Il Segretario esit un attimo, poi impart l'ordine. Quand'ebbe finito, si rivolse di nuovo al generale.
"Cosa ne sa di Forrest?"
La risposta fu incisiva.
"Non so niente di niente sul conto suo n di altri.  un'ottima cosa che io sia un soldato e non si supponga che io debba saperlo. Mi risparmia cos dell'imbarazzo."
Il centro dell'eccitazione, il punto di concentramento a cui tutte queste manifestazioni miravano, era, naturalmente, il Campidoglio. La polizia, a cavallo e a piedi, lasciava liberi solo quegli spazi che erano stati sbarrati. Gli agenti cercavano di mostrarsi pazienti, ma di tanto in tanto un manganello sfiorava qualche testa e lo zoccolo di un cavallo pestava qualche piede. Camicie Grigie non ce n'erano in vista; c'erano molti baveri rialzati, ma, naturalmente, non c'era nulla di illegale in ci. Quando il Capo della Polizia arriv sul posto verso le undici e mezza fu pi sollevato che allarmato; dai rapporti aveva sospettato di peggio. Cominci persino a pensare che non sarebbe stato necessario l'intervento della polizia una volta che fu sceso dalla sua auto ed ebbe cominciato a fare il giro nei punti strategici. Alle dodici e un quarto, quindici minuti prima del previsto arrivo del Presidente, si port ai piedi dei gradini dell'ingresso ovest, proprio di fronte alla delegazione della Lega delle Donne per la Pace. Sembravano stanche, eccitate e feroci, il loro stendardo ben alzato sulle sue aste di legno; erano certamente pi di un centinaio.
Il Capo si rivolse ad una di esse, che pareva il capo.
"Loro signore non sembrano al loro posto radunate confusamente qui davanti."
"Non siamo radunate confusamente!" rispose la donna indignata. "Vogliamo che il Presidente ci veda. C' un posto migliore?"
Il Capo scosse la testa e si avvi verso un capannello di persone radunatesi attorno a un tizio che stava facendo un discorso.
...
.
...
Capitolo 2.
...
.
...
All'interno del Campidoglio, nella Camera del Parlamento, si era radunata intanto un'altra folla. Pi precisamente, tre folle distinte. Vi era la folla che gremiva le gallerie dei visitatori, quella della galleria della stampa e, infine, quella sparpagliata nella Camera.
La prima folla era composta di mogli di senatori e deputati, rappresentanti di ambasciata, politicanti, la vedova di un ex-presidente, mogli di giudici, funzionari governativi e alcuni rappresentanti della cos detta gente comune. Il voco era assordante dato che la riunione non era stata chiamata all'ordine ancora. Ed era particolarmente accesa per via dell'aspettativa. Si trattava di una folla ben informata, che conosceva l'allineamento del Parlamento, il blocco del Senato sulla guerra, il punto in cui il Presidente avrebbe parlato sotto la linea degli uscieri. Conosceva tutti di vista, sapeva che Mrs. Stanley non era mai apparsa e, soprattutto, sapeva che non solo l'intera nazione, ma il mondo tutto, stava trattenendo il fiato nella spasmodica attesa di ci che quella folla avrebbe sentito e visto per prima.
Gli occupanti della galleria della stampa, non semplici spettatori ma personaggi del dramma ben consapevoli di ci, passeggiavano nervosamente avanti e indietro, fermandosi a parlare in gruppetti, prendendo appunti, sparendo di sotto e riapparendo tosto in galleria. Alcuni scribacchiavano sui loro notes.
Al piano terra, la maggior parte dei legislatori e dei fautori della guerra erano seduti ai loro posti; gruppi erano in piedi nei passaggi fra i sedili; senatori e deputati entravano ed uscivano dal guardaroba; uscieri passavano camminando o correndo. Fra i veterani e i capigruppo, Reid era in piedi vicino ad una parete ascoltando il deputato Morton con il viso accigliato. Corcoran stava parlando con il gruppo della presidenza della Camera, che includeva il portavoce, Horner, e il Vicepresidente, Sterling, e Jackman, tutti campioni della lotta contro la guerra; Allen e Wilcox non erano in vista e Tilney era seduto al suo posto, il mento sprofondato sul petto, gli occhi chiusi. Tutti erano nervosi e tesi, anche i pi modesti del gruppo che sapevano come votare a prescindere da quel che sarebbe successo. Essi, come gli attori minori in uno spettacolo teatrale, si accontentavano di dividere l'eccitamento generale, lasciando la gloria ai protagonisti; ma nessuno avrebbe potuto privarli almeno di quello.
Alle dodici e tre minuti, il portavoce e il Vicepresidente salirono sul loro podio. Il Vicepresidente batt ripetutamente il martello per fare silenzio. Il voco prese lentamente a scemare mentre i membri del parlamento ancora in piedi si affrettavano a raggiungere il loro posto. Il martello batt ancora parecchie volte prima che il silenzio venisse raggiunto. Il portavoce lesse qualcosa a cui nessuno fece molto caso. Un senatore si alz, fu riconosciuto da tutti, e si lanci in quella che apparentemente sembrava una discussione sulla geografia degli Stati Uniti. I ritardatari stavano comparendo dal guardaroba.
La discussione continu. Si not che ad un certo momento il Vicepresidente si sollev un poco sulla sua poltrona e guard in una certa direzione aggrottando la sopracciglia. L'oratore esit qualche istante e continu quindi la sua tirata geografica. Erano le dodici e venti. Su nella galleria dei visitatori, Sally Voorman sussurr al marito:
"Quel buffone fa salire la tensione per preparare il suo ingresso?"
Si sentirono altri bisbigli sommessi che aumentarono gradualmente ad un mormorio ben distinto. Avevano atteso gi abbastanza per lo spettacolo; non eran certo dell'umore adatto per attendere ulteriormente l'alzata del sipario. All'una meno venticinque, un usciere fece la sua comparsa e si avvicin rapidamente al Vicepresidente porgendogli un biglietto. Una sorta di fruscio attravers la camera. Era chiaro: doveva trattarsi di un messaggio telefonico col quale si avvertiva che il Presidente stava lasciando la Casa Bianca. Ci sarebbe stato da aspettare almeno un altro quarto d'ora; ma con grande sorpresa di tutti, il Vicepresidente, dopo essersi piegato a dire qualcosa al portavoce, si era alzato ed era uscito nella stessa direzione da cui era giunto poco prima l'usciere. Il mormorio in sala aument sensibilmente. Il portavoce batt ripetutamente il martello per chiedere ordine. Il senatore continuava con la sua lezione di geografia.
Non pi di tre minuti passarono prima che il Vicepresidente tornasse. Invece di tornare al suo posto sul podio, attravers lo spazio libero fino all'inizio di un corridoio fra i sedili e fece segno al senatore Corcoran che si affrett ad alzarsi e a raggiungerlo. Il Vicepresidente gli parl sottovoce; quelli che erano vicino notarono che aveva il viso bianco e via via che parlava Corcoran si irrigidiva stringendo le mascelle.
Infine Corcoran si volt e torn al suo posto dopo aver dato un'occhiata a Reid che fra di loro doveva avere un qualche significato perch Reid fece di s col capo.
Il Vicepresidente torn sul podio. Il portavoce gli porse il martello e lui lo prese. Non si sedette ma rest in piedi con le labbra strette. Il senatore che stava parlando, farfugli ancora qualcosa, si incespic, zitt e si sedette. Il Vicepresidente si raschi in gola e quindi parl in un silenzio di tomba:
"Devo annunciarvi una notizia. Ho ricevuto informazioni che il Presidente  indisposto e impossibilitato a presentarsi in parlamento.  perci necessario posporre la seduta."
Il silenzio rimase assoluto per qualche istante ancora e quindi un improvviso brusio in progressivo aumento scoppi. Prima che il Vicepresidente avesse finito, Corcoran era in piedi. Il Vicepresidente disse:
"Senatore Corcoran?"
"Propongo che la seduta venga aggiornata."
Una met dei senatori e dei deputati era balzata in piedi; una dozzina gridavan per farsi riconoscere, pi forte di tutti gridava il senatore Allen. Il Vicepresidente batt un colpo con il martello. La seduta era aggiornata. Il Vicepresidente, accompagnato dal portavoce, scese dal podio. Nella camera regnava adesso la confusione: tutti parlavano, allarmati, indignati, spaventati...
Collins del Vermont, seduto a fianco di Bronson Tilney, gli grid in un orecchio:
" uno sporco trucco, ma la pagher!"
Tilney, gli occhi pi stanchi che mai, non gli fece attenzione.
Un quarto d'ora pi tardi, Mrs. Richard Arthur Coulter, diretta a casa nella sua bella vettura insieme all'amica Diana Freeman, espose un'idea che avrebbe potuto prevenire contrattempi di quella fatta:
"Sai, mia cara, il Presidente dovrebbe avere un sostituto, come un cantante lirico. Non ti pare?"
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Era ben difficile quel marted pomeriggio distinguere i fatti dalle voci in tutte quelle notizie che circolavano per Washington. Per circa tre ore, almeno un centomila cittadini pens che il Presidente era stato assassinato; dove la notizia avesse avuto inizio nessuno sapeva, ma fece rapidamente il giro della citt e and anche pi lontano. Basta ci a dare un'idea di quel marted pomeriggio. Il Presidente Stanley voleva pi tempo per prendere una decisione; o aveva avuto un esaurimento nervoso; o era ubriaco; o era stato assassinato da un rosso o da una camicia grigia o da un giapponese; o aveva fatto uno scherzo coi fiocchi al Congresso. La cosa strana era che queste supposizioni non eran discusse soltanto dalla gente della strada, alla quale molto spesso si permette di apprendere solo ci che si ritiene ad essa adatto, ma persino da coloro che si presupponeva avessero informazioni dirette di prima mano. I capi del Senato e della Camera, gli ambasciatori, i capi degli uffici stampa, nonostante tutti i loro sforzi spasmodici per assumere informazioni, non potevan far altro che torturarsi con ogni sorta di congettura.
Alle tre e mezza si seppe definitivamente che il Gabinetto era stato convocato alla Casa Bianca. Alle quattro il Segretario di Stato fece la sua comparsa nella sala stampa e annunci bruscamente ai giornalisti ivi riuniti che nessuna informazione sarebbe stata rilasciata se non dopo la riunione di Gabinetto e che non poteva prevedere quando sarebbe finita. Dopodich se n'era andato.
Era una sconfitta pi per i dimostranti riunitisi davanti al Campidoglio che non per i legislatori del Parlamento. Com' tipico non soltanto dei dimostranti ma di tutta la razza bipede di cui facevan parte, essi furono subito pronti a considerare il mancato arrivo del Presidente come un basso trucco escogitato per la loro frustrazione. La loro eccitazione era giunta cos al massimo e si aggiravano inquieti pronti alla rissa. Ma la polizia s'era resa conto della situazione e ben presto fu palese che l'attesa e l'incertezza aveva fatto s che l'umore dei dimostranti si deteriorasse da un ardore sacrificale alla furia pura e semplice. La polizia era assai pi preparata a controllare una situazione del genere e cos i dimostranti vennero ignominiosamente dispersi. La zona fu ripulita e le strade pattugliate con il solo risultato di qualche mento ammaccato e qualche osso rotto.
Erano esattamente le tre quando la verit sull'argomento venne rivelata; fino a quel momento solo quattro persone l'avevano conosciuta: Mrs. Stanley, Harry Brownell, il segretario del presidente, e due agenti del servizio segreto. Tutti i membri del Gabinetto, invitati telefonicamente da Brownell, si eano riuniti nello studio biblioteca al secondo piano, luogo solitamente usato dal Presidente Stanley per le sue riunioni. Erano tutti presenti incluso il Vicepresidente. L'ultimo ad arrivare era stato Billings, Ministro dell'Agricoltura, che al momento in cui era stato convocato era impegnato in una commissione. Alcuni seduti, alcuni in piedi, tutti aspettavano. Il Presidente? Non lo sapevano; Brownell aveva detto loro di venire. Parlavano sottovoce come se fossero in presenza di un defunto. Avevano i nervi tesi e c'era ben poco da dire.
Quando la porta si apr, tutti i visi si girarono di scatto verso di essa. Mrs. Stanley entr e coloro che erano seduti si alzarono. Il segretario Brownell, che la seguiva, chiuse la porta alle loro spalle. Mrs. Stanley fece qualche passo avanti, si ferm e si guard attorno come se stesse contando i presenti. Di solito era sempre sorridente ma in quel momento il volto era serio e grave. Era senza fiato, aveva i capelli in disordine e si appoggi ad una sedia come se avesse avuto bisogno di sostenersi. Disse:
"Vi prego, sedetevi. Sedetevi."
Alex Liggett, il Segretario di Stato, persona estremamente cortese, si affrett a muovere una sedia per la signora. Lei fece di no col capo, poi cambi idea, fece un cenno di ringraziamento e si accomod. Il segretario Brownell rimase in piedi al suo fianco; tutti gli altri si sedettero.
Mrs. Stanley disse:
"Sono stata afflitta da un grosso problema in queste ultime ore che non posso pi tenere per me.  un problema anche vostro e del paese. Il Presidente  stato rapito." Tutti la fissarono come se non riuscissero affatto a capire ci che aveva detto. La signora continu:
"La notizia  stata tenuta nascosta, anche a voi, per cinque ore. Forse ho fatto male... non lo so... ma in ogni caso l'idea  stata mia e me ne assumo tutta la responsabilit."
"E io la condivido" intervenne brusco Brownell. "Ufficialmente, mi assumo io la responsabilit e ne sono lieto."
Si sentirono alcune esclamazioni. Tre o quattro dei membri del Gabinetto erano balzati in piedi. Billings, un vecchio amico degli Stanley, era rimasto a bocca aperta come un idiota. Liggett, Segretario di Stato, esclam stupidamente:
"Rapito, come, chi?"
Il Vicepresidente Molleson fissava con sguardo stupito e sospettoso la moglie del Presidente. Fu la voce composta e tranquilla del Ministro degli Interni, Lewis Wardell, a rompere il silenzio provocato dallo choc.
"Forse sarebbe meglio, Mrs. Stanley, che lei ci dicesse come si sono svolti i fatti."
"Vuole che ci pensi io?" chiese Brownell alla signora.
Lei fece di no col capo.
"Grazie Harry." Aveva la voce stanca ma ferma. "Il Presidente ha fatto colazione da solo poco dopo le otto. Avevamo degli ospiti ed io ho fatto colazione con loro prima. Verso le otto e mezzo mi ha detto dall'atrio che usciva in giardino a prendere una boccata d'aria e che poi sarebbe venuto nella biblioteca, in questa stanza; conclusi che non aveva intenzione di recarsi in ufficio visto che prima di mezzogiorno avrebbe dovuto muoversi per recarsi in Campidoglio e nel frattempo non aveva alcun appuntamento. Dopo di allora non ho pi avuto modo di sentirlo n di vederlo."
Inghiott la saliva.
"Poco prima delle dieci, Mr. Brownell mi telefon dicendomi che aveva da comunicare una cosa della massima importanza al Presidente. Aveva pensato di trovare il Presidente nel suo studio o nello biblioteca; aveva cos chiamato in queste due stanze ma non aveva ottenuta risposta. L'aveva allora cercato e non avendolo trovato, aveva concluso che doveva trovarsi con me. Quando gli dissi di no, Mrs. Brownell mi manifest la sua preoccupazione e si affrett a raggiungermi. Andammo cos insieme nello studio e nella biblioteca e in altri posti. Lui usc fuori. Era dell'avviso di fare il minor numero di domande possibili... Io continuai le ricerche all'interno, ma non mi riusc di ritrovare mio marito... So, signori..."
Balbett e si interruppe. Dopo un attimo rivolse lo sguardo a Brownell, che era sempre in piedi al suo fianco, e gli fece un cenno col capo. Fu Brownell a continuare.
"Mi feci aiutare da un agente del Servizio Segreto che era di servizio nel giardino. Apprendemmo cos che nessuno aveva visto rientrare il Presidente e trovammo degli indizi che ci allarmarono. Mi consultai con Mrs. Stanley. Impartii subito istruzioni che nessuno avrebbe dovuto andarsene o entrare senza prima aver chiesta l'autorizzazione alla signora o a me. Interruppi i contatti con gli Uffici Esecutivi. Tutte le telefonate con l'esterno vennero bloccate e tutte le telefonate dirette alla Casa Bianca vennero convogliate su di un'unica linea e all'apparecchio telefonico misi un uomo da me scelto. Continuammo le nostre ricerche. I risultati furono scarsi ma sufficienti a farci concludere quanto Mrs. Stanley vi ha gi annunciato. Il Presidente  stato rapito."
Brownell si arrest. Da pi parti gli giunsero delle domande. Ma su tutte domin di nuovo la voce pacata di Lewis Wardell:
"Le dieci erano cinque ore fa, Mr. Brownell. La responsabilit che dite di esser lieto di assumervi,  molto pesante."
Il segretario acconsent col capo.
"Naturalmente. Il Presidente doveva recarsi al Campidoglio a mezzogiorno. Fino a quell'ora pensammo di aver ragione di credere che si sarebbe presentato al Parlamento. Quando ci non avvenne, per due ore perseguimmo un'altra linea. Alle due e mezza vi ho telefonato."
Oliver, Ministro della Guerra, intervenne:
"Aveva motivo di credere che sarebbe venuto in Campidoglio? Cosa significa?"
"Significa..." Brownell si arrest subito. "Signori, stiamo perdendo del tempo prezioso. A loro, come gruppo nel suo insieme, non do alcuna spiegazione. Risponder della mia condotta alla persona giusta, al momento giusto, ossia al Presidente degli Stati Uniti quando sar tornato al suo posto. S, ho atteso cinque ore prima di comunicarvi la notizia; e non ho neppure informato il Capo del Servizio Segreto, n la polizia, n nessun altro. Perch? perch non mi fido di loro. Non mi fido di nessuno! Voi conoscete Washington e siete a conoscenza della crisi attuale, ma dubito se voi tutti insieme riuscireste a immaginare quel che io so circa quanto  avvenuto qui nei due scorsi mesi: il crescendo di paura e avidit, di domande ed appelli nobili e ignobili, di odio o di cupidigia, di minacce aperte e velate. Io so, per esempio quel che  successo nello studio la sera del venerd scorso, quando uno di voi, qui presente, se ne rimase tranquillamente seduto al suo posto senza alcun segno di disapprovazione mentre tre dei vostri colleghi statisti, che ricoprono alte cariche, gli dicevano che se non avesse deciso di optare per la guerra entro una settimana, sarebbe stato messo sotto accusa. Non mi fido di nessuno! Suppongo che il Gabinetto abbia..."
Fu Lewis Wardell a interromperlo.
"Mr. Brownell. Risparmi la sua orazione per pi tardi. Se il Presidente  stato rapito, dobbiamo ritrovarlo."
"S, signore; stavo appunto per dire che il Gabinetto ha l'autorit legale. Se vorrete delegare uno di voi sul quale si potr contare per la sua azione pronta e leale, sono pronto a riferire a tale persona tutto quel che so e tutti i miei sospetti. Altrimenti dir solo quel che dovr e far tutti i passi che riterr opportuno sotto la mia responsabilit, a meno che non mi venga impedito. L'azione condotta dal Gabinetto come gruppo sarebbe troppo dispersiva. Volete nominare un vostro rappresentante?"
Oliver mormor qualcosa al suo vicino, Liggett. Billings redargu il segretario:
"Meno fretta, Harry: non ci va che ci venga fatta premura a questo modo."
Theodore Schick, il grasso ministro del commercio, borbott con gli occhi semichiusi:
"In assenza del Presidente... suppongo... il Vicepresidente..."
Due o tre scossero il capo negativamente. Molleson si affrett a rispondere con voce incerta:
"No, Theodore. Non io..." Riusc a controllare la propria voce. "Non si tratta di un'assenza costituzionale."
Un silenzio greve regnava ora nella stanza. Gli occhi dei membri del Gabinetto si muovevano nervosamente fissando ora un collega, ora un altro. Ma in tutti sembrava che ci fosse del sospetto. Mrs. Stanley si alz e lasci la stanza.
...
.
...
Mercoled: la confusione.
...
.
...
Capitolo 1.
...
.
...
Alle nove del mattino di mercoled, il Distretto di Columbia si trov sotto la legge marziale. Tutti i diritti dei cittadini erano stati sospesi. Attraversare una strada, guidare un'automobile o addirittura comprare un gelato, non era pi un diritto ma un privilegio che poteva essere interrotto in qualsiasi momento pi o meno bruscamente.
Per le strade di Washington si vedevano dei soldati; non in gran numero, per la verit. Si limitavano a stare agli angoli delle strade in posti prefissati, armati di tutto punto, e guardavano i passanti con aria indifferente. La ricerca del Presidente veniva condotta da altri, dalla polizia e dal Servizio Segreto. Cio, la ricerca ufficiale, perch centinaia di migliaia di cittadini si erano uniti alla caccia. Il "Record" di Washington, il giornale di propriet di Hartley Grinnell, genero di George Milton, che aveva aspramente criticato il Presidente per mesi e mesi, apparve quella mattina con un testo a caratteri cubitali che occupava, come un manifesto, tutta la prima pagina.
Cittadini di Washington, della Virginia, della Virginia dell'Ovest, del Maryland, del Delaware, della Pennsylvania, del New Jersey.
TROVATE IL PRESIDENTE.
...
.
...
Potrebbe trovarsi in citt, non pu essere lontano. Trovatelo! Se ognuno e tutti voi vi accerterete che non si trova nel palazzo in cui vivete e in quello in cui lavorate e nei palazzi vicini e in tutti i probabili nascondigli nelle vostre vicinanze, verr trovato. Non date nulla per scontato! In questo stato di emergenza nazionale determinato da un ignobile crimine, nessuno ha il diritto di rifiutarvi piena soddisfazione circa la propria abitazione. Non perdete tempo!
TROVATE IL PRESIDENTE. e, se necessario, SALVATELO!
...
.
..
L'idea fece presa; altri giornali in altre citt la fecero loro in edizioni speciali, e manifesti che la ripetevano vennero stampati in dozzine di citt ed attaccati un po' dappertutto. Chiunque poteva aspettarsi in qualsiasi momento di veder irrompere nella propria casa, o nel proprio ufficio, fabbrica, magazzeno, un individuo, o una delegazione, che chiedeva "soddisfazione" e il diritto di perquisire. Nessuno avrebbe osato rifiutare neppure quand'era evidente che qualche malintenzionato approfittava dell'occasione per regolare conti personali. Nonostante avvenimenti di questo genere e un gran dispendio, in pi di un'occasione, fu un'impressionante dimostrazione dello stato d'animo del popolo americano in quella drammatica circostanza. Volevano che il loro Presidente tornasse al suo posto e erano fortemente intenzionati a ritrovarlo. In pi di una circostanza alcuni di loro si resero ridicoli: ma questo  comprensibile perch in circostanze del genere il minimo che pu capitare  che le persone implicate perdano il loro senso dell'umorismo. Divennero veri e propri crociati, persino i droghieri e i garagisti dei paesi del Delaware che si mettevano il revolver in tasca prima di recarsi al lavoro e gli stagnini delle cittadine del New Jersey che, chiamati a far delle riparazioni, lasciavano le padrone di casa con occhiate sospettose e rimanevan poi con l'orecchio incollato alla porta nella speranza di udire qualche rumore sospetto.
Casi di violenza, gratuiti ma inevitabili, occorsero qua e l. Ad Altoona, in Pennsylvania, il capo locale delle Camicie Grigie fu lasciato appeso spenzoloni ad un albero e la sua casa data alle fiamme. Incidenti analoghi, seppur meno cruenti, accaddero in centinaia di altre localit sparse un po' in tutta la nazione. Nel giro di una dozzina d'ore, la camicia grigia era divenuto l'indumento meno di moda nella storia della Repubblica e nessuno avrebbe pi osato portarla in pubblico, e neppure in casa. Anche i rossi vennero perseguitati anche se con minor furia e, certamente, con minor ragione. In California, i Giapponesi furono presi e bastonati, arrestati, cacciati per le citt e per i sobborghi. La stampa rifer che ne erano stati uccisi pi di una dozzina.
Nel raggio di un cento miglia tutto attorno a Washington gli automobilisti avevano difficolt a raggiungere le loro destinazioni. Le loro vetture potevan esser fermate in qualsiasi posto e da chiunque a qualsiasi ora e perquisite. Se alla ventesima perquisizione davan segno di una qualche rimostranza, spesso se ne pentivano. Sull'autostrada a nord di Atlantic City un uomo alla guida di una grossa berlina nera si ferm a far rifornimento. Al suo fianco aveva un altro uomo; erano rispettivamente il presidente ed il direttore di una banca di Philadelphia. Dopo aver fatto il pieno ed esser stato pagato, il benzinaro disse:
"Non vi dispiace se do un'occhiata dentro?" e pos la mano sulla maniglia della portiera posteriore. Il banchiere gli disse che la portiera era chiusa, che lui aveva fretta e che intanto una dozzina di persone almeno aveva gi perquisito l'auto. Cos detto, aveva messo in moto.
Il benzinaro gli aveva detto allora:
"Un momento; sar molto meglio che lei apra la portiera."
L'auto si avvi. Quattro o cinque colpi di arma da fuoco esplosero ed entrambi i pneumatici posteriori si appiattirono. Due uomini, uno con un fucile da caccia e l'altro con una carabina, si staccarono da un gruppetto poco lontano e si avvicinarono al banchiere che, rosso in viso di collera, era intanto sceso. Uno dei due, tenendogli puntato addosso il fucile, gli intim di aprire la portiera. Il banchiere, imprecando a tutto spiano, fece come gli veniva chiesto. Il tizio guard dentro e si ritrasse tirandosi dietro una borsa da viaggio che apr rovesciando tutto il suo contenuto per terra. Col piede rimest fra gli effetti personali del viaggiatore prima di dire:
"O.K. E un'altra volta, capo, sar bene che vi comportiate come si deve."
L'altro tizio si port davanti all'auto e sbott con tono sprezzante:
"Questi due pneumatici son mica tanto buoni" e spar due colpi nelle gomme: cos tutti e quattro i pneumatici eran fuori uso. Il banchiere da rosso divenne bianco e domand dove avrebbe potuto trovare lo sceriffo.
"Son io" gli rispose quello con la carabina.
Il banchiere disse allora al suo compagno di attenderlo in macchina. Si rec quindi al pi vicino telefono e chiam il procuratore distrettuale della zona. Il procuratore distrettuale, dopo aver ascoltato i fatti e le lamentele del banchiere, gli disse che il miglior suggerimento che poteva dargli era di prendere il primo treno. Ce ne sarebbe stato uno proprio di l ad un'ora.
Questo, in quel famoso mercoled, fu uno dei tanti sconosciuti episodi comici della ricerca del Presidente.
...
.
...
Capitolo 2.
...
.
...
Lewis Wardell non and a letto dalle sette di marted mattino al pomeriggio tardi del successivo venerd. Durante tutto quel periodo fece un paio di pisolini su di un divano in una stanzetta accanto all'ufficio del Capo del Servizio Segreto, ma eccettuati quei due brevi riposi, non chiuse occhio per pi di ottanta ore.
Alle cinque del marted pomeriggio i membri del Gabinetto si trovarono all'unanimit d'accordo sui seguenti cinque punti:
1. Gli affari di ordinaria amministrazione sarebbero stati amministrati dal segretario Brownell ed in caso di necessit Brownell sarebbe ricorso al Gabinetto.
2 Le ricerche del presidente sarebbero state affidate a Lewis Wardell, Ministro degli Interni, ed egli avrebbe potuto essere rimosso da tale carica soltanto dalla maggioranza dei membri del Gabinetto.
3 Il Gabinetto si sarebbe riunito tutte le mattine alle nove fino a che lo stato di emergenza fosse continuato. Tutti confermarono la loro presenza meno Wardell. Il segretario Brownell e Mrs. Stanley sarebbero stati equiparati, per l'evenienza, agli altri membri.
4 L'assenza del Presidente non poteva essere considerata assenza costituzionale e non lo sarebbe stata considerata a meno che a deciderlo non fosse la maggioranza del Gabinetto.
5 La natura confidenziale dei fatti appresi, le posizioni assunte e le azioni decise negli incontri di Gabinetto dovevano rimanere segrete durante tutto il periodo di emergenza.
I cinque punti furon stesi per scritto e tutti i ministri li firmarono. Quando venne il turno di Theodore Schick, Ministro del Commercio, questi esit. Si era opposto strenuamente al quarto punto ed aveva dovuto cedere soltanto di fronte alla maggioranza. Ma non aveva certo cambiata idea. Ora rilesse la clausola in questione e scosse il capo.
"Come posso firmare?" chiese.
Lewis Wardell gli rispose concisamente:
" ovvio per noi tutti che c' una sola soluzione: o firmare o dare le dimissioni."
Schick sorrise e quindi firm dicendo:
"Beh, dopotutto non  poi tanto impegnativo!"
Si ud chiaramente la voce di Billings mormorare:
"Gi, lo  solo per i gentiluomini."
Ne consegu un po' di trambusto e Liggett disse qualcosa a Billings circa la necessit di essere uniti, ma questi sbott di nuovo:
"Ma che se ne vada pure al diavolo!"
L'assenza della qualit catalizzatrice del Presidente dava di gi i suoi risultati.
Lewis Wardell non partecipava ormai pi alla discussione. Si era gi messo al telefono e parlava con il Capo del Servizio Segreto. Gli comunic di riunire tutto il personale di cui poteva disporre ed attendere quindi istruzioni. Gli disse poi di rimanere in linea e chiam il Ministero della Giustizia.
"Davis, venga un po' a dire a Skinner che sono il suo capo. Io mi reco direttamente l." Pass il telefono a Davis e si rivolse al segretario del presidente.
"Andiamo, Brownell. Ha quell'accordo? Bene."
Durante tutto il percorso attraverso la Casa Bianca e fuori fino al Dipartimento della Giustizia, Wardell martell il segretario di domande. Qual era stato il motivo urgente che aveva spinto Brownell a cercare il Presidente alle dieci? Un affare confidenziale, rispose Brownell, non poteva parlare. Wardell gli diede un'occhiataccia ma non insistette. Qual era la prova allarmante che lui e l'agente del Servizio Segreto avevano trovato? Un fazzoletto sporco di cloroformio che l'agente aveva trovato vicino ad un cespuglio dove l'erba era calpestata. Dove si trovava ora quel fazzoletto? Nella tasca di Brownell, in un sacchetto di carta per far s che l'odore non si disperdesse. Quali altre prove o indizi avevano trovato? Nessuna. Assolutamente niente e l'agente del Servizio Segreto, Cramer, era certo in gamba e ci si poteva fidare di lui.
Si trovavano sul marciapiede.
C'erano state delle persone o dei veicoli in vista? Una guardia di servizio ad una certa distanza nel vialetto del giardino. Una sentinella all'ingresso posteriore del giardino. Nessuno dei due aveva visto il Presidente. Due giardinieri intenti al loro lavoro ad un'ottantina di iarde dalla Casa Bianca. Il Presidente aveva camminato fino al punto in cui si trovavano, aveva rivolto loro la parola e poi era tornato indietro. Doveva essere stato subito dopo che il Presidente era uscito all'aperto. In seguito non avevano pi visto n sentito niente. Due persone avevano attraversato il cancello fra le otto e mezzo e le dieci: una cuoca e la segretaria della segretaria di Mrs. Stanley. Poi un inviato del Dipartimento di Stato e il Sottosegretario della Marina. Un camion della ditta Callahan era arrivato alle nove, aveva scaricato le provviste e se n'era andato come tutte le mattine. La sentinella al cancello conosceva l'autista e l'ha riconosciuto. Verso le nove e mezza era arrivata una grossa auto con piante e cespugli per i giardinieri. Nessuno aveva pi visto il Presidente dopo che s'era allontanato dal punto in cui lavoravano i due giardinieri.
"Eccoci arrivati" disse Wardell. "Mi dir poi tutto quel che ancora sa."
Entrarono nel Ministero della Giustizia e salirono sull'ascensore. Phil Skinner, il Capo del Servizio Segreto, li accolse nell'atrio del suo ufficio e li guid dentro. Era grande e pesante, ma non goffo, imperturbabile ma vivo, con grandi occhi grigi, in cui il dubbio era sempre presente, e capelli biondissimi. Nel suo ufficio c'erano una dozzina di uomini sparpagliati, chi in piedi e chi seduto. Disse:
"Andate, ragazzi. Aspettate fuori. Dick, d una mano a Birdie al telefono. Fate venire tutti qui. Birdie ti dir." Non appena gli uomini furono usciti e la porta si fu chiusa alle spalle dell'ultimo di loro, Lewis Wardell si rivolse al Capo del Servizio Segreto.
"Skinner. Possiamo lasciar da parte il signore, se non le dispiace. Il Presidente Stanley  stato rapito."
Skinner lo guard; guard poi Brownell e quindi di nuovo il Ministro degli Interni.
"Certo" rispose. "Si risparmia un mucchio di tempo lasciando da parte i convenevoli. Sedetevi." Si sistem dietro la propria scrivania e riprese: "E cos il Presidente  stato rapito".
"S. Non sembra molto turbato."
Skinner scosse il capo.
"Ho smesso di farmi prendere dalle crisi isteriche anni fa. Ditemi come si sono svolti i fatti."
Wardell gli disse succintamente, in meno di due minuti, quel poco che sapeva. Quand'ebbe finito il Capo del Servizio Segreto rimase a fissarlo con gli occhi sgranati; sembrava, per giunta, che non avesse niente da dire e non ne avesse nemmeno l'intenzione.
Fu con una certa impazienza che Wardell gli disse:
"Beh, quando avr finito di guardarmi..."
"Mi scusi." Skinner riassunse il suo normale atteggiamento. "Forse una mezza crisi isterica non me la toglie nessuno. Non ricordo d'aver mai sentita una storia tanto assurda, signor Ministro."
"Assurda?"
"S, assurda. Il Presidente degli Stati Uniti scompare e per cinque preziosissime ore il suo segretario si comporta come se si trattasse di giocare a guardie e ladri e per altre due ore il Gabinetto se ne sta in riunione a decidere chi dovr reggere il timone. Forse  proprio quel che ci si aspetta da un Gabinetto, ma se devo occuparmi io... Devo occuparmene io?"
"Continui."
"Non mi preoccuperei altro che di farmi dare da Mr. Brownell tutti i particolari di quelle cinque ore."
Wardell fece di s col capo.
"Gi previsto. Me ne occuper io. Siamo d'accordo?"
"S, David mi ha detto di seguire le sue istruzioni, che ora  lei al comando."
"Bene." Wardell si volse verso il segretario. "Finir subito con lei, Brownell, cos potr tornare al suo ufficio e informare quei lupi affamati di giornalisti. Se penser lei a loro, gliene sar grato. Mi dia quel fazzoletto." Il segretario si tolse di tasca un sacchetto di carta e glielo porse. Wardell lo apr, ne annus l'interno, fece di s col capo e pos il sacchetto sulla scrivania. Rivolto a Skinner: "Cloroformio. Annusatelo". A Brownell: "Perch ha supposto che il Presidente si sarebbe fatto vivo al Campidoglio a mezzogiorno?".
Il segretario fu pronto a rispondere:
"Non ho detto che lo supponevo ma che avevamo ragione di crederlo."
"E la ragione?"
"Beh, le parr fantastico. Gioved scorso, Tremarne della Allentown Steel mi disse che avrebbe trovato il modo di parlare con il Presidente al riguardo della guerra. Mi disse che ci sarebbe riuscito ad ogni costo. Era un mese che cercava di arrivare al Presidente."
"Gi, abbastanza fantastico. Vuol dire che ha pensato che Tremaine aveva prelevato il Presidente per potergli parlare e che poi l'avrebbe accompagnato al Campidoglio?"
"No, non cos. Vi erano altri particolari. Domenica il Presidente aveva detto a Mrs. Stanley che prima del suo discorso in parlamento gli sarebbe piaciuto udire l'opinione di un uomo abile e intelligente dell'altra parte della barricata e che sebbene Tremaine fosse una iena, era molto abile e intelligente. Il Presidente era scomparso e l'unica cosa che ci pareva logica pensare era quella."
"Bene." Wardell parve accettare quanto il segretario gli aveva appena detto. "Dalle dodici e trenta alle due e trenta ha seguito un'altra linea. Quale?"
"Un'idea di Mrs. Stanley. Si  recata a trovare Sally Woorman, la moglie di Voorman, che  legato all'industria degli acciai."
"Per quale motivo?"
"A giocare a bridge... no, credo canasta. Per cos'altro vuole che ci sia andata?"
"Non lo so. Non per cercare di cogliere il marito fra le braccia di un'altra donna, immagino. Son io che lo chiedo a lei."
Brownell si alz dalla sedia. Si controllava. Fece un passo, si arrest e si volt, strinse le labbra e guard Lewis Wardell per un momento e quindi si risedette. Disse:
"Sta perdendo il suo tempo, Wardell. Naturalmente lei vuol sapere perch ho atteso a comunicare la notizia fino alle due e mezza.  facile risponderle. Perch non sapevo a chi comunicare la notizia.
"Segua il mio ragionamento. Supponiamo che qualcuno... uno del gruppo dei produttori di armi o un nazionalista maniaco come Caleb Reiner... abbia prelevato il Presidente con l'intenzione di tenerlo lontano fino a che il Congresso non sia stato spinto alla guerra o fino a che Molleson non abbia assunto temporaneamente il suo posto raggiungendo lo stesso scopo. Supponiamo che il compito di ritrovare il Presidente sia affidato al Ministro della Giustizia o al Capo del Servizio Segreto... non importa chi essi siano... una persona, insomma, che  nelle mani dei produttori d'armi o dei maniaci. Immagini quante probabilit ci sarebbero state di ritrovare il Presidente prima che il loro scopo non fosse stato raggiunto. Questa la situazione com'era stamattina per Mrs. Stanley e per me. Non temevamo per l'incolumit del Presidente. Agimmo conseguentemente come suoi procuratori, suoi luogotenenti, nel modo che ritenemmo pi giusto per mantenere la politica a lui tanto cara. Dannazione, gli vogliamo bene! Gli vogliamo bene e gli apparteniamo! Lei naturalmente... beh, io pure. Abbiamo agito e continueremo ad agire nei suoi interessi. Per prima cosa, abbiamo pensato che coloro i quali avevano osato compiere un'azione tanto incredibile, avrebbero certo preferito che l'avvenimento venisse risaputo immediatamente. Si sarebbero aspettati che nell'assenza del Presidente al Congresso, avrebbero approfittato della confusione per riuscire a far votare la loro guerra. Cos, per prima cosa, facemmo in modo di non dar loro tale opportunit. Attendemmo che il Congresso si riunisse e venisse aggiornato. Poi Mrs. Stanley ha voluto provare una cosa, un colpo al buio, ed io l'ho assecondata. Non ha sortito risultato alcuno. Poi passammo un'ora nello studio del Presidente per decidere la scelta di un uomo che doveva avere due requisiti: doveva avere una mansione ufficiale abbastanza alta da poter assumersi l'incarico delle ricerche e doveva esser degno della massima fiducia. Vicini al Presidente come noi siamo, sappiamo fin troppo bene che non una sola persona che riveste alti incarichi a Washington pu essere considerata al di l di ogni sospetto. Sapevamo pure che il Gabinetto non avrebbe mai dato il suo appoggio perch l'incarico venisse affidato a me."
Gli occhi del segretario fissavano ora quelli di Wardell.
"Decidemmo di scegliere lei. Conoscevamo meglio Billings, ma temevamo che fosse troppo impulsivo. Scegliemmo lei. Telefonai a Billings di venire un po' prima dell'ora della riunione di Gabinetto e gli chiesi di fare il suo nome. E cos  stato incaricato lei delle ricerche del Presidente e sono sicuro che lo ritrover. Non oseranno fargli del male. Ma soprattutto lei dovr lavorare da solo perch una cosa  certa: non ci si pu implicitamente fidare di nessuno. Non ci si pu fidare di un agente di polizia, n di un agente del Servizio Segreto in servizio alla Casa Bianca, n tanto meno di un membro del Gabinetto. I produttori d'armi son riusciti a far arrivare le loro zampacce insanguinate in posti dove non lo sospetterebbe mai; i banchieri hanno inviato i loro quattrini all'estero ma sanno anche come impiegarli qui; i patrioti che sono i pi pericolosi son quelli che fan meno rumore; e le Camicie Grigie sono innocue quanto lo era, pi o meno, la gentaglia di Hitler nel millenovecentotrenta. Trovi il Presidente, Wardell, e lo riporti alla Casa Bianca con la sua politica ancora pulita e intatta nelle sue mani e poi lasci che ci provino tutti gli altri a strappargliela se ci riescono. E non si fidi di altri che di se stesso."
Brownell si volt improvvisamente verso il Capo del Servizio Segreto.
"E lei, Skinner? Che tipo  lei?"
Gli occhi grigi di Skinner si incontrarono con quelli del segretario. Rispose con voce calma:
"Oh, sono una persona normale. Sospettoso e a volte onesto. Ma quando mi si paga per un lavoro, non dimentico mai per chi lavoro." Si rivolse quindi a Wardell. "Potrebbe essere una buona idea mettersi subito al lavoro." Brownell chiese:
"Ha ancora bisogno di me?"
Wardell scosse il capo.
"No; due orazioni in un giorno sono sufficienti. Grazie per i suoi ragguagli. Se avr ancora bisogno di lei la far chiamare."
Brownell se ne and. Non appena la porta si fu chiusa alle sue spalle, Wardell disse:
"Beh, Capo. Prima di tutto, cosa ne pensa del segretario Brownell?"
"Non c' male" rispose Skinner. "Preferisco alcune delle sue idee, per esempio quella di non fidarsi di nessuno.  proprio per questo che stavo pensando che non sarebbe tempo sprecato mandare tre o quattro uomini a fare un'accurata ispezione della Casa Bianca."
Wardell fece di s col capo.
"Lo faremo."
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Lewis Wardell non s'era mai occupato prima di indagini poliziesche. Precedentemente era stato procuratore distrettuale dell'Indiana e si era occupato attivamente di politica nella corrente liberale. Aveva un'intelligenza acuta e pronta, una filosofia scettica ma tollerante ed era dotato di una notevole costanza. Nonostante le sue doti, non possedeva la necessaria esperienza richiesta in occasioni simili e a ci dovette l'errore che egli comp quel marted sera e che impieg quarantotto ore a correggere: tent di portare avanti l'azione in ogni settore contemporaneamente e di mantenere personalmente il comando di ciascun settore. Ne consegu un'inevitabile confusione e ritardo nelle varie operazioni fino a che, gioved sera, il Ministro degli Interni non croll sulla sua scrivania.
Non che egli disdegnasse l'aiuto, anzi fu ben accetta la collaborazione di uno degli ispettori pi in gamba della polizia di New York che era arrivato con una ventina dei suoi uomini migliori. Ma offerte consimili dovettero poi essere rifiutate perch non si sarebbe saputo che impiego fare degli uomini. Prima dell'alba di mercoled, le ricerche erano state ben organizzate e parecchie piste, pi o meno importanti, venivano seguite. Molti "abitanti del sottomondo", come li chiamavano i giornali, erano stati arrestati; anche centinaia di Camicie Grigie, compreso il loro capo Lincoln Lee che era stato sorpreso nel sonno in casa di un deputato del Texas, erano state messe al fresco. Tutte le persone viste nelle vicinanze della Casa Bianca marted mattino erano state interrogate e sei eran state trattenute: un inserviente, due impiegati, i due giardinieri e l'inviato del Dipartimento di Stato. Cinque agenti dell'ufficio investigativo erano alla compagnia dei telefoni e controllavano tutte le chiamate interurbane a partire dal luned in poi. I movimenti dell'auto che aveva portato le piante ai giardinieri erano stati controllati minuto per minuto. La sentinella di guardia al cancello sul retro, la guardia che s'era trovata nel giardino dalla parte dove era uscito il Presidente ed i due agenti del Servizio Segreto, erano stati tutti fermati. In pari tempo si stava indagando sull'origine del fazzoletto sporco di cloroformio e specialisti stavano ispezionando centimetro per centimetro la zona sud del giardino. Un piccolo esercito setacciava la citt, divisa in sezioni, con l'ordine di interrogare tutti e perquisire ogni locale che facesse sorgere il pur minimo sospetto. Alle tre del mattino Wardell stava riprendendo in considerazione le offerte di aiuto che aveva ricevuto e telefonava a Baltimore, Boston e Philadelphia chiedendo che gli venissero inviati gli agenti speciali che gli avevano offerto.
Un'altra traccia intanto veniva seguita da un gruppo speciale di vice procuratori distrettuali, investigatori del Dipartimento di Stato ed altre persone selezionate da Wardell e Billings. Questo gruppo aveva il compito di ispezionare le case dei pezzi grossi della citt, molto spesso tirandoli gi dal letto. Essi dovevan saper fondere la persuasione con l'indiscrezione cercando in pari tempo di non offendere nessuno e vagliando attentamente ogni parola che potesse rappresentare una traccia.
Ed alle tre quel tipo di collaborazione che era naturalmente inevitabile e, per quanto noioso, non poteva non essere tenuto in considerazione, giungeva gi in tal mole da far pensare che ben presto avrebbe travolto tutti. Il telegrafo ed il telefono ronzavano in continuit trasmettendo i consigli, i sospetti, le tracce di migliaia e migliaia di cittadini insonni di tutte le contee di tutti gli stati. Quando alle sette erano arrivate le prime notizie, Lewis Wardell aveva dato istruzione che venissero passate direttamente a lui! Ma otto ore pi tardi era stata allestita una stanza apposita in cui cinque uomini prendevano le comunicazioni telefoniche ed un sesto apriva i telegrammi in continuo arrivo.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Gli uomini del Servizio Segreto incaricati di studiare le piste che si originavano dalla Casa Bianca, ottennero i primi risultati.
Alle quattro del mattino Lewis Wardell, nella stanza di Skinner di cui si era appropriato, stava bevendo una tazza di caff nero, rileggendo il testo di un telegramma da inviare a tutti gli uffici del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, e contemporaneamente parlava al telefono con un vice procuratore distrettuale e ascoltava quel che gli diceva l'uomo che si faceva chiamare Lincoln Lee, il quale sedeva, ammanettato, davanti a lui. Quando ebbe posato il microfono, alz il viso verso Lee:
"Ripeta quel che ha detto."
Lee non s'era tolta la sua camicia grigia, sebbene la giacca la nascondesse per la maggior parte. Dall'espressione del suo volto si sarebbe detto che fosse soltanto in attesa di tornare nuovamente all'azione che prima o dopo sarebbe ricominciata.
La sua voce era fredda e sprezzante.
"Mi ha chiesto quali sono le mie ambizioni personali. Io le ho detto che non ne ho. Intende dire le piccole ambizioni di un burocrate come lei?  roba da gentucola. Io non perseguo ambizioni, mi limito a seguire il destino. Quel che sono, io sono e non ho bisogno di divenirlo; mi basta mostrarmi agli altri per essere riconosciuto. Se il Presidente  stato rapito per motivi politici, coloro che l'hanno fatto sono politicamente dei neonati; non sono forti, ma semplicemente disperati. Se lo uccideranno, la reazione li annienter; se lo liberano, ci penser lui ad annientarli."
"Lei ha detto che lo ucciderebbe."
"Certo. Se il mio destino mi portasse a ci.  una questione infantile. Ma il mio destino non  a Washington, non ancora;  nei paesi e nelle citt dell'America. Quando mi condurr qui, e passer all'azione, agir alla luce del giorno."
"Ma mi pare che a Washington lei ci sia adesso."
"Un giro di reclutamento. Non per l'azione, solo un passaggio dal preludio all'azione."
"E allora perch se ne  stato seduto per due ore attorno a un tavolo luned notte a discutere su di una cartina della citt di Washington con tre dei suoi luogotenenti?" L'unico e quasi invisibile riconoscimento del duro colpo accusato da Lincoln Lee, fu un leggero abbassamento della piega all'angolo della bocca. Rispose:
"Per poter spiegare una cosa simile, dovrei prima ricordarmi di averla fatta."
"Ci penser io a rinfrescarle la memoria." Il tono di Wardell si fece pi duro. "Ed  una pura coincidenza che i camion della ditta Callahan vengano tenuti nel garage di Maryland Avenue?"
"Non lo so. Non son io che li guido."
"Mai guidati? Nemmeno marted mattino?"
"Per niente. Lei sta dicendo delle sciocchezze, signor Ministro."
"Per non sfigurare di fronte a lei, Mr. Lee, viste le scuse da lei addotte per giustificare la sua presenza a Washington. Un uomo del governo si trovava in quella stanza rivestita di sughero nel Maryland Avenue Garage luned notte."
"Probabile. Se  un Americano. Voglio reclutare tutti gli Americani e lo far."
"Difficile che possiate arruolare quello che comunque si trovava l. Sfortunatamente non ha potuto sentire quel che vi dicevate attorno al tavolo. Se ne avesse sospettata l'importanza forse ce l'avrebbe fatta." Wardell si appoggi sulla scrivania per farsi pi vicino a Lee e fissarlo negli occhi. "Ma  quel che stiamo facendo ora. Ed  quel che mi dir lei adesso. Perch studiavate la cartina di Washington?"
Lee non parve molto impressionato. Scosse il capo.
"No, preferisco non dirglielo. Si trattava di una cosa privata, della mia organizzazione."
"Gi. E dov' ora quella cartina? Voglio vederla."
Lee scosse di nuovo il capo.
"Sta perdendo il suo tempo. Dia retta a me: se vuol ritrovare il suo Presidente, ha sbagliato strada."
"Lasci decidere a me quale  la strada giusta. Vedr di metterla al corrente della situazione: in questo momento, in due stanze dell'interrato, si trovano due persone. Una si chiama Grier e l'altra Fallon. Forse ricorder che erano entrambi con lei attorno a quel famoso tavolo. Sono tenuti in stanze separate e con loro si trovano alcuni agenti di New York. Non so quel che stiano facendo loro e non vorr mai saperlo, ma da quel che ho capito sono sicuri di poter far parlare quei due suoi amici."
Wardell fece una pausa ma Lee non apr bocca.
"Quegli agenti di New York pensavano di riservare anche a lei lo stesso trattamento ma io ho creduto giusto, a suo merito, dir loro che con lei non sarebbe servito a niente. La nostra idea sarebbe di ottenere separatamente dai suoi agenti una versione dei fatti, mentre lei ne fornir una terza a me, in modo poi da poterle confrontare. So bene che lei preferirebbe non dirmi niente, ma lo far, invece. E la prego di evitare errori. Quindi non avendo altro tempo da perdere, veniamo al dunque: se rifiuter di dirmi quel che io credo lei sappia o la sua versione dei fatti dovesse risultare diversa da quella di Grier o di Fallon, la far rinchiudere immediatamente in un manicomio, che  la sua giusta residenza... s, in un manicomio e ci rester..."
Wardell s'arrest e involontariamente si fece pi piccolo nella sua poltrona. Lincoln Lee era scattato in piedi, proteso in avanti dominava su di lui. Era scosso da un tremito incontrollabile e i suoi occhi sembravan proprio quelli di un pazzo. Grid con voce stridula:
"Brutto, sporco bugiardo!"
Wardell si eresse nella persona e con voce alterata grid a sua volta:
"Si sieda!  l che finir se non si decider a parlare, al manicomio..."
Nessuno dei due aveva avuto modo di notare la persona che era entrata per il semplice motivo che Lincoln Lee si era piegato in avanti ed aveva afferrato il collo di Wardell, che cercava di liberarsi con tutte le sue forze, e lo stringeva per quanto le manette glielo permettevano.
Il nuovo venuto balz in avanti prontamente e colp Lee, data la posizione in cui era venuto a trovarsi, con un fortissimo sinistro al mento prima che questi potesse rendersene conto. Lee cadde a terra. Wardell, che si era puntellato con un piede contro un angolo della scrivania, riprese l'equilibrio. Il nuovo venuto si guard un attimo la mano sinistra e poi la lasci spenzolare lungo il corpo mormorando:
"Accidenti..."
Wardell fece un passo avanti e guard il corpo di Lee e mormor con voce incerta:
"Un ottimo sinistro... davvero!"
L'altro fece un cenno del capo e indicando Lee, disse:
"Ha preso una botta contro lo spigolo della sedia cadendo ed ha perso i sensi. Lo trascino fuori dai piedi?" Wardell lo guard.
"Chi  lei? Se non sbaglio io l'ho gi vista. Non  della squadra della Casa Bianca?"
"S. Sono Moffat. Le ho telefonato una ventina di minuti fa. Ho trovato Kempner, il direttore della Callahan e lei mi ha detto di condurlo qui.  fuori nell'atrio. Quando ho sentito l'amico qui che alzava la voce, ho aperto la porta per vedere quel che succedeva."
"E gliene sono grato." Wardell abbass lo sguardo verso Lee immobile per terra. "Quando gli ci vorr a riprender conoscenza?"
" difficile a dirsi. Ha preso un bel colpo. Lo porto fuori?"
"No." Wardell aveva ripreso a respirare normalmente. Non era per niente un codardo, ma non poteva certo dire di non essersi spaventato a quel repentino assalto di Lincoln Lee. "Lo sistemi in un angolo... l. Poi faccia entrare Kempner. E mi faccia portare una pistola da tenere sulla scrivania. Non la so usare, ma fa sempre un certo effetto. Ha gi fatta qualche domanda a Kempner?"
Chick Moffat aveva afferrato Lee per le caviglie e lo stava trascinando come un sacco di patate verso un angolo. Ce lo sistem e poi gli sent il polso. Rispose quindi:
"No, i miei ordini erano di prelevarlo e portarlo qui."
"Bene. Lo faccia entrare."
Moffat usc. Torn quasi subito accompagnando un ometto calvo dagli occhi azzurri e dall'aria sonnolenta e spaurita. Moffat lo fece sedere al posto occupato fino a pochi minuti prima da Lee e quindi usc dalla stanza.
Wardell fissava quell'ometto e pensava intanto che, se era colpevole, il crimine non avrebbe mai potuto trovare un aspetto pi innocente.
"Il suo nome?"
"Adolph Kempner, K, E, M, ..." La voce dell'ometto era chiara e attenta. Wardell lo interruppe.
"S. Lei  il direttore del magazzino Callahan?"
"S, sono il vice presidente della corporazione. Posso dire..."
"No, si limiti a rispondere concisamente alle mie domande. Quanto tempo  che tenete i vostri camion al Maryland Avenue Garage?"
"S, signore. Son pi di tre anni. Quattro ad agosto."
"Quanti camion avete?"
"Beh... sei Reos e due piccoli Ford."
"Dove siete stato dalle otto di questa sera?"
"Di questa sera?"
"Di ieri sera."
"A casa di un mio amico, Mr. L. A. Dippel."
"A fare cosa?"
"A giocare a pinnacolo."
Wardell mosse il capo di lato quando si apr la porta. Chick Moffat si avvicin e pos sulla scrivania una 38 con una scatola di munizioni. Disse:
" carica. Ha bisogno d'altro?"
"Si sieda. Mi  stato di grande aiuto." Wardell prest nuovamente la propria attenzione a Adolph Kempner. "Lei dunque  stato a giocare a pinnacolo fino alle tre del mattino?"
"S, signore. Quando ci mettiamo a giocare... ci piace molto. Sono tornato a casa mia... non sono sposato... alle tre e mezza e vi ho trovato questo signore che stava aspettandomi."
Wardell si rivolse a Chick Moffat.
"Nessuno sapeva dove si trovava?"
Chick disse di no; era con un collega il quale aveva cercato di seguire le sue tracce. Quando poi era arrivata la notizia del ritrovamento del camion e nessuno degli impiegati interrogati aveva saputo dare indicazioni sulla reperibilit del vicepresidente della Callahan, una dozzina di uomini si era messa alla sua ricerca. Chick era rimasto nell'appartamento di Kempner che era rientrato alle tre e mezza.
Wardell si rivolse nuovamente a Kempner.
"Un giovanotto di nome Val Orcutt fa le consegne alla Casa Bianca. Perch?"
"Perch?" Ora il volto dell'ometto era veramente preoccupato. "Perch... perch glielo dico io."
"Perch ha scelto lui? Perch  un membro della sua organizzazione?"
"Certo che  un membro della nostra organizzazione, naturalmente..."
"Non voglio dire la Callahan. Intendo dire perch  una Camicia Grigia?"
Adolph Kempner sbatt le palpebre e rimase ad occhi aperti. Ma riassunse subito un'espressione normale e tutto il suo aspetto era ora quello di un uomo offeso profondamente nel suo amor proprio.
" una menzogna" disse con voce pacata. "Nessuno dei nostri ragazzi  una Camicia Grigia. N lo sono io. Dove vuole arrivare?"
"Vorrei saperlo." Wardell lo fissava. "Dove si trova adesso Val Orcutt?"
"Non lo so. A casa che dorme, suppongo."
"Non c'. Non c' pi tornato dopo essere uscito questa mattina. Quand' che l'ha visto per l'ultima volta?"
"Ma, l'ho visto..." Il direttore rimase improvvisamente in silenzio. Poi esclam improvvisamente: "Mio Dio!" e fiss Wardell con occhi atterriti.
Wardell disse:
"Beh?" e aggiunse di nuovo con tono pi aspro: "Beh?".
"Un momento... Un momento." Kempner inghiott la saliva. "Le cose si sono svolte cos. Alle nove meno venti Val  partito alla volta della Casa Bianca. Controllo sempre io stesso questa spedizione perch non avvengano errori. Facciamo un viaggio apposta per evitare che gli ordini della Casa Bianca vengano confusi con quelli di qualche altro cliente. Ma mandiamo sempre uno dei camion grandi... capisce, non farebbe bella figura un piccolo Ford che fa le consegne alla Casa Bianca. Noi apprezziamo molto l'impressione determinata sulla gente che vede il nostro camion fare le consegne alla Casa Bianca tutti i giorni. Alle nove e un quarto, ero nel mio ufficio che stavo aprendo la corrispondenza, Val mi ha telefonato. Mi ha detto che scendendo dal camion aveva messo un piede su qualcosa e s'era storto una caviglia, e che se ne sarebbe stato a casa tutto il giorno."
Wardell fece di s col capo.
"La sua stenografa mi ha parlato della telefonata.  questo che le ha detto, dunque?"
"S. S, signore. Mio Dio, deve essere a casa sua..."
"Non  tornato al magazzeno?"
"No. Gli ho detto che potevo mandare qualcuno a prendere il camion, ma lui mi ha risposto che l'avrebbe riportato in garage visto che al magazzeno non occorreva pi... Avevo pensato di dargli un colpo di telefono nel pomeriggio per sapere come stava ma poi me ne sono dimenticato..."
"Non ha telefonato al garage per chiedere del camion?"
"No, perch avrei dovuto farlo? Val  un ragazzo di cui ci si pu fidare, non mi  passato nemmeno per l'anticamera del cervello..."
"Come le parve la sua voce al telefono? Era eccitata?"
"No." Il direttore aggrott la fronte mentre si concentrava per ricordare. "Non era eccitata. Era strana, ho pensato che fosse per via della caviglia che doveva fargli male. Sembrava quasi che non fosse la sua voce."
"Perch ha creduto che fosse lui se la voce non le sembrava la sua?"
"Oh, era lui." Kempner lo fissava. "Certo che era lui, perch avrei dovuto pensare che non lo fosse?"
"Non lo so. Era a conoscenza del fatto che il Maryland Avenue Garage  il quartier generale delle Camicie Grigie a Washington?"
"No. Io... io non posso crederlo."
"Lo ."
Kempner esclam subito:
"I nostri camion verranno tolti domani stesso."
"Oh, no." Wardell era severo. "I suoi camion resteranno l. Il suo magazzeno non aprir domani. I suoi impiegati sono in stato di fermo. Anche lei lo ."
Il direttore divent rosso. Riusc a controllarsi per qualche istante ma poi sbott:
"Il magazzeno non apre domani? In stato di fermo?" La sua voce si alz di tono e il suo viso si fece ancor pi rosso. "Signore... non sono facile alla collera, ma questo  un oltraggio... con quale diritto..." Cerc di controllarsi. " la ditta pi stimata della citt... per il magazzeno non aprire  impossibile... sarebbe una vera calamit."
"Non si metta a piagnucolare" sbott Wardell. "Al diavolo il suo magazzeno. Val Orcutt, il suo autista, quello che ieri mattina alle nove ha guidato il suo camion nella Casa Bianca,  scomparso e il camion  stato ritrovato alle dieci di ieri sera davanti ad una casa disabitata della Quindicesima Strada. Era rimasto parcheggiato l tutto il giorno e in un angolo scuro dietro al sedile  stato trovato un temperino che  del Presidente Stanley... un temperino che egli tiene sempre nel taschino del panciotto."
Kempner lo fissava con gli occhi sgranati.
"Mio Dio" mormor. "Nel nostro camion... Non posso crederlo... nel nostro camion..."
"Proprio cos. Ora forse mi dir quanti dei suoi uomini sono Camicie Grigie e quali. Forza, parli."
"Ma come vuol mai che faccia?" Le mani del vicepresidente del magazzino Callahan erano unite convulsamente e la sua voce era tremante. "Come posso, signore? Non vi sono Camicie Grigie alla Callahan, ne sono sicuro. Non  possibile nel nostro camion...  una calamit. Se anche uno solo dei ragazzi fosse una Camicia Grigia lo saprei ed io non lo sopporterei di certo..."
"Cosa mi dice di Val Orcutt? Dov'?"
"Non lo so... non le ho detto che non lo so? Val Orcutt  un gran bravo ragazzo, questo lo so. E, signore, voglio dirle che sarebbe da criminali proibirmi di aprire il magazzeno domani. Dio solo sa quanto son dispiaciuto del temperino del presidente, ma non permettere alla Callahan di aprire, sarebbe... sarebbe incostituzionale!"
"La smetta o altrimenti, se me ne vien voglia, quel suo magazzeno lo faccio fare a pezzi."
Wardell si vers una tazza di caff da un thermos sulla scrivania, ne bevve un sorso, prese su la pistola e le cartucce e le ripose in un cassetto, bevve un altro sorso di caff e si rivolse quindi a Moffat:
"Moffat, lei  un buon detective. Secondo lei quest'uomo sa qualcosa?"
Chick Moffat scosse il capo.
"Secondo me tutto quel che sa  come vendere la roba del suo magazzeno."
Wardell diede un'ultima occhiata a quell'ometto calvo dagli occhi azzurri e schiacci quindi un pulsante sulla sua scrivania. Un attimo dopo la porta si apr e ne entr un uomo.
"Mettete questo qui al fresco. Non qui nel palazzo. Non credo che ci serva pi."
L'agente fece di s col capo e si avvicin al direttore che era balzato in piedi e stava per protestare ma non ne ebbe il tempo: l'agente lo afferr per un braccio e lo trascin fuori della stanza ignorando completamente le sue proteste. Wardell fin la sua tazza di caff e si rivolse a Moffat:
"Come sta il matto?"
"Sta bene.  da un po' che  sveglio."
"Non l'ho visto muovere."
Chick ridacchi.
"No.  furbo. Se ne sta l buono buono."
In quel momento la porta si apr ed entr un uomo dall'aria stanca, il viso madido di sudore.
"Chi  lei?" gli chiese subito Wardell fissandolo.
"Vengo dal piano di sotto. Sono Heath della squadra omicidi di New York. Quei due bamboli che ci stiamo lavorando ci hanno la lingua paralizzata o qualcosa del genere. Non siamo riusciti a cavargli fuori una parola. Abbiamo pensato che dovreste venir gi e vedere..."
"No. Non voglio vedere. No! Dannazione, di tutte..." Wardell si abbandon contro lo schienale della sua poltroncina passandosi una mano sul volto. "Mi scusi... Ma non servirebbe proprio a niente che io li veda. Metteteli al fresco e fate il vostro rapporto, voi tutti, a Skinner. Dica a Skinner che potrebbe essere una buona idea mandarvi tutti nella Quindicesima strada a dare una mano a quelli che stanno studiando il camion."
Heath fece di s col capo ed usc.
Wardell fiss lo sguardo nell'angolo pi lontano della stanza e chiam:
"Lee! Si alzi e venga qua!" L'uomo accoccolato a terra non si mosse. Wardell ripet il suo invito e si rivolse quindi a Chick: " ancora privo di sensi".
Chick, ridacchiando, si alz e si avvicin all'uomo. Con la punta del piede lo tocc nel sedere, ma garbatamente.
"Forza, Lee, tirati su." Ancora nessuna risposta. Allora Chick si abbass e lo afferr, questa volta rudemente, per un braccio. "Forza, smettila di fingere!"
Quasi senza accorgersene fece un passo indietro di fronte alla ferocia della voce che l'aggred.
"Toglimi di dosso le tue manacce sporche! Non toccarmi!"
Lincoln Lee si mosse. Senza fretta e persin con dignit, riusc a mettersi in posizione seduta, port quindi una gamba sotto il sedere e senza l'aiuto di nessuno si tir in piedi. Attravers la stanza, seguito da Chick Moffat, e si ferm davanti a Wardell. C'era qualcosa nel suo portamento e nella compostezza del suo volto e nel fuoco dei suoi occhi che rendevan difficile a Wardell di restarsene seduto nella sua poltroncina.
"Non pu nemmeno confrontare la storia di Grier con quella di Fallon, no?" disse con disprezzo. "Loro son uomini. Un uomo rinasce quando diviene mio. Le dir una cosa: io non ho niente a che fare con l'infantile rapimento del Presidente. Glielo dico a titolo di favore."
"Grazie." Wardell lo guardava. "Le restituisco il favore facendola mettere dove ci son molti altri come lei cos che non si sentir solo."
"Lei  un furfante." Lee era calmo. "Lei  un codardo e un furfante e perci  un nonsenso supporre che lei possa interferire col mio destino. Ci provi."
Wardell continuava a guardarlo senza parlare. Che senso aveva parlare con quell'uomo? E senza distogliere gli occhi da lui premette un pulsante sulla sua scrivania.
Di l a poco entr un uomo a cui Wardell disse:
"Questo  Lincoln Lee, il capo delle Camicie Grigie. Gli uomini che l'hanno preso son qui davanti. Lo consegni a loro che lo chiudano al fresco."
"S, signore. Qui nel palazzo?"
"In un posto sicuro e a portata di mano. Forse avr ancora bisogno di lui pi tardi."
"Bene." L'agente si rivolse a Lee. "Forza, generale, muoviamoci." Mentre uscivano altri due agenti entrarono. Uno aveva da riferire circa le ricerche sul fazzoletto sporco di cloroformio e su Val Orcutt ed altre ricerche minori. L'altro stava portando al suo capo i messaggi telefonici e i telegrammi che potevan presentare qualche interesse, fra le migliaia arrivate.
Il telefono squill e Wardell alz il microfono. Si trattava di Oliver, il Ministro della Guerra. Disse che aveva appena lasciato una riunione dalla quale aveva tratto la convinzione che sarebbe stato necessario prendere immediato contatto con George Milton, il finanziere. Mentre Wardell posava il microfono, entr un terzo agente. Era arrivato un detective con una donna che aveva visto il camion della Callahan mentre lasciava i giardini della Casa Bianca. Era inoltre giunta la notizia da Skinner, dalla prigione, che la sentinella di servizio al cancello posteriore aveva modificato la propria versione: diceva, adesso, di aver riconosciuto l'autista quando il camion era entrato ma non l'aveva notato all'uscita.
Lewis Wardell si stringeva la testa fra le mani, i gomiti appoggiati sulla scrivania. Nella stanza era rimasto Chick Moffat il quale s'era alzato e stava dirigendosi verso la porta.
"Un momento" disse Wardell. "Vede com' tutto maledettamente convulso. Cosa ne direbbe di accamparsi qui e di darmi una mano?"
Chick esit. Apr la bocca, esit di nuovo e infine scosse il capo.
"Non sono la persona adatta per cose del genere. No, lei avrebbe bisogno di aver qui Skinner o Sampson dell'Internal Revenue:  molto in gamba."
"Io prendo lei."
Chick scosse di nuovo il capo.
"In ogni caso devo fare una dormita. Se non dormo non servo a gran che, io."
"Io non ho dormito. Tiro avanti fino alla fine."
"A volte un generale pu farcela, ma non un soldato semplice. Mi dispiace, signore, apprezzo molto la sua offerta, ma io... io non posso accettare."
Wardell lo guard borbottando. Poi gli disse:
"Va bene. Dopo che avr dormito vada da Skinner."
"S, signore."
Quando Chick se ne fu andato, Wardell rimase a guardare la pila dei telegrammi e degli altri incartamenti sulla sua scrivania. Mentre allungava una mano verso di essi, mormor fra s e s:
"Quell'uomo ha qualcosa in mente ma chiss cosa." Chick Moffat si avvicin alla sua modesta berlina nera che aveva comperato solo da due mesi nella speranza che Alma Cronin avrebbe accettato di andare a fare qualche giro con lui. Due o tre soldati camminavano avanti e indietro sul marciapiede. Le prime luci dell'alba schiarivano il cielo. Chick si guard attorno mentre saliva sulla sua auto. C'era almeno una dozzina di macchine in vista sparse qua e l ma non scorse alcun segno di attivit. Mentre si accomodava al volante, mormor:
"Se quel vecchio gufo ha intenzione di mettermi qualcuno alle calcagna che gli capiti quel che gli auguro."
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Eran le otto di mercoled mattino quando Skinner si present alla Casa Bianca in compagnia di sei agenti del Servizio Segreto. Fu ricevuto da Mrs. Stanley. La signora aveva gli occhi stanchi e rossi di pianto, le labbra prive di colore e si vedeva che faceva uno sforzo per controllarsi. Il Capo le chiese se aveva qualche suggerimento o istruzione particolare.
Lei fece di no col capo.
"Preferirei che vi comportaste come in una qualsiasi altra circostanza. Non tralasciate nulla. L'ho suggerito al telefono a Mr. Wardell e lui si  detto d'accordo. Mr. Brownell ed io abbiamo perquisito con attenzione dappertutto, cos crediamo, ma certamente non da professionisti e poi nella eccitazione del momento.  inteso che non preleverete niente senza avermi prima consultata e che Mr. Brownell sar presente quando perquisirete lo studio del Presidente."
"S, signora. Certo."
La signora si allontan e si volt per aggiungere:
"La prego di farmi sapere quando avrete finito."
"Certo, signora."
Il Capo aveva gi istruito i suoi uomini; essi si separarono e la perquisizione della Casa Bianca ebbe inizio.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Le nove.
La cameriera non pesava pi di un cento libbre, ma compensava la carenza di peso con la vivacit. Aveva i capelli neri, gli zigomi e il mento pronunciati, e la sua divisa non era molto pulita perch era quella da lavoro che si era messa subito dopo aver servita la colazione non attendendo visitatori. Tenne la porta aperta di una decina di pollici con mano ferma nonostante la pressione maggiore dall'esterno. Disse:
"Anche Mrs. Brownell  fuori. Non so quando torner. Dovr aspettare da basso; l'uomo dell'ascensore non avrebbe dovuto farla salire."
L'uomo nell'atrio, torreggiante su di lei, la guardava attraverso la fessura della porta; disse con impazienza:
"Non posso aspettare. Devo prendere una cosa dalla camera di Mr. Brownell. Mi faccia entrare."
La domestica fece di no col capo e decise di chiudere la porta ma una spinta vigorosa la fece barcollare all'indietro. L'uomo era entrato. La ragazza spalanc la bocca e lanci un grido ma fece appena in tempo a cominciarlo perch l'uomo l'aveva afferrata e con un braccio la sollevava da terra e con l'altro le tappava la bocca. Si rec nel soggiorno dove si sedette tenendo la ragazza sulle ginocchia, la bocca sempre tappata.
Disse:
"Se la smette di tirar calci, scambiamo quattro chiacchiere."
Lei continu a scalciare.
"Va bene. Stia lo stesso ad ascoltare. Sono un agente del Servizio Segreto. Se me ne desse l'opportunit le farei vedere la mia tessera. Stiamo cercando il Presidente, sar al corrente della sua scomparsa, no?, ed abbiamo una mezza idea che ci siano una o due cosette nella camera di Mr. Brownell che possano esserci di aiuto. Chiaro? Non ho intenzione di rubar niente n di mettere disordine. Lei potr starmi sempre al fianco e vedere tutto quel che faccio. Se  d'accordo di non gridare, mi faccia un segno con la gamba destra."
La ragazza, che aveva smesso di scalciare per seguire le parole dell'agente, mosse la gamba destra.
Con un sospiro l'agente le lasci libera la bocca. La domestica non pot lanciare subito un grido perch dovette inspirare l'aria di cui i suoi polmoni avevan tanto bisogno, ma non appena fu in grado di farlo l'agente fu tanto svelto da tapparle di nuovo la bocca.
"Eh no! Cos non ci siamo!" disse l'agente. "Non mi resta allora altro che..." e con quelle parole si alz, gir la ragazza e le ficc un fazzoletto in bocca. La port quindi in cucina e la fiss ad una sedia con degli asciugamani.
"Bene, e cos ora non mi darai pi noia!" mormor l'agente soddisfatto. Torn quindi nel soggiorno. Da l pass nella camera da letto e si mise alla ricerca di quel paio di cosette.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Le dieci.
Nello studio biblioteca di Pittsburgh, Ben Kilbourn se ne stava in piedi accanto al grosso tavolo e parlava nel telefono bianco. Stava dicendo:
"No! Lo faccia venire allora. Le dico che non possiamo... Oh, mi dispiace. Un momento, senatore Allen, le passo Mr. Cullen..."
Pass il microfono all'uomo dagli occhi grigi seduto nella sedia girevole. Cullen parl.
"Allen? Sono Cullen. Cosa mi dice?"
Duecentocinquanta miglia di filo portarono la voce attenta e pacata, dalla perfetta pronuncia, all'orecchio di Cullen.
"Non l'hanno ancora trovato."
"Lo so." La voce dell'uomo degli acciai era sarcastica ed impaziente, prossima ad esplodere. "Non son mica tagliato fuori dalla civilt. Cosa succede al Congresso? C' una riunione oggi?"
"Ci riuniamo ed aggiorniamo la riunione."
"Vuol dire subito? Senza far niente?"
"Oh no, facciamo qualcosa: firmiamo un documento in cui si esprime la nostra preoccupazione, trepidazione e simpatia. E poi si aggiorna la seduta."
"Buon Dio! Allora  fregato!"
"Non lo so se siamo eliminati dalla lizza. Direi di no. Proprio dieci minuti fa Reid mi stava dicendo che la miglior cosa per noi  di restarcene al coperto fino a che non  passata la bufera."
"E allora siete fregati. Anche Reid, eh? So bene che lei non ha molto coraggio, lei  troppo intelligente per essere coraggioso, ma credevo che Reid fosse un vero lottatore. Mi ascolti, Allen... No, stia ad ascoltarmi. Sono stanco di aspettare come lo  tutto il paese. Son due mesi che porto pazienza ed ora sono stufo. La situazione  pericolosa. Vogliamo l'azione. Troveremo il Presidente o ne avremo un altro, qual  la differenza?  tempo per l'azione. Questo  quel che le dico. S, ci si  messo lei in questa lizza ed ora sappia andare fino in fondo. Porti avanti una sua risoluzione, una chiara e semplice dichiarazione di guerra. La maggior parte si far convincere. Intanto veda di prendere contatto con Reid, Wilcox e Corcoran e qualcun altro di cui si pu fidare e veda di farsi appoggiare. Basta con l'attesa inutile!"
"Mi ascolti, Cullen..."
"Non c' nulla da ascoltare. Passate all'azione oggi stesso."
"Ma dovr ascoltarmi!" E la voce di Allen non era adesso pi tanto attenta e misurata. "Mi dispiace, Cullen. Sa bene quanto mi dispiaccia, ma lei non  al corrente di come stiano qui le cose. Wilcox ha paura, cos paura che trema. Non si farebbe vedere per strada con un militarista per tutto l'oro del mondo. Corcoran non ha paura, ma non solo egli non vorrebbe dare il suo aiuto nella mossa da lei suggerita, ma si opporrebbe violentemente in parlamento. Le ho gi detto l'opinione di Reid; non  che abbia paura, ma  cos che la pensa. Una risoluzione favorevole alla guerra riceverebbe oggi un solo voto: il mio. Il successivo incidente della mia carriera sarebbe un bel funerale."
Cullen disse:
"Ha paura anche lei. Ma com' che vi siete impauriti improvvisamente tutti quanti? Siete un bel branco di burocrati. C' bisogno di gente nuova laggi. Ma perch han tutti tanta paura?"
Allen rispose:
"Perch  stato uno dei fautori della guerra a rapire il Presidente."
"Lo sanno? Chi  stato?"
"No. Lo presuppongono. Sospettano di tutti. Sospettano in particolar modo di lei. Non mi sorprenderebbe affatto se qualcuno stesse ora ascoltando la nostra conversazione."
"Sciocchezze."
"Lei sa, naturalmente, che le ricerche sono condotte da Wardell.  stato Brownell a farle affidare a lui. Lei non si rende conto di come  l'atmosfera qui a Washington, ma non solo qui. Una folla ha tirato dei sassi a Albert Courtney a Philadelphia e se non fosse intervenuta la polizia avrebbe passato dei brutti momenti. Voorman qui a Washington se ne sta tappato in casa. Sono quasi certo che in questo momento il Gabinetto  riunito e sta preparando un elenco di persone da convocare, interrogare e forse trattenere. Il primo della lista sar George Milton e lei quasi certamente il secondo."
"Cosa? Son proprio diventati matti!"
" quel che cerco di farle capire. Se sar convocato a Washington la consiglio di venire in treno, non cerchi di venire in auto e in particolare sulla sua auto privata: d troppo nell'occhio."
"Perch dovrei venire a Washington? Al diavolo anche loro."
"Certo, lei far come meglio creder."
"Far il possibile!"
L'industriale degli acciai pos il ricevitore. Rimase quindi a guardare fisso davanti a s, le mani chiuse a pugno posate sul piano della scrivania.
"Per Dio!" esclam alla fine. "Quelli son gli uomini che noi paghiamo per governare il paese! Uno si fa rapire e tutti gli altri hanno latte nelle vene."
Improvvisamente grid rivolto a Ben Kilbourn:
"Cosa diavolo hai da ridacchiare? Con quelle tue dannate guance rosa! Cosa stai prendendo, un ricostituente?" Kilbourn rispose:
"S, signore:  un ricostituente!"
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Alle undici e venti minuti Lewis Wardell e Skinner se ne stavan seduti l'uno di fronte all'altro nell'ufficio del Servizio Segreto e si guardavano mentre parlavano. Wardell sembrava stanco, teso e determinato; il Capo sembrava invece scettico e preoccupato. Stava dicendo in quel momento:
"So tutto questo, ma io mi rivolgerei lo stesso al Gabinetto. Ho visto un mucchio di prove circostanziali da quando mi son messo i calzoni lunghi. Se risulter che  un buco nell'acqua, torner comodo aver l'appoggio del Gabinetto."
Wardell ribatt:
"Io rappresento il Gabinetto che mi ha dato la sua piena fiducia. Perch stare a discutere e perdere un mucchio di tempo? Credo che sia meglio che lei vada e lo prelevi."
"Se lo dice lei. Ma vorr mettermelo per iscritto?" Wardell rimase un attimo in silenzio e poi, presa la penna e un pezzo di carta, si mise a scrivere.
Da quando Chick Moffat aveva lasciato l'ufficio erano accadute alcune cose nuove. Il Distretto della Columbia era stato posto sotto la legge marziale. Il comando delle forze militari era stato affidato al maggior generale Francis Cunningham che doveva riferire ogni ora direttamente al Ministro della Guerra che a sua volta teneva aggiornato il Gabinetto. Erano in corso le ricerche condotte dai privati cittadini... ricerche disorganizzate e confuse ma che avrebbero permesso rapidamente di controllare vaste zone. Un altro tentativo da parte di Wardell di tirar fuori qualcosa da Lincoln Lee non aveva avuto successo; dopodich il capo delle Camicie Grigie era stato inviato al carcere distrettuale. Liggett e Billings, rispettivamente Segretario di Stato e Ministro dell'Agricoltura, avevano portato a Wardell un comunicato del Gabinetto in cui si suggeriva di rivolgere l'attenzione anche ai grandi finanzieri e capitani di industria del paese, facendo un elenco di nomi. Wardell li ringrazi, ma tenne in sospeso l'azione perch a quell'ora, le dieci passate, aveva ricevuto due rapporti i quali puntavano entrambi, in modo sorprendente, nella stessa direzione. Skinner era tornato dalla sua perquisizione alla Casa Bianca: non era stato trovato nulla di importante. Solo all'esterno, in un passaggio coperto nel retro, era stata ritrovata, mezzo affondata in un bidone di spazzatura, una boccetta piena per due terzi di cloroformio. Il bidone della spazzatura era l da ventiquattr'ore. L'uomo che l'aveva riempito, pensava di ricordare che era stato riempito in parte marted mattina ma che il resto vi era stato messo quel mattino di mercoled. Non ricordava di aver visto la boccetta e non poteva dire se era caduta da uno dei ricettacoli della casa oppure no.
Il Capo la porse a Wardell tirandola fuori di tasca.
"Abbiamo dovuto lavarla perch era tutta sporca. Non c' la minima speranza di individuare un'impronta." Wardell aveva preso la boccetta e s'era alzato.
"Attenda un momento; torno subito. Voglio far vedere questa boccetta a qualcuno al di l del corridoio."
E fu dopo il suo ritorno, di l a poco, che ebbe inizio quella discussione fra i due che culmin, una mezz'ora dopo, nel consiglio di Skinner di consultare il Gabinetto prima di passare all'azione.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Erano le undici e mezza; Harry Brownell se ne stava seduto alla scrivania della sua stanza privata negli Uffici Esecutivi. Aveva lasciato la riunione del Gabinetto un'ora prima con la penosa incombenza di informare i giornalisti, incombenza che era appena terminata.
Le rimostranze dei giornalisti erano state quasi selvagge e c'era voluta tutta la diplomazia di Brownell per persuaderli ad accontentarsi di quel che poteva dir loro, che era, d'altronde, tutto quel che lui stesso sapeva.
Se ne erano andati, quindi, da pochi minuti soltanto e Brownell stava cercando di riordinare le idee in merito ad alcune proposte da fare al Gabinetto nel pomeriggio, quando il suo segretario entr per comunicargli che il Capo del Servizio Segreto voleva vederlo. Brownell fece di s con un cenno del capo.
Skinner entr di l a poco. Aveva il cappello in mano e si ferm proprio davanti alla scrivania e fiss Brownell con il capo un poco reclinato.
"Buon giorno, Skinner" gli disse Brownell. E visto che Skinner continuava a guardarlo senza dir niente, ripet con inflessione interrogativa nella voce: "Buon giorno?". Skinner sospir e disse:
"Mr. Wardell dice che lei dovrebbe venire a trovarlo nel suo ufficio. L'ufficio che una volta era il mio."
"Soffre forse di manie di grandezza per servirsi di lei come porta messaggi? Non poteva telefonarmi?"
Il Capo del Servizio Segreto scosse la testa.
"Dice che dovrebbe vederla subito e che dovrebbe tornare l con me.  possibile?"
"Perch..." Brownell si arrest. Skinner lo fissava. Vide che si inumidiva le labbra e le tempia pulsargli. Riflett che uno che non  capace di controllare le pulsazioni delle tempie non potr mai essere un buon giocatore di poker. Brownell riprese: "Posso venire, certo, se si tratta di una cosa tanto importante. Ha scoperto qualcosa?".
"Forse. Glielo dir lui in persona."
Brownell si alz e si accost a un armadietto per prendere il cappello. Si ferm un attimo nella stanza esterna per dire al suo segretario dove andava e impartirgli alcune istruzioni. Poi i due uomini uscirono.
Quando arrivarono agli uffici del Servizio Segreto, trovarono che lo spettacolo era stato approntato. Perlomeno, il Capo pot constatarlo, e diede un'occhiata di approvazione a Wardell. Brownell si limit a constatare che una dozzina o pi di uomini si trovavano in quella stanza e apparentemente non stavan facendo niente. Wardell era seduto alla sua scrivania, piegato su di un cassetto aperto. All'avvicinarsi di Brownell, chiuse il cassetto e si raddrizz.
Brownell fece un cenno di saluto a Wardell.
"Skinner dice che vuole vedermi."
"S." Wardell lo fiss diritto negli occhi. "Ho bisogno di parlare con lei. Non perder tempo in cerimonie. Ma prima devo chiederle un favore. Vuol mettersi in piedi con quegli uomini?"
Gli uomini si erano raggruppati ad un'estremit della scrivania. Wardell li guard un attimo e poi torn a guardare Wardell.
"Certo. Se c' una ragione per cui debba farlo."
"Soltanto una e assai ovvia: farla identificare."
Brownell apr la bocca, poi la richiuse e senza aprir bocca and a mescolarsi con gli altri. Wardell usc e rientr di l a poco con una donna... una donna di mezza et, grassoccia, un po' scomposta ma non spaventata. Wardell la fece arrestare a tre passi dal gruppo.
"Mrs. Delling. L'uomo di cui mi ha parlato si trova fra questi?"
La donna guard gli uomini uno ad uno con calma. Infine alz una mano e indicando con dito fermo, esclam:
"Quello. Quello ben vestito, in nero, con la cravatta blu e il naso grosso."
Wardell disse:
"Vuol farsi avanti, Brownell?" Gli altri si ritrassero. Brownell si trovava ora proprio di fronte alla donna. "Vuol dire questo signore, Mrs. Delling?"
Il tono della sua voce era fermo.
"Proprio lui, signore."
"Ne  sicura?"
"Non farei mai un'affermazione del genere senza esserne sicura."
"Molto bene. Grazie. Se vuol tornare dove si trovava prima. Per nessun motivo dovr andarsene. E voi" disse rivolto agli uomini "potete andare. Tenetevi a disposizione."
Quando tutti se ne furono andati e la porta si fu chiusa, Brownell che non si era mosso, si limit a girare il capo verso Wardell e a chiedergli:
"Naturalmente tutto ci  privo di senso, ma  piuttosto irritante. La spiegazione?"
"Si sieda." Wardell si accomod dietro la scrivania indicando a Brownell una poltroncina davanti ad essa. "Si sieda e le spiegher... Anche lei, Skinner, si sieda."
Sia Brownell che Skinner si sedettero.
Wardell disse:
"Spiegher, se necessario, ma sarebbe assai meglio se fosse lei a farlo. Supponiamo che lei mi dica tutto quel che sa sulla scomparsa del Presidente."
Il Capo del Servizio Segreto stava intanto pensando fra s e s: "Ha fatto uno sbaglio. Non avrebbe dovuto fargli vedere quella donna. Brownell era molto preoccupato, prima, mentre ora sembra sollevato".
Brownell rispose:
"Le ho gi detto tutto quel che so. Lei  la prima ed unica persona a cui l'ho detto."
"Mi ha raccontato delle storie. Adesso voglio la verit."
"Lei la sa. Quel che le ho detto  tutta la verit ed  tutto quel che io so."
"Non va bene, Brownell. Io conosco alcune cose. Voglio la verit. Non importa cosa ,  la cosa migliore che lei possa fare date le circostanze."
Brownell lo fiss per un attimo e poi mormor con voce lenta ed amara:
"E cos qualcuno  riuscito ad arrivare fino a lei, eh? Anche lei... Ed ora pensa che se mi chiude la bocca pu tirar diritto come preferisce. Qual  il gioco? Come pensa di intrappolarmi?"
Wardell lo fiss a lungo senza aprir bocca. Infine esclam:
"E va bene!"
Apr un cassetto della scrivania e ne tir fuori una pila di fazzoletti e la bottiglietta del cloroformio.
"Qui ci sono tre fatti per lei. Primo: luned sera lei ha comperato alle nove una bottiglietta di cloroformio da Mrs. Delling nel negozio di suo marito in Acker Street. Secondo: qui ci sono nove fazzoletti, presi questa mattina in un cassetto della sua camera da letto, uguali identici a quello sporco di cloroformio trovato nel giardino della Casa Bianca. Terzo: questa bottiglietta, piena ancora per due terzi, trovata questa mattina da Skinner alla Casa Bianca,  quella da lei comperata da Mrs. Delling.  la marca venduta da loro." Wardell fece una pausa e poi aggiunse con una voce simile a un colpo di frusta: "Ed ora che le ho spiegato, sentiamo quel che ha da dire!". Brownell parl con voce tranquilla:
" davvero una bella trappola. Sono handicappato non sapendo di sicuro se anche lei fa parte del complotto. Se s,  una perdita di tempo parlare con lei. Mi rivolger al Gabinetto."
"Lei non si rivolger a nessuno, n andr da nessuna parte. Complotto un corno! Forza, Brownell, vuoti il sacco! Non potr mai farcela, ormai non ha pi scampo. Le conviene dire tutto. Dove si trova il Presidente? Mi aiuti a farlo tornare alla Casa Bianca e le prometto che potr sistemare ogni cosa direttamente con lui."
Brownell era sempre calmo.
"Non sapevo che lei fosse tanto furbo, Wardell. Non credo che lo sia. Forse  in buona fede, dopotutto. Forse ha creduto alle prove che cercano di addossarmi."
"Le prove sono autentiche, mio caro. Cosa ne ha fatto del cloroformio che ha comprato in Acker Street luned sera?"
"Io non ho comprato del cloroformio."
"Che! Ha visto lei stesso come quella donna l'ha riconosciuto."
"Io non ho comprato del cloroformio." Brownell si rilass nella sua sedia e si freg le mani. Il suo volto era ancora preoccupato ma Skinner stava pensando: " troppo compiaciuto per qualcosa". Brownell disse: "Mi stia a sentire, Wardell: supponiamo che lei sia in buona fede. Dio solo sa che io lo sono. Io non ho comprato nessun cloroformio e non sono mai stato in Acker Street; non so nemmeno dove sia. Non ho mai visto prima quella donna alla quale del resto avrebbero potuto mostrare una mia fotografia per farmi incastrare. Non ha qualche altro testimone che mi ha visto? Dovrebbe esserci. Circa la bottiglietta che secondo lei Skinner avrebbe trovato alla Casa Bianca, non sarebbe stato veramente stupido da parte mia lasciarla in giro?  stato stupido, a mio avviso, anche da parte di coloro che mi vogliono incastrare, ma questo  affar loro".
"Non  stata trovata nella Casa Bianca. Era in un bidone della spazzatura, fuori, ed  proprio il tipo e la misura uguale a quella che lei ha comperato da Mrs. Delling."
"Il tipo che io non ho comperato. No. Se era fuori molto probabilmente non  stata messa apposta; forse  proprio quella di cui si sono serviti per addormentare il Presidente. Per quanto riguarda il fazzoletto, anche quello pu essere stato preparato o pu darsi che si tratti di una pura e semplice coincidenza. Corliss, l'agente del Servizio Segreto, l'ha trovato. Io l'ho tenuto in tasca per qualche ora prima di consegnarlo a lei; non mi sono affatto accorto che assomigliasse al mio. Uso dei fazzoletti normalissimi e colui che ha frugato nella mia camera le avr anche riferito che non sono tutti uguali. Ecco tutto. Se sono stati altri a preparare questa messa in scena e lei ne  stato coinvolto, questa  la mia spiegazione. Se lei fa parte di quel gruppo,  ovvio che la mia spiegazione non servir a niente e sto perdendo del tempo prezioso. Non creda che tutta questa storia non arrivi al Gabinetto, perch ci arriver."
Lewis Wardell lo guard per qualche istante prima di dire:
"Certo che arriver al Gabinetto e sar io stesso a riferirgliela. Lei  davvero uno sciocco a non vuotare il sacco. Se si arrende adesso potr uscirne ancora vivo."
"Il Gabinetto  in riunione proprio adesso. Andremo insieme."
"Oh, no: non andremo insieme." Wardell premette un bottone sulla sua scrivania. "Ci andr da solo e mi accerter subito che la cosa non venga messa a tacere. Un po' di pubblicit potr tornare utile... Un'ultima chance, Brownell. Vuole parlare?"
"Sta perdendo del tempo e si sta rendendo ridicolo Wardell."
Un uomo entr nella stanza. Wardell gli disse di far venire due agenti. Ma in quel momento squill il telefono e fece segno, mentre alzava il ricevitore, all'impiegato di aspettare. Ci fu un po' di confusione; Wardell non riusciva ad avere la linea. Infine pot parlare:
"S, adesso sento. L'Erasmus Hospital? Cosa c'?" Rimase in ascolto limitandosi a dire s e no due o tre parole per tutto il tempo della conversazione. Poi pos il ricevitore e si rivolse all'impiegato che stava aspettando:
"Faccia venire quattro agenti invece di due" gli disse. L'impiegato si affrett ad andare. Wardell si rivolse ancora a Brownell.
"Potrebbe trattarsi di vita o di morte, per lei. Se ne rende conto? Vuole parlare?"
Il segretario del Presidente si limit a guardarlo. Il Capo del Servizio Segreto si raschi in gola continuando a guardare il segretario del Presidente. I suoi occhi grigi eran sempre pi ricchi di dubbio. In quel momento entrarono i quattro agenti che si schierarono davanti a Wardell.
"Non conosco i vostri nomi" disse Wardell. "Lei, si faccia avanti." L'agente fece un passo avanti. "Questo  Mr. Harry Brownell, segretario del Presidente Stanley. Lo porti alla prigione distrettuale, lo faccia chiudere in una cella ben sorvegliata; nessuno dovr vederlo senza mio permesso. Si accerti che tali istruzioni vengano seguite." L'uomo fece un passo avanti, Brownell si alz e lo segu. Skinner sospir. Wardell fece avanzare un secondo agente.
"Al di l dell'atrio, nella stanza n 9, c' una donna, Viola Delling. Si trova con lei un detective di New York. Chiudetela da basso se c' posto, altrimenti portatela in prigione. Poi voi due, lei e l'agente di New York, vedrete di indagare sul suo conto, in modo particolare cercherete di sapere chi ha visto in questi ultimi giorni. Vedete di controllare anche suo marito. Lei far il diavolo a quattro, ma io non la voglio pi vedere. Portatela via. Ricordate che siamo sotto la legge marziale e tutti i diritti civili sono sospesi."
L'agente gir sui tacchi ed usc dalla stanza. Wardell si rivolse agli ultimi due rimasti.
"Conoscete Washington? Sapete dove si trova l'Erasmus Hospital?"
I due fecero di s.
"In quell'ospedale, nel padiglione del pronto soccorso, c' un giovanotto di nome Val Orcutt. Portatelo qui al pi presto possibile. Prendete la vostra auto se l'avete e se no servitevi di un tass. Ha ricevuto un colpo in testa e trattatelo quindi con cura. Se dovesse avere di nuovo un attacco di amnesia, ci servirebbe a ben poco. Sapete cos' l'amnesia?"
Uno dei due rispose:
"Si dimenticano le cose."
"Proprio cos. Fate attenzione."
I due uscirono.
Wardell si alz dalla sedia e fece qualche passo stirandosi.
"Dannazione" mormor "son proprio cotto."
Il Capo fece un cenno del capo.
"C' una bottiglia di whisky in quel cassetto" disse indicando la scrivania.
"No, grazie. Sarebbe possibile invece avere qualche sandwich al formaggio e del caff?"
"S, certo."
Non appena Skinner ebbe passato l'ordine all'impiegato, Wardell gli disse:
"Ci saranno certo dei giornalisti qui davanti. Le dispiacerebbe uscire e dir loro che Harry Brownell  stato arrestato? Forse la notizia metter in moto qualcosa da qualche parte."
"Pu starne sicuro" comment Skinner alzandosi.
...
.
...
Capitolo 10.
...
.
...
Mancava qualche minuto a mezzogiorno; Chick Moffat stava camminando tranquillamente sul marciapiede avvicinandosi al palazzo del Dipartimento di Giustizia. Era stato assegnato, quel mattino, a rintracciare Val Orcutt, l'autista del camion della Callahan. Quando aveva telefonato da Isherwood per segnalare una nuova traccia, gli era stato detto che Orcutt era stato trovato e di presentarsi al pi presto alla centrale. Stava per entrare, quando una voce lo trattenne.
"Chick! Grazie a Dio ti trovo!" Era Alma Cronin.
"Son contento anch'io di vederti. Chi ti sta correndo dietro?"
"Sarebbe pi giusto dire che sto correndo dietro a qualcuno pi che non il contrario. Non ci vai pi a casa? Ti ho telefonato almeno una dozzina di volte ieri sera ed almeno altrettante volte questa mattina."
"Mi hanno assegnato alle ricerche del Presidente. Sono andato a letto all'alba ed ho dormito esattamente centoquaranta minuti."
Si erano spostati sull'orlo del marciapiede per non ingombrare il passo. I loro volti erano pi luminosi di quanto non lo fossero stati qualche minuto prima.
"Avevo bisogno di te" disse lei. "O pi esattamente, dovevo chiederti una cosa."
"Afferro la differenza. Molto obbligato."
"Sto andando da Mr. Wardell. Ho cercato di mettermi in contatto con Mr. Brownell ma non ci sono riuscita. Potrei domandarlo a te, suppongo, ma qui sul marciapiede..."
"Andiamocene a pranzo."
Alma disse che all'una avrebbe dovuto tornare alla Casa Bianca e Chick le conferm che ce l'avrebbe fatta: di solito per pranzo poteva disporre solo di mezz'ora. La ragazza esit solo un attimo. Chick la prese a braccetto e la guid verso un localino non molto distante dove, a suo dire, cucinavano delle splendide costate di agnello. A due isolati di distanza e in una strada laterale, entrarono attraverso una porta girevole. Era uno di quei posticini, non sono molti, in cui la cucina era cos vicina da riempire l'aria di deliziosi profumi e il cibo  cos buono che l'appetito non pu fare a meno di ringraziar Dio di aver fornito all'uomo il naso.
Dopo che ebbero ordinato, Chick le disse:
"Vuoi parlare ora o preferisci dopo il caff?"
Alma si guard attorno. I tavolini pi prossimi erano tutti vuoti.
"Non te lo volevo chiedere per telefono. Volevo vederti. Ho persino paura a parlarne, anche con te. Non avevo idea che la gente potesse essere com'."
"Cosa c' che non va con la gente?"
"Tutto. Son tutti cos codardi! Me compresa; suppongo di non poter biasimare gli altri. Lo sapevi che un mucchio di persone del personale della Casa Bianca  stato arrestato? Che gli agenti del Servizio Segreto l'hanno perquisita questa mattina da cima a fondo? Adesso quando si parla, se si parla, lo si fa sottovoce. Questa mattina, quando mi sono recata al lavoro, qualcuno mi seguiva. Ne sono sicura."
"Ero io che mi tenevo a disposizione nel caso tu avessi voluto qualcosa."
"Non scherzare, Chick. Non  uno scherzo.  terribile."
"Beh... ho seguito tanta di quella gente e quasi sempre senza nessun risultato... Ecco che arrivano le costolette. Una volta ho tentato di cuocerle come fanno loro, ma ho bruciato tutto. Certo che  terribile e lo diverr ancor pi, ma tu non hai niente a che fare con tutto ci. Grazie a Dio. Porgimi il tuo piatto."
Pos una costoletta nel suo piatto, la ricopr di sugo e mentre ne sistemava una nel suo, ordin della birra. Mangiarono commentando la bont della carne.
Alma si guard di nuovo attorno. Poi si pieg in avanti e disse a bassa voce:
"Quel che ti volevo chiedere, Chick. Voglio sapere cosa devo fare." Abbass ancor pi il tono della voce. "Ieri notte, verso le undici, una mezz'ora dopo che i tuoi colleghi avevano finito di interrogarmi,  venuto a casa mia un tizio e mi ha offerto cinquemila dollari per rubare e consegnargli oggi a mezzogiorno, il diario di Mrs. Stanley. Mi ha detto che tutto quel che gli interessava erano le pagine delle ultime due settimane. Quando gli ho detto di no, mi ha offerto diecimila dollari."
Chick mastic e inghiott.
"Hmm" mormor. "E cos la First Lady tiene un diario."
"Certo. Lo sanno tutti. Dei brani sono stati pubblicati su alcune riviste."
"Beh... congratulazioni.  una bella sommetta. Ti potrebbe bastare per sposarti se tu ne avessi l'intenzione."
"Non fare lo sciocco. Dopo aver detto di no alla sua prima offerta, ebbi qualche secondo per riflettere. Feci finta di esitare. Lui insistette. Gli dissi che anche se avessi deciso di farlo, non mi sarebbe stato possibile per mezzogiorno ma per pi tardi. Lui mi ha detto che doveva essere per oggi. Gli ho detto allora che avrebbe potuto venire da me alle otto di stasera e che forse l'avrei avuto, ma che non potevo assicurargli niente. Lui mi ha detto che sarebbe venuto."
Chick chiese:
"Perch mi hai detto di non fare lo sciocco quando ho accennato all'eventualit che tu ti sposi?"
"Perch questa  una cosa seria."
"Anche il matrimonio  una cosa seria."
"Davvero? Io non ne so niente in merito. Chick, cosa devo fare? Lo dico a Mrs. Stanley? Mi reco da Mr. Wardell senza dirle niente?"
"Stammi a sentire." Chick pos forchetta e coltello. "Son pi di tre mesi che aspetto un'opportunit per sapere la tua opinione sul matrimonio ed ora che siamo entrati in argomento potremmo anche approfittarne. Non c' nulla di sciocco nel matrimonio, no?"
Alma, guardandolo negli occhi, sembrava esasperata; ma vedendo l'espressione di Chick sent l'esasperazione svanire. Abbass gli occhi.
"Suppongo di no. Ma come faccio a saperlo. Non mi pare che ci sia alcun motivo per considerarlo sciocco. Non pare anche a te?"
"Bene. Io? Santo Dio, no. Credo che sia un'ottima cosa, davvero..." Lei alz il viso e lui, che continuava a fissarla, ricevette lo choc dei suoi occhi tutto in un colpo, come un improvviso raggio di sole dopo l'oscurit di una caverna. Rimase senza fiato. Le parole che gli stavano venendo fluide una dopo l'altra, gli mancarono e dovette cambiare argomento. "Beh... sono felice di sapere la tua opinione... Davvero... Che tipo era quello che ti ha offerto i diecimila dollari?"
Alma sorrise. Quel sorriso significava, anche se solo per se stessa, " tanto caro e lo amo e lo desidero ma se mi sorprendo ad usare un qualche trucchetto per incastrarlo, che possa finire all'inferno".
"Era grande e grosso, aveva i capelli biondi e le unghie sporche e portava una cravatta marrone."
Chick le chiese: "Cosa hai intenzione di fare?"
" quel che volevo sapere da te. Qualsiasi cosa tu mi dica la far!" e con quell'ultime parole Alma si mordicchi il labbro inferiore. Chick si domand perch l'avesse fatto. Fece segno al cameriere di portare due caff.
"Non l'hai detto a Mrs. Stanley?"
"Non l'ho detto a nessuno."
"Brava.  un brutto affare e non c' ragione perch tu ne resti coinvolta senza alcun motivo.  persin possibile che non ci sia alcun rapporto con il rapimento del Presidente."
"Non devo dirlo a Mr. Wardell?"
"Perch? Perch qualcuno si nasconda nel tuo armadio per stendere quel tizio quando viene?"
"Se proprio non pu fare altro che stenderlo!"
Chick fece di s col capo.
"Gi, quella sarebbe la carta da giocare. Ma con che risultati solo il buon Dio lo sa. Forse  molto meglio dire a Mrs. Stanley di tenere il suo diario chiuso al sicuro e poi quando quel tizio viene a trovarti questa sera gli fai sapere che non ti  stato possibile. Stiamo attraversando un periodo in cui sembran diventati tutti matti e non vedo perch tu debba correre dei rischi."
Il ristorante si stava riempiendo. Uno strillone stava facendo il giro dei tavoli con le ultime notizie. Chick prese un giornale e l'apr in modo che anche Alma potesse leggere: In prima pagina a caratteri cubitali. Il segretario del Presidente arrestato. Brownell ha comprato il cloroformio.
...
.
...
Alma esclam: "Santo Dio, no!"
E Chick aggiunse:
"Non te l'ho detto che son tutti matti? Tu tienti alla larga."
"Non voglio. Intendo che non mi va di stare in disparte. Vedi, Chick, questa faccenda mi sta maturando. Dopotutto ho soltanto ventiquattro anni e non so molto sulla gente. Ho studiato idee e sistemi, come il comunismo, il social credit del maggiore Douglas e il capitalismo e i problemi inerenti all'economia nazionale e straniera e la guerra... e pare che io abbia sempre creduto che la gente fosse un'altra cosa. Il rapimento del Presidente, e la legge marziale, e la paura e il sospetto sul viso di ognuno, e la gelosia e l'odio e la cupidigia che saltano fuori... oh, io mi sono trovata solo al bordo di tutto ci, una semplice spettatrice, ma mi  bastato a capire che la gente non  una semplice idea,  assai di pi... o assai di meno, non so cosa decidere. Sono animali con del sangue nelle vene, e non si limitano a parlare, a scriver libri ed a giocare a bridge, fanno anche molto cose. Cose odiose e terribili e a volte delle cose grandiose. Mi eccita e mi spaventa allo stesso tempo, esser consapevole di essere anch'io uno di questi animali e che devo viver con essi. Pensavo di odiare la guerra, ma ora mi avvedo che semplicemente non mi andava la parola. Ora odio davvero la guerra, almeno lo credo, e so di odiare quei porci che hanno rapito il Presidente per paura che egli riuscisse a tenerci lontani dalla guerra.  per questo che non voglio starmene a guardare. Non ho la pi pallida idea di cosa abbia a che fare in tutto ci il diario di Mrs. Stanley, ma qualcosa ha a che farci. Cos voglio essere di aiuto ad acciuffare quest'uomo e se lo dovessero picchiare per fargli dire chi l'ha mandato, non mi andrebbe di stare a guardare, ma sarei pronta ad offrirmi di nuovo per farlo prendere."
Lei si arrest. Chick disse:
"Hai finito? Questo si chiama parlare!"
"Ho finito. E non prendermi in giro."
"Non ti prendo affatto in giro: ho detto sul serio. Vedi, io non so niente delle idee. Sono stato allevato fra quel tipo di gente di cui parlavi. Il vicino di casa sulla destra picchiava i figli; quello di sinistra aveva speso quindici dollari per comprarsi un cane abbastanza grande da poter azzannare il nostro. Per me le idee son come la birra: so quand' il momento di smettere. Io non sono contrario alla guerra, n favorevole; ma se ci sar da combattere, ci sar anch'io. Sono soltanto un animale."
Non lo disse con tono di scusa, ma nemmeno orgoglioso. Alma esclam:
"Chick!... E va bene; tu sei soltanto un animale. Ma ce ne sono di tante specie."
"Certo." Chick ridacchi. "Ora, circa quel diario: sono contento che tu abbia deciso di non trafugarlo rifiutando i diecimila dollari, perch se tu decidessi mai di sposare un animale e accadesse che quell'animale fossi io, non avrebbe funzionato. Non potrei mai sposarmi per danaro. Ma tu dici di voler metter le mani su quel milionario e io dico che dovresti startene alla larga. E cosa ne diresti allora se venissi su a casa tua alle otto meno un quarto e mi infilassi nel tuo armadio per sorprendere il tuo amico... se la parola stenderlo non ti va?"
"Chick, il tuo modo di parlare mi va benissimo."
"Ho pensato che forse stendere era un po' volgare quando l'ho detto prima. M' parso."
"Sei troppo sensibile. Anche se pensassi che  volgare, smetteresti di dirlo?"
"Beh, no... Potrei per provarci."
"Non dovresti. Sarebbe meglio di no."
"Ci prover. Ma  l'una ed io ho dovuto parcheggiare l'auto praticamente nel fiume. Allora, ho un appuntamento nel tuo armadio alle otto meno un quarto?"
"Certo. Sai bene che era quel che volevo suggerire fin dal principio. E adesso devo scappare."
Chick fece segno al cameriere di fare il conto.
...
.
...
Capitolo 11.
...
.
...
Pi o meno all'ora in cui Chick Moffat ordinava il caff per Alma Cronin e per se stesso, i due detectives inviati all'Erasmus Hotel arrivarono all'ufficio del Servizio Segreto con Val Orcutt e sua madre. Lewis Wardell e Skinner avevano finito i sandwiches e il caff. Oliver, il Ministro della Guerra, era arrivato dopo aver partecipato alla riunione del Gabinetto per proporre una drastica azione al riguardo dell'editoriale a favore della guerra che era apparso nell'ultima edizione del Record di Washington... il giornale, di propriet di Hartley Grinnell, genero di George Milton, e da lui stesso diretto, era quello che aveva stampato nello stesso numero, in prima pagina, l'appello ai cittadini di ritrovare il Presidente. Oliver aveva altri suggerimenti che Wardell era stato ad ascoltare accigliato. Nel bel mezzo della discussione che ne era seguita, era entrato un impiegato per annunciare il ritorno degli uomini con Orcutt. Wardell disse:
"Mi dispiace, Jim, ma dobbiamo accantonare il discorso per il momento. Si tratta del tizio che guidava il camion delle provviste; lo abbiamo trovato. Potresti tornare pi tardi."
Oliver si alz. Aveva un'espressione seccata.
"Non sarebbe meglio, Lewis, che lasciassi cose di questa natura a Skinner e tu ti occupassi di questioni pi importanti di procedura e di politica? Quando ti abbiamo affidato l'incarico non avevamo in mente una dittatura."
"Potete riprendervi l'incarico quando volete."
"Non vogliamo. Cerca soltanto di non andare troppo oltre. Mi pare che noi si sia stati ragionevoli."
"Io non lo sono. Non ne ho il tempo. Non ho dormito la notte scorsa e nemmeno stanotte dormir. Fino a che l'incarico sar affidato a me, agir come meglio creder. Ho arrestato Brownell e l'ho fatto rinchiudere in prigione e di' al Gabinetto che nessuno deve cercare di vederlo." Oliver lo fiss con gli occhi sgranati.
"Santo Dio! Quando? Perch?"
"A mezzogiorno. Qui in questo ufficio. I giornali hanno gi la notizia. Non ho tempo ora per spiegarti, Jim. Torna pi tardi."
Oliver lo guard per qualche altro istante, scosse il capo, gir sui tacchi ed usc dalla stanza.
Il Capo del Servizio Segreto disse:
"Le dispiace se muovo un po' pi avanti questa sedia? Voglio poter vedere bene in faccia 'sto ragazzo mentre ci racconta i fatti."
Wardell rispose stancamente:
"Certo... certo."
Quando gli agenti entrarono, parve che avessero preso due piccioni con una fava. Avevano con loro Val Orcutt, alto pi di tutti loro, il viso rosso ancor pi rosso per contrasto con la benda bianca che gli fasciava il capo, ed avevano pure una donnetta grassoccia dai capelli mezzi grigi che si teneva ostinatamente al fianco del giovane. Uno degli agenti disse a Wardell, quasi per scusarsi:
" sua madre. Non serve a niente parlarle."
Wardell fu conciso:
"Portatela via." E all'altro agente: "Lo faccia sedere l". Val Orcutt si sedette. Sua madre si piazz al suo fianco, le braccia incrociate sul petto.
Wardell ripet:
"Portatela via."
Il primo agente la guard, scroll le spalle e disse quindi:
"Dovremo portarla via di peso."
"E va bene: portatela via di peso." Ma Wardell colse la smorfia sul volto di Skinner. "Cosa c', Skinner?"
"Niente. Mi scusi se ho lasciato trapelare i miei sentimenti."
"E quali sono i suoi sentimenti?"
"Niente di particolare... Pensavo che la donna potrebbe restare: il ragazzo si sentir pi a suo agio."
Wardell diede un'occhiata a Val Orcutt, guard di nuovo il Capo e borbott quindi:
"Mettete l una sedia anche per lei."
Mrs. Orcutt si accomod sulla sedia con un'aria di trionfo sul viso. Wardell fece segno ai due detectives di ritirarsi e disse alla donna:
"Potr rimanere se sapr star zitta."
Lei parl, per la prima volta:
"Il mio ragazzo ha ricevuto un tremendo colpo in testa." Val Orcutt le diede un'occhiata:
"Rimani tranquilla, ma'."
Wardell gli chiese:
"Come va la testa?"
Val alz la mano destra e l'appoggi sulla benda.
"Da questa parte va bene." Abbass la destra ed alz la sinistra. "Qui ho una brutta ammaccatura. Sono un po' intontito, ma in generale sto bene."
"Il suo nome  Val Orcutt."
"S, signore."
La donna disse:
"Valentine Orcutt."
Wardell le diede un'occhiataccia.
"Cosa le ho detto?"
Suo figlio intervenne di nuovo:
"Se non stai tranquilla, ma', ti mandano via."
La donna fece di s ma non sembrava per niente impressionata.
"Lei guida un camion della Callahan."
"S, signore."
"Ha fatto una consegna alla Casa Bianca ieri mattina."
"S, signore."
"A che ora  arrivato alla Casa Bianca?"
"Non lo so. Voglio dire... non so l'ora esatta." Val era seduto eretto nella sua sedia senza appoggiarsi allo schienale, le braccia incrociate sul petto, gli occhi fermi su colui che lo interrogava. "Sono partito dal magazzeno che erano circa le nove meno venti. Devo essere arrivato alla Casa Bianca alle nove meno dieci."
"Da quanto tempo  membro delle Camicie Grigie?" Val sbatt le palpebre due volte, ma i suoi occhi rimasero impassibili e il tono della sua voce non mut.
"Io non sono una Camicia Grigia."
"Quanti della Callahan sono Camicie Grigie?"
"Nessuno, che io sappia. Son quasi certo che non ce ne sia nemmeno uno."
"Mi stia bene a sentire." Wardell si pieg in avanti. "La cosa peggiore che lei pu fare  di mentire. Di alcune di queste domande so gi le risposte. Le altre verranno fuori alla fine. L'unica speranza di venir tenuto in considerazione,  di dirmi tutta la verit."
"S, signore."
"Da quanto tempo  una Camicia Grigia?"
"Gliel'ho detto: non lo sono mai stato."
"Da quanto tempo conosce Harry Brownell, il segretario del Presidente?"
"Non lo conosco. Non l'ho mai visto."
"Sciocchezze.  stato arrestato. Si trova in prigione ed abbiamo la sua versione dei fatti. Nega di conoscerlo?"
"Non l'ho mai visto. Non so chi sia."
Wardell si appoggi allo schienale.
"Va bene. Ci dica quel che  successo ieri mattina alla Casa Bianca."
"S, signore." Val sbatt le palpebre. "Sono arrivato l che mancavano circa dieci minuti alle nove. Ho consegnato tre cassette di provviste varie e verdura e una di carne. Era tutto quel che avevo sul camion. C'erano delle cassette da ritirare. Entrambe le portiere erano aperte. Il camion ha una doppia portiera nella parte posteriore. Stavo per caricare le cassette vuote quando ho sentito un rumore alle mie spalle, ho fatto per voltarmi ma qualcosa mi ha colpito.  tutto quel che so."
Wardell lo fissava.
"Per Dio!  tutto quel che sa?"
"S, signore."
"E s'aspetta che io le creda?"
"S, signore." Lentamente Val Orcutt alz la mano sinistra e la pass con leggerezza sulla benda; si strofin quindi la fronte. " tutto quel che ricordo. Non mi ricordavo nemmeno questo poco prima che la mamma venisse in ospedale. Credo che mi abbia colpito con una mazza di legno. Mi ha tagliato la cute senza per rompere l'osso. Anche il dottore all'ospedale ha detto che non deve essere stato un oggetto di metallo."
"Chi l'ha colpita? L'ha visto?"
"No, signore."
"Non ha visto proprio niente di lui?"
Val cominci a far di no col capo ma s'arrest subito con una smorfia.
"No, signore. Non ho potuto vederlo per niente perch avevo il capo voltato. Ho sentito solo un rumore."
"Chi l'ha portato all'ospedale?"
"Non lo so. Voglio dire che non lo ricordo. Mi hanno detto che un poliziotto mi ha fatto caricare su di un'autoambulanza e mi ha mandato all'ospedale.  tutto quel che so."
"Dove l'ha trovata il poliziotto?"
Val aggrott le sopracciglia e si pass di nuovo una mano sulla fronte. Mrs. Orcutt lo guard un attimo e disse poi a Wardell:
"Se vuol saperlo, glielo dico io. Me l'hanno detto all'ospedale. Vagabondava sull'erba del Potomac Park. Era tutto sporco di sangue e quando il poliziotto l'ha avvicinato non ricordava il proprio nome n altro..."
"Che ore erano?"
"Circa le undici di ieri mattina. Il poliziotto ha chiamato un'autoambulanza e all'ospedale hanno pensato che fosse rimasto ferito in uno degli scontri avvenuti per la strada e dapprima hanno pensato che non volesse dire il proprio nome perch era un comunista o qualcosa del genere, in ogni caso non gli prestarono molto attenzione perch l'ospedale era pieno di feriti.  stato solo questa mattina che un dottore si  accorto che aveva perso davvero la memoria. Quando ieri sera non l'ho visto tornare a casa, mi sono preoccupata e poi verso le nove son cominciati a venire degli uomini a interrogarmi sul suo conto e han fatto a mio marito e a me un mucchio di domande, sempre le stesse, una, due, cento volte e due uomini sono rimasti davanti alla casa e due sul retro, tutta la notte. Credo che ci siano ancora. Non appena s' fatto giorno, sono uscita a cercarlo e ho lasciato a casa mio marito nel caso fosse tornato. I due davanti a casa non volevano lasciarmi andare, poi uno dei due si  deciso a venire con me. Sono andata per prima cosa alla stazione di polizia - la moglie del tenente  una mia amica - ma lui mi ha detto che pi di cento uomini stavano gi cercando Val e che non poteva far niente per aiutarmi. Ho cercato allora di mettermi in contatto con Mr. Kempner... lui  il direttore del magazzeno dove Val lavora, ma non era a casa e non sono riuscita a trovarlo. Sono andata in due ospedali e poi all'obitorio e mi han fatto vedere quattro morti. Poi sono andata all'Erasmus Hospital e Val era l nel padiglione del pronto soccorso. Lui mi guardava e non mi riconosceva. Gli ho domandato qualcosa e lui fingeva di non sapere quel che volevo dire. Cos gli ho fatto soffiare il naso."
"Ah!" esclam Wardell. "Gli ha fatto soffiare il naso."
"S, signore. Aveva un buon colorito e mi avevano detto che aveva fatto un'abbondante colazione. Cos ero sicura che non aveva niente di grave ma aveva bisogno soltanto di schiarirsi la testa. Gli ho tenuto il fazzoletto sul naso e gli ho detto di soffiar forte come faceva quand'era bambino. L'infermiera mi ha gridato di non farlo, ma io gli ho detto di soffiar forte e lui ha gridato perch gli ha fatto male alla testa e poi mi ha guardato ed ha detto Ma' ed io mi sono messa a piangere. L'infermiera ha chiamato il dottore che ha detto che era davvero notevole."
"S." Wardell acconsent col capo. "Notevole, s. Suo figlio  bravo a fingere?"
"No. Val non finge mai. Gli ha chiesto se  una Camicia Grigia; dovrebbe vergognarsene. Il Presidente gli sorride e gli parla. Dovrebbe sentire che opinione ha del Presidente, come lo ammira..."
Wardell tagli corto.
" stata lei a dire che fingeva di non capire quel che lei gli diceva."
"Beh, credo che lei sappia quel che volevo dire. Volevo dire che aveva la testa confusa."
"Lei ha detto che fingeva."
Mrs. Orcutt spalanc le braccia, i palmi delle mani rivolti al cielo e con uno sbuffo esclam:
"Se lei non vuol far uso di un po' di buon senso, allora non serve a niente parlare."
Wardell la guard. Schiacci un pulsante sulla scrivania. Un impiegato entr. Gli disse di far venire tre agenti. In meno di dieci secondi i tre entravano nella stanza. Wardell disse ad uno di recarsi all'ospedale e portare l da lui il dottore e l'infermiera che si erano occupati di Val Orcutt; un altro doveva andare a casa degli Orcutt e portare nel suo ufficio il padre di Val; il terzo doveva rintracciare il poliziotto che aveva trovato Val nel Potomac Park. I tre uscirono.
Skinner si era lasciato scivolare nella sedia, le mani infilate nelle tasche dei pantaloni, il mento sprofondato sul petto, fissava non troppo convinto il volto rosso di Val Orcutt.
Wardell gli disse:
"Cosa ne dice, Skinner?"
"Continui." Skinner continuava a fissare Val. "Non sar mai abbastanza curioso. Stavo proprio pensando, se gli schiacciassi un po' nel punto in cui ha ricevuto la botta, non potrebbe avere l'effetto di fargli ricordare? Per esempio, se fosse stato colpito dal pesante bastone da passeggio del Presidente? Non  stato pi ritrovato, ricorda? Ma s pu anche credere, tanto per passare il tempo, che il nostro amico dica la verit."
Wardell fiss Val Orcutt e gli disse:
"Se schiacciassimo nel punto in cui  stato colpito, sarebbe una sorta di nuovo terzo grado, non le pare?"
"S, signore."
"Ci penseremo. E cos il Presidente ti ha sorriso e ti ha parlato. Quando, ieri?"
"No, signore. Qualche volta, soprattutto l'estate scorsa."
"L'hai visto ieri?"
"S, signore."
"Ah! Dove?"
"Era in piedi sull'erba vicino ad alcuni cespugli quando sono passato con il camion. Guardava i fiori dei cespugli. Dei rododendri."
"Le ha parlato?"
"No, stava guardando i fiori."
"Chi altri ha visto?"
"Ho visto la sentinella al cancello,  tutto."
"Non ha visto i giardinieri?"
"No, signore."
"Ma c'erano."
"Devono essere stati dall'altro lato. Io non li ho visti."
"Nessuna guardia?"
"Nessuna all'infuori della sentinella. Raramente stanno vicino al vialetto."
"Ha notato la sentinella andandosene?"
"No, signore. Come avrei potuto notare qualcosa andandomene?"
"Vero. Era stato colpito alla testa da una mazza di legno, come un pesante bastone da passeggio. Ma la sua testa era a posto quando  arrivato?"
"S, signore."
"E allora sapr rispondere a questo. Veda di non fare degli sbagli. Chi si trovava nel camion oltre a lei quando  entrato nel giardino della Casa Bianca?"
"Nessuno."
" la verit?"
" l'assoluta verit."
"Come fa a saperlo?"
"Beh, lo saprei. Il camion  chiuso ma dalla cabina posso veder dentro e poi me ne sarei accorto quando ho aperto le portiere posteriori per scaricare la roba. Se ci fosse stato qualcuno, l'avrei visto."
"Ma qualcuno c'era. Qualcuno l'ha colpita. Come ha fatto a penetrare nel giardino se non sul camion?"
"Non lo so. Suppongo che ci siano altri modi per entrare. Le guardie non possono essere ovunque."
"Certo. Lei lo sa." Wardell si pieg in avanti. "Questo  un fatto: lei fa le consegne alla Casa Bianca tutte le mattine e sa dove, all'ora in cui pi o meno lei arriva, si trovano le guardie. Conosce pure l'abitudine del Presidente di fare una passeggiata in giardino proprio verso quell'ora. Lei mente!" La voce di Wardell si era sensibilmente alzata di tono. "Mente mentre la sua unica possibilit di salvezza  dire la verit! Si rende conto di quale  la fine di tutti coloro che sono implicati in questa faccenda? La morte! Se ne rende conto, Val Orcutt? Lei morir. Non ha una sola possibilit. A meno che non mi dica la verit subito; forse in tal caso, una possibilit ce l'avr.  l'unica. Come potrebbe chiunque..."
La madre di Val lanci all'improvviso un grido. Aveva cominciato con una sorta di lamento a cui nessuno aveva fatto caso, ed era poi infine esplosa in quel grido disperato.
Skinner si era alzato e l'aveva afferrata rudemente per un braccio esclamando:
"Ed ora se ne va fuori! Fuori!"
La donna lo supplic allora:
"La prego... star zitta. La prego... non accadr pi."
Il Capo le lasci il braccio.
Wardell continu:
"Nessuno avrebbe potuto sfruttare una migliore opportunit. Nessuno meglio di lei poteva sapere a che ora si sarebbe trovato l il suo camion. Anche se qualcuno fosse riuscito a penetrare nel giardino, cosa avrebbe potuto fare senza il camion? Comunque, c' una cosa che taglia la testa al toro: la sentinella l'ha vista mentre usciva alla guida del camion.  sufficiente. Lei  sistemato."
Val Orcutt parl dopo una breve pausa di silenzio.
"S, signore." Fu tutto quel che disse.
"Cosa vuol dire con quel suo "S, signore"? Santo Dio! non si rende conto che l'unica cosa che pu salvarlo  la verit?"
"Voglio dire che sono davvero sistemato. Le ho detto la verit, ma vedo che lei non mi vuol credere. Una cosa soltanto: non so come abbiano fatto ad introdursi nel giardino e non so come facessero a sapere che il camion si trovava l, ma suppongo che molta gente lo sappia. Mi reco alla Casa Bianca tutte le mattine pi o meno alla stessa ora. E un'altra cosa: la sentinella non mi ha visto alla guida del camion all'uscita. Non pu avermi visto per il semplice motivo che io non ero seduto al volante. Suppongo che dopo avermi colpito mi abbiano messo nel cassone del camion, non so. Come pu avermi visto la sentinella? Ma mi stia a sentire... naturalmente capisco quel che vuol sottintendere col fatto che io sia stato colpito dal bastone del Presidente. Non lo sono stato, ma capisco quel che vuol sottintendere. Ma anche se lo fossi stato, come potrebbe la sentinella avermi visto guidare il camion all'uscita? Qualsiasi cosa sia stata a colpirmi, non mi ha lasciato in condizioni di guidare un camion."
Mrs. Orcutt distribu un sorrisino soddisfatto, prima a suo figlio e poi agli altri. Skinner fece finta di niente; Wardell rispose con un'occhiataccia. Era forse sul punto di scoppiare ma squill il telefono. Skinner si alz ma Wardell si gir e sollev il ricevitore.
"Pronto."
Era un impiegato il quale lo informava che Mr. Billings, Ministro dell'Agricoltura, insisteva per parlare con Mr. Wardell e rifiutava di lasciare un messaggio. Wardell disse di passargli la linea.
"Lewis? Ti parlo dallo studio della Casa Bianca, Mrs. Stanley  con me. Il Gabinetto, manca solo Molleson,  riunito nella biblioteca. Devi venire subito."
Wardell rispose brusco: "Non posso venire."
"Sarebbe meglio che tu venissi. Devi. Mrs. Stanley ed io siamo riusciti a sospendere una votazione ma sono disposti ad attendere solo dieci minuti. Tre minuti sono gi trascorsi. Sar contro di te. Vieni subito."
"Si tratta di Brownell? Ho detto ad Oliver..."
"Non  soltanto Oliver. Brownell in parte, s.  una faccenda complicata. Non perder tempo in chiacchiere, vieni subito. Se votano contro di te..."
"Lascia che facciano quel che vogliono."
Ci fu un breve silenzio e poi Wardell ud la voce di Mrs. Stanley.
"In nome di Dio, Mr. Wardell, venga subito!"
Wardell apr la bocca, la richiuse e l'apr di nuovo.
"Va bene. Tratteneteli. Sar l in cinque minuti."
Pos il ricevitore e rivolse lo sguardo a Skinner. Aveva gli occhi iniettati di sangue, i capelli in disordine, il colletto della camicia sporco e stropicciato. Si alz e si diresse verso un angolo per prendere il suo cappello, dicendo:
"Skinner, io vado alla Casa Bianca. Continui lei con queste persone. Fino a che non ricever istruzioni contrarie da me o dal Gabinetto, avr lei la piena autorit qui. Non esiti a servirsene."
Usc in fretta senza nemmeno chiudersi la porta alle spalle. Il Capo del Servizio Segreto si alz, chiuse la porta e torn a sedersi. Fiss con i suoi occhi grigi sospettosi Val Orcutt e disse quindi:
"Bene, giovanotto. Ricominciamo tutto da capo e vediamo se fai qualche errore. Per esempio, prima che venisse il dottore, chi credevi di essere mentre non ricordavi nulla?"
...
.
...
Capitolo 12.
...
.
...
Alle quattro di mercoled pomeriggio vi era una dozzina di uomini riuniti nella biblioteca in casa di Grinnell. Hartley Grinnell, editore e direttore di un giornale, era ovviamente presente; c'era inoltre il vecchio e canuto George Milton, i cui quattrini avevano comprato quella casa che la figlia, donna di buon gusto, aveva provveduto ad arredare; Martin Drew, finanziere di New York, che era rimasto nella capitale luned notte e dopo gli avvenimenti di marted non era pi partito; Robert A. Molleson, "Bob", Vicepresidente degli Stati Uniti, il volto congestionato, gli occhi marcati che se ne stava seduto in una poltrona fumando un grosso sigaro; l'uomo in piedi davanti a lui, alto e magro, i capelli neri, gli occhi giallo verdi e una bocca sensuale e crudele, era D. L. Voorman, l'agente legislativo del trust dell'acciaio, il politicante pi pagato del mondo. Gli altri, sia del gruppo attorno al divano o appoggiati alla sua sponda, solo meno famosi di Martin Drew e meno astuti di George Milton, erano in maggioranza di New York; uno viveva a Washington ed uno era di Chicago. C'erano un po' dappertutto bicchieri pieni, semipieni e vuoti di whisky; il fumo era cos intenso, nonostante le finestre aperte, che George Milton aveva smesso da un bel pezzo di agitare la mano davanti agli occhi con la speranza di riuscire a disperderlo.
Era una riunione piena di possibilit per i commentatori. Un filosofo ne avrebbe tratto lo spunto per malinconici apprezzamenti sull'adeguatezza dei "contenitori" che la razza umana si sceglie a mo' di grande riserva per il suo accumulo di grande e terribile potere. Un cronista dell'"Herald Tribune" di New York si sarebbe lasciato trasportare liricamente dallo stupore che una s piccola stanza contenesse un s grande congresso di sapienza, gloria e rettitudine. Ad un comunista sarebbe venuta la bava alla bocca considerando che tali mostri potessero avere forme umane. Un becchino, si sarebbe fregato le mani tutto contento all'idea che pi di uno era prossimo alla tomba. Un esperto di statistica, avrebbe calcolato con fredda accuratezza, che quella dozzina di individui (campioni) davanti a lui, tenevano nelle loro mani pi di cinque miliardi di dollari. Naturalmente ogni considerazione sarebbe stata esatta, ma non sarebbe servita a modificare la situazione in corso di una virgola.
D. L. Voorman stava parlando al Vicepresidente Molleson.
"Deve essere domani e domani... Credo che abbiano ragione al riguardo, ma mi creda, signor Vicepresidente, non  affatto una coercizione." Voorman bazzicava a Washington da dieci anni. Era stato a pesca con Molleson almeno una mezza dozzina di volte, ma gli si era sempre rivolto come al "Signor Vicepresidente". Con il senatore Allen, e due graziose signorine, aveva trascorso un magnifico week-end in uno chalet in Virginia, ma gli si era sempre rivolto chiamandolo "senatore". Era il politicante pi pagato d'America. "Non hanno alcuna intenzione di coercirla. Essi fanno a lei appello. Sono semplicemente nervosi,  tutto. E cos pure lei, io e tutti. Dobbiamo cercare di ragionare. Non le chiediamo di far nulla di furia. Dio sa se vogliamo buttarci alla cieca. Ogni emergenza ha il suo uomo, e lei  l'uomo per quella ora in corso."
Molleson fece di no col capo. Stringeva il sigaro fra i denti in modo tale che quasi non tirava. Si tolse di bocca il sigaro.
"No, Voorman. Ho espresso chiaramente la mia posizione. Il passo che voi signori suggerite potr divenire necessario..."
Una voce imperiosa, una voce che imperiosa voleva essere e lo era per abitudine, interruppe la conversazione dei due. Era la voce di un uomo alto e corpulento, dalla mascella quadra ed i capelli grigi, che indossava un abito marrone che gli stava miracolosamente a pennello.
"Io coercisco. Lei si appelli pure, se vuole, Voorman. Io coercisco... se lo metta bene in testa, Molleson, se questa  la parola che volete usare. Lei sta squittendo come un coniglio e in momenti come questi avr ben modo di accorgersi cosa succede ai conigli."
La grande bocca sensuale di Voorman si torse in una piccola smorfia. Attese che la voce imperiosa finisse di parlare, quindi si volt e avanz passando fra due sedie, avvicinandosi all'uomo in marron. Voorman attese che altre voci si levassero e quindi, coperto dal loro rumore, disse:
"Vorrei scambiare due parole con lei, Mr. Denham."
I due uomini si appartarono in un angolo della stanza.
L, vicino alla finestra, la voce imperiosa dell'uomo fece la sola concessione di abbassarsi un poco di volume.
"Lei  un asino, Voorman, a cercare di persuaderlo. Se  questa la sua tecnica, non mi sorprende che tutto sia andato come  andato in quest'ultimo mese."
Voorman disse:
"Dovrebbe provare ad andare a cavallo."
"Beh, supponiamo che ci provi?"
"Ha mai cavalcato un cavallo impaurito? Non un cavallo cattivo o uno ostinato, ma uno impaurito. Provava a forzarlo? Se s, cosa faceva l'animale?"
"Non vedo cosa c'entri. Non si conclude niente inventando storielline."
"Forse no. Volevo semplicemente illustrarle la situazione. Lei ha chiamato Molleson un coniglio. Non avrebbe potuto dir nulla di peggio perch, naturalmente, lo . Le dir una cosa, Mr. Denham,  una situazione assolutamente disperata e non ci possiamo permettere errori. Mi dispiace che Mr. Drew abbia fatto venire lei e gli altri quaggi. Rende le cose pi difficili. Lei  cos abituato ad essere obbedito, che  convinto che tutti debban dir subito di s ai suoi ordini. Ma deve ottenere molto di pi che la pura e semplice obbedienza dal Vicepresidente: dobbiamo avere da lui il coraggio. Non  che lui non voglia; certo che vuole. Ma ha paura. E non mi riesce di immaginare un modo peggiore di inculcare in qualcuno del coraggio dandogli del coniglio."
Denham lo fiss brevemente. Essendo un uomo autoritario abituato a non essere contraddetto, non poteva continuare su quella linea se non togliendogli il suo posto, cosa che in quel momento non gli era conveniente. Pens cos di abbandonare il discorso.
"Dobbiamo aver la guerra entro questa settimana."
"Lo so. Pu darsi che ce la facciamo."
"Dobbiamo farcela. I Russi sono stati respinti al di l del fiume Tunguska. Potranno resistere pi un mese. Fra non pi di un paio di settimane i Sovietici arriveranno a Berlino e a Roma. La Federal Steel oggi ha venduto a ventotto. Il giorno in cui le nostre corazzate lasceranno le coste, il mercato triplicher i suoi prezzi in tre ore."
"S, certo." La voce di Voorman era lievemente impaziente. "Quella  la necessit; il punto  come adempierla. Il mio consiglio al riguardo del Vicepresidente  stato ignorato. Avete agito con lui troppo bruscamente. Non serve a niente forzarlo a impegnarsi perch non lo fa mai. Quel che bisogna fare con lui era di ficcargli bene in testa l'idea, far s che ci si abituasse e dargli la sensazione che alle spalle ha una forza pronta a sostenerlo. Era tutto quel che si poteva ottenere in attesa che il Ministro della Giustizia fosse pronto ad agire."
"E dove si trova il Ministro della Giustizia? L con quel branco di altri caproni..."
"Naturalmente. Mr. Davis si trova al suo posto: col Gabinetto. Non  come Molleson:  pieno di coraggio, ama l'azione; ed  completamente refrattario a qualsiasi genere di pressione.  un uomo con dell'immaginazione;  uno spirito patriottico e disapprova le restrizioni che i governi belligeranti hanno posto sul nostro commercio e sui movimenti dei nostri cittadini. Gli uomini..."
" una situazione ambigua. Tutti la pensano cos."
"Ma non  fattibile, nemmeno per Mr. Davis, prendere la guerra da due lati. Deve scegliere, e naturalmente la scelta  fatta. Gli uomini nella condizione migliore per fargli imboccare la strada giusta saranno con lui questa sera da Corcoran. Sono stati accuratamente scelti e saranno tutti l. Se sapranno presentargli la cosa nel modo giusto, gli andr e se va a lui, non perder tempo in indugi. Si recher da Molleson domattina e gli dir che il Ministro della Giustizia  pronto a dichiarare che secondo la costituzione la presidenza  vacante e che perci Molleson  Presidente degli Stati Uniti. Lui conosce Molleson quanto me e sapr come trattarlo. Non far accenno alla guerra; si limiter a dirgli che  lui il Presidente degli Stati Uniti. Con l'esca offerta in tal modo, Molleson non sapr resistere. Davis pronuncer la sua opinione, Molleson assumer le sue funzioni, ed allora sar giunto il momento per noi di passare all'azione e non sapr pi resisterci. Riusciremo ad avere la dichiarazione di guerra prima del tramonto di domani sera."
"Wardell lotter, e Liggett e Sterling e Jackman... faranno interdire Molleson."
"Da chi? La Corte Suprema non agir. Dove ci sar un giudice che oser tanto? Comunque, non vi sar il tempo. Prima ancora che una azione possa essere concordata, la guerra sar stata dichiarata. Chi potr fermare allora il corso degli avvenimenti? Neppure Stanley in persona... anche se ritornasse un'ora dopo la dichiarazione." Denham rimase in silenzio. Gli occhi socchiusi, le labbra strette, il mento appoggiato sul petto. Con un gesto lento della mano destra raggiunse il taschino della giacca, ne trasse un portasigari e l'apr. Era vuoto."
"Ha un sigaro, Voorman?"
"Fumo sigarette. Ma ho visto dei sigari sul tavolo."
"Panatelas... preferisco la paglia a quella roba. Voorman. La paghiamo sessantamila dollari l'anno?"
"Per un certo periodo l'avete fatto."
"Se li guadagna. Dove ha messo il Presidente?"
Una smorfia ironica apparve sul viso pacato del politicante.
"No, Mr. Denham. Sessantamila dollari l'anno non sarebbero una ricompensa sufficiente per un tal rischio."
"Lo so. Ma potrebbe aspettarsi di essere ricompensato a parte. Dov'?"
"Non ne ho la pi pallida idea. Come tutti, d'altronde, ho un sospetto."
"Giusto." Denham acconsent col capo. "Non si fiderebbe nemmeno di me. Pi che giusto. Ho appreso che hanno perquisito la sua casa."
"Han perquisito met case di Washington. Ma lei ha ragione: non mi fiderei nemmeno di lei in un'opportunit del genere. Ma si d il caso che io non abbia nulla a che vedere con il rapimento del Presidente."
"E il suo sospetto?"
"George Milton." Voorman si strinse nelle spalle. "Pi che un sospetto direi per che si tratta di un'intuizione retta da due elementi: uno, non c' dubbio che sia lui il sostenitore delle Camicie Grigie; due,  troppo sicuro della sua teoria circa la scomparsa del Presidente."
"Lui  sempre sicuro."
"S. Ma mai circa una cosa cos improbabile come questa sua teoria circa la quale il Presidente sarebbe nascosto da qualche parte nella Casa Bianca pronto a saltar fuori al momento opportuno per schiacciarci.  insensato. La Casa Bianca  stata minuziosamente perquisita. Inoltre, una cosa del genere non sarebbe stata possibile, troppe persone avrebbero dovuto esservi immischiate. Io non lo credo. George Milton dice che sottovalutiamo Stanley. Finge di non aver alcun interesse nell'impresa con Molleson e Davis; dice che non approder a nulla perch Stanley  pronto e ci aspetta al varco. Assurdo!  per questo che sospetto di lui. Lo guardi come se ne sta l seduto tranquillamente. Lascia che si sia noi a far tutto, e lo faremo."
"Se lei ha ragione, la sua parte  fatta... Va bene, Voorman. Per quanto riguarda Molleson, visto che lei lo conosce cos bene, agisca come crede."
Denham si volt e si mosse verso il gruppo riunito attorno al sof. Voorman lo segu senza fretta. La porta massiccia al centro della parete di fronte alle finestre, si apr. Voorman osserv un attimo il nuovo venuto e si mosse poi rapidamente verso di lui.
"Signor Ministro! Non sapevamo se avrebbe potuto venire!"
Si udirono alcune voci e su tutte quella di Martin Drew:
"Ah, Schick! Abbandonate la nave!"
Il nuovo venuto strinse la mano a Voorman e si fece avanti. Piccolo e grasso, non aveva per nulla l'aspetto di un uomo astuto. Sette od otto paia di occhi lo soppesarono accuratamente, freddi e speranzosi allo stesso tempo, come vecchi ed esperti acquirenti ad un'asta. Il Vicepresidente Molleson, il suo viso ancor pi rosso e tanto imbarazzato da non riuscire a guardare in faccia il nuovo venuto, si tolse il sigaro di bocca e disse:
"Avete finito, Theodore? Spero che voi siate riusciti a concludere qualcosa pi di noi."
Voorman intervenne:
"Signori, Mr. Theodore Schick, Ministro del Commercio." Pass quindi a fare le presentazioni.
Martin Drew esclam:
"Stanno sempre mangiandosi le unghie alla Casa Bianca, Schick?"
Gli occhi astuti di Theodore Schick sembravano pi divertiti che impressionati. Si limit soltanto a fare un cenno del capo al vecchio George Milton, all'estremit del tavolo a qualche metro dagli altri, il quale non lo guardava neppure. Schick si rivolse ad Hartley Grinnell:
"Potrei avere qualcosa da bere? Whisky, se  possibile." Si rivolse poi a Molleson:
"Beh, Bob, credevo che saresti venuto. Ma non importa: sarebbe stato in ogni caso lo spettacolo privato di Wardell. Morivan tutti dalla voglia di buttarlo gi di sella, ma avevan tutti troppa paura di dover prendere il suo posto a capo delle ricerche del Presidente. E lui ha saputo tenere in pugno la situazione in modo magistrale.  stato un bello spettacolo: Lewis ha del carattere."
Molleson domand:
"Brownell  sempre in stato di arresto?"
Schick fece di s col capo e ringrazi poi Grinnell che gli porgeva un bicchiere.
"Non ha detto nulla al riguardo e credo che non abbia intenzione di farlo. Si  insospettito del fatto che tu te ne sia andato, Bob.  intenzionato a ficcare il naso dappertutto. Ha fatto delle domande sul tuo conto."
Il Vicepresidente borbott senza togliersi il sigaro di bocca:
"Pu andare al diavolo. Hanno aggiornato la seduta?"
"No. Stanno considerando... certe proposte. Sono stati decisi alcuni passi da fare e ne stanno considerando altri. Non appena Wardell se ne  andato, vittorioso, ho lasciato anch'io la seduta. Sono venuto qui a richiesta del mio amico Martin Drew." Sorrise rivolto a Drew e poi agli altri. "Suppongo che voi signori siate venuti a Washington per parlare col Presidente.  stata una vera disdetta, vero?  scomparso." Bevve un sorso del liquore. " per bere del buon whisky che mi ha chiesto di venire, Drew?" Martin Drew disse:
"Dobbiamo avere un Presidente. Se lui  assente, il suo posto tocca a Molleson.  quello che gli abbiamo detto. Ho creduto che lei forse potrebbe essere d'accordo."
"Lo sarei stato ieri." Gli occhi astuti di Schick erano socchiusi. "Oggi, temo di no. Non mi oppongo, n appoggio, niente. In queste ultime ventiquattr'ore il paese  divenuto una polveriera. Non dar il mio aiuto ad accendere la miccia: troppo pericoloso per i miei gusti. Al mio temperamento si addice trovare un riparo dal quale, al sicuro, osservare gli avvenimenti. Conoscevo il vostro gioco, naturalmente; coloro che non lo conoscono possono facilmente indovinarlo. Ho sentito oggi discutere questa evenienza dal Ministro della Giustizia, fra gli altri. Ve l'ho detto, Lewis Wardell ha del carattere; egli domina Oliver e non esiter a servirsi dell'esercito nel caso in cui se ne presentasse la necessit. Voi, signori, avrete bisogno di una mano forte. Altre truppe stanno arrivando da Fort Myers. Voorman, lei che non ha eguali nell'intrigo, vuol dire la sua opinione? Io non ne ho. E non ho neppure l'attitudine a tirare a indovinare."
Voorman disse: "Lei si  esposto a un bel po' di guai per venir qui, signor Ministro."
Schick gli sorrise con ammirazione.
"Sempre a segno, come al solito, Voorman. E cos gentilmente. Se non fosse per gli handicap imposti dalle ristrettezze della democrazia, lei sarebbe uno di quei cardinali del passato capaci di reggere nell'ombra le sorti di un regno. Non sono venuto qui per approvare o biasimare il vostro progetto. Son qui per un motivo personale." Si avvicin al vecchio George Milton e gli si ferm davanti. Parl con tono normale di voce, senza voler portare la conversazione ad un tte--tte con l'anziano finanziere.
"Lei mi conosce?"
Il vecchio fece di s col capo.
"Abbastanza, Mr. Schick."
Schick sorrise.
"Ancora nessuna concessione, signore? Va bene. Il mio motivo personale riguarda lei. Lei una volta mi ha aiutato. Credo che coincidesse con i suoi interessi, ma ci non toglie che il suo aiuto mi fu vitale. Sono venuto qui per dirle che nel giro di un'ora il Gabinetto decider di farla arrestare. Lei non  pi giovane ed ho pensato che avrebbe forse voluto evitarlo."
George Milton fece di nuovo di s col capo.
"Grazie.  impossibile evitare le conseguenze delle attivit di idioti."
"Pu darsi che sia cos. Come lei vuole, signore. L'idea, credo,  di farle rivelare i suoi presunti rapporti con Brownell e le sue responsabilit circa il rapimento del Presidente da parte delle Camicie Grigie e, infine, il nascondiglio dove viene tenuto."
"Bene. Non  una cattiva idea per degli asini."
"S, signore. Le consiglierei..."
Schick non pot continuare a lungo. Un cameriere era entrato e si era avvicinato a George Milton rimanendo ad una certa distanza in attesa che Schick smettesse di parlare. Il Ministro si interruppe. George Milton chiese: "Cosa c'?"
"C' un signore che vuole vederla."
"Chi ?"
"Ha detto di chiamarsi Kramer.  il signore che era qui ieri."
George Milton si appoggi con entrambe le mani ai braccioli della poltrona e si alz rifiutando l'aiuto di Schick. Disse:
"Schick. Altri asini."
E intanto con un giro della mano indicava tutti i presenti.
"Fa bene a disprezzarli. Mi pare che lei abbia buon discernimento.  vero o si tratta di semplice codardia?"
"Direi entrambi" rispose Schick sorridendo. "Credo proprio di poter dire di avere entrambe le cose."
"Cosa ne direbbe se potessi fornirle prove, questa sera o domani, che la scomparsa del Presidente  stata organizzata da lui stesso e da sua moglie? Le interesserebbe?"
"Se non si trattasse di una semplice congettura. Se fossero delle autentiche prove, mi interesserebbero moltissimo. Troverei la cosa perlomeno spassosa."
"Bene. Penso giusto nell'assumere che tali prove rovescerebbero il paese e il Congresso contro di lui?"
"Se le prove fossero sostanziali, non rimarrebbe con un solo voto o un seguace. Ma... ci vogliono delle prove." George Milton fece di s col capo e si rivolse al cameriere:
"Va piano. Non sono un cavallo da corsa."
Schick rimase ad osservare l'ottuagenario banchiere mentre si avviava verso la porta preceduto lentamente dal cameriere.
Nell'atrio il cameriere volt verso sinistra. George Milton lo segu. Passarono davanti alla grande sala e raggiunsero l'altra ala della casa. Il cameriere apr una porta e il vecchio entr; la porta venne chiusa silenziosamente alle sue spalle. Era una stanza assai pi piccola della biblioteca; vi era una scrivania, qualche sedia, dei libri e dei giornali. In piedi vicino alla scrivania c'era un uomo, grosso e muscoloso, con i capelli biondi, che indossava un vestito grigio-verde ed una cravatta marrone. George Milton gli disse:
"Sei in ritardo."
"S, signore. Ci sono molti soldati per strada e fermano..."
"Non importa. Allora?"
"Beh... Sono venuto per i soldi."
"Riuscirai ad ottenere qualcosa?"
"Non lo so. Quand' uscita dalla Casa Bianca non aveva alcun pacchetto.  uscita poco prima di mezzogiorno e ha incontrato un agente del Servizio Segreto col quale  andata a pranzo. Non si  recata da Wardell; naturalmente avrebbe potuto telefonargli. Brownell  in prigione. Ho un uomo di guardia, ma in ogni caso non porterebbe mai un pacchetto in mano. Lo nasconderebbe sotto gli abiti."
"La vedrai alle otto?"
"S, signore."
George Milton si avvicin alla scrivania, apr un cassetto chiuso a chiave. Ne tolse un pacchettino fasciato in carta marrone e chiuso da elastici.
"Sono diecimila dollari in banconote da cento. Se te lo consegna, dagli un'occhiata prima di pagarla. Portalo qui subito. Se non riesci ad averlo, vieni qui lo stesso. Non mi va di lasciare dei soldi fuori tutta la notte."
"S, signore." L'uomo si infil il pacchettino nella tasca interna della giacca e l'abbotton.
"Kramer..." Gli tremava il labbro inferiore. L'emozione interna che in quei lunghi anni di lotte per il potere l'aveva sempre squassato ma che lui aveva sempre saputo controllare, con l'et avanzata riusciva a trapelare. Ma la sua voce era sempre la voce ferma ed autoritaria del George Milton di sempre. "Kramer. In pi di un'occasione hai dato prova di energia ed iniziativa. Se quella ragazza non dovesse consegnartelo? Se riesci a farmelo avere per questa sera lo stesso, ti pagher ventimila dollari e se contiene quel che spero, cinquantamila."
L'uomo scosse il capo.
"No, signore. Non sarebbe possibile."
"Se conterr quel che voglio, centomila."
"Non sarebbe possibile farlo, signore, nemmeno per un milione. Correrei il rischio, non  il caso che lo dica a lei. Ma attorno ai confini della Casa Bianca sono disposti, gomito a gomito, i soldati."
"Comprali. Crea un diversivo. Sei un uomo o un tipo qualsiasi capace solo di sbrigare cosette da niente? Cosa son mai alcuni soldati?"
Kramer fece di no col capo.
"Non ci proverei mai. Lavoro per lei, signore, e sono disposto a qualsiasi cosa meno che a suicidarmi."
"Di che cosa hai paura?" La voce del vecchio era stridula per il disprezzo e la derisione. "Non potresti versare altro che acqua dalle tue ferite perch sangue non ne hai! Ma ne sono rimasti ancora di uomini a questo mondo? L'unico che ha del ferro nelle vene  quel matto che si fa chiamare Lincoln Lee. Miserevoli vermi!"
Il labbro inferiore gli tremava ora convulsamente.
"Forse. Ma Lee  in prigione. Ed anche se non ci fosse, non me lo vedo a scavalcare la staccionata della Casa Bianca questa sera. Pu darsi che la ragazza lo porti. O pu darsi che mi abbia tesa una trappola."
"Beh? Ci significa?"
"Niente. Ci penser io a quello."
"Davvero! Ma che bravo, il mio Kramer! Vermi! Ecco quel che siete. Va... va..."
"S, signore."
Kramer si affrett a lasciare la stanza. Il cameriere lo stava aspettando nell'atrio e lo accompagn alla porta. Fuori scorse un uomo che stava avvicinandosi all'ingresso. Gli parve di notare qualcosa di familiare in lui.
"Per Dio!" esclam fra s e s Kramer. "Ma  quell'agente del Servizio Segreto che ho visto oggi andare a pranzo con la ragazza."
L'agente aveva intanto suonato alla porta e quando si era socchiusa vi aveva appoggiato la spalla per impedire che qualcuno la potesse chiudere. E in un battibaleno Kramer vide l'agente entrare in casa.
George Milton era tornato nella biblioteca e vi aveva trovato la stesse persone. Schick e Voorman stavano parlando vicino ad una finestra. Schick teneva in mano un bicchiere di nuovo pieno. Sembrava che Denham, spinto da Voorman, avesse predisposto un nuovo attacco a Molleson, perch il Vicepresidente se ne stava sprofondato in una poltrona, il sigaro fra i denti, intento ad ascoltare Martin Drew che gli esponeva ancora una volta la crisi. George Milton si avvicin al cerchio degli uomini come per ascoltare, ma in pratica non sentiva i loro discorsi n vedeva i loro volti. Pensava con disappunto di essere troppo vecchio per lasciarsi prendere e trasportare su di un terreno sconosciuto per un confronto con Lewis Wardell. E ancor pi amaramente pensava che non avrebbe potuto approfittare di quell'occasione, l'impegno pi importante di tutta la sua vita... Se solo avesse avuto venti, magari anche solo dieci, anni di meno!
Ud la porta aprirsi alle sue spalle e dei passi affrettati. Non si cur di girarsi; aveva riconosciuto i passi del cameriere. Il cameriere si avvicin al padrone di casa, Hartley Grinnell.
"S, Thomas" gli disse questi.
"Un uomo desidera di lei, signore. Dice di essere del Servizio Segreto. Mi ha fatto vedere la tessera."
Ci fu un mormorio fra i presenti. Una pausa di silenzio. George Milton, che ben di rado aspettava che fosse suo genero a parlare, sbott:
"Sciocco! Mr. Grinnell non  in casa."
Voorman, avvicinandosi, intervenne:
"Non farlo entrare."
Il cameriere era rosso come la brage.
" gi entrato. Mi dispiace, signore..."
Tutti si voltarono; la porta si era riaperta ed un uomo era entrato. Si avvi con passo deciso verso di loro. Non aveva affatto un aspetto minaccioso. Si sarebbe detto un uomo che aveva da sbrigare un compito preciso e intendeva farlo. Gli occhi di tutti si erano posati su di lui. Grinnell era balzato in piedi esclamando:
"Fuori di casa mia!"
"S, signore." L'uomo si era fermato davanti a loro, aveva tirato fuori un notes dalla tasca della giacca e una matita dal taschino del panciotto. "Mr. Hartley Grinnell? Qualche minuto e me ne vado. Scusatemi, signori; mi  stato detto di riferire i nomi di tutte le persone che avrei trovato qui. Credo di conoscervi tutti." Si mise a scrivere. Grinnell fece un passo verso di lui.
"Fuori. Thomas! Buttalo fuori. Chiama anche Allers. Questa intromissione  illegale..."
"La prego di non dimenticare, signore, che vige la legge marziale" lo interruppe l'agente continuando a scrivere. Molleson disse:
"Salve, Moffat."
"Buona sera, signor Vicepresidente."
Fin di scrivere e si rimise in tasca il notes. George Milton fece qualche passo indietro. Aveva il fiato grosso e non voleva che nessuno se ne accorgesse. L'uomo disse:
"Mr. Grinnell. Ho ricevuto istruzioni di portarla al Ministero della Giustizia e di dirle, se me l'avesse chiesto, che lei viene convocato per render conto del suo editoriale a favore della guerra apparso sul suo quotidiano questa mattina." Volse il capo in direzione di Voorman. "Mr. Voorman. Anche lei."
Voorman fece una smorfia. Chiese sottovoce:
"E, se mi  possibile saperlo, perch?"
"Mi  stato detto di informarla che il Ministro della Giustizia l'attende per interrogarla. Andiamo, signori. Vi prego di precedermi."
Hartley Grinnell era bianco. Riusc a mormorare:
"Vuol dire che sono in stato di arresto?"
"Il mio compito  di accompagnarla. Andiamo."
Ci fu del movimento nel gruppo. Chick Moffat fece qualche passo indietro per avere pi spazio attorno a s. Denham emerse dal gruppo e si mosse verso di lui. Chick si mise la mano destra nella tasca della giacca e disse con tono brusco:
"Se ha da dire qualcosa, si fermi dove si trova per dirla."
Denham si arrest.
"Stia a sentire, figliolo. Mr. Grinnell e Mr. Voorman non ci sono. Lo capir, vero? La legge marziale  per il mantenimento dell'ordine, non per oltraggiare eminenti cittadini. Non sono in casa. E ora se ne vada."
La risposta di Chick fu pronta:
"Io non so niente, Mr. Denham. Venga anche lei con noi e potr spiegarlo al Capo... Voi due, andiamo."
Ma Denham non era cos facile ad arrendersi. Fece un passo avanti gridando:
"Drew! Forza buttiamolo fuori!"
Martin Drew sembrava non aspettar altro. Chick fece un altro paio di passi indietro, tir fuori la pistola e ingiunse:
"Non faccio pi un solo passo indietro. Non avvicinatevi oltre."
Denham e Drew si arrestarono.
"Non spara, forza!" disse Drew e si mosse in avanti.
Si ud improvvisa un'esplosione simultanea a grida di attenzione e Drew rotol a terra. Per un attimo nella stanza regn il silenzio e nessuno si mosse, poi Denham ed altri si affrettarono a soccorrere Drew. Chick ordin:
"Indietro!" Tutti coloro che si erano mossi si arrestarono. Drew stava tirandosi in piedi aiutandosi con una sedia. Poi l'agente aggiunse: "Se la prenda con calma, Mr. Drew. Le ho sparato ad una gamba perch se avessi mirato al braccio avrei potuto uccidere qualcuno dietro di lei. Gli altri rimangano dove si trovano fino a che non sar uscito. Grazie. Mr. Voorman, Mr. Grinnell. Ora andiamo. Alla porta, per favore, e svelti."
L'editore e il politicante si affrettarono ad ubbidire.
"Aprite la porta e non cercate di fare qualche brutto scherzo."
Scivol dietro di loro. Il cameriere and a chiudere la porta. Denham si avvicin a Drew e disse di chiamare un dottore. George Milton si pizzic il naso per cancellare l'odore della polvere da sparo.
...
.
...
Capitolo 13.
...
.
...
Alle sette e mezza del mercoled sera, Alma Cronin era nella sua stanza intenta a mangiare dei crackers ed una zuppa di funghi che aveva scaldato nel fornelletto che teneva in bagno. Aveva potuto venir via dalla Casa Bianca solo alle sei e mezza. La marea di telegrammi personali e lettere che erano arrivati a Mrs. Stanley fin dall'alba non avrebbero ricevuto risposta che in parte ed era stato compito di Alma sceglierli. Mrs. Robbins le aveva chiesto di tornare in serata e lei aveva promesso che sarebbe tornata pi tardi.
Alle sei e mezza se n'era andata. Era preoccupata. Il tizio che doveva recarsi da lei alle otto non era certo un tale sciocco da non pensare che lei poteva avergli teso una trappola. Non sarebbe rimasto davanti alla porta di casa sua per osservare se arrivava qualcuno? Poteva darsi che conoscesse di vista Chick Moffat, uno degli agenti della squadra della Casa Bianca. La casa in cui viveva non era grande. Una di quelle case a tre piani, confortevoli e abbastanza belle, fatte di appartamentini costituiti da una stanza e dal bagno, appartamentini abitati per lo pi da impiegati governativi senza famiglia. Sul retro aveva una piccola corte con un giardinetto. La stanza di Alma era al primo piano e dava proprio sulla strada.
Aveva comprato dei crackers ed un zuppa in scatola per affrettarsi a tornare a casa. Voleva telefonare a Chick per metterlo sul chi va l. Non era riuscita a trovarlo. Aveva telefonato a casa sua parecchie volte senza ottenere mai risposta. Aveva persino chiamato l'ufficio del Servizio Segreto. Le avevano detto che non c'era. S'era quindi rassegnata e si era messa a mangiare. Era preoccupata ed aveva i nervi tesi. Vari erano gli elementi che causavano questa sua tensione, ma il fatto generale era che a ventiquattro anni di et aveva scoperto, in quelle drammatiche circostanze, tutte le passioni ed i conflitti che animano la vita. Harry Brownell, una persona con la quale aveva parlato molte volte, che le era sempre parso un uomo rispettabilissimo, era stato arrestato sotto l'imputazione di un crimine terribile. Mrs. Stanley, che era sempre stata una persona affabile e una vera First Lady, era divenuta una donna il cui marito era scomparso e che, lungi dall'essere prostrata dal dolore e dall'ansia, sembrava piuttosto tutta eccitata per l'opportunit di contribuire allo svolgimento degli affari. Arthur, quell'ometto cos gentile gi nella stanza di ricezione, al quale ci si rivolgeva per una matita o per altre piccole cose del genere, era stato messo in prigione ed al suo posto c'era, giorno e notte, un agente. Chick Moffat era poi, da un punto di vista del tutto privato, il fenomeno pi disturbante di tutti.
Sent bussare alla porta. Si alz e si affrett ad aprire togliendosi con una mano le briciole di crackers dalle labbra.
"Chick! Entra. Ho cercato di telefonarti."
Chick Moffat entr, chiuse la porta alle sue spalle e le sorrise. Aveva il cappello in mano. Alma disse: "Spero che tu abbia cenato. Non avrei molto da offrirti".
Chick guard il pacchetto di crackers e il piatto vuoto.
"Non ho pi messo niente sotto i denti dall'ora di pranzo, ma a mangiare penser pi tardi. Non c' tempo. Temevo di non riuscire a venire affatto. Stiamo arrestando tutti quelli che son sull'elenco del telefono a partire dalla A in gi. Per cosa mi telefonavi? L'incontro con quel tizio  stato annullato?"
"Siediti."
"Meglio di no, a meno che il tuo amico non debba pi venire. In tal caso, vado a comprare un paio di quarti di manzo e facciamo un gran banchetto!"
Alma disse:
"Hai un aspetto cos ufficiale."
"Chi, io?" Chick la guard sorpreso. I due erano in piedi uno di fronte all'altro, gli occhi negli occhi. Alma sapeva che se lui avesse teso le braccia si sarebbe buttata sul suo petto e gi stava pensando cosa dire perch le sembrava disdicevole che una ragazza... Ma non ebbe il tempo di dire e fare niente. Chick lasci cadere il cappello, la strinse fra le braccia e la baci. Per un attimo trattenne il fiato e poi si lasci andare. Il suo abbraccio era stretto e vigoroso; il suo bacio non troppo esperto, ma appassionato e sincero.
" questo che intendi per aspetto ufficiale?"
Alma fece di s. Si mise a ridere e poi esclam:
"Chick. Oh, Chick, baciami di nuovo... No! Non c' tempo!"
"Ma non  stato annullato l'incontro?"
"No. Che io sappia. Da quanto  che desideri baciarmi? Ti ho telefonato perch volevo avvertirti di passare dal retro; quel tipo potrebbe essere nascosto da qualche parte. Forse ti conosce di vista e se ti avesse visto passare forse non sarebbe pi venuto."
"Per un lungo tempo, almeno settant'anni."
"Credi che stia tenendo d'occhio l'ingresso?"
"Credo di s. Comunque ho parcheggiato l'auto in Brush Street e sono salito dalla parte posteriore. Sai, sto studiando per diventare agente del Servizio Segreto."
"Avrei dovuto immaginarlo che tu avresti saputo cosa fare. Mancano dieci minuti alle otto."
Chick fece di s col capo e si pieg a tirar su il suo cappello.
"Devo nascondermi. Se non ti dispiace mi infiler nel bagno invece che nell'armadio:  in una posizione migliore. Ora non dovremo pi parlare; dovr esserci silenzio. Quando viene, cerca di guadagnare tempo. Fingi di avere il diario e chiedi che ti faccia vedere il danaro. O una cosa qualsiasi. Io non aspetter molto." Si mosse verso la stanza da bagno.
"Ma Chick! Cosa hai intenzione di fare? Non sar pericoloso..."
"Far qualcosa; gli ruber i quattrini e gli taglier la gola. Ci penser." Apr la porta del bagno.
"Ma, Chick..."
" venuto il momento di far silenzio." Era dentro alla stanza da bagno, ormai, ma mise la testa fuori. "Un'ultima cosa: mi vuoi sposare?"
"Certo."
"Va bene." La porta si chiuse.
Alma si avvicin alla porta e la guard per qualche istante sorridendo come se Chick fosse ancora sulla soglia. Poi il suo viso si fece serio. Quel tizio era molto grosso e muscoloso, molto pi grosso di Chick. Sarebbe stato pericoloso, ma come avrebbe potuto non esserlo? Chick avrebbe saputo cosa fare; certamente era armato. Ma se anche quell'uomo fosse stato armato e Chick fosse rimasto ucciso? Si avvi verso la porta del bagno. Doveva impedire quella follia. Odiava le armi da fuoco, immaginava una pistola stretta nella mano di quell'uomo e puntata contro il petto di Chick... ma si arrest. Non sarebbe stato possibile che a Chick capitasse qualcosa di male; lui e lei non si sarebbero mai fatti del male l'uno all'altra e nulla avrebbe mai potuto fare del male a loro due. Mai.
Si avvicin al tavolo, sparecchi e pul le briciole dalla sedia. Poi si sedette nella sedia e prese in mano un libro ma non lo apr. Rimase a fissare la porta del bagno con il sorriso sulle labbra. Era cos persa nel suo sentimento che quando sent bussare alla porta si alz e si incammin e solo a un paio di passi dalla porta si ricord cosa significavano quei colpi. E allora prese improvvisamente a batterle forte forte il cuore. Apr.
L'uomo era di fronte a lei. Lo guard. Era persin pi grande di come se lo ricordava. Lui fece un cenno col capo.
"Entri" gli disse lei. L'uomo obbed.
Alma disse ancora:
" puntuale."
"Puntualissimo, Miss Cronin."
Dovette resistere alla tentazione di dare un'occhiata alla porta del bagno. Si mosse verso il centro della stanza. L'uomo esit un istante e quindi la segu. Quando lei si volt, lui si port una mano al petto e si dette qualche colpetto sulla giacca, all'altezza della tasca interna.
"Ho i quattrini. Diecimila dollari. Se lei ha il diario, possiamo sbrigarci in un attimo. Avr solo bisogno di dargli un'occhiata."
"Posso vedere il danaro?" disse Alma.
"Certo, Miss Cronin. Ma prima vorrei che mi mostrasse il diario, se non le dispiace. Dov'?"
"Non ce l'ho." Alma si port una mano alla bocca, inorridita; non aveva avuta la minima intenzione di dire una cosa simile. Ma le fu risparmiata la fatica di dover riparare all'errore compiuto. Si avvide che la sua parte era finita notando il cambiamento repentino nell'espressione dell'uomo di fronte a s. Aveva la schiena voltata in parte verso la porta del bagno; l'uomo vi si trovava parzialmente di fronte. Alma ud la voce secca di Chick alle sue spalle:
"Alza le mani, amico. Alma, svelta, mettiti da parte."
Fu troppo lenta. Non essendo per nulla familiare col gioco delle pistole, impieg un mezzo secondo a capirne l'importanza e fu troppo. L'uomo dalla cravatta marrone era tanto svelto quanto era grande e grosso; con un rapido scatto aveva afferrato Alma stringendola contro di s e si era portato a mezza strada verso la porta del bagno. Chick si avvide subito che non poteva sparare e balz in avanti per cercare di colpirlo con la pistola; l'uomo si scans, si tir un po' indietro e spinse con violenza Alma in avanti contro Chick. Allo stesso tempo si portava avanti, colpiva Chick al mento e prima che egli potesse riprendere l'equilibrio per alzare la pistola e far fuoco, l'uomo aveva estratto il proprio revolver e aveva colpito Chick alla tempia. L'agente segreto cadde a terra privo di sensi.
Alma era a terra in ginocchio e cercava di rialzarsi. L'uomo le diede una spinta e la fece ricadere a terra. Aveva il fiato grosso quando parl:
"Non so chi mi tiene dal mandarti nel mondo dei sogni" mormor e quindi si volt e usc dalla stanza chiudendosi la porta alle spalle.
Alma non si alz; si avvicin ginocchioni a Chick. Giaceva immobile steso a terra. Aveva una chiazza di sangue all'altezza della tempia. Alma lo scosse ma l'uomo non reag. Gli tast il polso; le parve normale. Si alz, si avvicin alla porta ma quindi torn indietro come non sapendo cosa fare. Mentre tornava indietro la sua attenzione fu attratta da qualcosa che luccicava sul pavimento non molto lontano da Chick. Raccolse l'oggetto e lo guard perplessa. Per un momento scord tutto il resto scioccata dal fatto di avere in mano l'orologio da polso del Presidente. Era ben sicura che si trattasse dello stesso orologio che molto tempo prima aveva portato al Presidente Stanley che l'aveva dimenticato, proprio quel mattino in cui aveva incontrato per la prima volta Chick Moffat. Quindi... doveva esser caduto di tasca a quell'uomo! Era stato lui ad averlo! L'orologio del Presidente, quello che lui portava sempre al polso.
Si affrett a telefonare. Attese cinque secondi, che le sembraron secoli, che rispondesse la centralinista; poi un'altra attesa, che rispondesse il numero del Ministero della Giustizia. Ud un rumore da terra: Chick stava muovendosi. Lei lo chiam ma non si mosse dall'apparecchio. Una voce le rispose e lei chiese di Lewis Wardell, subito. L'impiegato esitava; disse che doveva dire a lui quel che voleva. Chick intanto si era tirato in ginocchio ed ora stava mettendosi in piedi. Le stava dicendo qualcosa; lei diceva all'impiegato che doveva parlare a Wardell subito.
Chick le era a lato.
"Alma, sto bene, aspetta... sto bene..."
Lei apr la mano e gli mostr l'orologio.
"L'ho trovato sul pavimento, l'aveva quel tizio. Devono prenderlo."
Lei non poteva vedere il volto di Chick ma avvert che lui aveva posato la sua mano sul ricevitore e tirandolo le diceva:
"Metti gi... metti gi..."
Ma lei diceva all'impiegato:
"Gli dica che sono Alma Cronin; un uomo  stato qui da me qualche attimo fa ed aveva una cosa del Presidente, il suo..."
La mano di Chick si era posata sull'apparecchio staccando la comunicazione. Lei gli afferr la mano.
"Chick! sei matto?"
"No. Lascia stare, Alma. Ti spiego."
"Mi spiegherai dopo... devono prenderlo... sei matto?"
"Stammi a sentire..."
"No. Chick, devono prenderlo!"
"Non  necessario che lo prendano. L'orologio non  caduto dalla sua tasca ma dalla mia. Te l'ho detto, non telefonare. Ora ti spiego."
Alma lo fissava attonita. Fissava quel suo volto duro, quei suoi occhi freddi. Non vide il rivolo di sangue che gli colava sulla guancia. Aveva lei stessa il volto esangue. Riusc a mormorare:
"Dalla tua tasca, Chick?"
"S. E non posso spiegarti niente. Ti dovrai fidare."
Non si sarebbe mai sognata che i suoi occhi potessero essere tanto freddi. Parl con voce dura:
"Dovr essere Mr. Wardell ad avere fiducia in te." Aveva alzato nuovamente il ricevitore. Diede il numero del Ministero della Giustizia. Chick disse:
"Alma, per tutti i numi! Alma, ti prego!"
"Qualsiasi cosa succeda, Chick, dir a Lewis Wardell che ho trovato quell'orologio sul pavimento. Ufficio del Servizio Segreto? Sono Alma Cronin. Il mio messaggio per Mr. Wardell ..."
Non poteva scorgere Chick che si era portato alle sue spalle. Non pot scorgere l'espressione disperata ma risoluta sul suo viso n il suo pugno alzato pronto a colpire. Certo  che dopo che il pugno fu sferrato, Alma Cronin non pot vedere pi niente, perch era stato sferrato con l'abilit scientifica di un esperto proprio per farla addormentare. Chick fu pronto ad afferrarla per evitarle di cadere a terra. Quasi non osava guardarla, mentre la stringeva, priva di sensi, fra le braccia. Non perse un attimo. Pos il corpo inanimato sul letto, lasci la stanza e corse gi per le scale. Gi nel cortile posteriore pass per un vicolo fra due case e sbuc nella strada. L, parcheggiata sotto un albero, c'era la sua auto. Mont sulla vettura, mise in moto e la guid davanti al portone principale della casa di Alma. Scese lasciando il motore acceso. Si guard attorno; la strada era completamente deserta. Corse su per le scale senza incontrare nessuno e rientr nella stanza di Alma. La ragazza era sempre priva di sensi. Le infil un cappotto e la sollev dal letto. La port fino alla porta, apr uno spiraglio e rimase in ascolto. Quando fu ben sicuro che non ci fosse nessuno, si avvi gi per le scale. Non poteva correre, ma manteneva un buon passo. Si ferm nell'atrio del portone e mise fuori la testa. Scorse una coppia che stava passando. Attese qualche istante e poi rimise fuori la testa di nuovo. Non vide pi nessuno. Si affrett allora, con tutta la celerit che il peso della ragazza gli permetteva, a raggiungere la vettura.
Chiuse la portiera. Aveva sistemato Alma meglio che aveva potuto sul pavimento posteriore. Si mise al volante, ingran la marcia, si mosse. Sperava proprio che gli scossoni non l'avrebbero rianimata. Non avrebbe potuto farcela in meno di una ventina di minuti. Se solo fosse rimasta priva di sensi per tutto il tragitto!
...
.
...
Gioved: punto morto.
...
.
...
Capitolo 1.
...
.
...
Normalmente gli Stati Uniti sono governati da un centinaio di persone. La situazione  per soggetta a numerose e complicate condizioni. Tanto per cominciare, questo centinaio di governanti ha i propri consulenti, segretari e influenti seguaci; essi agiscono con vari gradi di consapevolezza e responsabilit a seconda del loro ruolo. Essi non sono organizzati formalmente e spesso si intralciano l'uno con l'altro a causa delle loro contraddizioni e gelosie. Ma, alla larga, essi governano; contro la loro maggioranza, nessuna politica di rilievo pu essere varata; contro la loro opposizione congiunta nessun programma pu avere speranze di successo. Essi hanno sviluppato una tecnica complessa ed affascinante per l'affermazione della loro volont. Contrariamente ai re di diritto, ai quali bastava ordinare per essere obbediti, questi moderni principi nascondono i loro scettri sotto tutti quei travestimenti che la necessit suggerisce e l'ingegnosit umana sa inventare. Ma sebbene lo scettro abbia abbandonato le sue rituali funzioni regali, non ha abbandonato alcuno dei suoi poteri.
A mezzogiorno di quel gioved, settanta, o anche pi, di quei cento uomini si trovavano nella citt di Washington. Erano venuti da Atlanta, St. Louis, Chicago, Philadelphia, Detroit, Cleveland, Kansas City, Boston, New Orleans, Pittsburgh, Baltimore, New York. Erano arrivati in automobile, in treno e in aereoplano. Non era un fatto particolarmente notevole che fossero in uno stato di stupore, indignazione, allarme e smarrimento, perch un tale stato  abituale per governanti e leaders di uomini. Parrebbe una peculiarit professionale indotta dalla costante pressione di affari importanti e gravosi. Ci che era invece assai notevole circa la loro condizione, era l'impotenza. Era priva di precedenti e perlomeno oltraggiosa al loro stato. Essi avevano stabilito l'entrata in guerra e ci che i governanti stabiliscono, deve avverarsi. Non che essi avessero atteso la guerra nello stesso modo in cui uno si attende gli interessi dalle cartelle fondiarie; era, semplicemente, avvenuto cos: molti di essi rimpiangevano tale necessit, ma quando i loro prestiti ai belligeranti si erano trovati in pericolo, le loro navi cariche di armi e munizioni fermate e affondate, i loro investimenti all'estero perduti, i loro profitti resi a zero e il loro mercato azionario ridotto in condizioni miserevoli, la guerra era stata inevitabile. Una gran brutta cosa, ma inevitabile. Essi avevano immediatamente preso contatto con le persone che esistono per tale scopo: editori, legislatori, funzionari della radio, rappresentanti del clero, professori e patrioti. Cos tutto era sistemato. Ma vi erano stati dei ritardi davvero disperanti, uno dopo l'altro. Non s'erano mai trovati di fronte la resistenza aperta e organizzata, eccezion fatta per qualche gruppo di fanatici qua e l, ma pareva che ci fosse un'incredibile quantit di persone riluttanti che per non si riusciva mai a localizzare precisamente. Un punto di opposizione era stato comunque individuato: il Presidente Stanley. Non si era mai opposto loro apertamente, ma essi sapevano che l'avrebbe fatto. Era un debole. Si lasciava cogliere da sentimentalismi di fronte alla necessit della cruda realt. Essi, comunque, avevano accettato la lotta con le sue armi, non allo scoperto; gli avevano minato il terreno sotto i piedi. Luned pomeriggio, prima della riunione congiunta di marted, D. L. Voorman aveva preparato un elenco di 304 deputati e 59 senatori favorevoli, con certezza, alla guerra. Grazie a Dio era stato sistemato tutto appena in tempo! Sapevan tutti ci che sarebbe avvenuto e stavano gi preparandosi per l'orgia di ferro e sangue che sarebbe conseguita alle loro decisioni. Poi i telegrammi e le radio avevano comunicato la notizia dell'aggiornamento della seduta. Un altro rinvio, un altro ritardo. E poi, incredibile, l'annuncio della scomparsa del Presidente Stanley! Era intollerabile, un disastro fatale e ridicolo. Nessun altro Presidente era stato mai rapito. Se doveva proprio capitare a quell'asino d'un sentimentale e proprio in un momento del genere!
Si erano affrettati tutti a raggiungere Washington.
Vi trovarono una situazione senza precedenti e al di l di ogni previsione.
...
.
...
Capitolo 2.
...
.
...
Considerando da questo vantaggioso punto di vista le attivit dei governanti in quel gioved, loro e dei loro bracci destri, consulenti, seguaci e oppositori, l'impressione generale che se ne potrebbe trarre sarebbe quella di una pazzia collettiva. Ma tale punto di vista sarebbe davvero troppo poco caritatevole. Non era la verit che, come avrebbe potuto apparire superficialmente, trovatisi di fronte ad una crisi pi unica che rara fossero stati ridotti tutti quanti ad una subitanea imbecillit. Nell'insieme, anzi, si pu dire che la loro audacia, le loro risorse, il loro talento tattico, non li abbandonarono. Ma non furono all'altezza della situazione perch non sapevano cosa era. Un grosso punto interrogativo ne era infatti la componente di base. Se avessero saputo che il Presidente Stanley era morto, sarebbe stato semplice. Se avessero saputo dove fosse stato portato e da chi, sarebbe stato altrettanto semplice. Se avessero almeno saputo di sicuro che il Presidente non sarebbe stato ritrovato nelle successive quarantotto ore, la situazione sarebbe stata risolta con sollecitudine e quando il Presidente fosse tornato, avrebbe assunto il suo ruolo di comandante in capo delle forze armate. Ma quel che paralizzava una buona met di loro e lasciava nell'impotenza l'altra met, era proprio il fatto che del Presidente Stanley non si sapesse pi niente di niente. Per il semplice fatto che da un momento all'altro il Presidente avrebbe potuto venir trovato e tornare alla Casa Bianca, nessuno osava fare un qualche passo che avrebbe potuto compromettere la sua futura attivit. Molleson non voleva muoversi; Davis, il Ministro della Giustizia, non voleva decidersi; senatori e deputati non volevano parlare. In centinaia di luoghi disparati i governanti discutevano, minacciavano, esortavano, intrigavano ma il tutto senza alcun risultato.
Non si sarebbe potuto dire che i legislatori e gli alti funzionari fossero in rivolta contro i governanti di fatto. Non si poteva neppur dire che volessero rimanere fedeli al Capo assente. Erano il semplice riflesso del polso della nazione cos come era stato evidenziato dai telegrammi, dalle telefonate e dalle lettere dei cittadini, dai pareri di amici e conoscenti, messaggi di agenzie... tutta la grande rete di informazioni che da tutto il paese faceva capo a Washington. Il popolo aveva voluto bene al suo Presidente. In quegli ultimi tempi la sua popolarit era un poco diminuita, ma la gente l'aveva amato. Ora voleva che tornasse e non voleva nessun altro al suo posto prima del suo ritorno. Ogni altra cosa poteva aspettare; una sola cosa era importante: il Presidente Stanley doveva tornare al suo posto alla Casa Bianca. E in special modo, in quel momento, che andasse al diavolo anche la guerra. Ne avevan tutti le tasche piene di sentirne parlare. Questo sentimento era generale, andava da costa a costa di tutto il grande paese e nulla veniva evitato per far s che a Washington lo venissero a sapere. Ed era accresciuto da una delle centinaia di voci incerte che per in molte comunit aveva avuto il sopravvento su ogni altra, secondo la quale il Presidente era stato rapito da un banchiere internazionale e sarebbe stato tenuto nascosto in uno scantinato di Wall Street fino a che non si fosse dichiarato favorevole alla guerra. Si supponeva che trattative avessero corso intanto dietro alle quinte.
Il deputato Binns della Georgia era divertente, a volte sapeva essere proprio spiritoso. Gioved mattino disse a un gruppo di colleghi:
"Mi sembra tutto oltremodo ovvio. Chi ha approfittato della situazione? I pacifisti. Gioved pomeriggio il Congresso avrebbe votato la guerra non importa quel che il Presidente avrebbe detto; se dovesse essere posta oggi ai voti, non ci sarebbe nessuno a suo favore. Naturalmente, se e quando torner potr essere diverso, ma fino a che lui  assente, non c' nessuna possibilit. La cosa  estremamente chiara, signori, e vi dico io dove si trova il Presidente: la Lega Femminile per la Pace l'ha rapito e lo tiene prigioniero nella propria sede. Certo non biasimo Wardell di non perquisire il luogo e trarlo in salvo. Personalmente preferirei attraversare il Pacifico in una canoa ed attaccare una corazzata giapponese."
Tutti i presenti si erano messi a ridere ma senza troppa convinzione e non molto a lungo.
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
La stessa logica di Binns venne usata, questa volta seriamente, un'ora pi tardi dal senatore Corcoran. Stava parlando con Lewis Wardell. Era riuscito ad ottenere un colloquio dopo averlo tempestato di telefonate.
Dalla sua vittoria alla riunione di Gabinetto del pomeriggio precedente, Wardell s'era fatto pi irritabile, pi frenetico e avvilito. Aveva affidato molte tracce importanti da seguire direttamente a collaboratori stretti con l'ordine di riferire a lui solo in caso di risultati. Aveva dato ascolto al Capo del Servizio Segreto ed aveva seguito il suo consiglio, facendo mettere al fresco Grinnell, Woorman ed un bel numero di altri pezzi grossi ed aveva rifiutato di vederli, ma sarebbero stati tutti ben presto rilasciati come conseguenza di una nuova strategia di Skinner. Un centinaio di uomini sarebbero stati disposti alla centrale telefonica ed avrebbero dovuto ascoltare tutte le telefonate in partenza e in arrivo di un lungo elenco di numeri telefonici. Agenti pi esperti stavano sopraggiungendo dalle citt pi vicine; tutti coloro che erano stati arrestati, compresi Brownell e Lincoln Lee, dovevano esser rimessi in libert e tenuti sotto costante sorveglianza. Il punto di vista di Skinner era che non si poteva apprendere nulla da un uomo arrestato che non vuol parlare; ma libero, prima o dopo, si sarebbe certamente tradito. Avrebbe, aveva detto, scambiato quattro chiacchiere con Lee prima di mollarlo. Wardell non era scoraggiato, era soltanto frenetico. Non l'avrebbe mai creduto possibile. La pi grande ricerca che fosse mai stata organizzata dalle pi imponenti forze dell'ordine con l'aiuto incondizionato della popolazione si era protratta per due giorni e due notti senza alcun risultato. La massa di dettagli che avevano raccolto non conduceva a nulla di concreto. Brownell aveva, o non aveva, comperato il cloroformio? Si era trattato o non si era trattato del suo fazzoletto? Wardell l'aveva rivisto di nuovo a mezzanotte del mercoled in presenza del Segretario di Stato e del Ministro della Guerra e Brownell si era attenuto alla sua asserzione di innocenza ed ignoranza ed aveva chiesto di venir rilasciato. Liggett ed Oliver si erano detti d'accordo sul fatto che le prove fossero sufficienti per garantire la necessit del fermo. Centinaia di persone avevano visto passare il camion, ma non si riusciva a stabilire, nella maggior parte dei casi, se il camion della Callahan non fosse invece stato un altro e le descrizioni dell'autista erano tanto discordi da non servire a nulla. Tutte le persone che avevano visto il camion erano state messe a confronto con Val Orcutt; la dozzina, pi o meno, di persone che asseriva di identificarlo non era stata abbastanza convincente da riuscire ad invalidare la storia dello stesso Val. La sentinella all'ingresso, che aveva detto dapprima di aver visto l'autista uscire e che dopo aveva ammesso di non ricordare con sicurezza, aveva infine confessato mercoled sera che lui il camion non l'aveva nemmeno visto uscire. L'aveva semplicemente sentito passare mentre era intenta a guardare un volo di piccioni. L'uomo della sala di ricezione al piano terra della Casa Bianca, non aveva visto n sentito niente di insolito. Non aveva messo pi il naso fuori della porta dopo il suo arrivo; aveva preso la roba portata da Val, gli aveva dato le cassette vuote e quindi si era accinto, fischiettando, a sistemare la roba negli scaffali.
In due ore di interrogatorio dopo la partenza di Lewis Wardell quel mercoled pomeriggio, il Capo Skinner non era riuscito a tirar fuori niente da Val Orcutt. Si era infine arreso ed aveva rimandato il giovanotto all'ospedale sotto la sorveglianza di una guardia. Ma non era rimasto per niente soddisfatto. Aveva poi riferito a Wardell: "Quel ragazzo  onesto, ma c' in lui qualcosa che non va.  onesto e non ha niente di male sulla coscienza, son sicuro, ma  come se filtrasse ogni parola prima di dirla.  stato trovato nel parco proprio come ha detto e il dottore che l'ha curato  convinto che si trattasse proprio di amnesia, ma il fatto che faccia tanta attenzione ad ogni parola che dice mi fa venire il prurito. Non ho provato con le maniere dure. Dovrei farlo?"
"Servirebbe a qualcosa?"
"No.  un ragazzo forte e se avesse qualcosa da nascondere si farebbe ammazzare piuttosto di rivelarla. Quel che ci interessa davvero sapere, in ogni caso,  dove si trova il Presidente e non credo proprio che il ragazzo possa esserci di aiuto."
Erano state compiute delle indagini anche su Mrs. e Mr. Orcutt senza alcun risultato, cos pure per Viola Delling e suo marito, il farmacista. La donna, quando le fu detto che Brownell negava di aver mai comprato del cloroformio nel suo negozio, si era indignata. Aveva passato qualche brutto minuto quando si era lasciata scappare che la sua volont di buona cittadina e patriota era dimostrabile col fatto che bench non avesse condiviso la politica del Presidente, aveva cercato di dare il suo contributo perch venisse ritrovato. Ah, dissero allora pronti gli inquirenti, allora ammette di disapprovare la politica del Presidente! La povera donna pass una brutta ora, ma alla fine gli inquirenti ammisero la probabilit che non fosse stata lei la rapitrice.
Un migliaio di altre farmacie furono visitate ed almeno altrettanti fra medici e ospedali. La ferita al capo di Val Orcutt fu esaminata da almeno una dozzina di medici per cercare di individuare la probabile arma che l'aveva colpito. Si fece un grosso sforzo per cercare di controllare tutti i mezzi di trasporto visti marted mattino nel raggio di cinque isolati dalla casa vuota nella Quindicesima Strada dove era stato rinvenuto il camion abbandonato. Un migliaio di false piste erano state seguite per un po' e quindi abbandonate. Si era riusciti a rintracciare la cabina telefonica, in una tabaccheria, dalla quale era stata fatta la telefonata a Kempner, direttore della Callahan, che Val Orcutt aveva detto di non aver compiuto. Un gruppo di agenti era al lavoro su quella pista. Nessuna traccia, neppure la pi piccola, venne tralasciata dall'esercito di esperti ed attenti investigatori, ma tutti erano stati costretti ad ammettere, gioved a mezzogiorno, di essere ben lungi dall'aver risolto il mistero. Tre piste principali venivano seguite:
1 Indagini condotte sugli indizi reperiti per primi: il cloroformio, il fazzoletto, il camion, le persone coinvolte.
2 Ricerca di nuovi indizi: il giardino della Casa Bianca, le strade e le abitazioni della citt, le autostrade, le ferrovie, gli aereoporti vicini e lontani.
3 L'altro punto di partenza, il motivo: i leaders dell'industria bellica e gli interessi alleati, le Camicie Grigie, i patrioti, i banchieri internazionali, rappresentanti di nazioni straniere belligeranti. Tutti costoro erano sospetti, alcuni erano stati "trattenuti", alcuni erano stati rilasciati dopo lunghi interrogatori e molti erano sotto sorveglianza.
Il suggerimento che il senatore Corcoran aveva da offrire, quando infine Lewis Wardell s'era deciso a riceverlo, riguardava la terza pista delle indagini, il motivo. Corcoran voleva, disse, fare due cose: presentare una protesta e dare un suggerimento. Non critic l'imposizione della legge marziale: non c'era dubbio che era stata necessaria. Ma protest con veemenza contro l'arroganza e la violenza con cui l'onore e la reputazione di eminenti cittadini erano stati messi a repentaglio. Era irragionevole, ingiusto e inutile. Lo stato di emergenza sorto dal crimine perpetrato contro la persona del Presidente, non doveva essere di pretesto per stabilire una dittatura che cercava poi di giustificarsi mediante la brutalit, l'abuso, e la calunnia. Per quanto egli ne sapeva, non vi era ragione di credere...
Wardell l'aveva interrotto.
"Chiacchiere. Le piacerebbe prendere il mio posto? Lei mi conosce da prima, senatore, e sa che non  mia abitudine, quando vengo criticato, di ingiungere il silenzio. Ma  quanto lei ha da me in questo momento: stia zitto e mi lasci in pace."
Corcoran insistette. Non parlava soltanto nell'interesse dei cittadini colpiti, ma del paese nella sua interezza. In special modo riguardo al successo della presente amministrazione...
"La pianti!" Un migliaio di tentativi falliti, sessanta ore senza sonno e qualche litro di caff avevan ridotto i nervi di Wardell a pezzi. "Le dico di tacere e di andarsene." Wardell aveva concesso quindici minuti a Corcoran; gliene restavano ora pi otto per il suo suggerimento. Procedette rapidamente dicendo che aveva tratto spunto per quanto intendeva dirgli da una battuta di spirito del deputato Binns. Se il bersaglio dei sospetti doveva essere determinato in rapporto al motivo, gli pareva chiaro che era stato compiuto un grave errore e tempo prezioso era stato perduto. Chi poteva aver tratto un ragionevole vantaggio dalla scomparsa del Presidente? Coloro che desideravano la guerra? Ovviamente no. Avevano la meta a tiro ormai. Il Presidente avrebbe fatto la sua dichiarazione al Congresso marted a mezzogiorno e, non importa quel che avrebbe detto, prima dell'aggiornamento il Congresso avrebbe dichiarato la guerra. Della validit della sua affermazione Corcoran era convinto, ma in ogni caso il suo ragionamento filava, perch in ogni caso se il Presidente fosse rimasto indisturbato al suo posto, i sostenitori della guerra si sarebbero trovati certamente a miglior partito di quanto non lo fossero adesso. Il che era determinato dalla falsa convinzione nell'opinione pubblica che il Presidente fosse stato rapito dai sostenitori della guerra. Forse che coloro che lo avevano rapito non potevano averlo previsto? A quanto sembrava erano persone piuttosto furbe. Questa logica era cos inattaccabile, disse Corcoran, che era stato persin suggerito in uno o due posti, che l'intera faccenda era un intrigo dell'amministrazione messo in atto con la connivenza del Gabinetto; il Presidente si trovava nascosto nella Casa Bianca; l'arresto di Brownell e altri avvenimenti consimili erano fumo negli occhi...
Wardell sbott:
"Cosa sta cercando di fare, suggerire che..."
Niente affatto, si era affrettato a interromperlo il senatore con ovvia sincerit. Seppur il desiderio di un simile complotto avesse potuto sussistere, non sarebbe durato pi di un sei ore data la quantit di persone che avrebbe dovuto coinvolgere. Ma quel suggerimento, pur apparendo ridicolo, mostrava, come una ventola mostra la direzione del vento, la direzione della logica. I rapitori del Presidente non erano i sostenitori della guerra ma i suoi nemici.
"Chiaro" sbott Wardell. "Grazie.  chiaro, anche, il suo dire sostenitori della guerra. Non si pu sostenere una guerra fino a che non  in corso. Personalmente preferisco istigatori della guerra. Mettiamo che io accetti la sua logica, cosa faccio poi? Mi metto a indagare sulla Carnegie Foundation per la Pace?"
Corcoran ignor il suo pesante sarcasmo, si alz dicendo che i suoi quindici minuti erano scaduti. Gli avrebbe soltanto portato via alcuni altri secondi per aggiungere che vi erano due elementi nella comunit, entrambi sufficientemente capaci di azioni violente ed audaci, i cui interessi erano agevolati dalla presente situazione: i rappresentanti di quattro paesi europei ed uno asiatico ed i comunisti.
"Tali nazioni non avrebbero mai voluto vederci entrare in guerra, perlomeno al fianco di chi saremmo certamente scesi in guerra. I comunisti desideravano che noi non entrassimo mai in guerra."
Wardell disse:
"Bene. Il suo tempo  scaduto."
Il senatore Corcoran se ne and.
Quell'intervista mut la terza pista delle ricerche in una farsa. Wardell non aveva abbandonato le sue precedenti indagini ma non aveva potuto ignorare il suggerimento di Corcoran. Aveva convocato il Capo del Servizio Segreto e vari altri luogotenenti e nuove indagini erano state predisposte. Un'indagine era stata predisposta sul conto dei rappresentanti dei cinque stati stranieri. Sembrava ormai che ogni persona nel paese avrebbe potuto avere una ragione per rapire il Presidente; almeno lo si pensava. Per quanto riguarda il motivo, erano tutti nella stessa barca.
Si cominci cos a dare la caccia ai comunisti. Se nei giorni precedenti ogni locale del palazzo di giustizia era stato gremito di Camicie Grigie che venivano interrogate, minacciate e arrestate, ora era la volta dei comunisti. Con lo stesso risultato e con almeno altrettanto dispiego di disprezzo, sfida e derisione da parte dei fermati. Nuove tracce vennero seguite, minori attivit "sovversive" scoperte, delatori venero smascherati, quartieri generali scoperti e dispersi... e questo fu tutto. Se i comunisti avevano il Presidente, divenne chiaro che avevano fatto in modo di coprire adeguatamente il mistero come i loro antenati politici erano riusciti a coprire di mistero l'esecuzione dello Zar russo.
Ma neppure a Washington e New York si dava la caccia ai comunisti com'era stato ancora il giorno prima per le Camicie Grigie. Questa caccia rimase strettamente ufficiale, senza intervento da parte dei cittadini. Sarebbe stato facile dire come almeno a cento milioni di persone fosse stata inculcata l'idea che dietro al rapimento del Presidente c'era una gang di fautori della guerra: centinaia e centinaia di articoli di giornali e riviste erano stati scritti sull'argomento, e poi se ne erano occupati la radio, il cinema, predicatori e conferenzieri. Ma sarebbe impossibile dire com'era avvenuto che in poche ore tutta quella gente se ne fosse convinta in modo inamovibile. Spesso un incendio nasce da una combustione spontanea e probabilmente cos aveva avuto inizio pure l'affermarsi di tale idea. E quando il suggerimento del senatore Corcoran sospinse Lewis Wardell nel bel mezzo della farsa, la nuova azione ebbe ben poca partecipazione da parte dei cittadini sia come spettatori che come attori. Essi erano infatti coinvolti nel dramma com'era sorto e come s'era sviluppato; ognuno aveva rintracciato il colpevole e gli dava la caccia. Per dar la caccia ai comunisti c'era sempre tempo; al momento avevano cose pi importanti da fare.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
All'una del gioved pomeriggio un gruppo di senatori e di deputati erano riuniti nell'ufficio del senatore Reid. Si erano riuniti senza dare nell'occhio qualche minuto dopo mezzogiorno. Entrambe le Camere si erano riunite a mezzogiorno ed avevano subito aggiornato la seduta. Si trovavano ora nell'ufficio di Reid, la porta chiusa. Fuori, nell'atrio, stava il segretario privato di Reid. Si era seduto su di una sedia davanti alla porta con la precisa istruzione di non far passare nessuno, per nessuna ragione. Tutti coloro che erano stati invitati alla riunione erano arrivati.
Tutti i deputati e senatori riuniti avevano un'aria grave sul volto, segno dell'importanza e delicatezza di quella riunione. Stava parlando Sumner Horner, speaker della Camera; rivolgeva le sue parole a tutti ma in particolare a Corcoran:
"Io proceder, se  questo quel che decidete. Non sono sicuro di aver ragione e non so come si possa esser sicuri di avercela. Proceder ad una condizione: che tutti i presenti si impegnino a mantenere questo gruppo per il periodo dell'emergenza, di agire unitamente per le decisioni di maggiore importanza, di avere come nostro unico fine la salvaguardia del governo parlamentare e di mantenere le nostre procedure inviolabilmente confidenziali. Ciascuno di noi dovr impegnarsi con un giuramento o altrimenti non si concluder nulla di positivo."
Il senatore Allen replic:
"Confidenziali? La ragione per cui ci troviamo qui  perch Reid  stato ad una riunione confidenziale questa mattina ed ha detto tutto a Corcoran non pi di un'ora dopo. In un momento come questo, l'unica cosa su cui si pu fidare  che uno non dica quel che non sa."
"Questo ti tornerebbe di vantaggio" osserv il senatore Sterling asciutto. "Cos, almeno, non dovresti cambiare abitudine."
"Bill!" Bronson Tilney era seduto, le braccia conserte e le gambe allungate davanti a s, gli occhi stanchi. "Se vuoi accusare Allen di essere un voltagabbana, scegli un momento pi opportuno. La sua dichiarazione ha bisogno di una risposta. Io sono d'accordo con Horner. Un impegno non ci far male, al contrario potr fornire una certa coesione al gruppo."
Anche Reid era seduto; non rimaneva mai a lungo in piedi, se gli era possibile, forse a causa della sua piccola statura. Disse rivolto ad Allen: "Non ho alcun impegno con Drew o Cullen o altri. Non che non tradirei una confidenza in una circostanza d'emergenza..." Poi a Tilney: "Intendi dire che consenti ad un aggiornamento sine die?  il modo migliore per risolvere la cosa?"
"Non lo so" rispose Tilney scuotendo lentamente il capo. "Non lo so, Tom." Si guard attorno. "Signori, non sono un intrigante, lo sapete, non ne sono capace... Tom, non lo so. Ho raggiunto l'et in cui le cose sorprendenti divengono incredibili. Non posso credere che uomini come Martin Drew e Daniel Cullen stiano complottando con ufficiali dell'esercito per estromettere il Congresso dalle sue funzioni e impadronirsi del Governo. Oh, so che voglion farlo: me l'hai detto tu. Ma non posso crederci."
Wilcox mormor al deputato Morton:
" troppo vecchio. Perch l'hanno tirato a mezzo?" Tilney gli sorrise.
"L'ho sentita, Wilcox. Mi hanno tirato a mezzo perch sanno che la devozione a volte trionfa dove il vigore fallisce. Lei forse  pronto a lottare per il suo futuro e l'arena che ha scelto per le sue lotte. Io sono pronto a morire per le tradizioni che amo e le istituzioni che ritengo sacre. Vi sono ancora persone che sanno cosa ci voglia dire. Cosa ne pensi, Jim? Siamo fatti cos?"
Corcoran lo fiss.
"Certo, Bronnie. Ho preso ordini da molte persone nel passato, ma non mi vedo a prender ordini da dei militari. Forse  venuto il nostro momento. Tu sei uno storico. Io non lo sono, ma so che negli scorsi dieci anni molti uomini come noi, in Italia e in Germania e in Austria, si sono trovati un giorno davanti a dei fatti compiuti che soltanto il giorno prima avevano considerato assurdi e impossibili. Forse  venuto il nostro momento." Tilney fece di s lentamente con il capo.
"Forse s, Jim."
"E tu ne sei in parte responsabile. Ti avevo avvertito: dobbiamo entrare in guerra. Certo che molta gente la vuole per i propri sporchi interessi e basta; altri pensano che siamo moralmente obbligati; altri ancora pensano che altrimenti saremmo in pericolo; e ci sono quelli, infine, che ritengono la guerra inevitabile e perci, prima  meglio . Io sono uno di questi ultimi. Ti ho avvertito. Drew e Cullen non sono semplicemente favorevoli alla guerra: essi ne hanno bisogno. E, naturalmente, l'esercito desidera sempre la guerra, o meglio, i suoi capi. Senza il Presidente, il Congresso non voter; beh,  un momento abbastanza buono e la scusa  abbastanza valida per mandare al diavolo il Congresso. Ho fatto un errore questa mattina. Ho detto a Wardell che le persone che traevano il maggior beneficio dalla scomparsa del Presidente erano quelle che si opponevano alla guerra e non quelli che la volevano ed ora sta dando la caccia ai comunisti e ai funzionari dell'ambasciata giapponese. Credo di aver sbagliato. Credo di essere stato un somaro almeno per tre mesi, ad esser generoso con me stesso, per non aver capito che questa faccenda deriva da un complotto assai pi profondo con un fine assai pi sinistro di quanto avessimo mai potuto supporre e se  quel che ora sembra essere, c' un solo uomo in America abbastanza astuto e abbastanza coraggioso da metterlo in atto e quell'uomo  il vecchio George Milton. Pi vecchio di te, Bronnie, e molto pi perspicace. Ha previsto, prima che chiunque altro potesse lontanamente sognarselo, che era giunto il momento opportuno perch il nostro paese potesse imboccare la strada che altre nazioni gi seguono. Un anno fa ha cominciato a finanziare le Camicie Grigie. Ora, nel vespaio creato dal rapimento del Presidente, intravede una possibilit di arrivare diritto all'esercito per il suo braccio di ferro e Drew, Cullen e gli altri fanno il suo gioco. Chi pensate quindi che abbia rapito il Presidente? Cosa ve ne pare?"
Jim Corcoran chiuse i pugni e strinse ai fianchi i gomiti piegati... un gesto familiare per vent'anni in Senato... e si guard attorno.
"Signori, ho finito. Faremo o non faremo questa loro dannata guerra, non so, ma dico che  ora di finirla con tutti coloro che ritengono di potere fare il bello e il cattivo tempo a loro piacimento con i rappresentanti del popolo degli Stati Uniti. Dobbiamo far causa comune con Wardell e il Gabinetto, non importa quali siano i loro punti di vista sulla guerra. Dobbiamo prevenire ad ogni costo che il Congresso venga esautorato dei suoi poteri da uno spettacolare colpo di stato ed il miglior modo per ottenere ci  di aggiornare il Congresso sine die fino al ritorno del Presidente. Questo dobbiamo fare. Dobbiamo cementare questo gruppo sui principi esposti da Horner; ed a tale proposito chiedo che il senatore Allen lasci il gruppo e nel caso egli si rifiuti, venga espulso immediatamente. Inoltre chiedo che il senatore Reid ci dia piena e circostanziata assicurazione che i suoi fini sono in accordo con i nostri."
Ci fu del bruso nella stanza. Reid sorrideva. Sterling sbott:
"Gentile da parte tua, Corcoran.  meglio che tirargli alle spalle."
Jackman assentiva con cruda soddisfazione.
Allen stava zitto, il volto rosso. Reid disse:
"Non  gentile da parte tua, Jim. Chi ha riferito quel che sta accadendo? Dopotutto, siete riuniti nel mio ufficio. Io tradisco solo quando torna a mio vantaggio."
Corcoran fissava Allen.
"Non la vogliamo, senatore." Si guard attorno. "Vero?"
Furono tutti pronti a fare di no col capo o a dirlo a voce. Allen si alz; era chiaramente sconcertato. Gli riusc di sogghignare per forza di abitudine.
"Grazie, signori."
Si arrest di fronte a Bronson Tilney, apr la bocca come per dire qualcosa, ma decise di non parlare. Giunto alla porta, prima di aprirla, si volt e disse:
"Secondo me, signori,  giunto il momento che sia l'esercito a prendere in mano le redini del paese."
Mentre apriva la porta, Reid grid al segretario:
"Allen se ne va, Johnson. Rimanga al suo posto."
Gli occhi stanchi di Tilney si posarono su Reid il quale gli sorrise e poi, sempre sorridendo, si rivolse a tutti i presenti:
"Sono pronto a fornirvi tutte le assicurazioni che vorrete richiedermi. Desidero essere uno dei vostri per motivi diversi da quelli che animano il mio amico Jim Corcoran.  per una scelta intellettuale che preferisco il governo parlamentare e per la sua salvaguardia sono pronto a tradire i miei vecchi amici. Se devo essere interrogato particolareggiatamente, posso suggerire che a farlo sia il senatore Jackman? Credo che sia l'unico fra voi tutti al quale non piaccio proprio per niente e sar un ottimo esercizio di urbanit."
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Del lungo elenco eterogeneo di persone arrestate per ordine di Lewis Wardell, l'ultima a venir rilasciata fu Lincoln Lee. Mentre gli altri erano stati liberati subito, Lincoln Lee dovette attendere che il Capo del Servizio Segreto avesse un momento di tempo libero per interrogarlo. Ecco il perch era stato rilasciato per ultimo.
Skinner sapeva per benissimo che non sarebbe riuscito a tirar fuori niente dal capo delle Camicie Grigie. La verit era un'altra: era curioso di vedere in faccia quell'uomo di cui aveva sentito parlare come di un genio organizzativo, di un uomo in possesso dell'eloquenza e dell'audacia del capo nato, dell'egomania di un Napoleone, l'indefessa azione priva di scrupoli di un Hitler.
Alle due Wardell era andato alla Casa Bianca per conferire con il Gabinetto e Skinner era rimasto al comando. Non era lo Skinner che i suoi subordinati avevano conosciuto ed obbedito per pi di sei anni; si era sempre distinto per la sua compostezza in ogni occasione, la sua capacit di afferrare rapidamente il bandolo di un'intricata situazione, mentre ora era irascibile, confuso e pronto ad esplodere per un nonnulla. Una cosa soprattutto dava sui nervi a Phil Skinner. Sapeva benissimo che mai nessun Capo di Servizio Segreto, nessun funzionario investigativo di questo mondo, aveva avuto un'opportunit cos rara e sensazionale di distinguersi. Sapeva che mai nessuno aveva avuto al proprio comando un cos vasto gruppo di esperti. E lui, Phil Skinner, con tale opportunit e quell'apparato, non giungeva a capo di niente. Non era il fatto che in quarantotto ore non fosse riuscito a ritrovare il Presidente, sapeva essere paziente quando era necessario per conseguire la vittoria. Quel che lo esasperava, quello che gli aveva fatto perdere l'equilibrio, era il fatto che ogni traccia sembrava perdersi nel nulla. Quando si era appreso che il segretario del Presidente aveva comprato il cloroformio, si era aperto uno spiraglio. Ma poi, le indagini su Brownell non avevano fatto scoprire niente che potesse alimentare i sospetti. Allora doveva esserci qualcosa che non andava con Mrs. Delling, colei che sosteneva di aver venduto il cloroformio a Brownell. Ma anche tale traccia non era approdata a niente. Poi il camion su cui avevano trovato il temperino... ma era tutto!
Skinner rimuginava fra s e s almeno per la ventesima volta che c'era qualcosa che proprio non andava in tutta quella dannata faccenda. Non sospettava Val Orcutt di complicit. Non sospettava neppure Brownell... molto probabilmente la faccenda del cloroformio era uno sbaglio di persona e il fazzoletto una pura e semplice coincidenza. Ma aveva la sensazione che nelle loro versioni dei fatti ci fosse qualcosa che non andava. C'era qualcosa che non andava proprio alla base delle loro storie, un qualche fatto centrale che forse neppure loro conoscevano o che avevano omesso, ma che doveva venir scoperto se tutti quei bravissimi e specializzati investigatori non volevano restare al punto in cui erano... il niente pi assoluto! Skinner torn persino a prendere in considerazione una vecchia idea, quella che lo aveva spinto a perquisire la Casa Bianca. Ma l'aveva fatto di persona e con cinque dei suoi uomini migliori, con un metodo ed un'attenzione che gli fece subito scartare ogni dubbio.
Il Capo pensava fra s e s:
"Sto diventando rincoglionito. Forse c' un modo migliore che starmene qui seduto, di passare il tempo. Potrei andarmene a pesca, per esempio. Qualche ragazzo in gamba ha fatto un colpo perfetto e rapido, troppo svelto per me. Sto diventando vecchio, sordo e cieco. Dar le dimissioni e me ne andr a vivere in campagna, ma prima dovr trovare il Presidente Stanley perch il Ministro della Giustizia avr certo bisogno di consultarsi con lui nel suo disperato tentativo di trovare un successore idoneo a questo ufficio."
Apr un cassetto della scrivania, tir fuori una bottiglia di bourbon, ne riemp un bicchiere per un terzo, e lo butt gi di un sol fiato e si raschi la gola con un forte colpo di tosse. Alz quindi il microfono del telefono e disse all'impiegato che gli rispondeva:
"Chi c' l fuori?... Chi?... Continua... Dove  Anderson? ... Va bene, mandami Moffat e Kilpatrick e Sam Carr."
Si vers un altro po' di whisky, lo bevve e rimise quindi a posto la bottiglia e il bicchiere.
I tre uomini entrarono. Il capo li guard tirandosi il lobo dell'orecchio. Fin per fissare quello al centro dei tre.
"Moffat, conosci Lincoln Lee?"
Chick Moffat fece di s col capo.
"Lo conosco di vista. L'ho veduto qui ieri in questo ufficio."
"Gi. Ricordo ora. Wardell mi ha detto. Mi ero dimenticato che eri stato tu. Dacch sei al Dipartimento di Stato ed alla Casa Bianca, ti ho visto di rado. Mi pare che stai ingrassando. Sei ancora in gamba come eri una volta?"
"Meglio" rispose Chick ridacchiando. "Per non sto ingrassando e sono un agente coi fiocchi. In verit, Capo, avevo intenzione di chiedervi di farmi tornare alla stalla con i cavalli da tiro. Non  un gran che alla Casa Bianca, c' poco da fare,  roba da molli e poi costa un capitale perch bisogna vestirsi come dei damerini."
"Ma guarda un po'... Se  tanto lavoro da molli alla Casa Bianca, me lo dici dove si trova l'uomo che siete l per proteggere? Ti va bene che non eri di servizio marted mattino... E ora statemi a sentire tutti. Qui di fronte, nella stanza nove, c' un agente di sorveglianza a Lincoln Lee. L'ha appena portato dalla prigione. Andate a dirgli di portarlo qui da me... Aspettate. Poi scendete in strada. Lee verr gi fra una ventina di minuti pi o meno. Lo seguirete giorno e notte. Moffat, tu avrai la responsabilit; Carr e Kilpatrick saranno sotto di te. Farete rapporto normalmente all'ufficio. Se ci fosse qualcosa di urgente, fate in modo di prendere contatto con Kiefer o con me."
"Bene, signore. C' altro?"
Skinner fece di no. I tre uscirono.
L'agente che aveva in custodia Lee non voleva correre rischi. Una catena pendeva dalle manette e la stringeva saldamente in mano. Si fece avanti e si ferm al suo fianco. Lee era sporco, aveva la barba lunga e la camicia grigia che si intravedeva sotto la giacca non aveva un aspetto troppo pulito. Era senza cappello. Aveva le spalle basse, ma teneva alto il viso e i suoi occhi erano fissi su Skinner che ordin:
"Togligli le manette." L'agente, dopo un attimo di esitazione, ubbid. "E ora puoi andare, grazie." L'agente gir sui tacchi e lasci la stanza.
Lincoln Lee stava strofinandosi i polsi. Skinner, seduto, lo guardava. Cos eccolo l il personaggio: tarchiato, ben piantato sulle gambe, mani piccole e nervose, una testa fiera su di un collo forte e corto. Skinner lo guardava ed infine disse:
"Qual  il suo vero nome?"
Lincoln Lee continu per qualche attimo a strofinarsi i polsi; poi alz lentamente il viso verso il suo interlocutore.
"Non se ne preoccupi, visto che non me ne preoccupo io."
"Ero semplicemente curioso."
"Il mio nome me lo sto facendo. Un uomo fa il suo proprio nome. Un grand'uomo fa un grande nome."
"Gi." Skinner faceva l'indifferente. "Rapendo un Presidente, per esempio."
"Sciocchezze.  stata l'azione di un idiota. Lei avr un nome, suppongo. Io non lo conosco."
"Oh, mi scusi. Sono Phil Skinner, Capo dell'ufficio del Servizio Segreto."
"Capisco." Lee fece una smorfia. "Piccoli uomini hanno piccoli problemi e lei li risolve. Crede che questo sia un servizio al suo paese? O che le faccia un nome? Lei ha un buon paio di occhi; lei pu vedere. Se lei vuole servire, perch non servire la grandezza? Se lei ama il suo paese, la nostra America, perch si degrada ad obbedire ai furfanti che la tradiscono?"
"Che mi venga un colpo!" e Skinner si mise a ridere. Aveva bisogno di ridere per rompere la suggestione provocata in lui da quell'uomo. "Che mi venga un colpo! Le andrebbe di servirsi del mio ufficio come base di reclutamento? A quanto pare le andrebbe, ma sar per un'altra volta, Lee. Ma ora ho una sorpresa per lei: ricorder che ieri  stato interrogato in questo ufficio dal ministro Wardell. Ricorder pure che le aveva promesso di farla internare in un manicomio. L'ho convinto a cambiare idea. Non ho dubbio che prima o dopo lei ci finir lo stesso, ma non  affar mio. La lasceremo andare. Credo proprio che la metteremo in libert."
Lee parlava con voce pacata.
"Fate come vi pare. Ieri con il ministro Wardell ho perso il controllo. Mi fa infuriare aver a che fare con gli idioti."
" riuscito a farla andare in bestia, eh? La lasceremo andare... ma prima vorrei farle una proposta. Ha avuto a che fare con il rapimento del Presidente Stanley? Un momento... attenda che abbia finito. Ne sa qualcosa... Chi ha ideato il rapimento, dove si trova il Presidente, cosa gli  accaduto? Non stia a pensare di trovarsi di fronte ad un altro idiota perch le faccio queste domande. Voglio una risposta; sapr poi io quel che devo fare di ci che mi avr risposto. Allora?"
Skinner fiss negli occhi Lee che resse il suo sguardo.
"No, non so niente di niente. Ho altro di cui preoccuparmi, soprattutto del mio paese. Non ho alcun interesse per i giochetti dei bambini e dei criminali. N dovrebbe averne lei, che ha le qualit per..."
"Un momento, Lee. Parleremo delle mie qualit un'altra volta e sar con piacere. Le credo. Sono sicuro che lei non  implicato in questa faccenda perch  troppo furbo.  per questo che voglio farle una proposta, perch ritengo che lei sia furbo. Lei sa chi sono. Dirigo il Servizio Segreto degli Stati Uniti. Dubito che mi verr mai affidato il compito di occuparmi di lei. Se diverr tanto importante perch ci si debba occupare di lei, il compito verr allora affidato all'esercito. Nel frattempo non le far alcun male far s che io nutra dei sentimenti di amicizia verso di lei, diciamo meglio dei sentimenti di non ostilit.  cos che mi sentirei se mi dovesse accadere di ricevere una mano da lei circa il problema che ho ora per le mani. La lascio libero. Lei conosce un mucchio di gente e gira molto. Se dovesse sentire qualcosa di interessante sulla scomparsa del Presidente, non importa che, me lo far sapere? Se si tratter di qualche amico non mi far saper nulla, naturalmente, ma pu darsi che si tratti di qualcun altro. A lei, in ogni caso, del Presidente non gliene importa niente sia in un modo che nell'altro. Mi aiuter?"
Lincoln Lee lo guardava con disgusto.
"Sa benissimo che la mia risposta,  no."
"No?" Il capo sollev le sopracciglia. "Non vuole ripensarci?"
"Non ci ripenso mai."
"No?"
"No!"
"Perch non prova una volta? Non le chiedo di tradire i suoi amici; tutto quel che le chiedo  un po' di collaborazione."
"Lei mi chiede di farle da informatore. Le perdono l'insulto, signor Skinner, ma la prego di non ripeterlo." Skinner lo guardava incredulo, come un botanico di fronte ad una pianta rarissima di cui si credeva persa la specie. Infine sollev il microfono del telefono e ordin all'impiegato di mandargli un agente. Si rivolse di nuovo a Lincoln Lee:
"Lei  proprio un bel personaggio, Lee. Spero proprio di non averla offesa. Vorrei essere sicuro che fra di noi due non ci sar mai niente, al massimo delle buone sbarre di ferro."
Un agente entr in quell'istante. Skinner gli disse:
"Porta gi 'sto matto e mollalo alla porta. E sta attento a non farti affibbiare una camicia grigia!"
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Alle quattro del pomeriggio di gioved, Ben Kilbourn se ne stava seduto nella biblioteca della casa di Daniel Cullen a Pittsburgh con in mano un libro di giardinaggio. Se ne stava steso in una poltrona di cuoio, le gambe su di uno sgabello davanti ad un bel fuoco nel caminetto. Leggiucchiava. Di tanto in tanto si alzava e si avvicinava alla finestra; guardava fuori e tornava quindi a sedersi. Stava in ascolto per due motivi: aspettava da un momento all'altro una telefonata da Cullen che si trovava a Washington, e desiderava cogliere i rumori provenienti dalla strada. Verso le due e mezza gli aveva telefonato uno dei vicepresidenti della Federal Steel Corporation. Sembrava che alcuni cittadini, per la maggior parte comunisti disoccupati, intendessero dimostrare clamorosamente il loro malcontento. Un gruppo aveva gi attaccato l'ufficio principale della societ, aveva rotto dei vetri e solo l'intervento della polizia era riuscito a disperderlo. Altri gruppi avevano attaccato le case di grossi funzionari a McKeesport e a Donora. Arkmore, il vicepresidente, aveva detto a Kilbourn che un gruppo di facinorosi era stato disperso dalla polizia mentre si dirigeva verso i quartieri residenziali dove si trovava la casa di Cullen e che ora la polizia stava inviando una squadra a sorvegliare la casa a scopo precauzionale. I poliziotti erano arrivati e si erano sparpagliati lungo il marciapiede e fra i cespugli sul retro ed era per quello che Kilbourn stava in ascolto.
Dopo aver letto qualche riga ancora del suo libro, Kilbourn prese a riflettere che se fosse stato lui il sindaco della citt, avrebbe mandato un telegramma al governatore ad Harrisburg senza perdere un solo momento per chiedergli di inviare un distaccamento della Guardia Nazionale. Da quanto aveva sentito alla radio e letto sui giornali la situazione era infatti divenuta drammatica; gli scoppi di violenza non avevano assunto in nessun luogo proporzioni drammatiche, ma erano incessanti e continui ed avevano assunto forme grottesche. A Cumberland, nel Maryland, la popolazione aveva tirato dei sassi ai soldati! La cosa non aveva alcun senso tanto pi che non s'era trattato di facinorosi ma di cittadini rispettabilissimi.
Ben Kilbourn medit sul fatto che se si era giunti a ci, tutto era ormai possibile. Cerc di leggere qualche parola ancora, ma poi fu riassorbito da un nuovo pensiero. Il paese sarebbe caduto in mano del fascismo, pens Kilbourn. Non c'era altra alternativa.
Si alz, apr una finestra e si appoggi al davanzale. Era una giornata grigia di aprile. In fondo all'ampio giardino scorse un'auto della polizia che s'era fermata davanti al viale. Ne erano scesi due agenti. Tutti gli altri si erano subito riuniti attorno a loro. Uno dei due nuovi arrivati non si ferm ed imbocc il viale della villa.
Kilbourn torn a sedersi nella sua poltrona. Qualche minuto dopo ud bussare alla porta e il maggiordomo entr. Si avvicin al caminetto e disse a Kilbourn:
"Un ufficiale, signore. Dice che alcune persone sono dirette qui ma che saranno disperse e allontanate prima. Dice che ha creduto opportuno avvertirci. Desidera parlargli, signore?"
Kilbourn gli sorrise.
"Ha paura, Ferris?"
"No, signore. Non ne vedo il motivo."
"Proprio cos, Ferris. Credo proprio che non abbia paura. Ha fatto la Guerra Mondiale, vero?"
"S, signore. Ero a Ypres. E, naturalmente, in altri posti sul continente durante quei tre anni."
"Gi. Beh, non ci lasceremo spaventare. Mrs. Cullen non  tornata?"
"No, signore. Aveva detto che sarebbe rientrata verso le sette."
"Bene. Se dovessimo trovarci assediati potr cos telefonarle di starsene lontana. Sono lieto che non ci sia Miss Cullen; vorrebbe subito armarci tutti di carabine per farci sparare sui dimostranti. Grazie, Ferris; ritengo che non sia il caso che parli con l'ufficiale."
Il maggiordomo si ritir e Kilbourn riprese a leggere il suo libro. Una ventina di minuti pi tardi lo pos. Non c'era il minimo dubbio, si trattava di rumori provenienti dalla strada. Si avvicin alla finestra. Dapprima non gli riusc di vedere nessuno ma poi, sporgendosi di pi, gli riusc di scorgere dei gruppetti di agenti che correvano qua e l. I rumori gli giungevano ora da pi parti; il pi forte, una sorta di vociare sordo e continuo, giungeva dal retro della casa. All'improvviso si udirono degli spari seguiti da delle grida.
Kilbourn si ritrasse subito dalla finestra. Non aveva certamente paura, ma tremava tutto e mormor ad alta voce:
"Dio mio, sparano ancora. Senti? Sparano ancora..."
In quel momento sent bussare alla porta e Ferris, il maggiordomo, entr.
"C' un ufficiale, signore, un capitano: dice che quelle... ehm... persone non riusciranno a metter piede nel giardino. Ha dato ordine di aprire il fuoco. Dice che non dobbiamo allarmarci."
Kilbourn scoppi a ridere e il maggiordomo non riusc a comprimere il proprio stupore.
"Molto gentile da parte sua, Ferris. Se non fosse che devo rimanere qui ad attendere una telefonata di Mr. Cullen, scenderei a ringraziarlo. Mr. Cullen  a Washington a dare quel che si meritano a quelli che non hanno saputo dare il l alla guerra. Ringrazi a nome mio il capitano, Ferris. Gli dica quanto gentile penso che sia."
"S, signore." Il maggiordomo esit, mand gi e poi mormor: "Non se la prenda, Mr. Kilbourn. Non vale la pena lasciarsi prendere dall'emozione. Dovremmo... dovremmo prendere queste cose con calma, signore. Come faccio io, signore, se mi  concesso dirlo.  da qualche tempo che considero di compiere un passo, signore; credo ora di essermi deciso: ho in mente di diventare comunista, signore!".
Kilbourn lo fiss attonito per almeno un mezzo minuto e poi esplose:
"Oh, santo Dio! No! Santo Dio!" scoppi a ridere sulla faccia appena turbata del maggiordomo inglese.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
I moderni grandi alberghi americani sono l'ideale per gli incontri clandestini. Basta che siate vestito in modo decente perch possiate passare inosservato nella hall sempre affollata, raggiungere gli ascensori e scendere al piano che vi aggrada; al massimo, per un eccesso di prudenza, uno pu scendere all'ottavo piano e poi raggiungere il nono o il settimo a piedi. Gli agenti privati e i lift degli ascensori stanno sempre con gli occhi aperti ma anche essi vedono solo quel che cercano e nessuno al Pilgrim Hotel di Washington quel tardo pomeriggio di gioved aveva il pi vago sospetto della singolare riunione in corso nell'appartamento D all'ottavo piano. L'appartamento era stato registrato a nome di A. R. Thomas di Chicago, ma chi lo abitava era Daniel Cullen arrivato quel mattino presto da Pittsburgh.
Il Vicepresidente Molleson, presente alla riunione, aveva l'aria di un cane bastonato. Egli aveva troppi punti vulnerabili; la struttura della sua personale fortuna poggiava su troppi travi presi in prestito per reggere ad una qualsiasi seria pressione e Cullen e Caleb Reiner, il re del petrolio, l'avevano messo sotto torchio. Bastava il fatto che Cullen e Reiner avessero riunito i propri interessi per dare a quella riunione un'impronta di unicit. C'era pure Denham ed Arthur King; Voorman, il senatore Allen e i fratelli Pierce della borsa di Wall Street. Ma ci che dava alla riunione il suo aspetto sinistro, era la presenza di quattro uomini di tipo totalmente diverso, uomini che si presupponeva fossero al servizio degli Stati Uniti: tre maggior generali, Hedges, Jones e Kittering, ed un generale di brigata, Ridley.
Se D. L. Voorman fosse stato tenuto in prigione senza poter comunicare con l'esterno, Cullen e Reiner sarebbero riusciti lo stesso a mettere insieme alcuni grossi papaveri dell'esercito, ma non si sarebbe trattato forse di quel preciso quartetto. Voorman era stato rilasciato poco dopo mezzogiorno assieme a tutti gli altri. Era naturalmente all'oscuro degli sviluppi di quelle ultime ventiquattro ore; non aveva la pur minima idea del perch, dopo essere stato arrestato, lo avevano improvvisamente liberato. Appena uscito dal carcere, si era incamminato lungo il marciapiede, aveva comprato un giornale, si era poi infilato in un negozio di libri e ne era uscito di l a poco seccato per aver accertato di essere pedinato. La gente per la strada aveva il volto preoccupato e tutti parevan avere delle mete precise. Aveva visto ad un angolo tre o quattro soldati con il fucile a tracolla. Voorman aveva fermato un tass e si era fatto portare a casa.
Sua moglie, la esile e bionda Sally, lo aspettava. Mentre Voorman si faceva il bagno, Sally lo ragguagliava sulle ultime vicende. Aveva molti pettegolezzi da riferirgli, una piccola informazione e due istruzioni precise: non doveva servirsi del telefono per le cose importanti e doveva chiamare al pi presto Coulter, presidente della Potomac Trust Company. Voorman mangi un boccone, sal su un tass e si fece condurre all'ufficio di Coulter. Fu Coulter in persona ad informarlo che doveva raggiungere l'appartamento D all'ottavo piano del Pilgrim Hotel.
Voorman chiese al presidente della Potomac Trust Company se poteva mandare una sua auto all'ingresso posteriore di Howard, il negozio di cappelli; l'auto avrebbe dovuto aspettarlo l. Mr. Coulter si disse lieto di poterlo aiutare.
Qualche minuto pi tardi Voorman entr nel negozio di Howard, salut il proprietario e si fece accompagnare all'uscita posteriore. Sal sull'auto di Coulter e si fece portare al Pilgrim Hotel.
Fu cos che i generali vennero selezionati con cura. Voorman giunse l in tempo per evitare aperture nei confronti di molti, in particolar modo di Cunningham, che egli sapeva pericolosi o incompetenti. Sapeva quali erano i pi ansiosi di raggiungere posti di alto comando quando fosse scoppiata la guerra; quali erano legati ad Oliver e quali erano fuori della cricca, quali erano i pi arrendevoli alle proposte che si doveva far loro.
Ad un giudizio superficiale i quattro generali avrebbero potuto apparire sciocchi o furfanti, o entrambi, per entrare a far parte del complotto architettato quel pomeriggio nell'appartamento otto D, ma erano davvero poi tanto folli? Come la cosa venne presentata loro non vi era alcuna turpitudine, non si trattava certamente di ammutinamento o tradimenti; si trattava semplicemente di una diversit di opinioni nell'interpretazione della Legge Nazionale e se l'augusta ed erudita Corte Suprema spaccava spesso un capello in quattro, forse che l'esercito non aveva il diritto al beneficio di una scelta? In special modo in questa crisi senza precedenti, senza tempo, nemmeno un minuto, da perdere, con il nemico al di l dell'oceano pronto a fagocitare la sua preda del momento e passare poi all'attacco della gola improtetta dello Zio Sam.
Il posto del Presidente era vacante? Il Gabinetto autocraticamente aveva detto di no ed aveva arrestato la ruota del Governo. Il Congresso, inetto e codardo, aveva declinato le sue funzioni; si diceva persino... il senatore Allen ne dava conferma... che il giorno successivo avrebbe aggiornato la seduta sine die. Il Ministro Wardell, col pieno appoggio del Gabinetto, violava i diritti e limitava la libert di cittadini innocenti e preminenti, infrangeva il morale del popolo con menzogne e false interpretazioni, metteva in pericolo l'esistenza stessa del Governo con la sua usurpazione delle funzioni della legge e la sua cecit di fronte alle necessit vitali e pressanti per la difesa nazionale.
Ma c'era un'altra risposta alla domanda se il posto del Presidente era vacante? La risposta era s, ed erano in molti a sostenerlo, coloro che rappresentavano gli elementi pi influenti e patriottici del paese. Tanto per cominciare, uno era il Vicepresidente Molleson; era suo dovere per giuramento, e suo desiderio per devozione alla Costituzione, di assumere immediatamente sulle sue spalle il peso dell'ufficio che era legalmente suo. Secondo la Costituzione egli era il Presidente degli Stati Uniti ed aveva tutte le intenzioni di espletare tale suo compito doveroso. Era stato preparato un programma che aveva ricevuto la sua piena approvazione:
1 Molleson avrebbe annunciato al Gabinetto quella sera che lui avrebbe assunto l'ufficio di Presidente. Se la maggioranza del Gabinetto accettava, tanto meglio. In caso contrario, Molleson avrebbe richiesto formalmente l'occupazione degli uffici esecutivi.
2 Il giorno successivo (venerd) di mattino, Molleson avrebbe agito dal suo ufficio nel palazzo del Senato. Una scorta di soldati l'avrebbe protetto. Ogni ordine esecutivo da lui impartito sarebbe stato trasmesso al funzionario competente. Coloro che si fossero rifiutati di obbedire, sarebbero stati arrestati e gli ordini passati per l'adempimento all'esercito.
3 Il primo passo di Molleson sarebbe stato di convocare una riunione dei membri del Gabinetto per mezzogiorno di venerd; ad essi Molleson avrebbe letto un suo messaggio ed avrebbe presentato una dichiarazione di guerra. Nel caso di rifiuto da parte loro, il Gabinetto sarebbe stato tenuto sotto chiave e sorvegliato e Molleson avrebbe dichiarato la guerra mediante un decreto presidenziale. Nessun deputato o senatore avrebbe dovuto essere arrestato in nessuna circostanza.
4 Le disposizioni delle unit militari, alla Casa Bianca, al Campidoglio ed a tutti i punti strategici, dovevano essere studiate dai quattro generali che avrebbero agito come Consiglio Militare ed avrebbero eletto uno di loro quattro come Comandante della zona. Sarebbero, in ogni caso, rimasti tutti e quattro sotto il diretto controllo del Presidente Molleson per tutte le questioni di politica.
5 L'operazione non era da considerarsi sotto nessun punto di vista una violazione della Costituzione, ma al contrario veniva assunta principalmente per reggere la costituzione che era stata violata da coloro che non avevano voluto adempiere ai suoi dettami. Atti extralegali come la dichiarazione di guerra mediante un atto presidenziale, sarebbero stati legalizzati ad emergenza passata.
6 Qualsiasi ufficiale dell'esercito che si fosse rifiutato di dar corso al programma, sarebbe stato posto agli arresti. Ogni tentativo di resistenza sarebbe stato represso sul sorgere e con vigore.
Fu solo dopo molte discussioni che i quattro generali si dissero d'accordo. Il pi duro ad essere convinto, ed anche il pi intelligente dei quattro, fu il maggior generale Hedges il quale aveva chiesto ripetutamente la garanzia che il Presidente Stanley non sarebbe tornato alla Casa Bianca per almeno una settimana. Le dichiarazioni reiterate e convinte di Cullen, Reiner, Denham, Voorman e degli altri di non sapere dove il Presidente Stanley fosse, rimasero senza effetto sull'aperta incredulit del generale. Rifiut infine di continuare la discussione a meno che non gli avessero firmato un documento in cui i presenti avrebbero affermata la loro completa innocenza al riguardo del rapimento del Presidente Stanley. Tale documento venne steso e firmato. Hedges lo lesse con attenzione.
Voorman disse:
"Vede, generale, anche se le firmassimo mille documenti del genere, non servirebbero mai a chiarire il punto che sta a cuore a noi tutti. Quel che ci preoccupa davvero non  chi ha rapito il Presidente Stanley e che fine lo stesso abbia fatto, ma cosa succeder se domani venisse ritrovato sano e salvo? Se avverr, avverr, ma non posso saperlo adesso. Dobbiamo correre il rischio e andare avanti. Cosa dovremmo fare? Star con le mani in mano ad aspettare che Wardell lo ritrovi mentre il paese sembra impazzito e Dio solo sa cosa potrebbe succedere domani e intanto i nostri amici sul continente vengono ridotti nell'impotenza pi assoluta? Abbiamo aspettato due giorni e due notti, i due giorni e le due notti pi lunghe della storia degli Stati Uniti. Cosa dovremmo fare? Aspettare ancora? Certo c' qualche rischio da correre. Ma d'altra parte credo che sia venuto il momento perch qualcuno rischi qualcosa per il proprio paese."
Hedges era ancora perplesso. Scosse il capo, rilesse ancora il foglio, lo pieg e lo ripose in tasca.
"Va bene" disse. "Ma capite i rischi in pi che ci assumiamo noi militari... Siamo ufficiali degli Stati Uniti, ma anche uomini. Siamo devoti agli interessi del nostro paese, ma anche i nostri interessi ci stanno a cuore.  pi che naturale. Se Stanley dovesse tornare domani e la guerra  stata dichiarata, lui sar il comandante in capo dell'esercito. Supposto che non si venga puniti, che egli dia prova di rispetto per la nostra buona fede per aver fatto rispettare l'autorit in sua assenza, quale possibilit lei ritiene che ci sia che il mio nome venga inserito nell'alto comando?"
"Nessuna, generale. Nessuna."
"E allora perch non ci date garanzia di una settimana? Intanto la situazione potr essersi sviluppata a tal punto che un uomo potrebbe essere divenuto necessario." Voorman alz le mani al cielo.
"E allora lei non crede a quel che le abbiamo scritto in quel documento?"
"Non credo ad una singola parola di quel che ci avete sottoscritto."
"Molto bene, e cos lei non ci crede. Il rischio, il rischio particolare da lei descritto, esiste. Certo. Ma esiste anche il rovescio della medaglia. Cosa succeder se il Presidente Stanley non dovesse pi tornare? Se fosse morto, per esempio? Se sono state le Camicie Grigie ad averlo rapito, molto probabilmente lo . In tal caso, Robert A. Molleson, seduto in questo momento davanti a lei,  il Presidente degli Stati Uniti... non per un giorno o una settimana, ma per tre anni. Questo  il rovescio della medaglia."
Hedges lo fissava. Disse infine con voce carica di significati reconditi:
"Per merito di assassini..."
"Non mi interessano gli assassini. Non ne so niente. Ma tale sarebbe la situazione."
E alla fine Hedges si arrese su quel punto. Ne aveva altri, per, e cos pure i suoi colleghi. Volevano tutti l'assicurazione che Molleson sarebbe rimasto saldo nelle sue posizioni. Domandarono a Cullen e King l'assicurazione che la collaborazione da parte delle ferrovie sarebbe stata totale e che avrebbero avuto a disposizione ampi mezzi finanziari. Presero a parlare in termini di una campagna militare; vennero fuori particolari strategici; erano seduti attorno ad un tavolo con gli occhi luccicanti; Kittering chiese una carta di Washington e si mand subito a cercarne una.
Erano le sette passate quando Voorman spinse indietro la sua sedia, si alz e fece segno a Molleson. I due uomini si ritirarono nella camera da letto.
Voorman fiss per qualche istante l'uomo dall'aspetto stanco che aveva davanti a s.
Disse:
" tempo che lei vada, signor Presidente."
Molleson sembrava che non riuscisse a star fermo. Non fece neppure un mezzo sorriso a sentirsi gi chiamare "presidente".
"Ma sono solo le sette e un quarto" replic.
"Lo so, ma non deve arrivare alla Casa Bianca pi tardi delle otto e mezzo e prima deve mangiare qualcosa. Non le conviene andare a stomaco vuoto. Dica chiaramente le cose come stanno; se fossi in lei non perderei molto tempo in discussioni. C' sempre la possibilit che accettino la sua proposta. Non dia per scontato che rifiutino. Ma se lo faranno, tanto meglio."
Molleson scosse il capo con convinzione.
"Non l'accetteranno." Sembrava che non riuscisse pi a smettere di scuotere il capo.
"Va bene. In ogni caso, torni qui subito dopo aver lasciato la Casa Bianca. Non importa l'ora. Ritengo che noi resteremo qui tutta la notte. E ora vada a fare una buona cena, ne avr bisogno."
"Ma non ho affatto fame."
"Vedr che dopo un aperitivo o due le verr." Voorman gli strinse la mano con fermezza e calore. "Buona fortuna, signor Presidente."
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Furono fatte alcune eccezioni all'ordine di scarcerazione generale impartito gioved a mezzogiorno. Pi per punizione che per cautela, le sentinelle che erano state di servizio alla Casa Bianca erano state trattenute al fresco; e Val Orcutt era stato mandato nuovamente all'Erasmus Hospital dove era stato messo in una stanza da solo con una guardia giorno e notte alla porta. Skinner non voleva correre il rischio di perdere l'unica persona che era stata presente al rapimento. Inoltre Val aveva ancora bisogno di cure per la ferita alla testa. Nessuno aveva il permesso di fargli visita; l'unica eccezione era per la madre che poteva andare a trovarlo una sola volta al giorno.
Alle nove di sera di gioved, Mike Nolan, agente della squadra di New York, era seduto su di una sedia nel corridoio al terzo piano a fianco della porta numero sei. Ud dei passi sopraggiungere dalla destra e Nolan volt il capo in quella direzione. Era un uomo che non aveva mai visto prima; grande e grosso, i capelli biondi, indossava un abito color grigio-verde e teneva il cappello in mano. Osservava i numeri sulle porte. Non appena ebbe scorto Nolan si diresse verso di lui senza indugio.
"Cerco la stanza di Val Orcutt."
Nolan scosse il capo.
"Niente da fare, amico. Orcutt non pu ricever visite." L'uomo si infil una mano in tasca, ne tir fuori delle carte, trov quel che cercava e lo porse all'agente. Nolan lo spieg e lo guard. Era un foglio, strappato da un blocco per annotazioni, intestato "Ministero della Giustizia - Ufficio del Servizio Segreto." Scritto in inchiostro c'era la data e "Si permette al latore della presente di parlare con Val Orcutt. Lewis Wardell".
Il tizio disse:
"Son sorti dei nuovi elementi e speriamo di tirar fuori qualcosa dal nostro amico."
"Pu darsi che ce la fai" mormor Nolan alzandosi. "Ma io ho ricevuto ordini severissimi. Devo telefonare."
"Certo, fa pure. Solo Wardell pu dare conferma; si trova alla Casa Bianca. Chiedi dell'interno nove.  in riunione con il Gabinetto."
Nolan si guard attorno; non c'era nessuno in vista. Il telefono pi vicino era sulla scrivania dietro l'angolo, vicino all'ascensore. Non voleva lasciare la porta incustodita e non voleva altres lasciare l da solo lo sconosciuto. Alz le spalle, pose la mano sulla maniglia della porta numero sei e disse:
"Va bene, andiamo."
L'uomo scosse il capo.
"Mi spiace, ma devo parlargli da solo. Sono gli ordini.  meglio che telefoni."
"Che? Cosa c' di tanto segreto?"
L'uomo sorrise.
"Son molti i segreti riguardanti questo caso, sergente. Tutti sanno qualcosa che nessun altro deve sapere. Se vuoi far quella telefonata ti prego di sbrigarti perch ho l'ordine di far presto."
"Quando hai ricevuto questo pezzo di carta?"
"Quindici minuti fa alla Casa Bianca."
"Ma c' scritto Ufficio del Servizio Segreto."
"S. Wardell aveva il blocco in tasca. Cosa vuoi, che ti faccia vedere le sue impronte digitali?"
"Non stare ad arrabbiarti." Nolan si infil il foglio in tasca. "Non hai mica intenzione di maltrattarlo, vero?"
"Ma no, no..."
Nolan apr allora la porta ed entr dentro. Val Orcutt era seduto in una poltrona, le spalle all'abatjour leggeva un giornale; ce n'era una pila accatastata su di una sedia al suo fianco. Era vestito. Aveva la testa ancora fasciata ma il viso non era pi pallido. Nolan disse:
"C' un visitatore per te, Orcutt. Un funzionario. Gli ho detto che non hai bisogno di massaggi."
L'uomo era entrato. Aveva fatto un segno col capo a Val ed era rimasto fermo ad attendere. Nolan lo guard un attimo, alz le spalle e usc quindi chiudendosi la porta alle spalle. Il tizio disse:
"Se non ti dispiace..." Tolse i giornali dalla sedia, li pos sul letto e si sedette. Val lo guardava senza aprir bocca.
"Il tuo nome  Valentine Orcutt."
"S." rispose secco Orcutt.
L'uomo gli sorrise.
"Sei un bel ragazzo."
"Molto obbligato."
"Certo. Sei un ragazzo in gamba. Ho un figlio ma ha solo otto anni. Vivi con tua madre in Acker Street? Ho visto la casa.  bella.  di tuo padre?"
"No." Val incroci le braccia sul petto.
L'uomo continuava a sorridergli.
"Non si pu dire che tu abbia l'intenzione di consumarti la lingua, eh, figliolo?" Poi abbass il tono della voce. "Non devi aver paura di me. Non sono un funzionario."
"Non ho paura. Ho risposto alle sue domande, sebbene non sappia perch me l'abbia fatte."
"Nessuna ragione particolare. Domande amichevoli, suppongo. Non sono un funzionario e sono venuto a trovarti per una faccenda privata. Hai mai sentito parlare di George Milton?"
"Certo che ne ho sentito parlare. Se intende dire il banchiere."
L'uomo fece di s col capo.
"Proprio lui. Solo che non  un semplice banchiere. George Milton  l'uomo pi ricco e potente d'America."
"Buon per lui."
L'uomo avvicin un poco la sedia.
"Ecco che cosa , Val. E vuol fare un affare con te. Il problema  che non pu, ora come ora, incontrarsi con te e quest'affare deve venir sbrigato al pi presto. Potrei essere messo fuori a calci da un momento all'altro se quell'agente fuori della porta decide di fare una telefonata. Dovrai fidarti della mia parola. Dovrai credere che io sono una persona che non si mangia mai la parola e cos pure  George Milton. Guardami negli occhi."
Val Orcutt fiss gli occhi grigi dell'uomo; erano occhi fermi e onesti.
L'uomo disse:
"George Milton ti dar cinquecentomila dollari. Mezzo milione di dollari in contanti se dirai quel che sai circa il Presidente Stanley. Se me lo dirai subito. Dovrai fidarti della mia parola. Della mia e della sua parola, Val, e ti assicuro che valgono. Cinquecentomila dollari in contanti."
L'espressione sul volto del ragazzo non mut. Disse:
"Sono un bel mucchio di danaro."
"Proprio cos. Vedi, George Milton non  un tirchio. Non ti offre mica qualche migliaio di dollari. Ti fa un'offerta per cui vale la pena di rischiare. Ti pagher in contanti non appena sarai uscito da qui. Pensa un po' a tutto quel che potrai fare con mezzo milione di dollari... comprare una casa ai tuoi, viaggiare, comprarti tutto quello che hai sognato per tanto tempo. Puoi fidarti di me."
Val rimase in silenzio. L'uomo sbott con impazienza:
"Ma dimmi qualcosa, per Dio! Val, cinquecentomila dollari! hai capito?"
Val scosse il capo.
"Non ti fidi di me, Val. Puoi farlo. Devi. Assolutamente."
Val apr bocca.
"Certo che mi fido di lei. Il guaio  che non posso dirle nulla che valga pi di cinque centesimi. Ho gi detto tutto quel che so."
"Stammi a sentire, Val. Vedi, io credo che le cose stiano diversamente. So qualcosa, ma non abbastanza. Alla fine dovr venir fuori tutto e quale  la differenza se vien fuori adesso invece che fra un giorno o una settimana? La differenza  mezzo milione di dollari tutti per te. Se non me lo dici, prima o dopo diverr noto a tutti lo stesso e tu continuerai a guidare il camion del magazzeno. Non vuoi mica esser tanto scemo, no!? Lo so che ti  difficile fidarti di me, ma George Milton preferirebbe perdere un occhio piuttosto che non mantener fede alla parola data. Non far lo scemo, Val. Non lasciarti sfuggire l'occasione di mettere le mani su una bella montagna di quattrini. Guarda che occasioni del genere capitano, se capitano, una sola volta nella vita di un uomo."
"Mi dispiace, signore." Val si strinse nelle spalle. "Le assicuro che saprei cosa farne di quei quattrini, ma il guaio , come le ho gi detto, che non so niente."
"Stammi bene a sentire." L'uomo avvicin ancor pi la sedia ma prima di poter riaprire bocca ci fu un'interruzione. Ud la maniglia della porta girare e scatt in piedi. La porta si spalanc e Mike Nolan apparve con la pistola in pugno. Questa volta non c'erano ragazze con le quali farsi scudo e l'espressione di Nolan non era delle pi rassicuranti. Nolan sbott:
"Alza bene le mani, amico!... Orcutt, sar meglio che ti aggiusti la cravatta. Fra non molto avrai degli altri visitatori. E questa volta potrai esser certo che sono dei veri funzionari. Credo che vogliano sapere come mai 'sto qui desiderava tanto vederti; al punto da rubare un blocco d'appunti e contraffare una firma... Andiamo, amico! Ci sar una macchina pronta per te fra qualche minuto. E cos pensavi che sarebbe stata una buona idea telefonare, eh? Sei un furbone, eh? Brutto..."
Stava aggiungendo qualcosa di forte ma avvert che un'infermiera stava sopraggiungendo e cos lasci la frase in sospeso.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Una donna e dieci uomini mangiarono pollo fritto e ciambelle calde alla Casa Bianca alle sette e mezza del gioved sera. Molte questioni erano state prese in considerazione dal Gabinetto durante il pomeriggio, ma altre erano rimaste in sospeso perch si era perso molto tempo a discutere la situazione di Harry Brownell. Era nata una discussione animata e prolungata, alla quale aveva posto fine Mrs. Stanley annunciando che lei si sarebbe ritirata a meno che Brownell non fosse stato riammesso come membro del consiglio senza alcuna pregiudiziale. Vi erano state ulteriori comunicazioni telefoniche con Oliver al Ministero della Guerra e con Davis al Ministero della Giustizia e Brownell aveva mantenuto il suo seggio. Non per consenso unanime, per: Theodore Schick, Ministro del Commercio, che era stato presente nel mattino, se ne era andato solo Dio sapeva dove; non era stato possibile rintracciare il Vicepresidente Molleson; e Lewis Wardell aveva rifiutato di cambiare idea anche dopo l'ultimatum della moglie del Presidente. Ma aveva ammesso, a denti stretti, il diritto della maggioranza di decidere in merito. E cos Brownell era rimasto.
Proprio quel pomeriggio era avvenuto l'incidente con la "Cranmer", incidente passato poi alla storia come l' "affare Cranmer"; e tale avvenimento aveva contribuito pure a far dilungare la seduta del Gabinetto.
La "Richard Cranmer" era una carretta inglese che aveva lasciato la banchina di Brooklin, dopo aver caricato per qualche giorno, proprio gioved a mezzogiorno, destinazione Liverpool. All'una del pomeriggio, due incrociatori degli Stati Uniti partivano a tutto vapore al suo inseguimento. Sebbene non fosse stato fatto alcun annuncio pubblico, circol la voce, subito confermata dalla stampa con edizioni speciali dei loro quotidiani, che tre scaricatori avevano visto il Presidente Stanley a bordo della nave inglese mentre veniva trasportato, su di una barella, nella cabina di un ufficiale.
Di tutte le migliaia di voci riguardanti il ritrovamento del Presidente durante quei tre giorni, questa fu quella che sollev il maggior numero di speranze, forn la pi amara disillusione e caus il maggior numero di guai.
Era stato inviato un telegramma al comandante della nave chiedendogli di girare la prua e tornare indietro; ma il comandante aveva subito risposto che il suo carico era atteso con urgenza in Inghilterra e non poteva quindi assecondare la richiesta delle autorit portuali. Un secondo telegramma pi perentorio, ottenne la stessa risposta. Ma nel frattempo i due incrociatori avevano gi alzato le ancore e stavano partendo al suo inseguimento.
A mezzogiorno di quel gioved il popolo americano era stato tutto contro la guerra. Nessun argomento, valido o non valido, era riuscito a persuaderlo. Una banda di militaristi avevano rapito il Presidente, era il ragionamento della gente; coloro che avevano rapito il Presidente meritavano di essere uccisi; perci, non avrebbero sparato a nessuno eccezion fatta per coloro che volevano farli sparare a qualcun altro. Ma quattro ore pi tardi la situazione era ben diversa. Dieci milioni di radio, davanti alle quali non mancava certo il pubblico, erano accese mentre il lavoro o il pranzo restavano in sospeso. Quegli sporchi traditori di inglesi avevano il loro Presidente e lo portavano in giro in barella; era malato, ferito, morto. Ma gli incrociatori avrebbero raggiunto la carretta inglese e l'avrebbero affondata e avrebbero riportato indietro il loro Presidente e poi... Se anche una minima parte di tutte le minacce di quel pomeriggio contro gli inglesi fossero state messe in atto, lo scheletro di Napoleone Bonaparte avrebbe ballato di gioia nella sua tomba.
Poco dopo le quattro la notizia circol nel paese: la "Richard Cranmer" era stata raggiunta, fermata e ispezionata. Era stata trovata la barella con la quale, secondo le affermazioni del comandante, era stato trasportato nella sua cabina un ufficiale che si era ferito malamente ad un ginocchio, ma del Presidente nemmeno l'ombra. La maggior parte degli Americani si ritrovarono con la bocca amara: erano stati tutti l pronti con i loro bei cannoni puntati per sparare ed ecco che all'improvviso il bersaglio era scomparso. Molti alzarono le spalle e continuarono il pranzo interrotto; alcuni si ubriacarono; ma la maggior parte tenne i cannoni carichi e cominci a cercare i sostenitori della guerra.
I membri del Gabinetto non avevano dato molto credito alla storia dei tre scaricatori ma non avevano voluto correre rischi ed avevano cos autorizzato l'invio dei due incrociatori. Molti altri erano stati i problemi discussi dal Gabinetto, ma non fu nessuno di essi ad esser la causa della pi grave preoccupazione.
Il Vicepresidente Molleson non si era pi fatto vivo alla Casa Bianca dal mercoled mattino. Mercoled sera due agenti, assegnati a quel compito da Wardell, avevano preso le sue tracce mentre usciva dalla casa di Hartley Grinnell, ma era stato di nuovo perso di vista verso il mezzogiorno di gioved quando era entrato nel palazzo degli Uffici del Senato e non ne era pi uscito. Con il tunnel che portava al Campidoglio e i vari ingressi ai due palazzi gli era stato facile sottrarsi alla sorveglianza una volta resosi conto di essere pedinato.
Il Gabinetto non sapeva nulla della riunione tenuta nell'appartamento otto D dell'Hotel Pilgrim, ma sapeva bene della disperata determinazione e delle risorse dell'opposizione; e sapevano inoltre che erano state perse le tracce di Voorman, di Daniel Cullen e di Caleb Reiner e che i fratelli Pierce erano giunti a Washington da New York, e nessuno sapeva dove fossero andati. Poco dopo le sei erano giunte notizie inquietanti dal Ministro della Guerra. Oliver aveva telefonato per comunicare di aver cercato di mettersi in contatto ripetutamente col generale Kittering senza mai riuscirci. Sulla base del notorio attaccamento di Kittering al proprio dovere, ci gli era parso strano; tanto strano che dopo qualche riflessione ad Oliver era nato un sospetto incredibile e davvero inquietante. Aveva allora intrapresa la sistematica ricerca di tutti gli ufficiali di stato maggiore dislocati nelle vicinanze di Washington. Solo quattro non erano al loro posto: i maggior generali Kittering, Hedges e Jones, e il generale di brigata Ridley. Il fatto che si trattasse proprio di quei quattro generali, aveva detto Oliver, rendeva il sospetto, per vari particolari che non aveva bisogno di spiegare, assai meno incredibile ed assai pi inquietante.
Billings, che aveva risposto al telefono, pass la notizia al Gabinetto. Dopo una breve discussione, richiamarono Oliver e gli chiesero di lasciare il maggior generale Cunningham al suo posto e di raggiungere subito il Gabinetto alla Casa Bianca. Mrs. Stanley and a dare istruzioni in cucina per far preparare la cena per tutti in modo che nessuno dovesse andarsene. Lewis Wardell telefon a Skinner comunicandogli che non sarebbe tornato prima di mezzanotte e intanto lui avrebbe dovuto continuare ad agire con piena autorit. Brownell invi una persona agli uffici esecutivi per avere gli aggiornamenti sui problemi quotidiani. Oliver arriv e subito dopo arriv pure il Ministro della Giustizia Davis il quale aveva trascorso il pomeriggio nel suo ufficio per sbrigare delle questioni improrogabili. Discussero il problema dei generali. Oliver inform il Gabinetto di aver dato istruzioni a Cunningham di mettersi in contatto con tutti gli ufficiali, dal grado di capitano in su, nella zona distrettuale e riferire poi i risultati alla Casa Bianca.
Alle sette e mezza arriv Theodore Schick. Si chiuse alle spalle la porta della biblioteca studio; si ud il rumore dei suoi passi sul parquet e poi sul tappeto. Gli occhi di tutti lo guardavano sorpresi. Wardell, che ormai agiva soltanto sotto la spinta dei nervi, sbott:
"Schick. Ce lo vogliamo qui Schick?"
Schick accenn un leggero inchino sorridendo.
"Come credete, signora e signori. Me ne andr, certo, se lo preferirete. Ma non guardatemi come se fossi un nemico, non ho il temperamento per esserlo."
Liggett disse:
"Cosa vuoi?"
Schick continuava a sorridere.
"Beh. Questa  una riunione di Gabinetto."
"Lo  stata... tutto il giorno."
"Vero. Ma non avete avuto bisogno di me ed io non posso resistere nemmeno una mezza giornata, in un momento di tensione, senza whisky."
Davis gli fece un gesto impaziente con la mano indicandogli una sedia vuota.
"Siediti, Theodore. Ti conosco. Abbiamo bisogno di qualcuno che ogni tanto ci faccia ridere."
Ma prima che Schick potesse sedersi, Mrs. Stanley accenn ad alzarsi. Schick fu pronto ad avvicinarsi alla sua sedia e a tirarla indietro. Mrs. Stanley abbozz un cenno di ringraziamento. Si vedeva che, nonostante lo sforzo di sorridere, era sfinita.
" ora di cena, signori... So cosa l'ha portata qui da noi, Mr. Schick, nonostante l'assenza di whisky; ha sentito l'odore del pollo fritto, ovunque lei si trovasse."
Schick accenn un inchino.
"Ad esser precisi, allora, Mrs. Stanley, era per trovare lei. Posso?"
Lei prese il suo braccio. Gli altri si erano alzati e li seguivano. Durante la cena si cerc di evitare di parlare dei problemi pi scottanti. Ma Wardell era perlomeno strafottente; insult Brownell, fu scortese con Mrs. Stanley e tratt male tutti gli altri. E gli altri non erano molto meglio. Mrs. Stanley, che adorava mangiare in tranquillit conversando, cerc di affrettare la cena il pi possibile. Ad un certo momento mormor rivolta a Schick:
"Parliamo e mangiamo e ci muoviamo in un incubo.  davvero orribile!"
Alle otto e mezzo erano tornati nella biblioteca. Alle nove meno un quarto era giunto un rapporto dal maggior generale Cunningham. Molti ufficiali non erano stati ancora rintracciati. Si stava comunque indagando sull'assenza di alcuni di essi, in special modo quella del colonnello Graham, aiutante del maggior generale Hedges, che aveva ricevuto un biglietto portato a mano da un fattorino a casa sua ed era immediatamente uscito senza dire alla moglie dove si sarebbe recato. Oliver disse:
"Conosco Graham.  un ottimo ufficiale ma  un fedelissimo di Hedges."
La porta della biblioteca si apr ed entr un cameriere. Si avvicin al tavolo dove tutti loro erano seduti e si ferm esitando. Prima che Mrs. Stanley potesse parlare, Wardell intervenne:
"Beh, che c'?"
Il cameriere parve sollevato nel sapere cos a chi rivolgersi.
"Il Vicepresidente, signore,  qui fuori..."
I presenti si scambiarono delle rapide occhiate. Wardell disse:
"Bene, suppongo che egli sia pur sempre il Vicepresidente. Perch non entra?"
"S, signore. Mi ha detto di annunciarlo."
"Digli di entrare."
Il cameriere si allontan. Mentre si scambiavano occhiate cariche di significato, Billings sbott rivolto a Liggett: "Pensavo che quel grasso maiale avesse lo zampino in un altro truogolo". Theodore Schick mormor a Mrs. Stanley: "Se Achille se ne sta imbronciato nella sua tenda, dovrebbe venir ridestato prima che una mano inetta si impadronisca della sua spada e del suo scudo".
La signora, padrona di s, gli diede un'occhiataccia sorpresa, ma poi socchiuse gli occhi e fece un vago s col capo. Schick sorrise, senza malizia. Tutti volsero lo sguardo verso la porta.
Molleson entr. Attravers la stanza fino a loro e si ferm davanti al tavolo. Nessuno apr bocca. Aveva il viso rosso, la cravatta storta e l'ultimo bottone del panciotto slacciato. Li guardava sbattendo le palpebre. Schick mormor a Mrs. Stanley:
"Il Vicepresidente  riuscito a bere qualche bicchiere pi di me."
Era quanto Molleson desiderava, una qualsiasi cosa a cui potersi attaccare. Borbott:
"Salve, Schick. L'ultima volta che ti ho visto  stato ieri da Grinnell mentre stavi mettendo in guardia il vecchio Milton."
Schick fece un gesto con la mano, come a voler allontanare l'insinuazione, ma sbianc un poco. Rispose:
"Non ti aspettare una diversione da me, Molleson: preferisco rimanere ad osservare."
Intervenne Billings:
"La tua sedia  libera, Bob."
"Col cavolo lo !" Molleson diresse lo sguardo su Mrs. Stanley e mormor: "Mi scusi, signora". Guard quindi Brownell. "Cos c' anche lei. Fa parte della commedia di Wardell." Gir lo sguardo sul gruppo. "Se pensate di fare la storia,  davvero una storia assai misera."
Tutti lo guardavano. Oliver disse:
"Siediti, Molleson. Dobbiamo chiederti alcune cose." Attesero. Molleson esit per qualche istante, poi si avvicin all'unica sedia rimasta libera e si sedette. Si trovava cos proprio di fronte a Mrs. Stanley ed aveva sulla destra il Ministro del Lavoro e alla sinistra Billings. A capo tavola, dove stava sempre il Presidente, non c'era sedia. Mrs. Stanley aveva rifiutato di sedere al suo posto. Davis stava mormorando qualcosa a Liggett il quale acconsentiva col capo.
Oliver disse:
"Non fraintenderci, Molleson. Eri uno di noi. Sei stato tu a lasciarci. Questa  la realt. Stiamo cercando di fare del nostro meglio in una situazione impossibile. Rimarr impossibile fino a quando il Presidente non sar stato ritrovato. Tu ci rendi le cose pi difficili. Ne siamo risentiti e te ne domandiamo spiegazione."
Molleson rispose:
"Non sono venuto qui per dare delle spiegazioni."
Davis osserv allora pacatamente:
"Devi pur essere venuto per qualcosa."
Liggett intervenne:
"Che tu sia venuto qui per darci delle spiegazioni o no, le spiegazioni saran la prima cosa, se non ti dispiace."
"Sono venuto per qualcosa." Molleson si port una mano alla bocca; il petto gli si sollevava su e gi; abbass la mano. "Non ho nulla da spiegare, eccezion fatta, forse, per una cosa. In questa stanza marted pomeriggio il Ministro del Commercio sugger che in assenza del Presidente la direzione dell'amministrazione diveniva compito naturale e costituzionale del Vicepresidente. Io rifiutai... no, non rifiutai. Mancai di dare il mio appoggio al suggerimento." Molleson sollev il capo. "Mi sono sbagliato. Mi sono comportato codardamente nell'evitare la responsabilit costituzionale del mio ufficio. Quando un uomo acconsente ad essere eletto ad un ufficio, deve tenersi pronto a sopportarne il peso nelle circostanze normali come in quelle eccezionali. Non si devono evadere le responsabilit di un ufficio elettivo. Voi signori, naturalmente, non avete ragione di sentire questo dovere come sacro. Il vostro primo impegno  naturalmente diretto al Presidente, colui che vi ha nominato. Ma il mio impegno  con il paese, con il popolo americano. Avrei dovuto rendermi conto di ci prima ed accettare la leadership quando mi venne offerta. Ora me ne rendo conto. Ora sono pronto ad accettarla." Tenne il capo sollevato e si guard attorno.
Brownell:
"Non le  mai stato offerto."
Billings:
"L'hai fatta tutta da solo 'sta pensata, Bob?"
Schick:
"Credo di essere stato io a suggerire l'idea, ma se ben ricordo nessuno l'appoggi."
Liggett:
"Vuoi dire che intenderesti assumere il posto di Wardell?"
Davis:
"Non abbiamo scelto alcun leader. Abbiamo affidato a Wardell il compito di ritrovare il Presidente... Immagino che tutti si ritenesse che saresti stato occupato al Campidoglio, e che di te ci sarebbe stato bisogno, come uno di noi."
"Non sto chiedendo le vostre scuse." Molleson s'era fatto ancora pi rosso in viso; tir fuori un fazzoletto di tasca e si asciug la fronte.
Wardell sbott:
"E nessuno ha intenzione di fartene. Vieni al punto. Questo tuo intervento ha interrotto questioni importanti. Cosa vuoi?"
"Non  questione di quel che voglio io!" e Molleson batt il pugno sul tavolo. " quel che la Costituzione vuole e il paese si aspetta."
"Ho gi notato altre volte" sbott Theodore Schick "che prima o dopo si innamorano tutti della Costituzione." Wardell non fece caso alle sue parole.
"E cosa vorrebbero la Costituzione e il paese?"
"Che l'ufficio di Presidente degli Stati Uniti non resti vacante. Davis? Pu esserci un'altra interpretazione?"
"Certamente no."
"Beh?"
" irrilevante. L'ufficio non  vacante."
"No? Abbiamo un Presidente? Dov'?"
Ci fu un coro di rimproveri. Davis alz una mano. Parl con calma e accuratezza.
"Ascolta, Molleson; non cercare di sollevare questa questione. Non c' senso a fare dell'accademia. Sappiamo tutti come stanno le cose; la Costituzione dice "In caso di allontanamento del Presidente dal suo ufficio, o della sua morte, dimissioni o incapacit di svolgere i poteri e i doveri di detto ufficio, lo stesso verr assunto dal Vicepresidente". Tutto dipende dal valore che si vuol dare a quel "incapacit di svolgere"; la questione  sorta gi prima. La Costituzione non definisce il punto n dice chi dovrebbe farlo. Nel caso presente, noi, il Gabinetto, i capi dei dipartimenti amministrativi, stiamo cercando di definirlo. Certamente ne abbiamo il diritto pi di chiunque altro. E noi diciamo: l'ufficio del Presidente non  vacante."
La mano di Molleson, sul tavolo, si contrasse.
"Io non lo dico."
"E cosa dici?"
"Dico che da mercoled mattino sono, e lo sono tuttora, il Presidente degli Stati Uniti."
Molleson si guard attorno. Schick mormor:
"Ci siamo..."
Billings disse:
"Ma vedi, Bob, non hai un solo voto favorevole."
"Non riconosco il diritto di voto in questo caso; non  possibile votare contro la Costituzione. Vorreste tentare..."
Liggett lo interruppe.
"Non sar affatto male che venga registrata una votazione. Non vi pare?" Si guard attorno; tutti acconsentirono con cenni del capo. "Se non le dispiace, Mrs. Stanley, e lei pure Brownell, il voto sar ristretto ai soli membri ufficiali del Gabinetto.  inteso che questo Gabinetto si trova d'accordo sul fatto che l'ufficio di presidente non  vacante e che pertanto la clausola costituzionale riguardante la successione non  da tenersi presente. Chi  d'accordo?"
Tutto mormorarono il loro "d'accordo".
"Chi  contrario?"
Nessuno apr bocca.
Davis disse:
"Forza Molleson, rendi la votazione unanime."
Billings aggiunse:
"Lascia perdere, Bob; stai con noi."
Molleson si alz in piedi con uno scatto; ci manc poco che facesse cadere la sedia. Il suo volto s'era fatto improvvisamente pallido. Sembrava quasi che si sentisse poco bene.
"Signori" la sua voce era incerta. E non si trattava certo di un effetto calcolato. "Membri del Gabinetto. Richiedo, immediatamente, il mio insediamento nell'Ufficio Esecutivo e la custodia del Sigillo. Domando ci in accordo con i doveri del mio ufficio e in rispetto alla Costituzione degli Stati Uniti."
Billings scosse il capo.
"Una brutta faccenda, Bob; davvero... una brutta faccenda."
Davis aggiunse:
"Sei uno sciocco, Molleson. Sei a un passo dal tradimento."
" tradimento attenersi alla Costituzione? Signori, avete udito le mie richieste. Vi consiglio, vi supplico, non buttate il paese..."
Si arrest. Tutti lo guardavano. Schick mormor:
"S? Continua... Non buttate il paese..."
Molleson, le labbra strette, il volto di nuovo rosso, scosse il capo. Indietreggi, si liber dalla sedia, si rivolse di nuovo ai presenti.
"Cosa rispondete alle mie domande?"
Liggett sbott:
"Non fare l'asino."
"Rifiutate. Qualsiasi cosa succeda, la colpa non sar mia. Vi dico che  una grave responsabilit... la colpa... qualsiasi cosa succeda..." Farfugliava. Gir sui tacchi e si avvi verso la porta.
Brownell aveva guardato Oliver; Oliver aveva fatto di s col capo ed i due si erano alzati, avevano aggirato il tavolo e si erano portati sulla linea della porta. Molleson, scortili, devi. Brownell lo raggiunse. Oliver si avvicin alla porta e vi si appoggi con le spalle. Gli altri, attorno al tavolo, si erano tutti alzati meno Mrs. Stanley e Schick. Davis si era mosso verso la porta.
Molleson si allontan da Brownell.
"Cosa significa?"
Oliver gli rispose senza muoversi dalla porta.
"Puoi vederlo da te cosa significa. Credi che siamo tanto sciocchi da lasciarti uscire da qui?"
Molleson era furente.
"Io credo che me ne andr da qui! Togliti dalla porta!" Davis si era messo a fianco di Oliver. Molleson si mosse verso di loro. Davis gli disse:
"Siamo in dieci, Molleson. Ti conviene tornartene a sedere al tuo posto."
Brownell intervenne:
"Non lo vogliamo qui. A meno che non riteniate che ci debba dire chi ha interpretato per lui la Costituzione. Io no."
Schick diede il proprio suggerimento senza scomodarsi dal proprio posto.
"Chiudetelo a chiave nello studio del Presidente. Metteteci un letto e cos potr star calmo e tranquillo a meditare sulla Costituzione."
Molleson si era fatto bianco in volto e di nuovo la sua voce trem:
"Davis... Brownell... dannati idioti... vi  passato per la mente... cosa succeder se Stanley  morto?... Io sono il Presidente... questo  tradimento..."
"Calmati, Molleson." Oliver gli si accost. "Hai sentito dei casi della guerra. Siamo sotto la legge marziale ed io sono il Ministro della Guerra. Tu sei in stato di arresto e ci resterai fino a quando il Presidente Stanley non sar tornato al suo posto. E se dovesse accadere, dio non voglia, che  morto, tu rimarrai in stato di arresto fino a che non avrai spiegato al Gabinetto come  che questa idea ti  venuta in mente proprio ora."
Il Vicepresidente Molleson lo guardava mesto ed abbattuto.
...
.
...
Capitolo 10.
...
.
...
Quella notte, gioved notte, alle tre dopo la mezzanotte, pi di una ventina di ufficiali di grado diverso, erano riuniti nell'ufficio del Ministro della Guerra. Erano tutti in uniforme. Alcuni di essi erano indaffarati attorno ad un tavolo sul quale erano disposte pile di cartellette. Altri erano in piedi o seduti. Un altro, un generale di brigata, stava parlottando sottovoce con il Ministro Vicino alla sua scrivania. I visi di tutti erano tesi e segnati da un'espressione di disgusto; erano impegnati in una faccenda ricca di pericoli e senza alcuna gloria per ricompensa. Il maggior generale Cunningham, in una poltrona al centro della stanza non molto lontano dalla scrivania, stava scartabellando una cartella. Due ordinanze erano alla porta. Cunningham si rivolse ad un ufficiale che si era girato dal tavolo verso di lui.
"Va bene; fate entrare questo capitano Farrell." L'ufficiale impart un ordine a uno delle due ordinanze che usc subito. Qualche minuto dopo rientrava preceduto da un giovane uomo in abiti borghesi. L'ufficiale si ferm davanti a Cunningham e salut.
"Capitano Farrell. Il colonnello Arthur Hamlin le ha fatto visita ieri sera verso le dieci?"
Il giovane ufficiale era rigido sull'attenti.
"S, signore."
"L'ha condotta al Chesapeake Club, in una stanza dove erano riuniti degli altri ufficiali?"
"S, signore."
"C'era anche il maggior generale Kittering?"
"S, signore."
"Cosa  stato detto?"
Il capitano Farrell strinse le labbra e inspir.
"Beh? Cosa  stato detto?"
"Non posso dirglielo, signore."
"Vuol dire che non ha sentito? Forse era sordo?"
"No, signore. Ho sentito soltanto una parte. Dopo circa una mezz'ora me ne sono andato."
"Mi dica quel che ha sentito."
Il capitano assunse un'aria infelice. Muoveva le dita nervosamente.
"La prego, signore. Me ne sono andato non appena mi sono reso conto di quel che si stava suggerendo. Non sono colpevole in alcun senso. La prego, signore, non mi obblighi..."
"Dopo essere andato via, dove si rec?"
"Sono tornato ai miei quartieri."
"Rifer l'accaduto al colonnello Salmon del suo reggimento?"
"No, signore."
"Lei non l'ha fatto. In possesso di informazioni di un ammutinamento, lei non ne ha informato il suo superiore ed ora lei vorrebbe anche non dirmi quel che sa."
"S, signore." Il capitano si affrett ad aggiungere: "Voglio dire... da quel che ne ho sentito io non si trattava di una questione di ammutinamento. Era una questione di autorit..."
"Sciocchezze. La definizione di ammutinamento non  affar suo, ci pensa il regolamento. Non posso perdere altro tempo con lei. I suoi obblighi umani nei confronti dei suoi commilitoni non esistono quando entrano in conflitto con il dovere. Lei lo sa. Vuol dirmi quel che ha sentito a quella riunione? S o no?"
Le spalle del capitano si abbassarono un poco per subito risollevarsi.
"S."
Cunningham fece di s col capo.
"Bene."
Si volt e chiam:
"Colonnello Nash!" Un ufficiale si affrett ad avvicinarsi. "Il capitano Farrell ha una dichiarazione da fare. Vada nell'altra stanza e ci pensi lei. Potr interrogarlo... Capitano, voglio che la sua deposizione sia completa."
"S, signore."
I due salutarono e quindi uscirono. Un ufficiale gli si avvicin scostandosi dal tavolo. Cunningham gli porse il dossier e ne ricevette un altro. Lo apr.
"Capitano James Foster. Chi  costui?"
L'ufficiale gli rispose:
"Compagnia Y, Centotredici. Del Fort Corliss. Al Campidoglio. Comandata dal colonnello Blaine."
"Ah, s." Cunningham scosse il capo. "Fatelo entrare." Un'ordinanza si affrett ad uscire e di l a poco tornava con un capitano in divisa; era piccolo, scuro di capelli ed aveva l'aspetto sonnacchioso.
Cunningham gli disse:
"Il colonnello Blaine  stato arrestato. Il suo reggimento  ora al comando del colonnello Atwood."
"S, signore. Cos mi  stato detto."
"Cosa ha fatto a partire dalle sei di ieri sera?"
Il capitano fece una smorfia; fece uno sforzo per soffocare una smorfia prima di poter rispondere:
"Sono rimasto in servizio fino alle nove. Poi mi sono ritirato nei miei quartieri e sono andato a dormire."
"Cosa ne sa dell'affare in cui  stato implicato il colonnello Blaine? Non intendo riferirmi alle chiacchiere; intendo sapere cosa lei ne sa."
"Niente, signore. L'ufficiale che  venuto a chiamarmi mi ha svegliato. Non sapevo che il colonnello Blaine fosse stato sostituito prima di mettere piede in questo palazzo."
Prima di poter fare la successiva domanda, il Ministro della Guerra lo chiam. Cunningham disse al capitano di attendere; si alz quindi e si avvicin alla scrivania. Oliver, con a fianco il generale di brigata, attese per parlare che Cunningham si fosse avvicinato.
"Circa la sorveglianza della Casa Bianca. Bartlett dice che Hobbs  un ufficiale in gamba e di cui ci si pu fidare." Cunningham fece di s.
"Non ne ho il minimo dubbio."
"E allora lo lasciamo l?"
"Possiamo. Se lei vuole. Lei ha detto che c' un motivo speciale per far proteggere la Casa Bianca e gli Uffici Esecutivi da ufficiali fidati al massimo."
"E lo confermo ancora. La ragione ...  un segreto di Gabinetto, ma le assicuro che esiste."
"Sta a me occuparmi della cosa?"
"S."
"Bene." Cunningham si rivolse al generale di brigata. "Faccia spostare il reggimento di Hobbs da qualche altra parte e metta il Trentanove, il colonnello Wright, alla Casa Bianca. Faccia in modo che Wright arrivi sul posto prima della partenza di Hobbs, direi per le sette." Poi, rivolto al ministro: "C' altro?".
" tutto."
Cunningham torn alla sua poltrona. Il capitano era ancora immobile davanti a lui e il generale, alzando improvvisamente gli occhi, lo sorprese che stava sbadigliando. Il capitano si fece rosso. Cunningham sbott:
"Non so se lei  un bravo ufficiale, ma  troppo dormiglione per essere un intrigante. Se ne torni pure a letto." Fece un segno ad un ufficiale vicino al tavolo e gli porse il dossier.
"Prenda questa. A chi tocca, ora?"
...
.
...
Venerd: il sipario.
...
.
...
Capitolo 1.
...
.
...
Verso le otto di venerd mattina cominci a piovere; era proprio il tempo adatto all'atmosfera che regnava nella capitale. La capitale, come tutto il paese d'altronde, era paralizzata dalla confusione e dall'esasperazione. Le voci pi incredibili circolavano con insistenza, regnava la pi completa impotenza contro un crimine la cui natura ed i cui esecutori restavano ignoti; situazioni pronte ad esplodere alla prima falsa scintilla.
Il Congresso era preso fra due minacce opposte e mortali, una da parte degli uomini che possedevano il paese e l'altra da parte di coloro che l'amministravano. Non osava mettere in atto l'unica azione che avrebbe voluto compiere; cos aveva preferito ritirarsi. Il Gabinetto era paralizzato dal suo ridicolo e completo fallimento nel risolvere il problema della scomparsa del Capo dell'Esecutivo. Stava persino perdendo la simpatia con cui la popolazione l'aveva seguito per due giorni e tre notti. Il venerd mattina la stampa e tutta la popolazione criticava con derisione quel che aveva applaudito il giorno prima: l'invio energico e pronto dei due incrociatori sulla scia della "Richard Cranmer". E persino il colpo di stato s'era paralizzato sul sorgere; i suoi capi avevano scoperto con rabbia, gioved verso mezzanotte, che il Vicepresidente era scomparso o qualcuno l'aveva tolto di mezzo. Fu una delle poche volte in cui una congettura di D.L. Voorman si dimostr errata: Voorman aveva immaginato infatti che Molleson si fosse lasciato prendere dalla paura e fosse andato a nascondersi da qualche parte. L'impresa sarebbe stata lo stesso stroncata dall'intervento energico di Oliver e Cunningham, ma la scomparsa di Molleson... il povero Molleson non si meritava un simile trattamento dal suo vecchio amico Voorman... provoc il caos nella loro organizzazione e ridusse Daniel Cullen ad un rimbecillito furioso.
Cadeva una pioggia fitta e continua da un cielo di piombo su di un paese paralizzato.
...
.
...
Capitolo 2.
...
.
...
Solo una volta, e non si tratt di cosa molto grave, la fortuna abbandon Chick Moffat durante quei due giorni e quelle tre notti di tensione indimenticabile. Aveva saputo fin dall'inizio di quell'avventura che oltre all'ingegno, all'audacia ed alla prontezza di riflessi, avrebbe avuto bisogno anche di molta fortuna. Doveva ammettere che fino a quel momento ne aveva avuta. Ma quando venerd mattina si vide venire incontro, in un corridoio della Casa Bianca, il Capo del Servizio Segreto, pens subito che la fortuna l'aveva abbandonato. Era impossibile tornare indietro, evitare l'incontro. Chick continu per la sua strada cercando di passare oltre con un indifferente saluto.
Ma Skinner lo ferm.
"Che diavolo ci fai qui? Pensavo che tu fossi dietro a Lee."
Chick fece di s.
"Certo. Sam Carr lo tiene d'occhio. Lo abbiamo perso una volta ieri pomeriggio ma poi sono riuscito a riprendere le sue tracce. Ora sto andando a casa perch aspetto una telefonata di Sam."
"Gi. Immagino che sarai venuto qui per far colazione con il Gabinetto. Cosa t' venuto in mente?"
"Mi ha mandato a chiamare Mrs. Stanley. Aveva bisogno che sbrigassi una sua faccenda personale. In tre anni che son qui ci ha preso l'abitudine."
"Senza dubbio." I suoi occhi grigi sembravano di diversa opinione. "Vorrei porgerle i miei omaggi. Wardell mi ha mandato a conferire con il Gabinetto. Suppongo che la signora sia con i Ministri."
"Pu darsi che li abbia raggiunti. L'ho appena lasciata."
"Gi. Vedremo. Vieni con me."
Chick lo segu imprecando fra s e s. Non che temesse minimamente che Mrs. Stanley non sapesse stare prontamente al gioco. Ma era perlomeno fastidioso, se non pericoloso, che Skinner l'avesse visto alla Casa Bianca mentre avrebbe dovuto trovarsi in un altro posto. Ed era quello il momento in cui anche la perdita di un solo minuto avrebbe potuto essere fatale. Segu Skinner imprecando alle sue spalle.
Al piano superiore, un uomo del Servizio Segreto era accanto alla porta della biblioteca. Skinner gli disse di entrare e di chiedere per cortesia a Mrs. Stanley di uscire un attimo. Non pass molto che la signora comparve sulla soglia. Aveva il viso stanco e gli occhi segnati. Guard il capo e poi Chick con sorpresa.
Skinner disse:
"Mi scusi signora se mi son permesso di disturbarla. Ho incontrato in un corridoio Moffat, il che mi ha sorpreso non poco in quanto avrebbe dovuto trovarsi nell'adempimento di un compito che gli avevo personalmente assegnato. Mi ha detto che doveva sbrigare una faccenda privata per lei. Mi sono chiesto se si trattava di una cosa davvero importante."
Chick, ben sapendo quanto il Capo fosse attento nello scrutare l'espressione dei suoi interlocutori, era tutto preso a cercare di apparire il pi indifferente possibile. Anche la signora vi riusc molto bene; nella sua voce non si notava altro che un tono leggermente seccato.
"Importante? Non proprio... Una questione privata. Se c' qualche motivo... Davvero, mi dispiace di aver interferito..."
"Niente affatto." Skinner aveva assunto ora un tono di scusa. "Il punto era che volevo sapere con sicurezza cosa ci faceva qui. Non dimenticando la situazione in cui siamo, avrebbe potuto anche mentire."
"Chick Moffat?" Mrs. Stanley era persino riuscita a sorridere. "Ci sono tante altre persone pi facili da sospettare!"
Il Capo ribatt:
"Non si pu e non si deve correre il minimo rischio, signora, ed  preferibile non fidarsi di nessuno. Ma deve scusarmi per averla disturbata. Il Ministro degli Interni mi ha inviato qui a conferire con il Gabinetto. Posso entrare adesso?"
"Vedo subito. Se vuole aspettare un attimo." L'uomo vicino alla porta apr per farla passare.
Skinner si rivolse a Chick.
"Va bene. Vai pure."
"S, signore. Mi rimetter sulle tracce di Lee in meno di un'ora."
"Va bene. Non perder tempo."
Gi da basso, nell'atrio, mentre si infilava l'impermeabile e prendeva il cappello, Chick diede un'occhiata all'orologio. Erano le dieci e un quarto. Fuori pioveva pi che mai. Attraversando il giardino fu fermato quattro volte dai militari. Ogni volta gli fu chiesto e dovette mostrare il lasciapassare speciale. Era scritto sulla carta intestata degli uffici esecutivi e portava la firma di Harry Brownell, segretario del Presidente.
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Quindici minuti dopo, alle dieci e mezza, Chick stava guidando la sua piccola berlina nera nella strada un po' squallida in cui sei anni prima aveva deciso di andare ad abitare che fosse piaciuto o no ai suoi superiori. Avvicin l'auto al marciapiede e la ferm proprio davanti al portone della casa dove abitava. Dei pedoni passarono: un uomo e una donna stretti sotto un ombrello. A circa un isolato di distanza verso nord scorse un soldato che cercava di ripararsi alla meglio dalla pioggia sotto la sua mantella impermeabile. Nell'altra direzione, a sud, ce n'era un altro molto pi vicino, ad una dozzina circa di iarde. Chick apr il portone e si avvi di corsa su per le scale.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Una quindicina di minuti pi tardi, alle undici meno un quarto, Chick comparve di nuovo in strada. Immobile sul marciapiede guard a destra e a sinistra; teneva un occhio chiuso e la testa reclinata da una parte mentre con l'altro occhio guardava. Quella sorta di pantomima era il prologo al piano minutamente preparato che aveva appena esposto nel suo appartamento al suo collaboratore. Aveva il cuore in gola e sapeva di aver bisogno della fortuna come non ne aveva mai avuto bisogno in vita sua. Dato il suo mestiere, si era trovato pi di una volta in brutte situazioni, un due o tre volte addirittura in situazioni in cui aveva messo a repentaglio la propria vita, ma non aveva mai sentito il proprio cuore battere a quel modo. Ma non gli parve per nulla strano, perch nel suo appartamento un uomo gli aveva appena detto:
"Non c' bisogno che ti ricordi, Chick, che il minimo sbaglio da parte nostra, potrebbe significare la vita di un milione di uomini."
Chick gli aveva sorriso fiducioso.
"S, signore."
Ora, con un occhio chiuso, guard ancora attentamente a destra e a sinistra, poi si diresse con passo fermo a destra. La pioggia aveva smesso un po'. Percorse il breve tratto che lo separava dal soldato e gli si avvicin. Il soldato lo salut come se fosse una vecchia conoscenza. In preparazione di quell'evenienza, Chick si era fermato a chiacchierare con lui il giorno prima.
Chick disse:
"Sei un buon chirurgo? Ho qualcosa in un occhio... Mi sembra di averci una trave."
Il soldato rispose:
"Non sono un granch... Mettiti al riparo sotto questo telo di gomma. Hai un fazzoletto?"
Chick tir fuori il fazzoletto. Si era spostato in modo che il soldato girasse le spalle verso il portone di casa sua. Poteva cos vedere la strada fino al suo portone ed oltre per almeno un isolato. Lasci che il soldato gli alzasse la palpebra superiore e gli abbassasse l'inferiore, mentre con una cocca del fazzoletto cercava di trovare il corpo estraneo. Non aveva certo quella che suol dirsi una mano leggera, ma Chick non ci fece molto caso. Con l'occhio destro non perdeva di vista il portone di casa. Vide apparire all'improvviso una figura. Si trattava di sicuro di un uomo; era possibile dirlo per via dei calzoni che spuntavano in fondo alla cappa cerata che lo avvolgeva tutto, ma non era possibile scorgere altro di lui.
Il soldato disse:
"Io non vedo niente."
"Mi sembra che sia in alto. Prova di nuovo..."
La figura aveva attraversato il marciapiede, aveva aperto la portiera posteriore dell'auto di Chick. Questi non lo perdeva di vista un solo istante. La figura si pieg, mise il piede sul predellino, entr. Una mano spunt e la portiera si chiuse.
Il soldato disse:
"C' una farmacia a due isolati. Meglio che tu vada l o altrimenti se continuo cos ti acceco."
Chick sbatt ripetutamente le palpebre. Prese il fazzoletto ed asciug le lacrime che gli colavano dall'occhio. Intanto sentiva il cuore che gli batteva forte.
"Non deve esserci pi. Me l'hai tolto."
"Ma cosa vuoi che ti abbia tolto. Pu darsi che l'occhio si sia come addormentato e non lo senti pi."
"Comunque, grazie. Ho fretta. Caso mai dovessi sentirlo di nuovo mi fermo nella prima farmacia che trovo."
"Sar meglio, sai. Non ti conviene mica guidare con questa pioggia ed un occhio cos conciato."
Chick lo ringrazi di nuovo e tenendosi il fazzoletto sull'occhio si avvi lentamente. Giunto alla vettura, apr la portiera anteriore e si sedette al volante. Non guard dietro. Mise in moto, ingran la marcia ed avvi l'auto.
Al primo angolo svolt a destra. Fin dalle otto della sera prima, quando la destinazione di quella corsa era stata definitivamente decisa, aveva pensato e ripensato al percorso da compiere ed aveva infine deciso di passare per l'Ottava Strada, la Massachusetts Avenue, la Decima Strada e poi per Maryland Avenue fino al garage. Aveva calcolato, ad andatura moderata, di impiegarci una dozzina di minuti, minuti che gli sarebbero sembrati dodici secoli. Ma in effetti non fu cos. Invece di sembrargli pi lungo, il tempo sembr quasi non esistere pi nella sua coscienza. Quel viaggio gli parve fuori del tempo. Non che percepisse quanto avveniva attorno a s: vedeva con estrema lucidit le altre auto, la pioggia che cadeva, i passanti, ma la sua mente era assorbita ed occupata interamente da un solo pensiero: le puntine del distributore. Un mese prima, mentre si trovava fuori con Alma, il motore aveva cominciato a perder colpi e a sussultare. Un tizio del garage gli aveva detto che erano le puntine e gliele aveva messe a posto. Ora, pensava Chick, tutto dipendeva da quelle benedette puntine... se il motore si mettesse a far storie... e io non so nemmeno cosa sono.
Mentre aspettava il verde ad un semaforo, il secondo ed ultimo prima di arrivare a destinazione, diede un'occhiata dietro. Il sedile posteriore era vuoto, ma raggomitolata sul pavimento c'era una forma allungata ricoperta da una mantella impermeabile.
Chick non sapeva se il Maryland Avenue Garage era ancora sotto sorveglianza, ma la cosa non lo preoccupava molto, dato che, in ogni caso, non avrebbero potuto fermare tutte le auto che entravano. Aveva il bavero alzato e la tesa del cappello abbassata sugli occhi e se anche ci fosse stato qualcuno che lo conosceva, difficilmente avrebbe potuto riconoscerlo. D'altra parte non poteva eliminare tutti i rischi. Mentre, arrivato finalmente in fondo a Maryland Avenue, rallentava l'andatura per imboccare il portone del garage, si guardava attentamente davanti. Non scorse nessuno che lo insospettisse. Imbocc la rampa e sal al secondo e senza fermarsi sal su fino all'ultimo piano. Imbocc la corsia centrale e si diresse verso la parte anteriore della costruzione. Non scorse altri che il guardiano del piano intento a lucidare un'auto. Questi, come ebbe visto arrivare l'auto di Moffat, lasci il suo lavoro e si avvi verso di essa. Chick scese dall'auto e gli and incontro.
Il guardiano lo salut.
"Sono dei telefoni" fece Chick. Apr la portiera anteriore e tir fuori una borsetta nera di cuoio rigido tenendola per il manico. "Dov' il telefono?" Sperava proprio che funzionasse tutto a dovere. Sembrava che non ci fosse nessun altro e il guardiano non aveva un aspetto molto forte, ma sarebbe stato un lavoraccio riuscire a metterlo K.O. senza fargli tirare un grido.
Il guardiano gli chiese:
"Perch vuol saperlo?"
Chick parl in modo brusco.
"Il mio capo mi ha detto di dire che abbiamo ricevuto ordini circa quel telefono dal Ministero di Giustizia."
"Gi." E il guardiano aggiunse con tono acido: "Lo credo... Venga con me".
Passarono a stento fra delle auto, attraversarono uno spazio libero; l'uomo cerc quindi una maniglia nel muro ed apr una porta. Chick attese mentre quello borbottando cercava l'interruttore. Infine fece luce. Chick entr.
" l sul tavolo."
"Okay."
Il guardiano rimase qualche istante a guardare Chick che apriva la sua borsa e ne tirava fuori un cacciavite; poi se ne and lasciando la porta aperta. Chick guard il telefono, i fili che correvano lungo il soffitto, la cassetta di allacciamento fissata al muro. Quindi gir lo sguardo sulle pareti rivestite di sughero, sulle sedie, il tavolo, gli attaccapanni lungo una parete. La stanza era come l'aveva immaginata da una descrizione che gli aveva fatta un amico che aveva partecipato alla perquisizione del garage mercoled mattino. Pos la borsa nera sul tavolo, sollev il primo piano contenente gli utensili e guard dentro; vi erano dei pezzi di corda ben raggomitolati ed una striscia di stoffa bianca. Chick rimise il primo piano al suo posto e si avvicin alla porta in punta di piedi. Rimase l in ascolto: non ud alcun rumore. Usc fuori, attravers lo spazio libero, trov una corsia fra le auto, si avvicin alla sua auto ed apr la portiera posteriore. Si abbass dentro e bisbigli:
"Se pu sentirmi faccia di s col capo."
La sagoma si mosse ad un'estremit. Chick continu:
"Quando ho smesso di parlare, cominci a contare. Al dieci si muova. Senza correre ma non sprechi un solo attimo. La luce  accesa e la porta aperta."
Si volt e si avvi di buon passo per la corsia. Il guardiano non era in vista; ma avvicinandosi alla rampa Chick lo vide fra due auto che stava pulendo un parabrezza. Chick gli si accost:
"Quell'apparecchio  mica collegato con un'altra linea o  invece indipendente?"
Il guardiano non si degn neppure di alzare gli occhi.
"Non lo pu vedere dai fili?"
"L'ho chiesto a lei."
"S, l'ho sentita. Mica son sordo... Per quel che ne so io  indipendente."
"Grazie mille."
Chick si volt e rifece la strada fino alla porta. Si muoveva con grande rapidit, ora. Chiuse la porta e la puntell all'interno con una sedia.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Alle undici e venti, Chick alla guida della sua auto, usc dal garage e svolt a sinistra. Percorse Maryland Avenue a velocit pi che moderata. Svolt a destra nella Decima Strada e poi di nuovo a destra nella Massachusetts Avenue. Due isolati pi avanti si ferm davanti ad un drug store, entr dentro e si infil nella cabina telefonica. Mentre dava alla centralinista il numero, si avvide che la mano gli tremava in modo incontrollabile. Non fece nulla per fermare il tremito.
"Pronto?"
"Pronto, parlo con il Maryland Avenue Garage?... Sono quello dei telefoni. Dei telefoni... Sono stato poco fa da voi per un apparecchio nella stanza all'ultimo piano del garage... s, la stanza foderata di sughero all'ultimo piano... e mi sono dimenticato di spegnere la luce. Beh, il guardiano dell'ultimo piano vi spiegher. Ho pensato di avvertirvi cos se volete spegnere..."
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Ed Grier, manager e consocio del Maryland Avenue Garage, se ne stava alla scrivania del suo ufficio e controllava alcune note di riparazioni. Di solito era svelto e preciso; quella sera non gli riusciva di lavorare. Ma il fatto stesso che fosse nel suo ufficio, deponeva a favore della forza di quell'uomo, perch un qualsiasi altro essere mortale se ne sarebbe stato a letto, tutto ammaccato e pesto com'era. I lividi che aveva in pi parti del corpo erano il ricordo delle sei ore passate in un sotterraneo del palazzo di giustizia in compagnia di alcuni agenti del Servizio Segreto. Ma oltre al dolore fisico ed alla preoccupazione per la perdita di molta parte della sua clientela dovuta alla pubblicit negativa che il suo garage aveva ricevuto in quei due ultimi giorni, era avvenuto un fatto, di poca importanza, ma che l'aveva fatto andare in bestia. Cinque minuti prima un tizio aveva telefonato da fuori per dire che era stato a staccare il telefono nella stanza all'ultimo piano e che aveva dimenticato la luce accesa. Grier aveva pensato fra s e s, molto gentile l'amico, ed aveva poi citofonato al quarto piano per avvertire il guardiano di spegnere la luce. Ma qualsiasi cosa potesse ricordargli la stanza rivestita di sughero era sufficiente a farlo andare in bestia. Allung una mano per prendere un raccoglitore e il gesto gli strapp un lamento.
Alle sue spalle sent la porta dell'ufficio aprirsi e dei passi. Gli costava troppa fatica girarsi e cos attese che il nuovo venuto si portasse davanti a lui. Ma la voce lo fece voltare:
"Grier."
Grier, incredulo, spinse indietro la sedia e si alz. Con voce soffocata esclam:
"Mio Dio!... Tu... mio Dio!"
La voce sbott secca:
"Beh, Grier?"
Grier disse:
"Unione!"
"Unione." Lincoln Lee accompagn la parola con un gesto del capo. "Sapevo che di te avrei potuto fidarmi. Tu sei un uomo, Grier. Ne ero certo."
Grier arross di piacere. In considerazione di tutto quel che era successo, era quasi incredibile ed era un considerevole tributo alla forza ed al fascino di Lincoln Lee. Arross di piacere e rispose:
"Non sono solo. Ce ne sono molti come me. Ma, capo, non dovresti trovarti qui. Non devi.  un tuo ordine esplicito: qualsiasi rischio che abbia un significato, nessuno senza. Bennett mi ha detto questa mattina che eri partito per il nord."
"Parto fra un'ora. Qui a Washington ora non posso fare niente." Lee aveva gli occhi limpidi e dominanti; era eretto nella persona; era rasato di fresco; gocce di pioggia cadevano dalla tesa del suo feltro; fra le pieghe dell'impermeabile era possibile vedere che non aveva smesso la camicia grigia. Continu: "Questa citt, che dovrebbe essere la pi grande capitale del mondo, non  ora altro che un fetente supplizio. I cani di Wardell mi sono alle calcagna; non perder il mio tempo a staccarmeli di dosso. Uno di essi mi ha seguito fin qui. Perch no? Sono venuto per dirti che parto, che Bennett ha gli elenchi e che Fallon  il tuo capitano come prima. Ero con Fallon ieri..."
Al rumore della porta che si apriva ed alla vista dell'espressione sul volto di Grier, Lee si zitt. Non si volt. Ud la porta che si chiudeva, ma non ud alcun passo. Grier, guardando oltre Lee, disse brusco:
"Beh?"
Non ci fu risposta. Grier disse di nuovo:
"Beh? Cosa ti prende?"
Lee si volt. Un uomo era in piedi con la schiena appoggiata alla porta; aveva il volto bianco e muoveva le labbra senza riuscire a proferir parola. Grier disse:
"Ma si pu sapere che cosa ti succede? Vedi il Duce? Beh?"
Ma l'uomo, il guardiano dell'ultimo piano, non era nemmeno in condizioni di mormorare "Unione". Dopo qualche vano tentativo, gli riusc di dire quasi tutto di un fiato:
"Su... su nella stanza... venite a vedere..."
Grier era al limite della pazienza.
"Ma si pu sapere cosa c' adesso? Cosa c', spiegati per Dio!"
Il guardiano non rispose. Invece, con grande sorpresa di Grier e di Lee, apr la porta, corse fuori e si butt a correre all'impazzata sotto la pioggia come se fosse rincorso da mille diavoli.
Lee guard Grier con la fronte aggrottata. Grier mormor:
" strano... Joe non  un codardo; deve avergli dato di volta il cervello."
"Vengo anch'io."
"Sar meglio che tu, capo, non perda altro tempo. Sar meglio che tu vada."
"Vengo anch'io. Si va di qui?"
Grier gli fece strada; camminava zoppicando su per la rampa seguito da Lee leggero sulle gambe. Giunti all'ultimo piano Grier scorse la porta aperta della stanza. La luce dentro era accesa.
Grier entr seguito da Lee.
Grier si arrest di colpo. C'era un silenzio di tomba. Grier fiss l'uomo imbavagliato e legato ad una sedia vicino ad un'estremit del tavolo. Silenzio. Grier mormor:
"Santo Dio!"
Lincoln Lee non apr bocca. Grier fece un passo avanti verso il tavolo; quindi si ferm e si volt dandogli le spalle e ponendosi di fronte a Lee. Disse:
" lui. Lo vedi che  lui."
Lee fece di s. Grier scorse che le sue mascelle si contraevano e scorse pure la terribile concentrazione che si accumulava nei suoi occhi. Grier disse:
"Per Dio,  lui. Ascolta. Sar meglio spegnere la luce, uscire, chiudere la porta e pensare un po' al da farsi."
Si mosse con l'intenzione di raggiungere l'interruttore, ma la voce di Lee lo blocc.
"No. Non possiamo muoverci di qui. Chi  l'uomo che  scappato via di corsa?"
"Joe Dannres.  uno dei nostri, ma questo non vuol dire niente in questa circostanza. Ascolta" continu Grier con voce concitata "non abbiamo molto tempo da pensare. Deve averlo portato qui quel tizio del telefono, quello che  venuto a staccarlo e poi mi ha telefonato per dire che si era dimenticato la luce accesa. Avr gi telefonato alla polizia. E poi c' anche Joe. Siamo fregati, capo. C' una sola cosa da fare: telefonare al Servizio Segreto e dire che l'abbiamo trovato e sar meglio cercare di far presto, cercheranno in ogni caso di addossare la colpa a noi... Capo! No! Buon Dio, no!"
Senza dubbio Lincoln Lee era giunto alla propria conclusione prima ancora che Grier avesse cominciato il suo discorso. L'esclamazione di Grier, che aveva seguito il gesto lento della mano di Lee che si infilava fra le falde dell'impermeabile sotto la giacca, era stata dovuta al fatto che Lee aveva ora tirato fuori la mano che stringeva una pistola.
Grier grid:
"Molla quella pistola!"
Lee la stava alzando con deliberata lentezza per mirare l'uomo legato alla sedia al petto.
Grier, facendo appello a tutte le forze dei suoi muscoli ammaccati, gli si butt addosso.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Qualche minuto dopo le undici e mezza Chick Moffat rientrava nel suo appartamento. Aveva parcheggiato l'auto in strada ed era corso su. Alma Cronin balz in piedi esclamando:
"Chick! Beh?"
" l. Legato e imbavagliato. Il telefono  ancora allacciato. Era legato con una corda. L'ho slegato e ho messo l'apparecchio vicino a lui pensando che avrebbe almeno potuto far cadere il ricevitore in caso di bisogno. Darei non so cosa se mi fosse possibile chiamare la compagnia telefonica e dir loro che se sentono un segnale da quel numero di mandare l'esercito."
"Chick, non avresti dovuto portarlo l. Non avresti dovuto lasciarlo. Non avresti dovuto permettergli di persuaderti..."
"Smettila. Sai cosa voglio dire, soltanto smettila." Chick si era tolto l'impermeabile ed il cappello e li aveva posati su di una sedia. Si avvicin alla ragazza e le si ferm davanti. "Senti, Alma. In questo esatto momento, dopo tutto quel che ho passato in questi tre giorni, incluso l'averti stesa, non sono proprio dell'umore pi adatto a subire buono buono delle critiche. Ho cercato di dissuaderlo dal farsi portare l. Mi hai sentito? Ho suggerito almeno una dozzina di altre alternative, alcune delle quali avrebbero potuto funzionare e hai visto come non ne ha voluto sapere? Infine ho deciso di fare come voleva lui per la semplice ragione che non gli avrei certo rifiutato la mia collaborazione e perch il suo piano era il migliore ed il pi sicuro di tutti."
"E il pi pericoloso."
"Certo. Sam Carr ha telefonato?"
"No. Ho tanto pregato che non squillasse per tema che fossi tu... che so io, un incidente, qualcosa... che avessero scoperto..."
"Non poteva accadere in questo viaggio. E Alma..." Chick le sorrise, ma non era certo un granch di sorriso " meno pericoloso di quel che sembra... Quel tizio, Grier,  essenzialmente quel che pensa di essere e cio un buon cittadino. Ha soltanto le idee un po' confuse. Il guardiano del piano entrer nella stanza per spegnere la luce e correr subito gi a dire a Grier quel che ha visto e Grier correr su e la prima cosa che far sar di telefonare al dipartimento. Vedrai. Sar tutto finito in una mezz'ora."
"E allora perch sudi tanto?"
Chick si tocc la fronte.
"Non  sudore,  pioggia."
"A me non lo sembra." Alma si guard attorno, vide il proprio fazzoletto sulla scrivania e lo prese.
"Posso?"
"Non vedo perch non potresti."
Lei gli pass il fazzoletto sulla fronte e poi sugli occhi.
"Che buon odore che ha..." mormor lui. Cerc di abbozzare un altro sorriso, ma lasci perdere, si volt e si avvicin alla finestra. La pioggia cadeva fitta sulla strada deserta.
Guard l'orologio: erano le undici e trentotto minuti. Si gir e si mosse verso Alma.
"Dio, andava tutto bene fin che facevo qualcosa..." Sobbalz come se gli avessero sparato: il telefono squillava. Si avvicin rapidamente ed alz il ricevitore.
Era solo Sam Carr.
"Chick? Gli son sempre dietro. Spero di non averti svegliato. Si  accorto di nuovo che lo pedino ma sembra che non gliene freghi niente. Ho pensato, al diavolo, e son salito sul suo stesso tram."
"Perch no?" Chick cercava di parlare con voce il pi normale possibile. "Senti, Sam, mi dovresti fare un favore. Ti dispiacerebbe tenergli dietro per un'altra ora e ritelefonarmi? Ti dispiace?"
"Figurati, Chick, come vuoi. Prima vuoi mangiare, eh? Aspetto fino a che non mi dai il cambio. Sono seduto comodamente in una tabaccheria proprio di fronte al garage dove  entrato. A meno che non pensi di battersela su qualche camion..."
"Cosa! Che garage ?" lo interruppe Chick.
"Il Maryland Avenue."
"Porca..." Chick riusc a tacere appena in tempo. "Ah... Ha del coraggio il nostro amico.  arrivato da tanto?"
"Non pi di un paio di minuti."
"Non mi piace per niente. Vengo subito anch'io. Rimani fuori sul marciapiede davanti al garage e tieni gli occhi aperti."
"Ma perch? Non c' mica..."
Ma Chick aveva gi posato il ricevitore e stava correndo verso la porta.
"Chick!" grid Alma. "Cosa  successo?"
"Di tutte le dannate sfortune... Lincoln Lee al garage..." Era gi uscito. Lei rimase a fissare la porta aperta e l'impermeabile e il cappello di Chick posati sulla sedia. Fu con un singhiozzo, il primo singhiozzo che usciva dalle sue labbra da quando era divenuta una vera intellettuale, che mormor:
"Mio Dio... fa che non succeda nulla..."
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Questa volta, sullo stesso percorso, Chick non si preoccup altro che di schiacciare l'acceleratore. I passanti dovettero scansarsi sulle strisce pedonali, pi di un'auto fu costretta a frenare ma Chick, senza far caso alle imprecazioni, continu nella sua gimkana fra il traffico. All'angolo fra la Decima e la Massachusetts un poliziotto fischi, ma lui non lo sent nemmeno. Alla curva stretta all'imbocco di Maryland Avenue, l'auto sband, urt contro il marciapiede, riacquist la sua stabilit e continu nella sua folle corsa. Ancora solo tre isolati...
Mentre scendeva dall'auto davanti al garage, Chick scorse Sam Carr che stava parlando con un uomo in tuta. Chick si avvicin ai due riuscendo a non correre. Sam lo accolse con una battuta:
"Santi numi, quella tua bagnarola ha forse le ali?" Chick ridacchi.
" ancora qui?"
Sam Carr fece di s col capo.
"Un tizio con l'aspetto da matto  spuntato fuori all'improvviso e si  allontanato di corsa, ma non era Lee. Ho visto Lee uscire dall'ufficio con un altro tizio e credo che siano andati su. In ogni caso non  uscito. Nessuna auto ha lasciato il garage. Questo signore dice di non conoscere Lee di persona."
"Gi..." Chick guard l'uomo in tuta. "Dove sono le scale?"
Il tizio fece un gesto con la mano.
"Da quella parte."
Sam Carr chiese:
"Ma perch tutto 'sto trambusto? Chi t'ha fregato il cappello? Non pu essere scappato. Potresti aver continuato a mangiare tranquillo il tuo caviale."
"Non mi va. Non mi va che sia tornato qui. Vado su. Aspettami qui. Non lasciar uscire nessuna auto. Non lasciar uscire nessuno."
"Va bene, se sei diventato tanto curioso..."
Chick era gi andato. S'era subito indirizzato verso l'angolo indicatogli dal tizio e stava salendo le scale. Mentre saliva facendo i gradini due a due, andava dicendosi:
"E cos, dannazione, mi ci trovo mescolato; una cosa  certa per: arrivo qui seguendo una pista sicura. Dio mio, spero proprio di non star commettendo un grosso errore, spero di non fare andar tutto a gambe all'aria!"
Fece l'ultima rampa di scale ancora pi svelto e giunto in cima individu subito la porta dalla luce che trapelava dalla stanza. Ud un grido.
"Molla quella pistola!"
Chick corse verso la porta e intanto tirava fuori la pistola di tasca. Dalla soglia scorse il braccio teso di Lincoln Lee. Era rigida e nella mano stringeva una pistola puntata all'uomo legato alla sedia. Scorse Grier che cercava di buttarglisi addosso. Non c'era il tempo di mirare alla mano o alla spalla. Chick tir due volte il grilletto puntando l'arma alla schiena di Lee.
Lee barcoll, cadde a terra e non si mosse. Non aveva fatto in tempo a sparare. La pistola gli era scivolata di mano ed aveva ruzzolato sul pavimento. Grier barcoll all'indietro, scontr il tavolo e vi si appoggi con il sedere. Chick, facendosi avanti, gli intim:
"Alza le mani."
Grier non si mosse. Chick gli si avvicin e si accert che non fosse armato.
Con la mano sinistra Chick alz il ricevitore del telefono. Pensava intanto: "Se Dio vuole ora metter la parola fine a questa bella commedia!". Diede alla centralinista il numero. E mentre aspettava, visto che non c'era nulla da temere da parte di Grier, fece l'unica bravata di cui in seguito si sent colpevole. Fiss l'uomo legato alla sedia a non pi di cinque piedi da lui e gli mostr la lingua.
"Pronto."
"Pronto, Servizio Segreto? Sono Moffat. S. Ho un messaggio per il Ministro Wardell... Va bene, allora per il Capo Skinner... Certo, lo so, non ho detto che ho un messaggio? Ditegli di mandare un'auto con un paio di uomini al Maryland Avenue Garage, all'ultimo piano. Ho trovato il Presidente in una stanza qui all'ultimo piano. ... Parlo forse in cinese?... S, il Presidente degli Stati Uniti d'America."
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Skinner, era seduto alla scrivania del suo ufficio privato al Bureau del Servizio Segreto. Erano le sei del pomeriggio di venerd. A portata di mano aveva una bottiglia di bourbon, quasi vuota, ed un bicchiere. Aveva gli occhi iniettati di sangue, i capelli scarmigliati e la barba lunga. Aveva smesso di piovere verso le due ed il cielo era andato rischiarandosi. Ora, nel tardo pomeriggio, era spuntato il sole. Un raggio batteva sul volto di Chick Moffat seduto davanti al capo.
Chick stava dicendo:
"Va bene, ma vorrei andarmene a casa a darmi una lavata. Ho un appuntamento per cena e alle nove voglio essere di ritorno a casa per sentire la radio."
Skinner sbatt le palpebre guardandolo.
"E allora cosa ne dici di domattina? Intanto ora sono ubriaco..."
Chick ridacchi.
"Sono di servizio alla Casa Bianca. Devo fare da guardia al Presidente."
"Gi. Capisco. Ascolta, Moffat. Sarai un eroe, ma io voglio scambiare lo stesso con te quattro chiacchiere."
"Credevo di averlo gi fatto. E poi ho steso il mio rapporto."
Skinner scosse il capo ma si interruppe come se gli fosse venuta un'improvvisa idea. Si vers da bere, bevve un lungo sorso di whisky, si raschi in gola, due volte, e fiss poi Chick con un'espressione pi dubbiosa che mai.
"Moffat. Son troppo vecchio e ubriaco per sopportare di venire preso in giro. Non mi va nemmeno quando son sobrio. La situazione  la seguente... vediamo di ricapitolare, di ricominciare da capo. Due ore fa il Ministro Wardell mi ha chiamato alla Casa Bianca e mi ha portato a vedere il Presidente che era steso su un divano nel suo studio e stava bevendo una tazza di t. Il Presidente mi dice che non vuole agire in modo vendicativo e desidera lo stesso anche da parte mia. Se ripesco il guardiano dell'ultimo piano, devo riassettargli il nodo della cravatta e regalargli un sacchetto di caramelle. Grier non dovr essere incriminato; bisogner ringraziarlo per aver tentato di salvare la vita del Presidente. E cos via, cos via. L'unica cosa che non mi ha detto  stato di far seppellire Lincoln Lee ad Arlington e fargli mettere sulla tomba una bella lapide di marmo con su scritto "Il rapitore ignoto"."
"Sarebbe un bel gesto."
"Gi, sarebbe proprio un bel gesto. L'idea  che la tolleranza  l'arma migliore nei confronti delle minoranze insoddisfatte.  cos che ha detto, a meno che non commettano un atto pubblico. Non vuole considerare il suo rapimento un tale atto, visto che  potuto tornare alla Casa Bianca sano e salvo. Mi ha detto che nonostante la mia abilit sarebbe probabilmente impossibile dare al colpevole ci che veramente si merita. Mi ha detto che avrebbe fornito al Gabinetto quei pochi dettagli su cui poteva testimoniare circa il suo rapimento, ma che non era il caso che io intraprendessi alcuna indagine perch non sarebbe approdata a nulla. In breve, Moffat, vediamo come prendi questa: il Presidente Stanley non ha alcuna intenzione di dirmi come  stato rapito. Metter al corrente il Gabinetto circa quel poco che sa. Ne metter al corrente Brownell il quale provveder poi a informare la stampa. Ti va gi, Moffat?"
"Direi di s, signore."
"Certo che s." Il capo si vers dell'altro whisky e lo bevve di un fiato. Si raschi la gola e continu: "Mi sto ubriacando solo perch desidero farti sapere che nessuno pu farmi fesso".
"Lo so gi, Capo. Vorrei andarmene a casa a darmi una lavata."
"Certo, ma fra un momento. Moffat, sei un pidocchioso mascalzone doppiogiochista... Sei un bugiardo di prima... Sei una vipera pericolosa priva di principi..."
"S, signore."
"Sai benissimo di esserlo. Ho chiesto un paio di cose a Sam Carr. Questa mattina hai guidato in mezzo al traffico per due miglia in quattro minuti per arrivare al Maryland Avenue Garage. Avevi un permesso per entrare e uscire dalla Casa Bianca firmato gioved dal segretario Brownell, che ha comprato del cloroformio luned sera. Nel lavorare a questo caso mi sono imbattuto in otto o nove cose di cui non potevo rendermi ragione, se non concludendo che il Presidente, invece di essere stato rapito, avesse deciso di andarsene per qualche giorno in vacanza. Beh, in tal caso a chi  andato a far visita? Ora cerca ancora di farmi fesso."
Chick non sembrava affatto divertito. Guard un attimo la bottiglia e poi Skinner di nuovo. Infine disse:
"Mi ascolti, Capo. Diciamo che non si sente troppo bene. Tanto per fare un'ipotesi, diciamo che lei non sta proprio per niente bene. Quante altre persone pensa che abbiano la stessa malattia?"
Skinner scosse il capo in segno di approvazione.
"Cos va meglio. Cominciamo a capirci. Nessuna."
"Ne  sicuro?"
"S, pi che sicuro."
"E Wardell?"
"Quello...?  cos preso dalle sue teorie che crede ancora che siano stati i giapponesi."
"Quant' ubriaco?"
"Non ti preoccupare per me. Son ubriaco quel tanto che basta. Me ne vado a casa, mi mangio cinque bistecche e dormo cinque giorni e cinque notti."
"Non ascolta il discorso del Presidente alla radio?"
"Me lo legger sul giornale domattina... Buona notte, Moffat. Naturalmente avrei potuto tenere la mia boccaccia chiusa, ma vedi, io non sono un eroe nazionale come te, io sono soltanto un poliziotto."
...
.
...
Capitolo 10.
...
.
...
L'orologio sul caminetto del soggiorno di casa Delling segnava le nove meno dieci, ma in realt erano le nove meno due minuti. Viola Delling sapeva di avere l'orologio indietro di otto minuti, ed era per quello che aveva gi acceso la radio.
"... state ascoltando un programma offerto dalla Olympus Chemical Corporation, la ditta produttrice di Sognibelli, il frutto lassativo ricoperto di caramello, che tanto piace ai bambini e tanto bene fa a madri e pa..."
"Spero che non arrivi nessuno in ritardo." Viola Delling stava facendo passare un piatto di dolci; la ragazza di colore stava riempiendo i bicchieri con succo di pompelmo. "Spero che non vi siano interruzioni; questa  un'occasione storica, qualsiasi cosa ognuna di noi possa pensare... intendo dire che  un momento cruciale per la nostra grande nazione, particolarmente per me, visto che posso dire che mi  stato concesso di vedere dietro il sipario che ricopre i grandi eventi..."
Harriet Green sbott:
"Vuoi dire che sei stata arrestata."
Viola Delling le sorrise con compiacenza, ma pi di una not che il piatto dei dolci era sobbalzato a tal modo nelle sue mani che un paio di pasticcini almeno erano finiti per terra.
"Sono stata trattenuta come testimone importante."
"Certo.  per quello che son venuti degli agenti a farci delle strane domande sul tuo conto."
"... qui  la Federal Broadcasting System. Desideriamo ringraziare la Piedmont Tobacco Company, produttrice delle sigarette Buckingham, per averci concesso il proprio tempo alla radio per permetterci di..."
Mrs. Orcutt, pi rotonda e impettita che mai, s'era infilata l'ultimo pezzo di un dolce in bocca per poter pizzicare, con mano libera, Harriet Green al braccio.
"Ma certo, Harriet, che  stata arrestata. Per, non  mica tanto carino ricordarglielo proprio mentre stai mangiando i suoi pasticcini. Il mio ragazzo, Val, non  stato mica arrestato, lui. L'hanno tenuto in ospedale fino ad oggi pomeriggio per via della ferita alla testa.  andato..."
"... vi parler dal suo studio alla Casa Bianca a Washington, e fra un momento potrete udire la sua voce..."
"Ssss..."
"Eccolo!"
"Fate silenzio!"
Gli ammonimenti erano rivolti in maggioranza a Mrs. Orcutt la quale fece di s col capo ed allung la mano per prendere degli altri pasticcini. Viola Delling pos il piatto, mormor:
"Un'occasione storica" e sedette.
"Cittadini degli Stati Uniti, amici miei."
Il tono era colloquiale, piacevole, spontaneo. Marion Vawter toss e tutti le lanciarono occhiate di fuoco.
"Voglio sperare che non penserete che io mi avvantaggi troppo spesso di questa moderna invenzione, la radio, per rivolgermi a voi tutti. So bene che ognuno di voi ha i propri affari personali e i propri problemi a cui pensare e che io sono uno fra i tanti pubblici servitori che voi assumete perch si occupino dei problemi quotidiani della nazione e dirigano la politica del vostro governo. Come Capo Esecutivo di questo Governo, io cerco costantemente di esercitare i miei poteri e le mie capacit nel modo che ritengo pi utile ai suoi interessi, ma di guidarlo anche nella direzione dei vostri concetti del diritto e della giustizia. Finch voi siete informati di ci che intendo fare ed io so quel che voi ne pensate, tutto va per il meglio; ma talvolta intervengono delle complicazioni che mi fanno pensare spiacevolmente che non ci capiamo pi con l'intesa di prima ed ho bisogno di essere sicuro che i miei propositi ed i miei fini vi siano ben chiari, cosicch voi possiate a vostra volta informare me e i vostri altri pubblici servitori delle vostre opinioni in merito. La radio offre il mezzo pi semplice e rapido a tal fine.
"Desidero parlarvi questa sera della guerra. La maggior parte delle nazioni europee ed asiatiche, che sono legate a noi e ai paesi nostri fratelli di questo emisfero nella complessit di quel che chiamiamo civilt moderna, sono state impegnate per pi di un anno in una violenta e crudele guerra. Anche se fosse compito mio, non saprei fare un intelligente commento sul torto o sulla ragione, sulla questione dell'aggressione e della difesa che il conflitto ha sollevato. O, se dovessi farne un commento approfondito, non potrei certo trarne un'intelligente conclusione. Non posso rispondere alla domanda: chi ha iniziato la guerra e chi ne  responsabile? L'unica cosa certa  che stanno combattendo."
Ci fu un tonfo improvviso e un'esclamazione di disappunto. Mrs. Orcutt aveva fatto cadere a terra il suo bicchiere pieno a met di succo di pompelmo.
"Oh... mi dispiace... io..."
"SSSSSsssss!"
La donna si tacque subito.
"Questi sono i fatti. Combattono accanitamente e i contraccolpi di questa gigantesca collisione di forze scuotono il mondo... anche il nostro mondo, perch una parte di esso  nostro. Noi facciamo parte della struttura, politica ed economica, che  stata messa sotto sforzo ed inevitabilmente tale sforzo anche noi avvertiamo. In qualsiasi parte della terra in cui un cannone tuoni o una bomba cada da un aereoplano, qualcosa di propriet di un cittadino americano sar stata distrutta; ogni qualvolta una nave  affondata, una propriet americana viene affondata; ovunque un Governo cada, investimenti americani son messi in pericolo."
...
.
...
Capitolo 11.
...
.
...
Il senatore Corcoran grid:
"Per Dio, ha deciso per la guerra!"
Il senatore Reid, anfitrione in quella enorme sala ricca di ornamenti, fumava il suo sigaro senza dir nulla. Bronson Tilney, che non era troppo vecchio n per la verit n per la bellezza, accarezzava, assorto nei suoi pensieri, con la punta dei polpastrelli, il polso delicato di Mrs. Wilcox che aveva appoggiata la fronte alla sua poltrona. Altri erano sparsi qua e l, chi in piedi e chi seduto, ma tutti sembravano imbarazzati perch era impossibile starsene l a fissare un apparecchio radio, anche se era incassato in un mobiletto Luigi Sedicesimo come quello del signor Reid.
"Quel che  peggio, amici miei,  che dei cittadini americani perderanno la vita. Non molti, ma anche uno solo basta. Ottocento cittadini americani hanno perso la vita dall'inizio della guerra. Di questi, circa settecento hanno attraversato l'oceano e si sono offerti volontari da una parte o dall'altra; gli altri, per la maggior parte passeggeri navali, sono stati vittime di sottomarini o di bombe aeree. "Cittadini americani hanno prestato somme colossali alle nazioni belligeranti e molto probabilmente perderanno il proprio danaro se i loro debitori perderanno la guerra. Circa la nostra libert di movimenti, vi sono cittadini abbastanza adulti per poter votare, che non hanno mai potuto apprezzare la libert dei mari. E ci godiamo la libert dell'aria solo perch ne abbiamo cos tanta tutta per noi, libera perch distante dai pericoli delle loro mortali incursioni. I nostri parenti ed amici all'estero sono in pericolo e non possiamo comunicare con loro, n loro con noi. I nostri commerci con l'estero sono annientati perch coloro che sarebbero disposti a comprare non possono farlo per via dei blocchi imposti dai loro nemici. Tutti quei prodotti che eravamo soliti ricevere dall'estero, ci sono ora proibiti dai mandati arbitrari di potenze straniere non certo amiche. "Per alcuni mesi un giornale di New York, sotto il titolo 'Prendiamo in considerazione i fatti', ha elencato particolareggiatamente tutte le cose che io vi ho ora riassunto in breve. Permettetemi di dirvi che sono a conoscenza di tutti questi fatti perlomeno quando il redattore di questi articoli, quanto il direttore di quel giornale e quanto il suo editore. Il giornale cita i fatti e dice, e ripete, dobbiamo dichiarare la guerra... dobbiamo dichiarare la guerra... Molti altri giornali e fonti d'opinione dicono che dobbiamo dichiarare la guerra. Molte migliaia di cittadini, e fra di essi molte eminenti personalit, dicono che dobbiamo dichiarare la guerra. Per quanto mi riguarda, ho reso in varie occasioni il mio atteggiamento evidente, ma  ora venuto il momento in cui io chiarisca la mia posizione inequivocabilmente e senza alcuna possibilit di fraintendimento. Io dico, amici miei, che non dobbiamo dichiarare la guerra."
Il senatore Sterling balz in piedi.
"Ah! Ne ha di fegato! E il tuo, fegato, come sta, Jim?" Corcoran non si cur nemmeno di rispondergli.
Bronson Tilney, immobile nella sua poltrona, strinse il polso di Susan Wilcox.
...
.
...
Capitolo 12.
...
.
...
Martin Drew borbott a denti stretti:
"E qui comincia la sua solfa."
Era sdraiato nella pi comoda poltrona dello studio biblioteca di Grinnell, la gamba ferita posata su di uno sgabello imbottito ed un paio di grucce per terra a portata di mano. Il vecchio e canuto George Milton era steso sul divano, Voorman era in piedi accanto a una finestra, Daniel Cullen e Caleb Reiner erano seduti. La radio non era in vista. Mrs. Grinnell, la figlia di George Milton, l'aveva fatta nascondere dietro ad una griglia nella libreria.
All'osservazione di Martin Drew, Voorman fece un cenno del capo e poi torn a guardar fuori della finestra.
"Questa  la mia posizione: non dobbiamo dichiarare la guerra. Vorrei difendere la mia posizione, o spiegarla sotto due punti di vista. Vediamo di dare una risposta a coloro che, in un modo o nell'altro, richiedono la guerra. Vorrei rispondere loro, ma sar molto breve.
"Vi sono coloro che dicono che sono stati i Giapponesi a iniziare la guerra, che  immorale iniziare una guerra, e che il Giappone dovrebbe essere punito per questo misfatto. Ho gi risposto a ci. Sono sicuro che fra vent'anni gli storiografi discuteranno ancora su chi  stato a dare inizio a questa guerra. Non me la sento di partecipare ad una crociata morale in cui persino i fatti sono opinabili, lasciamo stare la moralit in s.
"Vi sono coloro che sostengono che i cittadini americani vengono proditoriamente uccisi. Rispondo: certo che lo sono, e spero che la durezza della mia risposta non venga presa come insensibilit di animo. Il fatto  che in tale riguardo, la piet  tutto quel che ci resta. Cosa sarebbe avvenuto se un cittadino di una nazione neutrale se ne fosse andato a passeggio per Waterloo nei momenti culminanti della battaglia? Avrebbe rischiato di rimanere ucciso?
S. Il suo governo avrebbe protestato contro l'oltraggio? Certamente no; il cittadino si trovava su di un campo di battaglia durante uno scontro; il rischio era tutto suo. Ma Waterloo  avvenuta pi di centoventi anni fa. Nella quarta decade del ventesimo secolo un campo di battaglia non  pi ristretto ad una valle o alla sponda di un fiume. Il campo di battaglia si estende ora a un intero continente, a un emisfero, agli oceani e ai cieli. Mentre le nazioni d'Europa sono impegnate nella guerra, se un cittadino americano si imbarca su di una nave per attraversare l'oceano, egli si avventura in un campo di battaglia precisamente allo stesso modo dell'ipotetico passeggiatore di Waterloo. Il fatto  che con i nuovi metodi bellici i confini del campo di battaglia sono estesi a tutta la terra fermandosi solo alle frontiere dei paesi neutrali i quali spesso sono chiamati a difendere la loro neutralit. E per quanto si possa protestare contro quest'espansione del dominio della guerra, qualsiasi cosa si possa fare o dire, non si pu modificare questo fatto. Possiamo combattere, se lo scegliamo, per sconfiggere un nemico; ma combattere nel tentativo di costringere di nuovo i rischi della guerra entro i confini precisi di un campo di battaglia del diciannovesimo secolo, sarebbe un'impresa donchisciottesca priva di ogni senso. Alcuni cittadini americani si sono avventurati sul campo di battaglia ed hanno perduto la vita. Deploro questo fatto e mi unisco al cordoglio di coloro che li amavano. Voi pure condividete i miei sentimenti, amici miei.
"Vi sono coloro che dicono, alcuni apertamente, alcuni indirettamente, che dovremmo entrare in guerra per proteggere il nostro commercio, i nostri investimenti in terra straniera, e le grandi somme prestate ad alcune nazioni belligeranti. Un tale presupposto mi  cos insopportabile che mi riesce difficile rispondere con pazienza e ritegno. Se entrassimo in guerra otterremmo l'effetto desiderato? Cosa ci insegna l'ultima guerra alla quale abbiamo partecipato? Anche in quella occasione erano state prestate grandi somme di danaro. Entrammo in guerra e prestammo altri miliardi.
E noi e i nostri alleati vincemmo. Splendido! Avevamo protetto i nostri prestiti e il mercato estero e ci era costato soltanto trecentocinquanta mila baldi giovani americani fra morti e feriti. Splendido! Ma riavemmo il danaro prestato? Lo abbiamo ricevuto? Lo riavremo mai? No!  stato davvero un peccato, ma le cose non andarono come avevamo previsto. Tuttavia non  questa la risposta che voglio dare a certi signori.  una buona risposta, certo, ma ce n' una che lo  ancora di pi. Anche se fosse vero che la nostra entrata in guerra potrebbe salvare i prestiti e gli investimenti all'estero, direi lo stesso no alla guerra. Quando un uomo, sia egli inglese, americano o ottentotto, presta o investe del danaro in un paese straniero, dovrebbe sapere, e infatti lo sa, che uno dei rischi ai quali va incontro  la possibilit che quel paese venga coinvolto in una guerra.  il suo rischio: se gli va bene, i guadagni sono suoi; lasciate che siano suoi i danni, se gli va male. Vi dico, amici miei, che ho meditato a lungo su quanto vi sto dicendo e vi assicuro che fino a che io rester a capo dell'esecutivo del vostro Governo, non un solo giovane verr inviato a versare il proprio sangue su di un suolo straniero per la sicurezza dei vostri prestiti. Non c' prestito al mondo che possa valere un tale sacrificio".
Un lamento usc di bocca a Martin Drew mentre spostava la gamba sullo sgabello e borbott quindi a denti stretti:
" furbo... se  furbo quel brutto bastardo!"
Daniel Cullen e Caleb Reiner, come un paio di attori comici intenti a rispondere ad una qualche battuta con umoristica simultaneit, masticavan l'estremit del loro sigaro. D. L. Voorman fece volare il mozzicone della sigaretta attraverso la finestra aperta, si volt e si avvicin in silenzio al divano dove era steso George Milton. Si ferm ed abbass lo sguardo verso il vecchio.
George Milton russava placidamente.
...
.
...
Capitolo 13.
...
.
...
Chick Moffat disse:
"Il vecchio marcia forte! Ti rendi conto che sei seduta nello stesso posto in cui l'ha scritto?"
Alma Cronin gli sorrise.
"Sss... fa silenzio!"
Chick si avvicin alla radio e manovr una manopola per alzare un poco il volume. Vicino alla radio era appoggiato un pesante bastone da passeggio. Chick, vedendolo, ridacchi. L'avrebbe molto probabilmente tenuto come souvenir. Non avrebbe certo potuto portarlo al Maryland Avenue Garage e d'altronde il Presidente ne aveva degli altri.
"Vi sono quelli che sostengono che la nostra sovranit  stata sfidata e noi dobbiamo riaffermarla. Nego che ci sia avvenuto. Il nostro territorio e confini e possessi sono indisturbati e nessuno dei nostri veri diritti di sovranit  stato violato. Ho gi fatto cenno all'ampia estensione del teatro di guerra causata dei metodi bellici moderni. Questo  un fatto che nessuna vittoria potrebbe mai alterare. Per tale ragione alcuni diritti che si riteneva formalmente fossero sovrani di una nazione, non esistono neppur pi. Ma siccome non sono vitali e poich nessuna nazione potr in qualsiasi caso riacquistarli, noi riusciremo a farne a meno lo stesso senza nessuna grande privazione.
"Vi sono coloro che dicono che il nostro onore nazionale  stato offeso. Bene, il concetto di ci che l'onore richiede  una misura molto personale e variabile. Per coloro che davvero e onestamente sentono che il nostro paese  stato offeso, provo una sincera simpatia, anche se non condivido la loro opinione. Posso soltanto dire che io non mi sento disonorato, non sento che il mio ufficio, n il mio paese, siano stati disonorati. Voi s? Onestamente, voi s?  avvenuto qualcosa, in rapporto a questa guerra, per cui non vi sentiate in grado di guardare un tedesco, un inglese, un russo o un giapponese, fissarlo negli occhi e dirgli 'Io sono americano' senza sentire vergogna? Ci, in pratica,  il significato di disonore nazionale. Io posso dire soltanto che non proverei alcun senso di vergogna e spero che lo stesso accada anche a voi.
"Ho detto che desideravo difendere la mia posizione, o asserirla, sotto due punti di vista. Ho finito col primo. Ora passo al secondo.
"Io non sono quel che normalmente, e frequentemente con una punta di disprezzo, vien definito un pacifista. Non sono d'accordo che la violenza non risolva mai nulla. Se una persona in preda ad un improvviso accesso di pazzia dovesse attaccarmi ed io... o qualcun altro... gli sparo, quell'atto di violenza ha certamente deciso della mia vita. Se una scelta  inevitabile fra la mia vita e quella del pazzo, o comunque, fra la mia vita e la vita di una persona sanissima di mente, non avrei un attimo di esitazione. Parimenti, se una potenza straniera dovesse attaccare i nostri diritti autentici e vitali, o i nostri mezzi di sostentamento, o la terra su cui noi viviamo, o la nostra esistenza di popolo unito, sar orgoglioso di reggere il comando delle forze militari preposte ad annientare le forze del nemico. Io credo che se l'uso della violenza dovesse farsi inevitabile, dovrebbe essere impiegata con rigore, prontezza e senza alcun risparmio di colpi. Sono sicuro, amici miei, che non avrete nulla da rimproverarmi se tale occasione, Dio non voglia, dovesse presentarsi.
"Quel che dico  che tale occasione non  sorta. Non ancora. Spero e credo che non avverr, se le nazioni in guerra comprenderanno che non siamo disposti a versare il nostro sangue per asserire diritti perlomeno dubbi e certamente non vitali, per proteggere o salvare propriet sfortunatamente coinvolte nel corso del loro ciclone di gelosie ed odio, per difendere il nostro onore quando non abbiamo motivo di credere che sia stato offeso; e se essi comprenderanno pure che siamo pronti a intervenire con prontezza e decisione contro ogni attacco al nostro paese, alla nostra vita ed ai nostri diritti basilari umani e nazionali.  una triste appendice ai difetti dell'intelligenza umana sia la necessit della violenza, che l'adeguata preparazione ad esercitarla. Ma lasceremo questa considerazione, ed altre analoghe, per i nostri momenti di meditazione filosofica e intanto cercheremo di accertarci d'essere pronti per la violenza, sia nel corpo che nello spirito, se e qualora dovesse divenire indispensabile.
"E dovremo essere sicuri di un'altra cosa: che noi ci serviremo della violenza quando non ci sia rimasto nessun altro mezzo onorevole di soluzione. Che non ce ne serviremo per ordine dei pi egoisti ed avidi fra di noi, non per falso orgoglio, non per risentimento causato dall'impedimento di poter continuare a far tutto ci che vogliamo o che vorremmo fare sia in patria che in qualsiasi altra parte di questo mondo sconcertante. Dopotutto, non  tutto nostro; sappiamo dov' il nostro paese, il nostro bello ed amato paese. Non siamo in esso affollati come capita ad altri popoli; c' molto spazio per tutti noi, molte cose da fare, c' cibo sufficiente per tutti. Noi abbiamo, qui a casa nostra, un compito gi abbastanza difficile da impegnare tutta la nostra intelligenza ed energia: sistemare i nostri affari in modo che un maggior benessere possa raggiungere tutti. Questo  un lavoro che vale il nostro ingegno e offre ricompense al di l di ogni speranza.
"Questo, amici miei,  tutto quanto ho da dirvi sulla guerra. Sono fiducioso che voi tutti sarete d'accordo con me. Vorrei ora, prima di concludere, ringraziare tutti coloro, e sono stati tanti, tantissimi, che mi hanno inviato i loro messaggi di simpatia e di augurio al mio ritorno alla Casa Bianca oggi a mezzogiorno. Vi ringrazio con tutto il cuore. Non c' bisogno che faccia dei commenti sull'esperienza che ho attraversato; l'unica cosa che voglio dire  che sono contento di essere tornato, sano e salvo, al mio ufficio. Grazie ancora per i vostri messaggi."
"... Qui la Federal Broadcasting System. Avete ascoltato un discorso, trasmesso dallo Studio della Casa Bianca..."
Chick si avvicin all'apparecchio e lo spense. Prese il bastone e facendolo volteggiare si avvicin alla scrivania dove era seduta Alma Cronin. Alma, le mani riunite in grembo, non lo stava guardando. Infine sospir a disse:
" stato un discorso davvero grande. Davvero..."
Chick ridacchi:
"Non poteva essere diversamente. L'ha scritto alla mia scrivania."
"Non credi anche tu che sia stato grande, Chick?"
"Gi. Credo di s. Non so giudicare un discorso, io... Non ne ho ancora sentito uno che non sia un ammasso di sciocchezze."
"Ma non questo."
"Ammetto che questo era diverso. Era O.K. In ogni caso una cosa  certa:  servito allo scopo a cui era destinato ed  tutto quel che ti puoi aspettare da una bistecca, da una mano di poker o da qualsiasi altra cosa a questo mondo."
"Chick, credo che tu sia per la guerra."
"No. Anche se lo fossi stato, non lo sarei pi adesso. Una guerra sarebbe una corrida, dopo questi tre giorni. Nello spazio di tre piccoli giorni ho sparato alla gamba di un milionario, ho legato e imbavagliato un Presidente degli Stati Uniti ed ho colpito al mento una bella donna."
"E ucciso un uomo."
"Gi. Non ho potuto farne a meno."
"Ho il mento ancora gonfio."
Chick si pieg su di lei e le fiss il viso. Fece di no col capo.
"Non hai il minimo segno. Anzi, direi che sei pi bella di prima."
"Grazie. Quanto ti devo? Se perdi il posto alla Casa Bianca potresti aprire un salone di bellezza. Trattamento speciale... Chick, questo discorso servir a tenerci fuori dalla guerra?"
"Certo. Non so per quanto tempo, ma per qualche minuto almeno... Dipende da come si metteranno le cose."
"Non avrebbe avuto lo stesso effetto se l'avesse letto al Congresso marted o alla radio luned sera?"
"Non lo so. Una cosa la so, comunque: lui era convinto di no. Era sicuro di partire con delle pessime carte e di non avere una sola speranza. Cos ha pensato di dare una mescolatina al mazzo."
Chick ridacchi. "Quanto a mescolar le carte,  stata proprio una mescolata con i fiocchi! Altri tre giorni cos e ci rimettevo le bucce. Il colpo pi forte lo ho avuto quando ho appreso da Sam Carr che Lee si trovava nel garage.  stato un brutto momento. Quello e quando hai trovato l'orologio. Ma l  stata colpa mia, sono stato un idiota a tenerlo in tasca."
"Non  stata colpa tua.  stata Mrs. Stanley a chiedertelo."
"No... Se lei  stato cos sciocco da credere che suo marito non avrebbe potuto vivere senza il proprio orologio, non era una buona ragione per assecondarla. Non avrei mai dovuto tenere addosso quell'orologio. La responsabilit  stata tutta mia; stava a me decidere ed avrei dovuto dirle che non era possibile."
"Beh, io sono contenta che sia andata come  andata."
"Sei contenta?" Chick la guard con tanto d'occhi. "Ma credevo che i metodi da cavernicoli non ti andassero."
"Certo che non mi vanno. Ma se non fosse stato per quell'orologio non avresti dovuto portarmi qui dove si trovava il Presidente e non ne avrei mai saputo niente. Non me l'avresti mai detto, vero?"
"Certo che te l'avrei detto. Nel giorno delle nostre nozze di diamante."
"Oh. Ma non ho intenzione ora di aspettare tanto tempo per sapere tutto quel che  successo."
"Ma sai quel che  successo."
"No che non lo so. Cosa  accaduto marted mattino? Puoi anche dirmelo, no?"
Chick ridacchi.
"Credo che dovrai convincermi con l'adulazione."
"Beh, non so come fare con l'adulazione ma potrei riuscire ad intrappolarti in qualche modo..."
"Uh...! mi fai paura! Credo proprio che ti dir tutto quel che  successo marted mattino: mi sono svegliato verso le dieci e il maggiordomo ha aperto le tende e mi ha portato il t..."
"Non fare il furbo, Chick. Ti prego, dimmelo."
"E va bene, ti dir qualcosa: Alle nove di marted mattino Val Orcutt caric le cassette vuote nel suo camion alla Casa Bianca. Il Presidente gli si avvicin, controllarono che in giro non ci fosse nessuno e quindi il Presidente sal nel cassone chiuso del camion. Uscendo alla guida del camion, Val rallent in modo da approfittare di un momento di distrazione della sentinella per varcare il cancello. Non era molto importante. Imbocc una strada laterale e si arrest vicino alla mia auto. Dovemmo aspettare, per fare il trasferimento, di essere sicuri che nessuno stesse osservando. Il Presidente scese dal camion, si mise alla guida della mia auto e venne qui entrando in casa con la mia chiave. Io salii sul camion, mi truccai un po' il viso, mi misi in testa un berrettaccio, mi misi al volante e portai il camion vicino al parco. Val ed io aspettammo il momento opportuno e mi infilai quindi in una folta macchia di cespugli. Presi questo bastone da passeggio e lo diedi in testa a Val. Dovetti stringere i denti per colpirlo e avresti dovuto vedere la sua faccia mentre stava l ad aspettare il colpo, ovviamente era stato tutto concordato... quel Val  un ragazzo davvero in gamba, davvero in gamba in ogni senso. Lo lasciai tramortito a terra e poi scelsi il momento giusto per tornare inosservato sul camion. Mi dimenticavo di dirti che ci eravamo fermati ad una tabaccheria e Val aveva telefonato al suo capo di aver preso una storta alla caviglia e che avrebbe portato il camion in garage e se ne sarebbe poi andato a casa. Girai un po' con il camion, nel Southeast, in cerca di un buon posto. Trovai infine quel che cercavo di fronte ad una casa abbandonata nella Quindicesima Strada. Attesi di nuovo di aver strada libera, scesi dal camion, attraversai il cortile della casa abbandonata, imboccai un vicolo e sbucai in un'altra strada. Fermai un tass e me ne tornai a casa a mangiare qualche panino col Presidente. E vuoi sapere una cosa? Ci crederesti? C'era mancato quasi niente che mi dimenticassi di ripulire il temperino del Presidente, che avevamo buttato sul fondo del cassone, per cancellare le impronte di Val. Sarebbe stato davvero un bel guaio!"
"E le tue impronte?"
"Io ho indossato sempre i guanti. Puoi stare sicura che non avrei mai corso il rischio di lasciare qualche mia impronta su quel camion."
Alma lo guardava. L'ammirazione nei suoi occhi era franca, tenera, leggermente possessiva e anche un tantino timorosa. Disse infine:
"E hai colpito Val Orcutt con quel bastone a sangue freddo, deliberatamente...  stato molto peggio di quando hai colpito me. Capisco, certo, che dovevi pur fare qualcosa, ma... Brrrrr! Non riesco proprio a capire come tu possa averlo fatto. Perch non lo hai addormentato col cloroformio?"
"Non sono un'anestesista. Col cloroformio avrei potuto ammazzarlo. In ogni caso, c'era bisogno di far vedere che gli avevan dato una bella botta in testa per provare che non era colpevole."
"E chi ha messo il cloroformio nel fazzoletto trovato nel giardino?"
"Oh, Brownell quando  uscito a cercare il Presidente. Lo aveva gi pronto in tasca."
"Beh..." sospir Alma. Guard Chick e quindi si guard attorno per la stanza. " davvero un peccato che nessuno sapr mai di questo... di questo appartamento. Meriterebbe di diventare un museo storico.  una bella stanza, Chick. L'hai resa molto attraente."
"S. Mi piace."
"Credo che ti dispiacer doverla lasciare."
"Un po', s. Non perch dovrebbe essere un museo storico. Sar uno dei miei migliori ricordi perch  il luogo dove io e mia moglie abbiamo vissuto assieme nella pi completa segretezza e clandestinit prima di sposarci."
"Ah..." mormor ridacchiando Alma. "Suppongo che questo sia un ricatto. In ogni caso, dovrai ammettere che non vi era nulla di cos clandestino nel nostro chaperon."
...
.
...
Capitolo 14.
...
.
...
Verso le nove e mezza del sabato sera, quattro persone stavano camminando in un corridoio al secondo piano della Casa Bianca. Si erano incontrati dietro appuntamento in una stanza al piano inferiore. Attraversarono una porta sulla sinistra quindi una sulla destra e vennero a trovarsi davanti ad una terza porta chiusa sulla sinistra... la porta del salotto di Mrs. Stanley. Si fermarono ed Harry Brownell buss. Udirono subito la voce di Mrs. Stanley.
"Avanti."
Entrarono e Chick Moffat, l'ultimo a entrare, chiuse la porta alle loro spalle.
Mrs. Stanley era vicina a un tavolo intenta a cercare di far stare ritta una rosa in un vaso. In una sedia l accanto, seduto comodamente e senza far niente, si trovava il Presidente. Aveva l'aspetto stanco e un po' affaticato, ma alla vista dei suoi quattro visitatori, gli occhi gli si illuminarono.
"Bene..." Sorrise ad uno ad uno. "Alma. Harry. Chick. Val. Venite a stringermi la mano."
Essi gli si avvicinarono. Mrs. Stanley si un a loro. Li invit a sedere. Brownell disse che forse era meglio di no, che il Presidente aveva tanto bisogno di riposo ma il Presidente gli fece un gesto con la mano e allora Chick e Brownell mossero le sedie per tutti. Val Orcutt guard Chick e come ebbe visto che si era seduto appoggiandosi comodamente alla spalliera, fece altrettanto.
Il Presidente disse: "Come va la testa, Val?"
Val port una mano al capo.
"Bene. Mi tira un po' la cicatrice, ma  roba da poco. Luned torno al lavoro."
"Bene." Il Presidente li guard di nuovo uno ad uno e quindi disse: "Alma. Chick. Harry. Val. Quantunque vi vedr ancora, e voi vedrete me, di frequente, credo proprio che sia stata un'ottima idea questa piccola riunione". Si rivolse alla moglie. "Grazie, Lillian, per avermelo suggerito... Non so se cercare di ringraziarvi oppure no. Ho appreso con l'esperienza che ogni volta che si ha in cuore un sentimento profondo,  meglio non cercare di metterlo in parole e certamente i miei sentimenti non sono mai stati pi profondi e caldi che ora per voi quattro. Cos se vorrete considerare per scontati i ringraziamenti..."
Tutti furon pronti ad acconsentire con vigorosi cenni del capo. Alma disse:
"Non ha certo bisogno di ringraziare me, signor Presidente, perch io, in ogni caso, non ho fatto niente. Ma visto che ha chiesto a Val Orcutt come va la sua testa, pu chiedermi come sta il mio mento."
Mrs. Stanley si mise a ridere. Chick ridacchi. Il Presidente sorrise e scosse il capo.
"Mi spiace, Alma, ma  evidente che il tuo mento sta benissimo. Ma  falsa modestia da parte tua dire che non hai fatto niente. Se chiudo gli occhi sento ancora il gusto di quelle omelettes coi funghi ... Ma anche se non cercher di ringraziarvi, vorrei poter offrire a ciascuno di voi un piccolo segno di riconoscenza che duri pi del ricordo di questo incontro... Mrs. Stanley voleva scegliere un regalo per ciascuno di voi, e questo perch ama molto scegliere i regali... Ma l'ho dissuasa: voglio che ognuno di voi mi chieda quel che desidera. Questo  l'ultimo favore che vi chiedo... almeno per questa settimana." Sorrise. "Alma?"
Alma ricambi il sorriso.
" meraviglioso, signor Presidente. Speravo proprio... beh, insomma,  meraviglioso. Non ho padre n parenti. Voglio che mi accompagni all'altare quando mi sposo."
"Ah! Presto?"
"Beh..." Alma arross e gli altri scoppiarono a ridere. Lei allora sbott con tono di sfida: "S, presto... il pi presto possibile!".
"Benissimo. Lo far con vero piacere e non ci sar nulla che potr impedirmelo. Harry?"
Brownell incroci le braccia e fiss le rose soprapensiero. Infine disse:
"Mi riesce di pensare solo ad una cosa adeguata all'occasione. Voglio il permesso di tagliare la punta del naso al Vicepresidente Molleson."
"Ah! Anch'io, Harry, lo vorrei, ma non  possibile. Qualcos'altro."
"Molto bene, signore. Ho bisogno di un orologio da polso."
"Lo avrai: ci penser Mrs. Stanley a sceglierlo per te... Ah, per Giove, mi viene in mente..." si rivolse a Chick "... che mi si  fermato nuovamente l'orologio. Deve essersi rotto qualcosa dentro quando l'hai fatto cadere."
"Eh, s, signore, credo proprio."
"Spero che sia possibile farlo riparare,  un regalo." Sorrise rivolto alla moglie. "Ed ora, Val, cosa mi permetterai di fare per te?"
Val Orcutt mand gi. Non era completamente padrone di s; aveva parlato gi altre volte al Presidente, certo, ma questa volta era diverso. E infatti era diverso:
"Vede, signor Presidente, mentre venivo qui questa sera ho continuato a ripetermi che questa era quell'occasione che capita una volta nella vita di un uomo. Non sapevo certo che lei ci avrebbe domandato cosa avremmo voluto, ma gliene avrei parlato in ogni caso. Vede, avevo motivo di sapere che quel che avevo fatto, o perlomeno quel che sapevo, valeva davvero qualcosa perch l'altro ieri, quando ero ancora in ospedale, era venuto a trovarmi un uomo che mi ha offerto mezzo milione di dollari se gli dicevo quel che sapevo sul suo rapimento."
Tutti lo fissarono. Brownell chiese:
"Chi era?"
Il Presidente disse:
" davvero un gran mucchio di quattrini, Val."
"S, signore.  quel che gli ho detto, infatti. Naturalmente gli ho detto anche che non sapevo niente."
"Naturalmente dal tuo punto di vista, Val. Non mi sono certo sbagliato sul tuo conto.  un vero peccato che tutto il paese non possa essere orgoglioso di te come sarebbe giusto."
"S, signore" Val scosse il capo. "Non so chi fosse quell'uomo ma mi ha detto che i quattrini me li avrebbe dati George Milton."
Il Presidente mosse il capo in un lento cenno di consenso. Fu Brownell che sbott:
"Di una cosa son sicuro: dopo essere stato dieci anni nella tomba George Milton sar sempre un po' pi in gamba degli altri. Comunque, Val, permettimi di dirti che noi siamo veramente orgogliosi di te."
"S, signore. Cos questo mi provava che quel che sapevo valeva davvero qualcosa e questa era l'occasione che capita soltanto una volta nella vita e ci ho pensato su ed ho pensato che le avrei chiesto tre cose."
"Va bene, Val. Se rientrano nei miei poteri..."
"Oh, s. Non  niente di speciale. La prima cosa che voglio  una grossa foto del signor Presidente con su scritto, con la sua calligrafia, "Al mio suddito fedele, Valentine Orcutt" e poi sotto la firma."
Nessuno rise, ma nessuno seppe trattenere un benevolo sorriso. Mrs. Stanley ed Alma si morsero il labbro. Il Presidente mormor:
"Ma Val, tu non sei un mio suddito. Solo i re hanno dei sudditi. E la nostra  una repubblica."
"S, signore, lo so bene. Ma  quel che voglio scritto sulla foto."
"E allora, per Giove, sar quel che avrai. E il tuo successivo desiderio?"
"Grazie signore. Il secondo riguarda la sistemazione gi nello scantinato. Dovrebbero esserci degli altri scaffali. Nella maggior parte dei casi trovo i vuoti per terra, tutti ricoperti di polvere e poi, nemmeno a ripulirli, vengono un granch. Dovrebbero esserci degli altri scaffali sulla sinistra entrando."
Questa volta nessuno sorrise. Alma guard Mrs. Stanley e scorse i suoi occhi pieni di lacrime e dovette guardare altrove per controllarsi.
Il Presidente disse:
"Va bene, Val. Mi sembra che un uomo che ha appena rifiutato mezzo milione di dollari abbia ben diritto ad alcuni scaffali. Sarai accontentato, Val."
"Grazie, signore." Val mand gi. "Quest'ultimo desiderio  un po' diverso. Forse non ho la cultura necessaria, ma forse le riuscir di aiutarmi senza troppa fatica. Certo non andremo in guerra, dopotutto, ma se dovesse avvenire vorrei farla da ufficiale invece che da soldato semplice. Potrebbe farlo?"
Tutti, persino il Presidente, scoppiarono a ridere. Le lacrime scendevano ora gioiose dagli occhi di Alma. Il Presidente si ricompose subito:
"Val, sei favorevole alla guerra? Pensi che dovremmo fare la guerra?"
Val cerc di tergiversare.
"Non lo so, signore. Forse  che non mi dispiacerebbe fare la guerra."
"S, suppongo che sia cos." Il Presidente guard gli altri. "Ecco la loro forza: si servono di ragazzi come Val per il loro gioco." Si eresse nella persona. "Bene: vedremo chi sar pi forte e faremo in modo che nessuno rovini il significato di questa piccola riunione. Se entreremo in guerra, Val, tu sarai ufficiale e sono certo che sarai un ottimo ufficiale!"
"S, signore. Grazie mille.  tutto quel che desidero."
"Vorrei che tu avessi chiesto qualcosa di pi. Forse non riuscir a impedire a Mrs. Stanley di sceglierti un regalo, dopotutto...  la tua volta, Chick."
Chick era pronto. Disse senza indugi:
"Il mio desiderio , signor Presidente, che lei si degnasse di farmi da testimone al matrimonio."
Il Presidente lo guard: dal suo ghignetto e dal sorriso di Alma, cap e sorrise anche lui.
"Temo che dovr rifiutare, Chick. Sono gi impegnato per quell'occasione. Non sono acrobata: non potrei accompagnare la sposa all'altare ed allo stesso tempo fare da testimone allo sposo!"
...
.
...
FINE.